Faraci e Ziche: quei due sui Navigli

Faraci e Ziche: quei due sui Navigli
Con “Quei due” Tito Faraci e Silvia Ziche realizzano una commedia romantica ambientata a Milano, sintomo di quanto la Bonelli spazi ormai in una moltitudine di generi diversi.

Una vecchia regola di scrittura sostiene che sia saggio parlare di ciò che si conosce bene, realizzando un’opera, godendo così dell’indubbio vantaggio di potersi muovere con maggior sicurezza e cognizione di causa.
Un approccio consigliato solitamente agli esordienti, che possono sfruttare questo accorgimento per sopperire all’inesperienza, ma che spesso viene seguito anche dai narratori più navigati, soprattutto se la dimensione famigliare è quella geografica.
È normale: chi ha vissuto per anni nella capitale, in una delle variegate periferie d’Italia o in una città degli Stati Uniti, per fare degli esempi, ha avuto modo di osservarne caratteristiche, contraddizioni e tipologie umane che costituiscono terreno fertile su cui costruire una storia.

È quello che fa con Quei due, volume cartonato edito da e ambientato a Milano: per la precisione sui Navigli, zona centrale del capoluogo lombardo nella quale si addensa buona parte della movida cittadina, anche grazie alla concentrazione di ristoranti e locali presenti.
Com’è noto a chi segue lo sceneggiatore dal suo account Twitter, infatti, Faraci è molto legato a questo quartiere, tanto da aver deciso di condurre il suo podcast Tizzoni d’Inferno proprio da un’enoteca del posto.

L’autore prende a piene mani dall’atmosfera che si vive in quel luogo, la respira a pieni polmoni, la filtra attraverso la varia umanità che vi avvicenda e ne ricava una commedia romantica i cui pregi principali sono proprio la rappresentazione del contesto e la caratterizzazione dei personaggi in scena.

In effetti, se si guarda a quello che dovrebbe essere il fulcro della storia, Quei due non offre granché di nuovo. La trama non ha momenti particolarmente ispirati e segue un canovaccio che più classico non si può, per quanto concerne i conflitti di coppia, con una sceneggiatura a base di tradimenti, immaturità e incomprensioni: Marta e Marco si sono lasciati per via dei continui tradimenti di lui, ma avendo aperto insieme una trattoria devono continuare a gestirla anche da separati per non finire sul lastrico.

Tutto si regge sui due protagonisti, che riescono a interessare il lettore grazie al lavoro di Faraci sulla loro personalità: certo, la loro “voce” è quella tipica dei dialoghi a cui lo sceneggiatore ci ha abituato nel corso degli anni, carichi di sarcasmo e di battutine al vetriolo, ma ancora una volta è un meccanismo che funziona e rende i personaggi vivi. Si può lamentare un po’ di ripetitività, quando anche i comprimari assumono un atteggiamento costantemente sardonico, appiattendo l’intero cast su questa caratterizzazione, ma tutto sommato non stona troppo. Anche perché – piccolo neo – i personaggi secondari sono pochi, chiudendo il microcosmo di Marta e Marco in maniera troppo ristretta.

Dialoghi a parte, i protagonisti si attengono ai classici stereotipi della commedia: lui immaturo e traditore, lei orgogliosa e tutta d’un pezzo. All’interno di questi archetipi Faraci ha comunque modo di costruire delle personalità che non sanno completamente di già visto e in grado di risultare perfino credibili in alcuni passaggi.
I due rappresentano così la parte che è effettivamente peculiare in un racconto per il resto piuttosto basico, vale a dire la convivenza lavorativa forzata di due ex in rotta.
Si osserva comunque, al riguardo, che il lettore finisce inevitabilmente per parteggiare perlopiù per Marco, che nel suo essere “sbagliato” attira i favori del pubblico (anche grazie al simpatico stratagemma di farlo dialogare con il Tex dei fumetti di cui l’uomo è appassionato, presente sotto forma di proiezione mentale), mancando così di mettere sullo stesso piano i due attori principali.

Più ancora che i personaggi, è l’ambientazione il punto forte di Quei due: i Navigli che ci restituisce Tito Faraci sono infatti non solo fedeli a quelli reali, come chi li frequenta può notare, ma mantengono anche la suggestività che li contraddistingue.
Buona parte del merito, in questo caso, è da ascrivere ai disegni di . L’artista romana, trasferitasi da un paio d’anni a Milano, dimostra di essersi impossessata dell’atmosfera del posto con vignette ricche di dettagli e sfondi precisi; elementi non così comuni nelle illustrazioni della disegnatrice, la quale ha sempre preferito concentrarsi sui personaggi piuttosto che sugli ambienti, spesso abbozzati se non addirittura assenti.

In questo caso invece, conscia dell’importanza che il contesto rappresentava, ha dedicato molta attenzione anche al background, illustrando – pur sempre con il tratto caricaturale e veloce che le è proprio – i locali, le viuzze, il canale e l’architettura che contraddistinguono quella zona di Milano, spaziando fino alla vicina area della Darsena.
L’autrice riesce inoltre a catturare graficamente l’effervescenza che si respira nel quartiere durante le sere dei weekend, quando locali e marciapiedi si riempiono di vita (in particolare di fauna giovanile, creando un’energia particolare che si ritrova nelle tavole).

Il lavoro di Ziche si apprezza anche nella sua specialità, cioè il character design dei personaggi: Marco con il viso allungato, l’espressione spesso vacua o trasognata, la barba finto-incolta e la coppola dice tutto e in pochi tratti del tipo di persona che è; così come Marta con il suo corpo longilineo, i capelli legati in una pratica coda e il volto affilato comunica immediatamente il suo carattere. Non spiccano particolarmente i comprimari, invece, dotati di una caratterizzazione grafica funzionale ma senza elementi di particolare nota: fa eccezione solo Carlo, il migliore amico di Marco, dal look curato e contraddistinto da un nasone che contribuisce a dargli una forte identità grafica.

In generale lo storico feeling della coppia artistica Faraci-Ziche emerge anche in questo fumetto, che ne guadagna proprio perché si avverte come i due abbiano lavorato anche stavolta con una solida alchimia.

Quei due non è un graphic novel autoconclusivo, ma il primo volume di una nuova serie o miniserie, come si apprende dall’ultima tavola e dalle note di Faraci in coda: una scelta interessante, da parte della casa editrice, che testimonia come negli ultimi mesi quest’ultima si sia aperta non solo a formati inediti per quanto riguarda la sua storia, ma anche a generi narrativi e approcci che fino a un paio d’anni fa nessuno si sarebbe aspettato di vedere pubblicati da Sergio Bonelli Editore, specialmente con un prodotto seriale.

La storia orchestrata da Tito Faraci e Silvia Ziche non arriva a una conclusione, una volta chiuso il libro, e si sono effettivamente lasciati i margini per continuare il racconto della tragicomica vita sentimentale di Marta e Marco: quanto a lungo possa proseguire, vista l’esilità della trama, non è facile dirlo. Sicuramente per ora l’impressione è quella di una lettura veloce e piacevole, grazie ai dialoghi intrisi di ironia e al segno immediato delle tavole, ma che si basa sostanzialmente sulla caratterizzazione dell’ambiente e dei due protagonisti.

Abbiamo parlato di:
Quei due
Tito Faraci, Silvia Ziche
Sergio Bonelli Editore, 2019
73 pagine, cartonato, bianco e nero – 16,00 €
ISBN: 9788869614675

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