Garth Ennis – Hellblazer: figlio dell’uomo

L'ultimo Hellblazer di Garth Ennis è poco più che un divertissment, notevole in alcune battute ma ininfluente per quanto concerne biografia e mitologia del personaggio.
Articolo aggiornato il 21/12/2015
Garth Ennis - Hellblazer: figlio dell'uomo

Copertina di n. 129 © dc Comics/Vertigo

Nel finale del ciclo precedente, Costantine  conclude a suo modo, sorride guardando in camera e invita tutti quanti ad andare a nanna, ’fanculo…

E ci piace pensare che sia proprio quel gesto a segnare la conclusione del rapporto fra Ennis e Constantine e non il simpatico ma leggero ciclo del 1998, Figlio dell’uomo, nel quale Ennis si diverte, coadiuvato da , a ripercorrere un episodio del passato di Constantine.

La storia in questione è poco più che un divertissment, notevole in alcune battute ma ininfluente per quanto concerne biografia e mitologia del personaggio.
John Higgins ha uno stile particolare, molto caricaturale e deformante che mal si accorda con il personaggio, finendo per conferire alla storia un overload di toni fra il grottesco e il comico che distraggono l’attenzione del lettore da quanto accade.
Meglio quindi concentrare l’attenzione vuoi su alcuni azzeccati giochi con il tono-colore di certe scene, vuoi su certi momenti di estremo disgusto (la demoniaca gestazione su tutti) che costellano un volume altrimenti poco significativo, sia per il warlock inglese sia per la carriera dell’autore stesso.

Autore che, riagganciandomi a quanto detto all’inizio, tanto ha dato a Hellblazer quanto ha ricevuto: ha portato la serie a ottimi livelli di vendita e con buona probabilità salvato il personaggio da un destino di testata di nicchia, così tipico per certe realtà Vertigo.
In cambio Ennis ne ha ricavato fama, la giusta introduzione negli ambienti statunitensi e gran parte delle intuizioni in seguito utilizzate in Preacher.
Si sono incontrati, in sostanza, due gran bastardi, uno inglese e l’altro irlandese: hanno bevuto qualche pinta insieme, si sono raccontati alcune storie condite da un sacco di parolacce e alla fine si sono salutati alzando il dito medio, ognuno convinto di aver fottuto l’altro.
E da questo incontro quelli che ci hanno guadagnato più di tutti siamo noi lettori.

Grazie John, grazie Garth, alziamo il boccale alla vostra!

1 Commento

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  1. CREPASCOLO

    5 settembre 2013 a 16:17

    Mi permetto di non essere d’accordo: si tratta, a mio modesto e sindacabilissimo avviso, di una storia che funge da camera di decompressione per Ennis che risale in superficie dopo la lunghissima e distante run in cui, per forza di cosa, sia Garth sia il personaggio si erano presi davvero sul serio , il tutto travestito da divertissment. Fatte le debite proporzioni è l’equivalente di quanto ha fatto Alan Moore quando – realizzato che i suoi Watchmen avevano filiato una demoniaca progenie di vigilantes grim and gritty- – si è dedicato alla riscrittura del mito di Supes attraverso il suo clone Supreme o alla run dei ‘Cats che parte con due squadre contrapposte che hanno continuato a combattere x millenni una guerra che non aveva + senso.
    Ed ecco quindi un Constantine che è ancora il ciarlatano che rischia il tutto per tutto , ma anche il buffone che si chiede se si vince qualcosa nel fare l’amore con una lesbica.
    Personalmente poi preferisco John Higgins – sia qui sia al lavoro sulla run di Warren Ellis che ha toni ben più cupi – a Dillon che è bravissimo a far recitare i suoi personaggi, ma ha un tratto che non buca la pagina ( ben lontano dalla stilizzazione elettrica e sintetica di John Byrne da cui prende le mosse ) . Si tratta sempre di valutazioni personali, claro que si, ma Hellblazer balla meglio nelle fiamme quando la matita è in mano a Manco, Teran , Bisley, McKean, Philips, Pleeece, Pyers Rayner, Corben, Jock, Guy Davis e persino Simpson , ma con altri inchiostratori. Sarebbe stato bello vederlo – quando ancora era un personaggio Vertigo – danzare al suono della musica di Mark Texeira, Tom Mandrake, Tony Salmons , to name a few. Pazienza.

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