First Issue #16 – Novità Marvel e DC Comics

First Issue #16 – Novità Marvel e DC Comics
Apriamo il 2018 di First Issue con Marvel Two in One #1 e l'inizio della storyline che segna il ritorno dei Fantastici Quattro, Phoenix Resurrection, Hawkman Found e la saga Metal della DC, Bonehead #1 della Image e tanti altri nuovi esordi statunitensi a fumetti.

Ogni mercoledì in USA esce quasi un centinaio di albi a fumetti, molti dei quali sono numeri di esordio di serie e miniserie, i first issue.
First Issue è la rubrica bisettimanale de Lo Spazio Bianco dedicata ai nuovi numeri uno in uscita negli States! Iniziamo l’anno nuovo con una puntata densa, visto che sono stati molti gli esordi di un certo valore delle ultime due settimane di dicembre e nella prima di gennaio.

Comic-shop_First Issue

Tanti i first issue pubblicati dalla Case delle Idee nel periodo natalizio.
Iniziamo con una serie molto attesa dagli appassionati, per svariati motivi, la nuova incarnazione della storica testata Marvel Two in One.

Marvel Two in One #1

Marvel-Two-In-One-1_First Issue Non ti accorgi di quanto nel Marvel Universe mancasse una storia dei Fantastici Quattro finché non leggi una nuova storia dei Fantastici Quattro. La nuova incarnazione di Marvel Two in One – serie storica con protagonista la Cosa al cui fianco si accompagnava ogni numero un supereroe diverso – segna l’avvio della storyline Fate of the Four, storia che dovrebbe segnare il ritorno dei Fantastici Quattro, o meglio, di Sue e Reed Richards, scomparsi insieme ai figli nell’epilogo di Secret Wars.
Lo sceneggiatore Chip Zdarsky riesce immediatamente a entrare in sintonia con il mood “familiare” delle avventure dello storico quartetto e tratteggia caratterialmente tanto Ben Grimm quanto Johnny Storm in modo efficace nell’inizio di una quest cosmica dei due eroi alla ricerca dei membri scomparsi della famiglia.
I dialoghi sono brillanti e al contempo densi e profondi, la presenza di Destino azzeccata, il colpo di scena finale assolutamente coerente e per niente gratuito. Tutto fa presagire un futuro interessante per la serie e a questo ai aggiungono gli splendidi disegni di Jim Cheung, dettagliati, dinamici, riusciti tanto nelle sequenze di pura azione quanto in quelle più riflessive di dialogo.
Insomma, le premesse ci sono tutte per un ritorno in grande stile del quartetto nell’universo Marvel.

Febbraio porterà con sé l’arrivo nei cinema della pellicola dedicata a Black Panther e la Marvel ha già iniziato a cavalcarne l’onda nei fumetti. Ha esordito infatti Rise of the Black Panther, serie ambientata nel passato dell’eroe firmata da Evan Narcisse (con la consulenza di Ta-Nehisi Coates, sceneggiatore della testata principe dedicata al re del Wakanda) per i disegni di Stephane Paitreau.

Anche il mondo mutante è foriero di novità. Accanto alla miniserie in cinque parti Rogue & Gambit di Kelly Thompson e Pere Pérez, arriva anche il ritorno di Jean Grey (l’originale) nel Marvel Universe. Ce ne parla Federico Beghin.

Phoenix Resurrection #1

Phoenix-Resurrection-The-Return-of-Jean-Grey-1_First Issue Frustrate the sun è il primo dei cinque numeri a cadenza settimanale che compongono Phoenix Resurrection. La miniserie scritta da Matthew Rosenberg, che ha l’obiettivo dichiarato di riportare in vita la Jean Grey morta tra le pagine di New X-Men di Grant Morrison, già nel capitolo d’esordio mostra il ritorno di personaggi illustri. L’albo è divisibile in due parti: la prima, prevalentemente dialogata, ruota intorno a un mistero, mentre la seconda è ricca d’azione. Se l’indagine, poggiando su pochi indizi, cattura la curiosità del lettore, le sequenze più concitate sembrano prevalentemente finalizzate alla dilatazione della trama. Lo sceneggiatore si rivela comunque abile nella gestione di un elevato numero di Mutanti, sicuramente aiutato da Leinil Yu, disegnatore forse poco versatile ma subito riconoscibile per il segno dinamico, reso ancor più elegante dall’inchiostrazione non invasiva di Gerry Alanguilan e dalla colorazione nitida di Rachelle Rosenberg.

Ed Piskor, conosciuto per la sua pluripremiata Hip Hop Family Tree sulla storia della musica Hip Hop, esordisce in Marvel con un interessante e ambizioso progetto mutante dal titolo X-Men Grand Design.
Negli ultimi quindici giorni sono usciti i primi due numeri di quella che si propone essere, in sei volumi complessivi, la rivisitazione ragionata e condensata in una serie della storia degli X-Men dalle origini. Nuovi volumi ci aspettano con l’impegno di Piskor di arrivare a coprire almeno i 300 numeri di Uncanny X-Men, ovvero la gestione ultradecennale della testata da parte di Chris Claremont. Già il prossimo luglio arriveranno il terzo e quarto volume, intitolati X-Men Grand Design – Second Genesis, con un’uscita anticipata rispetto a quella inizialmente prevista per dicembre 2018. Per due parole in più su questa serie vi rimandiamo a questa analisi di Andrea Fornasiero nella sua rubrica su Fumettologica.

Ultima segnalazione per l’universo a fumetti di Star Wars. È uscito lo one shot The Last Jedi – The Storm of Crait, legato nel titolo all’ultima pellicola cinematografica di recente uscita ma ambientato tra il primo e il secondo episodio della trilogia originaria. Ai testi Ben Acker e Ben Blacker, disegni di Mike Mayhew.

Continuano le uscite dei tie-in legati all’evento Dark Nights: Metal. Stavolta tocca ad Hawkman Found e ce ne parla Andrea Gagliardi.

Hawkman Found #1

Hawkman-Found_First Issue A ogni grande sconvolgimento del DC Universe, a ogni Crisi, corrisponde un cambiamento di Hawkman: Carter Hall, Katar Hol, Fel Ander, Charles Parker e le declinazioni differenti prese da questi personaggi nel corso dei decenni identificano Hawkman come un cardine del multiverso della casa editrice.
Non è quindi un caso che Scott Snyder abbia posizionato Hawkman Found tra i capitoli centrali di Metal e non è un caso che Jeff Lemire sia stato chiamato a scrivere l’albo.
Lo scrittore canadese scrive un soggetto circolare, che si addice alla natura del personaggio fatta di continue morti e resurrezioni, nel quale, similmente agli altri tie-in della saga, la trama non viene portata avanti in maniera significativa ma viene arricchita di dettagli e approfondita.
Hawkman Found si muove in maniera parallela e complementare a Batman Lost: entrambi i detective sono prigionieri della dimensione oscura ed entrambi lottano per uscirne e in entrambi i casi si percepisce il momento della svolta all’interno della macrotrama.
Ai disegni troviamo un ispirato Bryan Hitch che, dopo diverse prestazioni sottotono, sembra essere tornato il disegnatore apprezzato su Authority e Ultimates. Sicuramente al risultato contribuiscono le chine del talentuoso Kevin Nowlan in grado di dare corpo e spessore alle architetture del disegnatore riuscendo anche ad aggiungere una declinazione più cupa, in linea col tono del racconto, all’intero comparto visivo.
Come per la maggior parte dei tie-in precedenti anche in questo albo la parte del leone è assegnata al team artistico: l’albo quindi, oltre a offrirci uno sguardo sul futuro del personaggio, sembra inserito nell’ultima filosofia editoriale della casa editrice di Burbanks, la New Age of Heroes, che vede un maggior spazio creativo concesso agli artisti.

Sempre legato in un certo qual modo a Metal e inserito nell’universo batmaniano, arriva la mini dedicata all’ultimo membro acquisito dalla famiglia allargata dell’Uomo Pipistrello, Duke Thomas a.k.a. The Signal. Lo ha letto per noi per scriverne la recensione Marco Marotta.

Batman and the Signal #1

Batman-the-Signal-1_First Issue Scritta dall’esordiente Tony Patrick, con la supervisione del veterano Scott Snyder, e collocata temporalmente dopo gli eventi di Dark Nights: Metal, Batman and The Signal è una miniserie in tre numeri incentrata sul personaggio di Duke Thomas. Proprio l’approfondimento del protagonista è l’elemento che convince maggiormente. Signal -questo il nome “da supereroe” che il ragazzo ha iniziato ad adottare – viene presentato come un eroe atipico, in netta contrapposizione con gli altri membri della bat family, che pattuglia le strade di Gotham in pieno giorno e che sta ancora cercando di imparare a gestire i suoi nuovi poteri da poco emersi. In questo senso l’autore ha svolto un buon lavoro nel tratteggiare la psicologia di Duke e nel metterne in luce le incertezze e il senso di inadeguatezza derivati dal sentirsi un outsider. D’altra parte il ritmo di questo primo numero è altalenante: alle poche scene d’azione si alternano lunghe sequenze dialogate, eccessivamente prolisse e che rallentano un po’ troppo la lettura. Ciò probabilmente è dovuto al numero limitato di albi che compongono la serie, cosa che ha costretto Patrick a compattare la narrazione e a ricorrere più del dovuto agli spiegoni per far progredire la storia.
I disegni di Cully Hamner, sebbene mostrino un po’ il fianco quando si tratta di rappresentare le fisionomie di alcuni personaggi (quelli secondari, in particolar modo), ricalcano appieno l’atmosfera solare della serie, grazie soprattutto alla luminosa colorazione di Laura Martin, e sfoggiano un accattivante tratto dalle vaghe tinte underground. Da segnalare che lo storytelling, in generale estremamente sobrio, presenta in un’unica occasione (pagine 16-17) una piccola ingenuità di forma, laddove si fa un po’ di confusione con la consequenzialità logica delle vignette.

En plein di recensioni in questa puntata per la DC Comics, con Simone Rastelli che ha letto il primo numero della serie dedicata a Svicolone, personaggio dei cartoni animati Hanna & Barbera.

Exit Stage Left: The Snagglepuss Chronicles #1

Exit-Stage-Left-The-Snagglepuss-Chronicles-1_First Issue Dopo aver dato la sua interpretazione de i Flinstones, Mark Russel affronta un altro personaggio dell’universo di Hanna & Barbera: Snugglepuss, in Italia noto come Svicolone. Russel accoglie tutte le caratteristiche del personaggio originario e lo rende protagonista di un cupo racconto ambientato durante la caccia alle streghe maccartista degli anni ‘50. Ecco quindi la costruzione del nemico: spia sovietica, omosessuale – come il protagonista -, diverso, secondo una traiettoria paranoica che sollecita qualche risonanza con il presente.
Narrativamente Exit Stage Left è innanzitutto una messa in scena spiazzante, con esseri umani e felini antropomorfi che vivono fianco a fianco, e la costruzione di un’atmosfera via via più opprimente attraverso una definizione manichea dei personaggi e la giustapposizione di interrogatori, ricevimenti, esecuzioni capitali, incontri clandestini, pièce teatrali e ricordi di gioventù. Visivamente, il racconto sfrutta una costruzione fluida della tavola di Mike Feehan e Mark Morales, generalmente organizzata in vignette orizzontali e una rappresentazione realistica dei personaggi che ha una resa discontinua sulla loro espressività. Da parte loro, le scelte cromatiche di Paul Mounts risultano in un senso di ordinarietà confortevole che smorza (negativamente) la tensione.

Due sole le uscite per la Image Comics. Il one shot Curse Worlds Holiday Special firmato dai creatori della serie Charles Soule e Ryan Browne e disegnato dall’artista ospite Mike Norton, e il debutto di Bonehead #1 di cui ci parlo Marco Marotta.

Bonehead #1

Bonehead-1-1_First Issue Un futuro distopico alla Blade Runner in cui le autorità esercitano un controllo stringente sulla vita dei cittadini, bande di giovani dediti al parkour che scorrazzano per la città, un protagonista dal background misterioso. Questi gli ingredienti della nuova serie scritta da Bryan Edward Hill. Un primo numero solido, che non si perde in chiacchiere prima di gettare il lettore nel vivo dell’azione e che riesce a costruire un mondo futuristico cyberpunk affascinante e particolareggiato, seppure a fronte di un plot che appare al momento piuttosto lineare e prevedibile.
Fiore all’occhiello della produzione sono i disegni di Rhoald Marcellus, il cui tratto prodigo di dettagli si dimostra particolarmente adatto nel rappresentare gli elementi futuristici e tecnologici immaginati dallo scrittore. A impreziosire il comparto artistico, si fanno poi notare un uso intelligente della prospettiva e un layout delle tavole non banale.

Dark Horse, BOOM! Studios, , Archaia Comics, e Valiant Comics

Per arrivano due uscite legate all’universo mignolano di Hellboy. Se Hellboy – Krampusnacht è una sorta di speciale natalizio firmato da Mike Mignola stesso per i disegni di Adam Hughes, qui all’esordio in una storia del demone dalle corna tagliate, Koshchei the Deathless #1 è l’inizio di una nuova miniserie volta a esplorare gli anfratti meno noti del mondo creato in tutti questi anni da Mignola. Ce ne parla Giuseppe Lamola.

Koshchei the Deathless #1

Koshchei-the-Deathless-1_First Issue Il mondo di Hellboy è in perenne espansione. Lo dimostrano le numerose nuove miniserie ideate periodicamente da Mike Mignola, con risultati spesso persino più soddisfacenti rispetto alle serie “principali”. Non fa eccezione il primo episodio (di sei) di Koshchei the Deathless: una buona lettura, che prosegue l’esplorazione di angoli inediti di questo universo narrativo senza perdere di vista la continuity ma al contempo risultando godibile anche a sé.
Mignola torna a lavorare con due tra i suoi collaboratori più rodati, ovvero Ben Stenbeck (disegnatore già visto su Frankenstein Underground, Witchfinder e Baltimore) e l’immancabile Dave Stewart (uno dei coloristi più apprezzati del settore).
Ambientata per buona parte nella Russia del Medioevo, la storia ripercorre la biografia di Koshchei l’immortale: seduto in un bar all’Inferno, il guerriero racconta la propria vita a Hellboy. Mignola inizia così a fornire dettagli interessanti su un personaggio che finora aveva ricoperto un ruolo marginale. Nell’arco di poche pagine condensa tutti gli ingredienti che non mancano nelle sue opere migliori, ovvero la mitologia, il sovrannaturale e l’ironia, aggiungendo un’atmosfera a metà strada tra il gotico e la fiaba (oscura) senza tempo.
Dal canto suo, Stenbeck si conferma uno dei disegnatori più adatti per un racconto di questo tipo, al contempo senza ricalcare troppo lo stile di Mignola ma nemmeno discostarvisi eccessivamente. L’artista si dimostra a proprio agio sia nelle scene concitate e che in quelle più statiche. Fondamentale l’apporto di Stewart ai colori, in grado di rendere riconoscibile il mood che permea le tavole anche a uno sguardo meno attento e di dare rilievo agli elementi sovrannaturali della storia.

Dynamite Entertainment porta su gli scaffali un personaggio mitico del fumetto francese e dell’immaginario collettivo degli anni ’60, Barbarella. Questa nuova serie made in USA dedicata all’eroina fantascientifica creata da Jean-Cluade Forest, è affidata ai testi del veterano Mike Carey che se la cava più che egregiamente in questo esordio, imbastendo una storia che richiama le tematiche libertarie e libertine delle storie originarie, contestualizzandole con un linguaggio contemporaneo. Purtroppo, sul versante grafico, non si dimostra dello stesso livello Kenan Yarar ancora non troppo a suo agio con la prorompenza fisica dell’eroina, resa invece molto bene dalle varie copertine variant a cominciare da quella splendida di Kenneth Rocafort.

Chiudiamo questa sezione con un breve elenco degli altri esordi degni di attenzione:

Esclusive

Chiudiamo come al solito con le uscite indipendenti presenti sulla piattaforma digitale Comixology che ci illustra come sempre il nostro immancabile Simone Rastelli.

Piece of Mind #1

Peace-of-mind-1_First Issue Esordio di forte impatto di questa serie, ideata e scritta da Callum Fraser, disegnata e colorata da Emiliano Correa, che si segnala come un’autoproduzione di qualità superiore alla media. Piece of Mind appare un cyberpunk che muove dai classici di genere e che sfugge al citazionismo gratuito: i rimandi agli elementi familiari costruiscono sì – e da subito – un ambiente narrativo familiare al lettore ma il racconto li utilizza con estrema naturalezza, prendendone pieno possesso. La citazione diventa quindi omaggio consapevole, ma la narrazione ne prescinde.
Questo albo d’esordio inizia con una suggestiva tavola di normalità interrotta e procede poi a delineare i confini di un mondo diviso in una parte nella quale la vita è un sogno a credito e un’altra che ne vive ai margini, raccogliendone gli scarti.
La narrazione procede senza tempi morti, ma con una velocità che permette di immergersi nell’atmosfera degli ambienti; la recitazione un po’ ingessata dei personaggi è largamente bilanciata dalla tensione della vicenda e dalla naturalezza dei colpi di scena, che di volta in volta catturano l’attenzione, con una resa visuale suggestiva.

white NOIR #1

White-Noir-1_First Issue Stati Uniti, un uomo entra in un locale, crolla sul pavimento mezzo assiderato; fuori, una tormenta di neve. Un flashback racconta da dove viene, ma intanto la sua presenza e ciò che ha portato con sé avevano già fatto emergere tensioni fra i locali. Conflitti sopiti, ambiguità e passati personali non chiari, ogni elemento amplificato dal ambiente chiuso e buio del locale: tutto il repertorio dell’hard boiled entra in gioco nel debutto di white NOIR, serie scritta – con grande sensibilità per l’atmosfera e il tratteggio dei personaggi – da Matt Garvey e illustrato da DIZEVEZ, nel suo stile apparentemente iperrealistico, che diventa espressionistico grazie l’utilizzo della luce e dei colori e alle ombre che scolpiscono i volti come fossero fatti di legno.
In coda, segnaliamo la copertina di impatto – sempre realizzata da DIZEVEZ -, con un cadavere disteso sulla neve inondata di sangue, e che i due autori britannici stanno collaborando anche per la serie The Hether e che sul sito di Matt Garvey (https://www.mattgarvey.co.uk) sono disponibili anteprime di tutti i suoi racconti.

Siamo arrivati alla chiusura di questa corposa puntata che segna l’approdo di First Issue nell’anno nuovo. L’appuntamento come sempre si rinnova tra due settimane, il 24 gennaio, con tante nuove uscite a stelle e strisce.
Stay tuned!

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