“Fino a 21”, fumetto su tela

“Fino a 21”, fumetto su tela
La graphic novel di Cristina “Ki” Casini, pubblicata da Barta Edizioni, fa emergere una storia d’amore direttamente dai dipinti di Henri De Toulouse-Lautrec.

Siamo nella Parigi tra il XIX e XX secolo. È la Parigi bohémienne dell’Art Nouveau e del Post-Impressionismo, dove passeggiando per i vicoli di Montmartre, ammirando le ballerine del Moulin Rouge o sorseggiando dell’assenzio al Le Chat noir, ci si poteva imbattere in Van Gogh o in Modigliani. È la Parigi di Henri De Toulouse-Lautrec.
I protagonisti Pier e Nanà sono orfani, figli del circo di Marsiglia, lui un pagliaccio molto abile con i cavalli, lei una ballerina col sogno di essere una cantante. Il loro è un amore puro e assoluto, come può esserlo solo il primo, nato da ragazzi. Purtroppo, come tutti i primi amori, dovrá scontrarsi con la vita.

La regista e filmmaker Cristina “Ki” Casini prosegue la sua avventura come autrice nel mondo nel fumetto con la sua seconda opera, Fino a 21. Ki aveva debuttato nel 2021 con la graphic novel Classici ambienti tossici. Un album ricordo, realizzato assieme a Cristina “Gardums” Gardumi sempre per .
Con Fino a 21 Ki propone un’opera che osa, che sfida le distinzioni tra i vari generi artistici: non si collega solamente a una forma d’arte “classica”, qual è la pittura, attraverso l’utilizzo dei quadri di Toulouse-Lautrec, ma lo fa ritornando all’ambito che le è più familiare, il cinema. Attraverso la tecnica cinematografica chiamata mash-up, Ki seleziona diverse opere del pittore francese e le monta, come si farebbe con una pellicola, fino a creare con esse una narrativa autonoma e indipendente rispetto al loro significato originale. Data la natura dell’operazione, poteva essere apprezzata una sorta di bibliografia finale, che menzionasse le opere scelte; questa purtroppo è assente, e spetta quindi al lettore andare a ricercare le opere originarie di Lautrec scelte da Ki.

Immagine2La storia, raccontata alternativamente ora da Pier, ora da Nanà, manca forse di un po’ di mordente in alcuni punti che possono risultare prevedibili. L’aspetto più piacevole e affascinante non va però ricercato nella narrativa, che passa in fondo in secondo piano rispetto al lavoro di mash-up, o meglio: l’aspetto più accattivante dell’opera non è dato dalla storia in sé, quanto piuttosto dalla prova di stile che la fa emergere con naturalezza dai quadri di Lautrec, accuratamente selezionati e “montati”. Le cornici, che solitamente racchiuderebbero le scene dei quadri in una “fissità” senza tempo, qui vengono sostituite dallo spazio bianco, che inserisce i quadri nel tempo del fumetto, aprendo così a nuove possibilità in parte esplorate da Ki.
Ciò che potrebbe essere un rischio nell’adottare il mash-up, ovvero quello che i frammenti non si sposino armoniosamente tra loro ma rimangano dissonanti, appare nella graphic novel di Ki piuttosto come un elemento intenzionale, che va a vantaggio della narrativa. L’alternarsi di quadri e schizzi raffiguranti soggetti differenti da quelli di Fino a 21, produce un effetto onirico che da un lato dà l’impressione di osservare dei ricordi poco nitidi e forse offuscati dall’alcol, mentre dall’altro evidenzia uno degli elementi cruciali che muovono la storia, ovvero una drammatica incapacità dei due protagonisti di comprendersi.

La dissomiglianza delle opere diviene funzionale alla trama, come a suggerire che Pier e Nanà siano condannati a non capirsi e a non conoscersi mai veramente. Di ritratto in ritratto è come si i due personaggi si vedessero tra loro – e vedessero sé stessi – sempre diversi e, a dispetto dell’amore che li lega, inconoscibili, inafferrabili. Le incomprensioni e una fondamentale difficoltà di comunicare è anche sottolineata da Pier che, sin dalle prime pagine, si presenta al lettore raccontando di essere sordo da un orecchio, quindi in parte già inficiato nella possibilità di conoscere uno degli aspetti chiave di Nanà, ovvero il suo canto. 

Il tutto avviene sullo sfondo della Parigi di Lautrec, quindi la città dell’assenzio, dell’annebbiamento dei sensi, dei bordelli e delle dipendenze. C’è una linea sbiadita nell’opera che separa il sogno dal ricordo, quello che è da quello che si desidera, e l’arte di Lautrec è senza dubbio idonea a rappresentare questo elemento. Inoltre, attraverso la selezione di differenti opere del pittore, Ki ha la possibilità di esplorare i ricordi e con loro la crescita e l’evoluzione dei suoi personaggi. Sono ricordi offuscati da assenzio e dolore.

Abbiamo parlato di:
Fino a 21
e Henri De Toulouse-Lautrec
Barta Edizioni, 2022
88 pagine, brossurato, a colori – 15,00 €
ISBN: 9788898462506

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