
Il legame tra Marco e Stella, a tratti simbiotico, fatto di accettazioni, compromessi e forzature, implode con l’arrivo di Ludovica. Ludovica detta Lulù, conturbante ragazza madre dal seno giunonico da cui cola costantemente latte materno, con una complessa, misteriosa, storia alle spalle. Ludovica è grezza nel linguaggio quanto nei comportamenti e nei lineamenti, apparentemente ingenua, un mix a cui Marco non riesce resistere e che risveglia in lui una sessualità problematica e da tempo sopita.
In questa sua nuova opera, Miguel Vila fa un passo avanti nella scrittura, nella sua visione autoriale, già comunque molto nitida, e nella compiutezza del racconto, quello che Miguel Vila cerca in questa sua nuova opera. È una scelta ben precisa, una sfida a migliorarsi, quella di concentrare il racconto su di un binario unico, diretto, pur se intervallato da interessanti flashback, e pochi ma estremamente caratterizzati personaggi, “costringendosi” a sviluppare un racconto che ha forse meno “scappatoie” narrative di una storia densa di bivi ed episodica come Padovaland. Il libro incentrato su di una storia singola, con pochi elementi su cui lavorare, richiede un rigore maggiore, deve essere forzatamente sviluppato in maniera diversa, sia nei tempi, sia nello svolgimento e nella chiusura di una trama che non deve mai sembrare affettata, vuota o eccessivamente allungata, risultando poco naturale. Una prova che risulta a mio modo di vedere ampiamente superata.

Eccellente anche il lavoro svolto sui tre protagonisti principali che godono di uno sviluppo praticamente paritario, nessuno prevarica quasi mai sull’altro, creando un equilibrio sempre ben bilanciato in cui ognuno è riconoscibile, peculiare e stratificato, ognuno afflitto da problemi talmente tangibili, normali e reali da creare una sorta di simbiosi con il lettore.
Certo, su tutti e tutte spicca sicuramente la figura di Lulù che, per background e caratterizzazione grafica, risulta quella più accattivante e attraente, anche grazie ad un’aura sinistra che permea la sua presenza, facendola quasi sembrare una creatura aliena, una predatrice.
I disegni di Miguel Vila, già estremamente riconoscibili, la costruzione e successiva deframmentazione della tavola, scomposta a seconda dell’esigenza del racconto in vignette sempre diverse per forma, cangianti, melliflue, che non cercano mai di nascondere il loro amore e il debito artistico verso Chris Ware, sono il perfetto compendio dei suoi soggetti e dei suoi dialoghi, riescono a cogliere e farci comprendere in pieno l’anima tormentata dei personaggi.
Tanto distanti, lineari e precisi nel definire costruzioni, case e strade, quanto vicini, carnali, sempre
Fiordilatte, ambientato nello stesso microcosmo che è la periferia di Padova in cui convivono anche i protagonisti del primo libro (e vedremo se nei prossimi progetti riuscirà ad affrancarsi da questo legame, che alla lunga potrebbe risultare troppo costrittivo) è un’opera di grande coraggio e bellezza compositiva, creata da un giovane fumettista che scrive e disegna già come un veterano del mestiere. Un viaggio estremo nelle ossessioni erotiche, nell’elaborazione del lutto, nel senso di inadeguatezza e nella ricerca di surrogati di affettività. Un fumetto estremo, fastidioso, eccessivo, che osa senza remore, consapevole e fiero della sua natura selvaggia.
Abbiamo parlato di:
Fiordilatte
Miguel Vila
Canicola Edizioni, 2021
170 pagine, brossurato, colori – 19,00 €
ISBN: 9788899524548









