
La sua scelta, alla fine, ricadde sulla collana dei Fantastici Quattro, della quale recuperò, in giro tra le edicole ed i rivenditori di fumetti usati di Napoli, i primi cinquanta storici numeri. Mentre comprava fumetti per nutrire la fame di fantasia del suo pargoletto continuava inarrestabilmente a nutrire anche l’altro sua fanciullo, quello che viveva dentro di sé, grazie alle massicce dosi di fantascienza e fumetti; così mentre accatastava i fumetti del fantastico quartetto, in attesa della mia iniziazione, lui continuava a comprare fumetti per sé. Conan il Barbaro, Mister No e Ken Parker erano, per me, tutti volti noti, facce amiche prima ancora che iniziassi a leggere. Compagni inseparabili quando finalmente iniziai a comprendere il contenuto delle nuvolette che uscivano dalle loro bocche.
Ben presto i “suoi” eroi diventarono anche i miei eroi; con la maturità, condizione necessaria per apprezzarne appieno le avventure, il mio paladino sarebbe diventato Ken Parker, per il quale cominciai a nutrire un amore enorme, una passione che, compiendo un cammino a ritroso rispetto alla maggior parte dei suoi lettori, mi avrebbe condotto sino alla scoperta dei film di Robert Redford.
Ma il mio primo amore non fu Ken Parker. Il primo avventuriero a fare breccia nel mio cuore fu un altro eroe della Bonelli, che allora neanche esisteva. Un eroe atipico e fuori dagli schemi, pronto a fare a cazzotti per una ragione ignota anche sé stesso, perennemente squattrinato, onesto, leale, prontissimo a dare la vita per un ideale e amante dei superalcolici. Di certo avrete capito che sto parlando di Jerry Drake, alias Mister No.
Ricordo che quando cominciai a leggere le sue avventure, avro’ avuto una decina di anni e dunque avevo un bagaglio di circa cinque anni di pubblicazione da recuperare, iniziai a leggerne un albo o due a settimana. Poi la frequenza aumentò. Uno al giorno, poi una avventura completa al giorno (alcune contavano la bellezza di tre albi).
Con Mister No scoprii un mondo a me totalmente estraneo. Un mondo fatto di bestie feroci a quattro zampe e due zampe, di uomini puri pronti ad imbarcarsi in avventure spericolate solo in nome di un ideale o per salvare una donzella in pericolo, di donne fuori dagli schemi. Un mondo in cui era possibile mollare una vita nella quale non ci si riusciva a ritrovare sé stessi e una propria dimensione, mollare tutto quello che era stato, volenti o nolenti, costruito per ricominciare da capo; ricominciare ponendo sé stessi, la propria soddisfazione personale, al centro del mondo. Una sorta di egocentrismo cosmico in grado di far girare il mondo intorno all’eroe. Un uomo che, pur ponendo sé stesso al centro dell’universo, agiva da deus ex-machina per cercare di rendere quello stesso universo, o almeno una frazione di esso, un posto migliore.

Da quei giorni sono trascorsi molti anni, Mister No, pur continuando a piacermi, è diventato uno dei tanti eroi di carta le cui avventure seguivo. Col tempo, devo ammettere, ai miei occhi ha perso un po’ di mordente, e purtroppo lo ha perso anche per quelli di mio padre che, dopo più di venti anni, ha deciso di non compralo più.
Oberato di moltissimi acquisti all’inizio non ne ho sentito la mancanza. Fino ad oggi. Proposto in edicola, nella collana I Grandi Classici di Repubblica, non ho esitato a comprarlo, ed in un batter d’occhio ho riscoperto un mondo, e ritrovato un amico, ho vissuto nuovamente centinaia di avventure, e ricordato quanto amavo i disegni di Diso e Bigotti. In pochi minuti ho riscoperto una passione sopita per un personaggio, per molti versi, da me dimenticato. Una mancanza che cerco di colmare adesso, con questo delirante tributo… e con la capatina che farò stasera in edicola: ho appuntamento con un vecchio amico.

