Èpos: una Kafkiana apocalisse piccolo borghese

Èpos: una Kafkiana apocalisse piccolo borghese
Il talentuoso Marco Galli inaugura la collaborazione Stigma/Eris con il racconto di una surreale e perturbante apocalisse tutta italiana. Incalzante, contraddittoria, insicura, drammatica, pavida, assurda, violenta, analfabeta e folle proprio come la nostra realtà.

Èpos: una Kafkiana apocalisse piccolo borgheseLe tragedie somigliano spesso a barzellette”, dice a poche pagine dalla fine il protagonista di ÈPOS. E ha perfettamente ragione. Esagerare, aumentare a dismisura il carico di una tragedia finisce spesso per renderla comica o ridicola (era il metodo usato da Paolo Villaggio nel suo Fantozzi). Ed è altrettanto vero – come diceva Steve Allen – che la commedia non è altro che la somma di “tragedia più tempo”. Esacerbare delle atrocità, o guardarle da lontano nel tempo o nello spazio serve solo a farcele sembrare più irreali, assurde… e perché no? Divertenti.

ÈPOS, fumetto di Marco Galli, sembra nutrirsi proprio di questo, di una desolazione, una violenza, una follia, un’illogicità, un paradosso che a ogni secondo sembrano pronte a tramutarsi nel loro opposto, e molto spesso finiscono per farlo. E’ così infatti che in questo racconto di un’apocalisse dalle origini misteriose – che vuole essere prima di tutto metafora di un mondo e dei suoi abitanti, del sentito della cosiddetta “gente civile”, delle loro vite preda di sbandi nazionalpopolari e borghesi, paura, confusione e terrore – convivono bellamente a fianco di ironia, divertenti assurdità e paradossali baracconate.

Partono, le assurdità, direttamente dal titolo, che vuol essere anche una dichiarazione di intenti: ÈPOS, nella definizione del vocabolario che l’autore si premura di ricordarci, è l’epica, l’avventura, il viaggio dell’eroe. Ma nel mondo moderno, nel quale non si trova più epicità neanche a cercarla, il massimo dell’eroismo è rappresentato da vendicatori d’accatto, supereroi di borgata, o al massimo da un protagonista il cui unico scopo è tornare a casa sua. Per fare cosa? Apparentemente per non fare nulla, solo per avere un rifugio sicuro grazie al quale sottrarsi e dimenticare il caos che a quanto sembra si è abbattuto sulla città.

E le certezze sono così poche che anche questo caos è inconoscibile, forse c’è e forse no, tanto che viene il dubbio che questa fine del mondo non sia davvero arrivata. Ma al nostro eroe tanto basta per convincerlo che bisogna correre a chiudersi in casa, mentre per tutti gli altri è l’occasione tanto cercata per dare sfogo alle proprie personali ossessioni, o per prendersi la rivincita sul mondo, o anche semplicemente per fare le cose nel modo in cui avrebbero sempre voluto.

Èpos: una Kafkiana apocalisse piccolo borgheseIl viaggio del protagonista prosegue infatti tra continue deviazioni, sensi vietati e inversioni a “u” causate dai vari e anomali cittadini coi quali viene in contatto suo malgrado. E proprio in questo, nel non trovare, nel non capire, nelle cose che si agitano intorno, stanno il senso, il divertimento e la bellezza di ÈPOS, fumetto che cattura fin dalle prime pagine tramite una narrazione rapida ed efficace, visionaria e snodata, piena di cambi di scena, entrate e uscite di personaggi dei quali spesso non possiamo immaginare la sorte.

L’eroe è talmente poco eroico che viene continuamente deviato, si ritrova pagina dopo pagina a dipendere dalle scelte degli altri, immerso in panorami da incubo dai quali riesce a fuggire (mai a dominarli) per ritrovarsi poche pagine dopo invischiato in altri ancora peggiori.

E la bravura dell’autore sta giustappunto nel giocare con le aspettative del lettore, evitando accuratamente di raccontare chiaramente e con precisione ma limitandosi a suggerire. Forse per caso, forse senza ragionarci sopra, ma forse soprattutto sapendo che il lettore intelligente – anche se a volte non se ne rende conto – ha bisogno proprio di un racconto nel quale non tutto, anzi poco, è spiegato, in modo che possa egli stesso riempire i vuoti.

Il dono di Galli a livello di stile è anche questo: sapere istintivamente dove fermarsi, e cosa invece mostrare, in una ricerca del “perturbante” Freudiano che già avevamo rilevato nel suo breve racconto a fumetti pubblicato in un recente Dylan Dog Color Fest, e che sembra essere una delle sue doti di maggior effetto. Seguiamo dunque il viaggio del suo eroe senza nome in una città senza nome proprio perché non possiamo fare altro, anche noi succubi degli avvenimenti e senza la speranza di capire. Tutto sommato la cosa non ci dispiace affatto, anzi ci intrattiene e ci fa arrivare rapidamente alla fine del racconto mantenendo intatta la nostra soddisfazione, anche se va detto che sul lungo percorso non manca qualche piccola perplessità.

In effetti, se si tralascia per un attimo lo stile e ci si concentra invece unicamente sui contenuti, in Èpos si ha una sottile sensazione di incompletezza finale già percepita in altri lavori dell’autore. Una vaga indecisione, o forse il fatto che i non detti anche questa volta siano troppi. Forse perché il progetto richiedeva proprio questo.Forse perché su alcuni punti non c’era in realtà molto da dire. O magari perché sono mancate le capacità di intavolare una trama anche ricca o compiuta.
Facendo un paragone di intenti con La terra dei figli di Gipi, nel quale l’autore si è “sporcato” con la narrazione popolare e con un impianto avventuroso ben definito, vissuto in maniera convincente e profonda ma sul quale ha innestato il suo stile e le sue tematiche, possiamo dire che invece in ÈPOS sembra prevalere solo la seconda parte. Questo rimane comunque l’unico possibile difetto di un’opera che resta di grande spessore e stile: pochi autori avrebbero creato tanto, e in modo tanto efficace, partendo da una mancanza forte come questa.

Èpos: una Kafkiana apocalisse piccolo borgheseSe il narrato è valido, lo è altrettanto il disegno, di matrice underground (se mai questa definizione oggi ha ancora un senso) e apparentemente povero, ma in realtà essenziale, comunicativo, e tanto inquietante quanto i testi. Sospeso tra espressionismo tedesco, José Munoz, il primo Andrea Pazienza e chissà quali altre fonti di ispirazioni, lo stile si piega alla narrazione senza mai perdere in potenza comunicativa, e rifugge dal realismo e dalla logica rappresentativa quando la narrazione lo richiede.

Paradossale fonte d’inquietudine è rappresentata dall’apparente ossessione di Galli per bocche spesso semi aperte, composte da labbra superiori spesso assenti e labbra inferiori carnose e sempre in evidenza, che forse con una sottile esagerazione potremmo definire “Cronemberghiane”, unite a lingue che fanno capolino e soprattutto a denti bianchissimi, allungati, imperfetti, sempre ben separati gli uni dagli altri, potenti nella loro solidità al punto che sembra quasi di poterli toccare, e che sembrano non aspettare altro che un maniaco che li infranga sbattendo il cranio del loro possessore addosso a un ripiano di marmo. Proprio come in quel vecchio film.

Altro punto di forza del disegno sono sicuramente ombre dalla potenza espressionista, inserite non secondo logica ma secondo sentimento, pronte a scivolare addosso a persone e oggetti come cose vive, adoperate senza parsimonia da Galli per trasmettere ansia e orrore ai propri lettori. Ombre che hanno perso quasi ogni pretesa di realismo tramutandosi in pezzi di un puzzle arcano, come macchie d’inchiostro o pozze di bitume che costantemente cercano di coprire ogni cosa.

Tutto questo, storia e disegno, contribuiscono dunque a creare un amalgama ben riuscito, che non cede mai ansietà ma mantiene intatte le sue premesse fino all’ultima pagina. ÈPOS è un fumetto compiuto, che fa bene il suo dovere, che trova un suo senso sia nell’evocazione di atmosfere sia nel tentativo di ritrarre in modo surreale, forse Kafkiano, il nostro mondo e alcune delle figure paradossali che vivono al suo interno. Privo di perfette distinzioni tra bene e male, ma condannato apparentemente a un caos che cova appena sotto la superficie delle cose, ÈPOS si rivela il progetto interessante di un autore elegante e raffinato, sicuramente da tenere d’occhio.

Èpos: una Kafkiana apocalisse piccolo borgheseGiunti a questo punto però è doveroso spendere due parole anche riguardo la realtà personale dell’autore, e di quella fumettistica dalla quale questo lavoro nasce.

Èpos è un fumetto speciale perché è il primo lavoro del rinnovato progetto Stigma fondato da Akab, che mira a mettere al centro di tutto gli autori e del quale fanno parte tra gli altri Marco Corona, Alberto Ponticelli, Luca Negri, Dario Panzeri e altri. Il gruppo ha recentemente iniziato una collaborazione con Eris Edizioni, ottima casa editrice che da qui in avanti si occuperà della distribuzione e dell’apparizione dei volumi Stigma nelle fiere e in fumetteria; fermo restando che Stigma non diventerà una collana Eris, ma manterrà la sua indipendenza e autonomia creativa.

ÈPOS è appunto il primo volume di questo nuovo catalogo – in realtà una storia ideata nel 2015 e modificata dal suo autore in occasione di questa sua prima pubblicazione – e la sua venuta alla luce è stata preceduta da un interessante metodo di lancio: un pre-order online che ha consentito ai lettori di procurarsi il volume allo stesso prezzo, ma in anteprima, e con un ulteriore albo compreso, che non verrà ristampato o rieditato. A questo va aggiunta anche la colonna sonora, scaricabile seguendo un link presente nei fumetti Stigma, ognuno dei quali, nei progetti degli autori, ne ha una autonoma. Metodo interessante, che fa buon uso dei social media, e che è progettato con senso e rispetto del pubblico. ÈPOS dunque, parte già con il piede giusto.

Ma Èpos ha un’importanza speciale anche perché rappresenta il ritorno vero e proprio di Galli alla pubblicazione con un volume unico dopo che l’autore è stato colpito in tempi recenti da una forma di paralisi progressiva a base infettiva conosciuta come sindrome di Guillain-Barrè, che lo ha costretto per mesi a letto, totalmente dipendente e collegato a un respiratore.

Secondo Galli stesso questa graphic novel, disegnata prima dell’arrivo della malattia, rappresenta dunque il suo personale “fumetto maledetto”; anche perché vi appare un personaggio simile a lui che improvvisamente si ritrova in una situazione simile a quella che egli avrebbe vissuto di lì a poco. Alan Moore avrebbe apprezzato il tentativo di parallelismo, data la sua convinzione che ciò che un artista crea influenza la sua realtà. Ma mettendo parte teorie più o meno magiche, quello che resta e che conta è prima di tutto la soddisfazione di vedere di nuovo in salute una persona, e di rivedere all’opera un fumettista di sicuro talento.

Abbiamo parlato di:
Èpos
Marco Galli
Stigma, marzo 2018
130 pagine, brossurato, bianco e nero e colore – 17,00 €
ISBN: 9788898644490

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