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Esteban di Matthieu Bonhomme ci conduce attraverso mari e racconti

Esteban – Le avventure polari raccoglie i cinque albi usciti sinora – un sesto è in lavorazione da tempo – della saga del giovane indio sudamericano creata da Matthieu Bonhomme, responsabile di testi e disegni.

Esteban, rimasto orfano, si imbarca sulla baleniera a vela Leviatano e, all’inizio mascotte dell’equipaggio, diventa deus ex machina delle vicende che attraversa: la quotidianità della vita di bordo, la caccia nelle lance di legno, la lotta contro una baleniera a vapore, la carcerazione sotto l’accusa di pirateria nella “prigione alla fine del mondo” in Patagonia, la fuga rocambolesca e l’inseguimento sui ghiacci. Il tutto inframmezzato da morti, scherzi, isterie, amori mancati, speranze e messo in scena in uno scenario naturale imponente.

Da segnalare che il ritmo del racconto, l’intensità di molte sequenze e la suggestione degli scenari fanno decisamente aggio su una definizione dei personaggi largamente legata agli stereotipi di genere, perché Bonhomme non li usa mai come meri strumenti per spingere il racconto, ma li fa vivere sulla scena con grande naturalezza.

Matthieu Bonhomme, Esteban, pag. 3 Renoir Comics.

L’edizione Renoir riprende quella della raccolta Dupuis, che la propose in bianco e nero, sebbene i singoli volumi fossero usciti – fra il 2005 e il 2013 – a colori, come da tradizione BD. Rispetto a quella versione si perde un certo naturalismo, ma il racconto guadagna in intensità, grazie a una sorta di minimalismo che dona significato a ogni tratto e sfumatura.

Ogni linea si trova infatti a farsi carico delle espressioni dei volti e delle tensioni dei corpi, mentre l’atmosfera emotiva di ogni scena è marcata dalla commistione bianco/nero. L’amplissima varietà di tratteggi e sfumati sul bianco restituisce una corrispondente ricchezza di suggestioni emotive che il colore non aveva.
Il bianco puro è lasciato ai ghiacci antartici, enormi masse che incarnano la promessa della morte, mentre ogni altra superficie e volume è animato dai giochi di luce e ombra. I corpi e gli elementi naturali guadagnano così, rispetto alle campiture cromatiche della prima versione, quella che potremmo definire “morbidezza”.

Matthieu Bonhomme, Esteban,tavola a colori dal vol. 3 dell’edizione Dupuis..

La tavola si alleggerisce rispetto alla versione a colori e in alcuni momenti la sua luminosità ci costringe quasi a socchiudere gli occhi, come a scrutare nella distanza queste vicende che si svolgono a cavallo fra il Circolo Polare Antartico e l’America del Sud, fra mondo reale e immaginazione mitica.
Ci sono momenti, in questo Esteban di Bonhomme, nei quali il bianco arricchito dagli sfumati, l’intensità delle passioni e la narrazione serrata tolgono letteralmente il fiato.

Lo sguardo subisce una duplice tentazione: da una parte, soffermarsi sulla tavola, per assorbire i dettagli, decifrare i segni, scrutare i moti dell’animo attraverso gli sguardi, i gesti e la composizione stessa degli elementi naturali, che partecipano al racconto determinandone l’atmosfera.
Dall’altra, afferrare sinteticamente la linea degli eventi e le relazioni fra gli elementi delle immagini, per poter voltare pagina e scoprire che cosa accadrà “dopo”.

Così procede la lettura: fasi anaerobiche trascinate dall’azione e dalla tensione emotiva si alternano a fasi aerobiche, nelle quali un personaggio racconta una storia e la frenesia delle lotte e delle tragedie trova requie.
In quei momenti, il tempo stesso sembra fermarsi e nello scenario nichilista del racconto di Bonhomme si affaccia la suggestione che possa esserci un senso in tutto il caos di violenza irresponsabile che lo pervade. Sono racconti di memorie, attraverso i quali riaffiorano dolori e delusioni oppure, nel caso di Esteban, il mito prende vita ed entra in contatto con la vita quotidiana.

La suggestione dell’esistenza di un senso nasce da entrambi, sebbene in modo affatto diverso. Nel caso della condivisione del proprio passato, gioca il tentativo di rileggerlo, di disporre gli eventi in relazione causale fra loro, di distinguere le scelte e le motivazioni. Nei racconti di Esteban, invece, l’entrata del mito nel quotidiano dichiara l’esistenza di (o almeno la speranza in) un ordine armonico che resta sommerso dal rumore del mondo degli uomini, pur essendo a loro disposizione. Se solo si fermassero.

Matthieu Bonhomme, Esteban, pag.199, Renoir Comics.

Ma i compagni di avventura di Esteban non si fermano, sembrano trascinati da forze fuori dal loro controllo attraverso la vita, precipitano in essa come nei gorghi creati dalle balene che cercano di uccidere. Tentano di nobilitare la loro esistenza invocando la lealtà verso i compagni e la natura, una specifica armonia con una specifica legge e spirito dei tempi, ma è lo stesso capitano a distruggere questa pretesa, riconducendo tutte le loro azioni al bisogno di denaro.

Gli uomini del Leviatano uccidono balene per lo stesso motivo per il quale i coloni massacrano e mutilano gli indigeni: denaro. E come i militari che cacciano gli indigeni ammazzandoli per gioco, loro si inebriano del sangue dei cetacei e festeggiano il loro sterminio. Non c’è niente di sacro, tutto è violenza.
E quando anche sembra annunciarsi un poco di tranquillità, dopo la felice caccia, dopo la fortunata fuga dai carcerieri, il capitano cede all’orgoglio e all’arroganza e porta i suoi uomini verso la disgrazia. Attacca infatti una baleniera a vapore, che annuncia un nuovo ordine, un nuovo sistema di produzione, un mondo nel quale non ci sarà posto per il Leviatano e i suoi uomini.

Esteban non è una tragedia, perché non termina nella distruzione dei protagonisti, ma è un’avventura irrisolta: seppure molti sopravvivono, la dissonanza fra la violenza e la possibilità di una vita armoniosa resta tanto forte nelle pagine finali intrise di malinconia quanto lo era nelle iniziali, colme di odio e desiderio di sopraffazione.

Matthieu Bonhomme, Esteban, pag. 123 Renoir Comics.

Profondamente classico nei suoi elementi, Esteban si innesta in una lunga tradizione di avventure marinaresche. Citare Moby Dick è d’obbligo, ma, visto che si rivolge a un pubblico giovane, è importante ricollegarlo a quella letteratura avventurosa che nel XIX secolo generò Capitani Coraggiosi e L’isola del tesoro. Non vale più l’intento pedagogico, che informava i romanzi di Kipling e Stevenson, di trasmettere alle nuove generazioni i valori della precedente.

La letteratura per ragazzi si è affrancata da decenni da questo requisito e impegno e in Esteban le sfumature magiche dei racconti del protagonista portano sulla scena il desiderio di un mondo fondato su principi diversi da quelli che muovono il mondo ordinario.

Abbiamo parlato di:
Esteban
Matthieu Bonhomme
Traduzione di Marco Farinelli
Renoir, 2017
256 pagine, cartonato, bianco e nero -29,90€
ISBN: 9788865671566

This post was last modified on 4 gennaio 2018 14:39

Simone Rastelli

(1966) Lettore disordinato e onnivoro, è particolarmente interessato alla divulgazione del fumetto al di fuori del pubblico di appassionati. Nelle sue riflessioni, affronta e sfrutta le opere come serbatoi di punti di vista sul mondo e come esempi di meccanismi narrativi. La sua missione è portare il fumetto in tutte le case, a grandi e piccini. Collabora con Lo Spazio Bianco dal 2002: è stato responsabile delle Brevisioni dal 2011 al 2015 e caporedattore fra il 2012 e il 2015. Attualmente, è uno dei revisori (proof reader) del sito.

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Tags: ReNoir Comics

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