First Issue #53: il ritorno della Legione e Re Thor!

First Issue #53: il ritorno della Legione e Re Thor!
Molte le recensioni in questa puntata della rubrica dedicata alle novità a fumetti a stelle e strisce. Dall’esordio della miniserie conclusiva della pluriennale gestione di Thor di Jason Aaron al ritorno della Legione dei Super Eroi della DC firmato da Brian M. Bendis. E molto altro.

Ogni mercoledì in USA esce quasi un centinaio di albi a fumetti, molti dei quali sono numeri di esordio di serie e miniserie, i first issue.
First Issue è la rubrica de Lo Spazio Bianco dedicata ai nuovi numeri uno in uscita negli States! In questo episodio #53 ci concentriamo sulle novità uscite mercoledì 4 e 11 settembre 2019.

Marvel Comics

Dopo una gestione durata quasi dieci anni, arriva alla conclusione l’affresco mitologico imbastito in tutto questo tempo da Jason Aaron per il dio del tuono. Lo sceneggiatore, per chiudere tutte le trame, ha deciso di condensare la narrazione in una miniserie, King Thor, del cui esordio ci parla Emilio Cirri.

King Thor #1

Dopo aver concluso la deflagrante Guerra dei Regni, dopo aver cambiato lo status quo del Thor del presente e aver salutato un più maturo Thor del passato (il Thor Dio dei Vichinghi), Jason Aaron si appresta a chiudere in bellezza la sua gestione pluriennale del dio del tuono mostrandoci l’ultima avventura di Re Thor, Padre Onnipotente dell’Asgard del futuro.
Nel primo numero della miniserie King Thor, l’autore ritrova , l’artista con cui sette anni fa aveva iniziato la sua avventura norrena. Il cerchio si chiude con invidiabile simmetria: tutte le creazioni viste in Thor: God of Thunder #1 del 2012 tornano nelle pagine di questo primo numero, immerse nell’oscurità di un universo morente che Aaron ci ha fatto conoscere con dovizia di particolari nel corso di questi anni.  Un universo in cui tutto sta per concludersi con lo scontro finale tra Thor e Loki, tramutato dalla Necrospada di Knull e Gorr nel “Macellaio di tutto”, mentre le nipoti del Tuono si affannano nel cercare disperatamente una soluzione all’apocalisse, visitando una decadente Omnipotence City.
Lo scrittore ha costruito in maniera certosina questo epico epilogo, creando un climax intenso e coinvolgente, in cui ogni personaggio, pur mantenendo le proprie caratteristiche e la propria voce, viene rinnovato in un’aura epica e drammatica. Al contrario di altri episodi della lunga run, la prosa epica delle didascalie in questo caso non affossa il racconto, ma anzi lo esalta e si sposa alla perfezione con la potenza pittorica e narrativa di Ribic, ancora una volta al suo meglio in una storia del dio del Tuono.
La battaglia tra Loki e Thor esplode in un tripudio di dinamicità e possanza, tra colori tenui e tetri che preludono alla fine dell’universo. Uno spettacolo per gli occhi che celebra appieno l’importanza di questo momento, su cui si innesta l’attenzione per la parte emotiva del racconto, quella più intima, con il dolore eterno che Thor prova nel combattere contro un fratello a cui ha sempre dato una seconda possibilità. Intimità che accompagna anche la caduta della “Biblioteca degli Dei”, un luogo tetro e oscuro che decade insieme con il suo ultimo guardiano, quel Shadrak dio degli Esplosivi che ritorna, inaspettatamente, come cuore emotivo del racconto della caduta degli dei.
La scena con cui si conclude questo primo numero è un vero colpo di scena, necessario per chiudere una saga coinvolgente e ambiziosa, una delle più appassionanti del fumetto Marvel degli ultimi dieci anni.
Con un inizio della fine così, questa miniserie finale promette di soddisfare tutti coloro che hanno seguito l’ultima, gloriosa cavalcata di Thor, Re del Tuono.

Di seguito, le copertine delle altre Marvel Comics.

DC Comics

Dopo aver rilanciato , il nuovo grande progetto in casa DC di (senza contare le storie creator owned per l’etichetta Jinxworld e le serie teen oriented dell’etichetta Wonder Comics) è il ritorno di un supergruppo fondamentale per la casa editrice, la Legione dei Super Eroi. Per rilanciare gli eroi di 1000 anni nel futuro, Bendis ha creato una miniserie, Millennium, in cui prova a mettere ordine negli svariati futuri raccontati in decenni di storie. Ha letto per noi il primo numero Marco Marotta.

Legion of Super Heroes: Millennium #1

Alcune serie televisive, soprattutto quelle risalenti a qualche anno fa, avevano l’abitudine di mettere in coda a ogni episodio un segmento deputato a fornire delle piccole anticipazioni sulla puntata successiva. Un breve montaggio di scene, solitamente estrapolate dal loro contesto, sufficiente a creare attesa e aspettativa negli spettatori, senza però rivelare troppo in termini di trama.
La sensazione che si prova leggendo il primo numero di Legion of Super Heroes: Millennium, miniserie in due albi con la quale Brian Michael Bendis si prefigge lo scopo di reintrodurre il gruppo di eroi del XXXI secolo nell’universo DC, è praticamente la stessa. Una sequenza di scene slegate tra loro, prive di contesto e dalla collocazione temporale indefinita (ma cronologicamente molto distanti l’una dall’altra), aventi come unico filo conduttore il personaggio di Rose & Thorn. Una struttura frammentata che, per sua stessa natura, offre al momento ben pochi spunti di analisi sul piano narrativo e rimanda ogni possibile riflessione o considerazione a quando le premesse qui presentate verranno sviluppate. Questo comunque non toglie i meriti dello scrittore di Cleveland nella composizione dei testi.
Bendis è un autore competente e ciò emerge anche in questa istanza attraverso dialoghi arguti e credibili, particolarmente efficaci nel delineare le personalità di ciascun personaggio, tanto quelli di primo piano, quanto quelli più secondari, in modo unico e definito.
A occuparsi dei disegni è un dream team formato da Jim Lee, , e André Lima Araùjo. Se è vero che questo può dare una certa sensazione di discontinuità, è anche vero che ognuno dei quattro riesce a farsi apprezzare per il proprio, distintivo stile personale. Il tratto iper definito e volumetrico di Lee, in grado di regalare alcune spread page davvero notevoli, lo stile sgraziato ma dinamico offerto da Nguyen, le tonalità più piatte e uniformi ammantate di ombre, nelle tavole disegnate da Sorrentino, il tratto stilizzato e senza fronzoli offerto da Araùjo.

Sempre Marco Marotta ci parla del debutto di Gotham City Monsters, nuova serie ambientata nella metropoli di Batman.

Gotham City Monsters #1

Steve Orlando è un autore incostante. Nel corso della sua carriera, infatti, è stato in grado di produrre opere molto valide (come, ad esempio, le miniserie Midnighter e quella attualmente in corso su Martian Manhunter) ma anche altre ben più scialbe (di solito serie regolari che richiedono una progettazione a lungo termine).
Gotham City Monsters, ultima sua creazione, ricade nella prima categoria e, fortunatamente, dalle premesse gettate nel primo numero, sembrerebbe confermare questo trend. Beninteso, a livello narrativo non è assolutamente nulla di originale. Un manipolo di freaks, reietti ed emarginati dalla società, che si ritrovano a dover fare fronte comune per contrastare la resurrezione di un potente e malvagio essere che minaccia di scatenare il caos nel mondo.
Una ricetta già vista innumerevoli volte in passato e che innumerevoli volte si vedrà in futuro. Nonostante ciò, la lettura risulta piacevole, essenzialmente grazie al buon lavoro svolto da Orlando nella presentazione dei vari protagonisti. È vero che non a tutti viene data la stessa rilevanza (alcuni, anzi, sono relegati ad apparizioni molto brevi) ma l’autore si è dimostrato abile nel delineare la personalità, le difficoltà e le motivazioni di ognuno di essi in maniera convincente, pur nel poco spazio a sua disposizione. Si tratta insomma di un cast di personaggi verso i quali si riesce a provare fin da subito empatia e che è in grado di tenere vivo l’interesse del lettore, a fronte di un plot che non brilla per innovazione. Inoltre, i continui cambi di scena da un personaggio all’altro danno al fumetto un ritmo sufficientemente dinamico da non far mai risultare pesante la lettura.
I disegni di Amancay Nahuelpan convincono per la cura delle anatomie e della mimica facciale e non mancano di minuzia, specialmente quando si tratta di rappresentare creature grottesche o scene splatter. Più standard e funzionale la colorazione ad opera di Trish Mulvilhill, pur sfoggiando un paio di buone intuizioni, come le vesti rosse dei monaci vampiro che spiccano in un ambiente cinereo nella scena iniziale.

Di seguito, le copertine delle altre novità DC.

Image Comics

Di seguito, le copertine delle novità Image Comics.

Editori indie

Federico Beghin ha letto per noi Archie & Friends Back to School #1 della .

Archie & Friends Back to School #1

L’albo Archie & Friends Back to School #1 raccoglie quattro storie sceneggiate da Dan Parent, autore anche dei disegni insieme a Bill Galvan, Pat e Tim Kennedy. Come specificato dalla casa editrice, si tratta di un fumetto per tutte le età che, però, trova nei più giovani i propri lettori di riferimento, come si evince dal titolo, che cita Ritorno al futuro insieme alla copertina, e dallo stile classico, arrotondato e un po’ caricaturale delle matite.
Fraintendimenti, tour della High, guai, esplosioni, strane visioni del futuro, fortunati test attitudinali e un tardivo ritorno tra i banchi di scuola si susseguono velocemente da una narrazione all’altra, senza pretesa di realismo né estetico né diegetico. Il fine principale dei brevi racconti consiste nel suscitare un sorriso con la bizzarria delle situazioni mostrate o con l’inserimento di una battuta simpatica.
Parent centra con disinvoltura l’obiettivo e in alcuni casi va oltre, abbozzando una morale per Archie e i suoi amici. I colori vivaci e accesi di Glenn Whitmore ben si sposano con la leggerezza dell’atmosfera, accentuando la sensazione di allegria che traspare dagli occhi e dalle bocche spalancate dei personaggi.
Sebbene manchino particolari virtuosismi nella costruzione delle tavole e gli sfondi siano piuttosto semplici, il tratto uniforme dei disegnatori si rivela adatto per un fumetto che intende divertire i ragazzini pronti a tornare in classe.

Simone Rastelli concentra la propria attenzione su due novità della e della BOOM! Studios, rispettivamente Midnight Vista e Something is killing the children.

Midnight Vista #1

Nel 2002, Oliver Flores, bambino di otto anni, e il patrigno scompaiono misteriosamente da Albuquerque, mentre percorrono in macchina Midnight Vista; diciassette anni dopo un giovane ricompare nello stesso punto. Ricoverato in seguito a un incidente, dichiara di essere Oliver e di essere stato rapito e tenuto prigioniero insieme al patrigno dagli alieni.
Questa, in sintesi, la vicenda presentata nel primo numero di Midnight Vista, serie creata da Eliot Rahal (testi), Clara Meath (disegni) e colorata da Mark Englert. Il racconto scorre lineare e senza particolari emozioni fino al cliffhanger finale: gli eventi sono proposti in ordine cronologico, lo sbalordimento di poliziotti, medici e familiari è trasmesso dalle interpretazioni marcate dei personaggi e contrasta in maniera stridente con la tranquillità del ragazzo, che non mostra imbarazzo alcuno nel presentare la propria storia.
Proprio l’espressività al limite della caricatura (tanto nei volti quanto nelle proporzioni e posizioni dei corpi) è la marca grafica più evidente della messa in scena, che però finisce per essere didascalica e assorbire le varie tensioni del racconto: la conseguenza nella lettura è la mancata empatia verso il protagonista e quindi una scarsa partecipazione alla vicenda.
Linearità e leggibilità valgono anche per la costruzione delle tavole, mentre le scelte cromatiche trasmettono un senso costante di spazi chiusi, che però non arriva alla claustrofobia e si limita a trasmettere la sensazione di scene in interni.

Something is Killing the Children #1

C’è un mostro nel bosco, che uccide i bambini. James aveva raccontato ai suoi amici di averlo scorto, ma forse lo aveva solo sognato in uno dei suoi incubi. Fatto sta che i suoi amici  vengono ritrovati uccisi e fatti pezzi. Qualcuno pensa anche che James stesso sia il mostro.
Questo l’incipit di Something is Killing the Children – la nuova serie di  , disegnata da Werther dell’Edera per i  colori di Miquel Muerto -, che addensa tutti gli elementi in un’atmosfera tesa e cupa, costruita attraverso il montaggio delle scene e materializzata dal tratto sottile e spezzato di dell’Edera e dalle luci e ombre cromatiche di Muerto . Ecco quindi l’interpretazione dei ragazzi nella prima, che li mostra giocare di notte a Truth or Dare (in italiano Obbligo o verità) nella casa di James: nel giro di poche tavole, i volti diventano maschere, il campo si amplia, le enti degli occhiali diventano grandi occhi vuoti, spalancati per il terrore. Poi una scena enigmatica, frammentata in una doppia pagina composta con una griglia irregolare su quattro righe nella quale compare una ragazza bionda coperta di  sangue; quindi un tentativo di aggressione contro James – che scopriamo essere (considerato) omosessuale – sulle scale della scuola, messa su tavola con una variazione continua del punto di vista, che amplifica la dinamica emotiva fra i personaggi. E, infine, la visualizzazione del mostro, che incombe dall’alto e sembra composto di ombra e fuoco: occhi multipli, denti affilati e tutto il resto indistinto, poiché il terrore che afferra lo sguardo del testimone gli impedisce di notare dettagli del corpo.
In conclusione, un debutto articolato, denso e caratterizzato da un’alta tensione: Tynion utilizza gli elementi classici dell’horror, che introduce con cadenza regolare così da alimentare l’atmosfera del racconto in maniera continua e variandone i toni grazie alla messa in scena.

Dark Horse Comics fa debuttare Everything, serie horror di cui ci parla Marco Marotta.

Everything #1

Dark Horse lancia una nuova serie horror, scritta da e disegnata da I.N.J. Culbard. In verità, nel primo numero si registra una certa penuria di elementi horror, a parte per un paio di spunti nel finale. Per di più manca anche un accenno narrativo che possa far intuire di cosa effettivamente parli la serie; si sa solo che il tutto dovrebbe ruotare attorno all’inaugurazione di un  centro commerciale denominato “Everything” .
Tutto ciò che fa questo numero d’esordio, dunque, è presentare i vari personaggi ma il modo in cui lo fa, alternando stralci della vita quotidiana di ognuno, appare un po’ sconnesso, troppo rapido, e dunque l’autore fallisce nel conferire loro una caratterizzazione accattivante che riesca a far interessare il lettore alle loro vicissitudini.
Ci sono tuttavia anche un paio di elementi riusciti. In primo luogo una gestione parsimoniosa dei dialoghi, inframezzati da lunghe sequenze mute, che danno alla narrazione un tono riflessivo e favoriscono la rapidità di lettura. Inoltre i disegni riescono a trasmettere un’atmosfera davvero peculiare, quasi onirica, laddove un tratto orientato al minimalismo e una colorazione sgargiante, giocata in larga parte sulla contrapposizione dei toni del blu e dell’arancione, conferiscono al fumetto un look pop decisamente accattivante.

Di seguito, le copertine delle altre novità degli editori indipendenti.

Per questa puntata è tutto. First Issue ritorna tra due settimane, con la puntata #54 il 2 ottobre 2019.
Stay tuned!

[Un ringraziamento al nostro Paolo Garrone, che cura la gallery delle cover su Facebook per ogni puntata di First Issue.]

 

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