First Issue #49: il Superman di Miller & Romita jr e tanto altro

Ogni mercoledì in USA esce quasi un centinaio di albi a fumetti, molti dei quali sono numeri di esordio di serie e miniserie, i first issue.
First Issue è la rubrica de Lo Spazio Bianco dedicata ai nuovi numeri uno in uscita negli States! In questo episodio #49 ci occupiamo delle novità uscite il 12 e il 19 giugno 2019.

First-Issue_First Issue

Emilio Cirri, appassionato del lato cosmico dell’universo Marvel ci parla dell’esordio della nuova miniserie dedicata a Silver Surfer.

Silver Surfer Black #1

Silver-Surfer-Black-1-1_First Issue Che Donny Cates voglia riplasmare il cosmo Marvel non è un segreto, come già abbiamo avuto modo di dire nella scorsa puntata parlando dell’annual dei Guardians of the Galaxy. Adesso il nuovo Golden Boy della Marvel aggiunge un altro, prestigioso tassello alla sua opera, quel Silver Surfer diventato iconico negli anni ’70 con la gestione di Stan Lee e John Buscema e protagonista di storie indimenticabili come Parabola, dello stesso Lee e Jean “Moebius” Giraud, Requiem di J. Michael Straczynski ed Esad Ribic fino alla recente e apprezzata serie di Dan Slott e Mike Allred. Un personaggio affascinante, un alieno profondamente umano, potentissimo eppure gentile e compassionevole, che ha saputo trascendere le sue origini per influenzare registi, musicisti e scrittori di tutto il mondo. Un fascino da cui nessuno è immune, neppure Donny Cates e Tradd Moore.
Il Silver Surfer di Cates, che già aveva fatto un’epica apparizione sulle pagine di Thanos, incarna e riassume ogni aspetto saliente del personaggio: un essere tormentato, diviso tra la luce di vita ed empatia che emana e l’ombra di morte, quella proiettata da Galactus, in cui si muove. L’eterna scissione del protagonista, tra eroismo e furia mortifera, è evocata attraverso le asciutte didascalie della voce interiore che guida il lettore nella storia e nelle emozioni del personaggio. Cates è bravo a dosare le parole, a distribuirle con parsimonia nelle tavole, evitando di appesantire il racconto ma al tempo stesso ammantandolo di epica, di pathos, di intensità, riuscendo così a trasmettere l’assoluto senso di abnegazione e di incredibile potere del Surfista d’argento, perfettamente rappresentato in tutti i suoi punti di sovrumana forza e umana debolezza. Una caratterizzazione rispettosa e conscia del personaggio, che ripropone temi classici in una forma moderna, capace di unire efficacemente poesia e intrattenimento, oltre a saldare il personaggio con la visione ad ampio spettro dell’autore.
A dare corpo e ritmo a questa rappresentazione è la potenza immaginifica e simbolica delle matite di Tradd Moore. Il disegnatore di Atlanta riesce, in un solo numero, a fare sfoggio di ogni sfumatura del suo stile eclettico e inconfondibile, alzando la già alta asticella delle aspettative. Come già in Luther Strode, Ghost Rider e The New World, Moore realizza scene d’azione mozzafiato grazie ad un segno curvilineo esagerato e vibrante, usando con consapevolezza gli elementi caratteristici di Silver Surfer. Ad esempio, quando il personaggio salva gli altri eroi dal buco nero creato dal Black Order di Thanos, le prospettive si deformano, il suo corpo trema, si curva in maniera estrema, come metallo sotto stress che non si spezza per propria volontà, e che anzi piega lo spazio e il tempo grazie ad una determinazione incrollabile: una scintilla di potenza nel buio dell’abisso. Nello scontro a fine albo, Moore dà sfogo a tutta la dinamicità del suo tratto, creando una danza ipercinetica che coinvolge il Surfista, la sua tavola e i suoi nemici, una sequenza d’azione di rara bellezza, veloce, potente, eppure dettagliata e mai caotica, in cui ogni elemento si muove in maniera concertata.
Ma Moore non è solo energia, è anche contemplazione e riflessione: nella scena iniziale, la doppia tavola divisa in otto vignette verticali scandisce in maniera magistrale il ritmo narrativo, alternando l’ineluttabilità distruttiva di Galactus e la lotta interiore del surfista, il cui volto si incupisce sempre di più e si riempie di chiaroscuri. Nelle tre tavole orizzontali nella parte bassa della sequenza, le lacrime di Silver Surfer diventano tutt’uno con il suo corpo metallico, tagliando le ombre sul suo corpo, prima che con uno scatto di energia il personaggio si trasformi in una cometa brillante che fende l’oscurità: immagine di salvezza e di speranza rinnovata dalla notte dei tempi dell’umanità.
E l’umanità dell’alieno ritorna subito dopo lo sforzo profuso per salvare i propri compagni: l’essere quasi onnipotente si abbandona tra le pieghe dello spazio, e Moore lo trasforma piano piano in goccia di mercurio che si deposita nelle profondità spaziali. In ognuna di queste immagini l’artista dimostra di aver colto l’essenza del personaggio in poche pagine, di averne distillato caratteristiche caratteriali e stilistiche per riproporle secondo la propria visione, una visione esaltante e ricchissima, di dettagli, di colori, di energia, di passione ed emozioni.
Questo primo numero di Silver Surfer Black, oltre a ricollegarsi alla più ampia mitologia immaginata da Cates e a promettere sviluppi intriganti (si veda la scena finale), è un esordio potente, capace di reinterpretare la classicità con una visione forte e personale di due autori consapevoli e capaci. Una nuova, abbagliante stella si è accesa nel cosmo Marvel.

Di seguito, le copertine delle novità Marvel.

Altro debutto sotto l’etichetta “adulta” Black Label e stavolta si tratta di una miniserie in tre albi molto attesa, la narrazione delle origini dell’Uomo di acciaio secondo l’ottica di due maestri quali Frank Miller e John Romita Jr. Analizza il primo numero di Superman Year One Marco Marotta.

Superman: Year One #1

Superman-Year-One-1_First Issue Superman, il supereroe originale da cui tutto iniziò, nel corso dei suoi più di ottant’anni di carriera è andato incontro a innumerevoli rimaneggiamenti e ammodernamenti della propria storia delle origini. Tra le opere più popolari, impossibile non ricordare The Man of Steel di John Byrne, Birthright di Mark Waid o Secret Origins di Geoff Johns. È ora il turno di Frank Miller di rinarrare per l’ennesima volta la giovinezza dell’ultimo figlio di Krypton e lo fa tramite Superman: Year One, miniserie in tre numeri da 64 pagine ciascuno.
Nel raccontare la storia che si dipana in questo primo albo, lo scrittore del Maryland prende le distanze dall’aulicità tipica delle sue opere più rinomate, optando invece per un approccio molto più intimista. È una storia fatta di personaggi, più che di avvenimenti. È la storia di un ragazzo del Kansas che deve fare i conti tanto con i problemi dell’adolescenza, quanto con le difficoltà derivanti dal cercare di trovare un equilibrio tra la sua discendenza kryptoniana e i valori umani del pianeta che lo ha adottato. In questo frangente, è davvero lodevole la cura con cui Miller è riuscito a delineare il giovane Clark Kent sotto il profilo caratteriale e nel mostrarne la maturazione psicologica nel corso del tempo. Un processo, questo, che appare estremamente credibile e coerente, grazie soprattutto al modo attento con cui viene esplorato il rapporto tra il ragazzo e i suoi genitori terrestri (in particolare con il padre). Peraltro è interessante notare come l’autore ci tenga a porre l’accento sulla natura aliena del protagonista, contrariamente alla tendenza, riscontrabile in molte opere antecedenti, di fare leva sulla sua umanità per favorire l’empatia da parte del lettore. Ciò è ottenuto in primo luogo mediante l’espediente di renderlo consapevole fin da subito di Krypton e del disastro che ha costretto i suoi genitori biologici a inviarlo sulla Terra, il che ha come ovvia conseguenza quella di modificare totalmente la percezione che egli ha di sé e delle sue capacità. In secondo luogo, sottolineando a più riprese l’abissale differenza fra la sua fisiologia kryptoniana e l’estrema fragilità di chi gli sta intorno, laddove egli è diventato perfettamente consapevole che un semplice tocco sarebbe sufficiente a spezzare loro le ossa. Come detto, Frank Miller confeziona una storia “coi piedi per terra” e questo si traduce nell’assenza di momenti particolarmente concitati o epici. Dunque niente uragani o deragliamenti di autobus usati come pretesto per far manifestare i poteri del giovane Kal-El, niente scene d’azione memorabili e assolutamente niente accenni a nemici storici dell’Uomo d’Acciaio.
Quello che ci si ritrova tra le mani è un classico racconto di formazione, che esplora le problematiche dell’adolescenza, la piaga del bullismo, le gioie dei primi amori giovanili, il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo e lo fa riuscendo a risultare non banale. L’unica critica che si potrebbe muovere a Miller, in questo frangente, riguarda una certa concezione un po’ antiquata e stereotipata proprio della figura del bullo, che per gli standard odierni può apparire un tantino esasperata. Una cosa a cui però Miller non rinuncia è la ricercatezza della sua prosa, particolarmente acuta sia quando è la voce narrante a scandire gli eventi, sia nei dialoghi, laddove l’autore riesce a differenziare con perizia i modi di esprimersi dei diversi personaggi.
I disegni di John Romita Jr. si dimostrano piacevoli, grazie a un tratto morbido e delicato e alla brillante colorazione di Alex Sinclair. Tuttavia perdono un po’ in qualità nella resa della figure umane, penalizzate spesso da una certa rigidità e da espressioni facciali a tratti innaturali. Concludono il quadro alcune efficaci intuizioni di storytelling, come tutta la sequenza iniziale mostrataci in soggettiva, e un’impostazione delle tavole decisamente sobria e chiara.

Wednesday Warriors!

Anche nella puntata #35 di Wednesday Warriors – rubrica gemella di First Issue che va on line su Dimensione FumettoAndrea Gagliardi e Fabrizio Nocerino hanno analizzato, da due punti di vista diversi, il Superman di Miller & Romita Jr.

Superman: Year One #1

Superman-Year-One-1_Miller_First Issue Superman: Year One è assolutamente fuori dalla continuity ufficiale e lo è per un motivo essenziale: quello di permettere a due degli autori più importanti della storia del fumetto di lavorare alla loro personale rilettura del mito dell’Uomo d’Acciaio senza dover sottostare ai vincoli della “burocrazia”.
Nella lettura, e nel conseguente giudizio, di Superman: Year One è quindi fondamentale tenere a mente che ci troviamo di fronte all’elaborazione di una continuity individuale, somma delle due diverse concezioni che i due autori hanno di Superman.
Possiamo chiederci quindi che senso abbia un’operazione del genere visto che, muovendosi al di fuori dei canoni dell’ufficialità, teoricamente non potrebbe incidere in maniera determinante sull’iconografia del personaggio. La risposta è tanto semplice quanto evidente anche a chi guardi distrattamente la copertina dell’albo: è scritto da Frank Miller.
E tanto basta.
LEGGI LA RECENSIONE COMPLETA QUI

Image Comics

Di seguito, le copertine delle novità Image Comics.

Editori indie

Federico Beghin ci parla di un fumetto edito dalla , Jughead’s time police #1.

Jughead's time police #1

Jugheads-Time-Police-1_First Issue Jughead’s time police è una miniserie pubblicata da Archie Comics nel 1990. Tutto qui, dunque? Sei capitoli di quasi trent’anni fa? No, perché la casa editrice di New York ha deciso di dare nuova linfa al titolo, affidandolo alle sceneggiature di Sina Grace, alle matite di Derek Charm e alla tavolozza di Matt Herms.
A causa di un banale errore nella preparazione di un piatto, Jughead viene estromesso a vita da una gara di cucina e così decide di viaggiare nel tempo per rimediare. Si sa, quando si ha a che fare con i balzi temporali il pericolo che qualcosa vada storto è dietro l’angolo e non ci sono eccezioni per il protagonista. Tuttavia, sebbene l’albo assuma toni leggermente più spettacolari entrando nel vivo della vicenda, la solarità e la presenza di gag non subiscono un esagerato incremento né una diminuzione a favore del pathos, attestando l’esordio della serie su una comicità orientata a un pubblico molto giovane, probabilmente più pre-adolescenziale che adolescenziale. Ad assecondare la rotta intrapresa dai testi sono sia i disegni che i colori: i primi si caratterizzano per un’espressività accentuata, corroborata da uno stile cartoonesco con venature che richiamano la produzione Anni Quaranta della stessa Archie Comics; i secondi, vivaci e brillanti, rispecchiano il contesto spensierato e quotidiano in cui operano i ragazzi, senza che i retini, presenti in tutte le tavole, ne affievoliscano l’impatto visivo.
Dal punto di vista estetico, oltre a un paio di splash-page, va segnalato un tris di vignette particolari, perché l’artista mette in primo piano i piedi di due persone che corrono, relegando in lontananza Archie che parla, ossia il fulcro logico della sequenza.
Dunque, se un lettore navigato può forse trovare interesse solo in questi particolari, se il pubblico della serie televisiva Riverdale può restare interdetto davanti alle atmosfere di questo fumetto, ben diverse da quelle del telefilm, un ragazzino di dieci o undici anni si può divertire, magari elaborando qualche riflessione tra un sorriso e l’altro.

Simone Rastelli ha invece letto l’albo di esordio di una nuova serie della , Trust Fall.

Trust Fall #1

TRUST-FALL-1_First Issue Ash ha un potere che il padre considera una benedizione e la madre una maledizione, mentre per lei, semplicemente, è l’uno e l’altro. La sua famiglia ha sempre protetto e isolato Ash e l’ha usata come strumento della propria scalata al potere, finalmente coronata con la possibilità di entrare  a far parte dell’organizzazione Black Flag. Nei pensieri di Ash, si tratta di partecipare alla lotta contro l’oppressione, promossa dalla Trinità costituita da Città, Stato  e Governo, ma le immagini che quei pensieri commentano paiono raccontare uno scenario diverso.
Questo il contesto di Trust Fall – serie creata da Christopher Sebela (testi) e Chris Visions (disegni e colori) – che in questo primo numero viene messo in scena attraverso sequenze adrenaliniche, riunioni di famiglia e momenti di riflessione in solitudine della protagonista. L’atmosfera è innervata da una tensione costante, che viene via via sostenuta dal ritmo della scena, dai dialoghi, intrisi di ostilità a stento contenuta (riunione di famiglia) o di affetto (Ash e la sorella Nadia); ma, soprattutto, la tensione nasce dall’accumularsi di indizi che spingono il lettore a decifrare relazioni e scenario. Il monologo di Ash, infatti, accompagna il dipanarsi degli eventi, ma, come detto, si rivela dissonante con quanto mostrato: la sua è una voce narrante pienamente immersa nell’intreccio, che, evidentemente, interpreta in una prospettiva molto particolare, che diventa ulteriore elemento da esplorare.
L’alta tensione e l’ambiguità della vicenda sono amplificati da un approccio visuale basato sulla deformazione di corpi, volumi e spazi, che sfrutta il grottesco e trasmette un senso di disorientamento e, grazie anche all’utilizzo di cromatismi cupi che pervadono le immagini anche quando entrano in gioco colori caldi, oppressione e disagio costante. La deformazione è utilizzata anche nella costruzione di tavola delle scene action, aumentandone il senso di frenesia, mentre l’uso di un tratto spesso isola i singoli corpi e oggetti nelle vignette, spesso colme di elementi, aumentandone la leggibilità. Ultimo elemento di fascino è il colore, sempre utilizzato per rendere l’atmosfera emozionale del momento.

Giuseppe Lamola ci parla invece di uno one-shot della dedicato a Hellboy e al B.P.R.D.

Hellboy And The B.P.R.D. The Beast Of Vargu

Hellboy-and-the-B.P.R.D.-The-Beast-of-Vargu_First Issue The Beast Of Vargu è un albo one-shot che segna il ritorno della coppia formata da Mike Mignola (ai testi) e Duncan Fegredo (ai disegni), sodalizio responsabile di alcune tra le storie più riuscite di Hellboy.
Il racconto, formato da due episodi (uno più lungo e un altro breve d’appendice), si inserisce nel filone degli spin-off ambientati nel passato, nello specifico nel 1962, abbandonando però la sequenza temporale anno per anno che aveva caratterizzato finora gli albi di Hellboy And The B.P.R.D.
Hellboy viene inviato dal Bureau of Paranormal Research and Defense in Romania per indagare sul mistero di un villaggio immerso nei Carpazi, luogo di antiche maledizioni e mostri mangiauomini.
La storia è impregnata come al solito di elementi di folklore, miti e leggende, procedendo per la prima parte come un classico racconto autoconclusivo a firma mignoliana, che apparentemente aggiunge poco di nuovo e risulta adatto anche a un lettore senza grossa infarinatura del personaggio e del suo contesto narrativo.
Il plot twist legato all’introduzione delle marionette e la loro interazione con l’evoluzione della trama risulta invece una piacevole sorpresa, che rompe gli argini del “già visto” e mescola i piani della narrazione con grande efficacia: realtà e rappresentazione della realtà si fondono in un unicum indistinguibile.
Molto interessante anche la scelta di dedicare le quattro tavole della storia breve, The Secret God of the Roma, ad approfondire la teologia dei Rumeni e le incredibili similitudini tra gli dèi (e gli uomini-dèi) che venerano e lo stesso Hellboy, spingendosi a suggerire un parallelismo tra il lato erratico e vagabondo del personaggio e l’approccio alla vita tipico della cultura rom.
Come sempre, nella scrittura di Mignola dietro l’apparente semplicità si nasconde dunque un’ampia varietà di spunti e idee, in questo caso fortemente attuali e destinate a far riflettere.
Al tavolo da disegno, Duncan Fegredo accompagna egregiamente la scrittura di Mignola con uno stile del tutto personale e riconoscibile, in perenne equilibrio tra la sintesi di derivazione mignoliana e la minuziosa ricerca del dettaglio.
Infine, il lavoro di colorazione di Dave Stewart si rivela di grande impatto nella riuscita della storia, donando l’atmosfera giusta a ogni sequenza.
Un albo che rappresenta, in sostanza, un distillato di 25 pagine utile a rievocare tutti quegli elementi che da oltre venticinque anni hanno fatto la fortuna del personaggio, con l’aggiunta di inedite (e in parte sorprendenti) variazioni sul tema.

Per la prima volta in First Issue ospitiamo nientemeno che il direttore de Lo Spazio Bianco, Ettore Gabrielli, che ci parla del nuovo corso di Usagi Yojimbo di Stan Sakai, che ha lasciato la Dark Horse per la .

Usagi Yojimbo #1

Usagi-Yojimbo-1_First Issue Usagi Yojimbo riparte dalla IDW Publishing, casa editrice che ristamperà tutta la saga finora uscita in una nuova edizione a colori. Sempre a colori anche questa nuova serie che riparte dal numero uno, nel quale Stan Sakai è affiancato dal colorista Tom Luth.
Per chi ha imparato ad apprezzare il tratteggio e la delicatezza dei chiaroscuri di Sakai si tratta di una novità un po’ destabilizzante, ma di contro i colori per quanto piuttosto accesi non cozzano eccessivamente con la linea quasi chiara dell’autore. Resta pienamente conforme a quanto ci ha abituati invece la storia e il suo svolgimento: azione, tradizione giapponese, personaggi ricorrenti ormai ben caratterizzati e l’impressione di un mondo vivo e ampio entro il quale si muovono.
Questa prima parte di tre della storia intitolata Bunraku introduce il lettore al teatro giapponese dei burattini, rappresentati in forma umana e di dimensioni quasi reali, e si colloca nel filone sovrannaturale della serie. Sakai ormai gestisce la sua creatura con mano ferma e con la solita attenzione, con l’aggiunta gradita di una serie di note che approfondiscono la storia e la cultura nipponica del periodo. Se c’è un difetto è che, sebbene ci troviamo di fronte a un numero d’esordio e per quanto la storia appaia tutto sommato comprensibile anche da un lettore occasionale, certo non è un numero introduttivo atto a far conoscere il personaggio e il suo mondo, ma un nuovo capitolo della sua lunga epopea.

Di seguito, le copertine delle altre novità degli editori indipendenti.

Per questa puntata è tutto. First Issue torna il 10 luglio 2019, con la puntata #50.
Stay tuned!

[Un ringraziamento al nostro Paolo Garrone, che cura la gallery delle cover su Facebook per ogni puntata di First Issue.]

 

 

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