Felicità è… 11 curiosità su Charles Schulz

Felicità è… 11 curiosità su Charles Schulz
Gli autori Luca Debus e Francesco Matteuzzi, per la rubrica Essential 11, ci regalano undici curiosità su Charles M. Shulz, a cento anni dalla nascita.

funny things_coverCi sono autori e opere che non si smetterebbe mai di seguire e di amare. Charles Schulz e i suoi rientrano esattamente in questa categoria: più li si conosce e più li si vorrebbe approfondire, e non per un semplice interesse intellettuale ma per il puro, sincero piacere di rimanere ancora un po’ all’interno del loro mondo.
Un mondo, quello dei , che ha avuto un enorme impatto sulla cultura di massa. Chi non conosce i nomi di Charlie Brown, Snoopy e Linus? Chi non ha mai posseduto un oggetto, che si trattasse di un diario scolastico, una maglietta, un portachiavi o uno qualsiasi delle migliaia di prodotti che ne sono stati realizzati, con le loro immagini tenere e rassicuranti?
C’è un fatto che non può essere smentito: Schulz e i suoi personaggi sono amati, a livello globale, da qualche miliardo di persone. Sono entrati nelle vite di otto generazioni di lettori e di certo entreranno in quelle delle prossime.
Su Schulz si è scritto e si scriverà tanto: sono pochi gli aspetti della sua vita che non siano stati analizzati da qualche studioso o raccontati da lui stesso.
Ed è l’analisi di tutte queste fonti (a volte contraddittorie, a volte suscettibili di diverse interpretazioni) che è stata alla base del nostro Funny Things, il primo tentativo al mondo di raccontare la vita di Schulz a fumetti e secondo la formula che lo ha reso grande: la striscia comica. 
Letture affascinanti che ci hanno sorpreso in più di un’occasione e che sono servite anche come base per l’articolo che state leggendo. Lo sapevate che il soprannome di Schulz, Sparky, viene dal nome di un personaggio dei fumetti? Lo sapevate che il titolo fu imposto dall’United Feature Syndicate e che Schulz lo odiava? Lo sapevate che Charlie Brown era un collega di Schulz quando lavorava come insegnante di disegno e che anche molti altri personaggi dei sono stati battezzati con i nomi di suoi amici e conoscenti?
Be’, se siete appassionati della materia, certo che lo sapevate!
Ecco invece 11 cose di cui, forse, ancora non avete sentito parlare.

Charles Schulz non ha inventato il nome di Snoopy

Il 1943 non fu un anno semplice per Schulz. Due eventi accaddero più o meno in contemporanea: Sparky venne arruolato nell’esercito e sua madre Dena morì di cancro. Un ricordo che accompagnò Schulz negli anni successivi riguarda un momento preciso in cui la madre, già ammalata, ripensando ai cani che la famiglia aveva avuto disse: “Se mai dovessimo avere un altro cane, lo dovremmo chiamare Snoopy”. Dopo la morte della donna, Schulz partì per la guerra in Europa aprendo così un nuovo capitolo della sua vita. Ma quel nome gli dovette rimanere in testa se, qualche anno dopo, decise di battezzare così quello che sarebbe diventato il bracchetto più famoso del mondo. Una curiosità: in una delle prime bozze della sceneggiatura del Biancaneve disneyano uno dei nani si chiamava proprio Snoopy. Chissà, se il nome fosse stato mantenuto, in quale altro modo Schulz avrebbe deciso di battezzare il cane di Charlie Brown!

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Charles Schulz iniziò la sua carriera nei fumetti come letterista

Schulz era disposto ad accettare ogni tipo di impiego pur di entrare nell’industria dei fumetti. Infatti, il suo primo lavoro nel settore non aveva a che fare con disegni o umorismo, ma con il lettering. Dal 1946 al 1947, Schulz si occupò di scrivere i testi nelle storie a fumetti della rivista cattolica Topix. Questo lavoro gli permise di acquistare velocità e sicurezza nel fare il lettering dei suoi stessi fumetti negli anni a venire. La sua bella calligrafia risultò pratica anche a casa: Schulz era infatti solito aiutare suo padre Carl a riscrivere gli appunti presi come segretario nell’Associazione dei Mastri Barbieri, così che potessero poi essere inseriti nel libro ufficiale dei barbieri in bella scrittura.

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Charles Schulz ha disegnato degli adulti in

Se nelle prime strisce capitava che alcuni adulti parlassero rimanendo fuori campo, non è però vero che in gli adulti non siano mai stati inquadrati. In alcune occasioni li si vede infatti in fotografia (per esempio il presidente Eisenhower nella tavola domenicale del 31 maggio 1998) o rappresentati in stile diverso da quello classico di Schulz (come nella striscia dell’11 novembre 1998, per la quale Bill Mauldin disegnò i suoi Joe e Willie). C’è però un’occasione in cui in fanno capolino degli adulti “veri”: sono le persone presenti al torneo di golf al quale Lucy partecipa nelle domenicali del 9, 16, 23 e 30 maggio del 1954. Se ne vedono solo le gambe o le figure in lontananza, ma ci sono. È la prova definitiva che, nel mondo dei Peanuts, gli adulti esistono eccome!

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Charles Schulz è autore di altri fumetti oltre a Peanuts

La celebrità di Schulz è ovviamente data dai Peanuts, ma dopo il suo successo Sparky realizzò anche fumetti con altri personaggi. Uno tra questi è la striscia It’s Only a Game, pubblicata dal 1957 al 1959; la strip è dedicata allo sport e realizzata con Jim Sasseville, collega istruttore all’Art Instruction. Un altro fumetto è una serie di vignette umoristiche a tema religioso pubblicate sulla rivista Youth dal 1955 al 1965. Sempre negli anni ‘50 Schulz realizzò inoltre alcune strisce di prova per un nuovo fumetto, molto simile ai Peanuts ma con personaggi adulti invece che bambini. Il titolo era Hagemeyer, ma non verrà mai pubblicato.

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Charles Schulz ha avuto soltanto due tavoli da disegno in tutta la sua carriera

In un mondo in cui il digitale non era un’opzione, la maggior parte dei fumettisti lavorava su tavoli da disegno reclinabili. Schulz era uno di questi. Nel corso della sua carriera, Schulz lavorò soltanto su due diversi tavoli da disegno. Il primo venne acquistato nel 1946 con il suo primo stipendio da istruttore alla Art Instruction Inc. Poi, quando nel 1971 Schulz comprò il secondo tavolo, il primo venne collocato a casa, mentre quello nuovo divenne il tavolo del suo studio a 1 Snoopy Place. Una volta Lynn Johnston, autrice della striscia For Better or For Worse, notando un’area sulla superficie del tavolo particolarmente usurata chiese a Schulz quale ne fosse la causa. Lui rispose: “Duro lavoro”.

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Charles Schulz ha mandato il primo bracchetto sulla Luna

Nella striscia del 14 marzo 1969, dopo giorni di preparativi e di viaggio a bordo della sua cuccia, Snoopy sbarca sulla Luna. Ma quello è solo il preludio a un viaggio ben più grande e ben più reale che si svolse un paio di mesi dopo, quando la Nasa lanciò la missione Apollo 10. Era una sorta di prova generale per l’Apollo 11, che il 20 luglio di quell’anno avrebbe portato i primi uomini a mettere piede sul nostro satellite. In simili missioni era tradizione che gli astronauti della Nasa scegliessero i nomi identificativi delle diverse componenti del veicolo, e nel caso dell’Apollo 10 la capsula (dove si trovavano gli astronauti) ebbe il nome “Charlie Brown”, mentre il modulo lunare fu battezzato “Snoopy”. Il nostro bracchetto preferito raggiunse così la Luna per la seconda volta in due mesi.

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Charles Schulz amava gli spettacoli sul ghiaccio

Schulz amava gli sport e ne praticava diversi (per un periodo ha addirittura preso lezioni di aerobica). E gli sport sul ghiaccio, in particolare il pattinaggio e l’hockey, erano tra i suoi preferiti. Al punto che quando a Santa Rosa, dove viveva, chiuse il vecchio palazzetto del ghiaccio lui e la moglie Joyce decisero di costruirne un altro, che aprì nel 1969. Dal 1986 iniziò poi la tradizione degli spettacoli natalizi: grandi eventi musicali con protagonisti i personaggi dei Peanuts. Erano, diceva Schulz, il suo regalo alla comunità. Ma in realtà tutta l’arena era un regalo, visto che alla fine degli anni Ottanta la gestione della struttura faceva perdere a Schulz circa un milione di dollari all’anno.

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Charles Schulz omaggiava volentieri disegni

Prima di recarsi nel suo studio, Schulz faceva colazione ogni mattina nella caffetteria dell’arena del ghiaccio di Santa Rosa. Lì, seduto al suo tavolo, accadeva che gli avventori della caffetteria si fermassero a scambiare due parole con lui. Una volta Jeannie, la seconda moglie di Schulz, ancora prima che si conoscessero, chiese a un’amica di sua figlia di andare al tavolo di Schulz perché le facesse un autografo. Schulz le disegnò uno Snoopy su un fazzoletto di carta che lei conserva ancora oggi. Un anno dopo i due si sposarono. Jeannie usava chiamare Schulz “my sweet babboo”, nomignolo che userà poi Sally per chiamare nei Peanuts (tradotto in italiano come “mio scimmiottino d’oro”).

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Charles Schulz era Commendatore

Nell’ottobre del 1992 Schulz intraprese un viaggio fino a Roma, dove gli vennero consegnate le insegne di Commendatore nell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Ebbene sì, Charles Schulz era Commendatore! Nell’occasione Schulz incontrò Federico Fellini e aprì la mostra “Il mondo di Snoopy”, sempre a Roma. Cathy Guisewite, collega e autrice della striscia Cathy, ricorda che Schulz indossava orgogliosamente la medaglia nella serata in cui lei ricevette il Premio Rueben, nel 1993: “Assomigliava a un re con la sua medaglia da Commendatore”.

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Charles Schulz e la buca in un colpo solo

Il rapporto di Schulz con il golf iniziò da bambino, quando vide i film didattici di Bobby Jones, e proseguì quando, appena un po’ più grande, iniziò a lavorare come caddy all’Highland National Golf Course di St. Paul, Minnesota. Schulz cominciò a giocare già intorno ai 15 anni e amava il golf al punto che, all’inizio del 1981, appena cinque mesi dopo aver subito un intervento di quadruplo bypass, era di nuovo sul tee. Sparky manifestò sempre un unico grande rimpianto: non essere mai andato in buca con un colpo solo. In realtà, però, una volta è riuscito nell’impresa: a un torneo in California, nel 1995, finalmente Sparky colpì la pallina e la mandò direttamente in buca. Peccato che, a causa di un dislivello del terreno, dalla sua posizione non fosse possibile vedere la buca. Schulz non ebbe quindi modo di godersi il momento del trionfo tanto agognato. Una soddisfazione a metà.

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Charles Schulz una volta si è preso una vacanza

La vulgata vuole che Charles Schulz abbia lavorato ai Peanuts ininterrottamente, realizzando una striscia al giorno per cinquant’anni. In realtà le cose non stanno proprio così: oltre al fatto che Schulz non disegnava una striscia al giorno, preferendo lavorare per blocchi settimanali di strisce il cui ordine poteva essere modificato fino all’ultimo momento, nel 1997 l’autore dei Peanuts una vacanza se la prese eccome. Il risultato fu che nelle cinque settimane che vanno dal 27 novembre al 31 dicembre di quell’anno i quotidiani non pubblicarono gag inedite ma ristampe di una selezione di strisce apparse in origine tra il 1987 e il 1992.
Insomma, non è vero che Schulz ha lavorato ininterrottamente per cinquant’anni. Ma per quarantasette sì.

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Funny Things di e è disponibile in prevendita qui

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