Dylan Dog e la vita della morte

Dylan Dog e la vita della morte
Nello speciale di “Dylan Dog” Bilotta e Ambrosini realizzano una storia intensa e sofferta che torna alle radici della saga del Pianeta dei Morti.

Pur proseguendo in maniera coerente la saga del Pianeta dei Morti, ogni episodio che la compone rappresenta qualcosa di diverso dai precedenti, un’impostazione imprevedibile e proprio per questo stuzzicante, capace di cambiare il punto di vista sullo scenario di questa realtà distopica e sconfitta, preda di un implacabile virus che riporta in vita i morti, chiamati Ritornanti.

Speciale_dylan_dog_34_coverIl discorso vale a maggior ragione per La grande consolazione, storia ospitata nell’annuale Speciale che si occupa da ormai cinque anni di pubblicare questa storyline parallela creata e sviluppata da .
Mentre negli anni scorsi abbiamo osservato il mondo con gli occhi di un redivivo Xabaras piuttosto che con quelli di un gruppo di Ritornanti evoluti e coscienti di sé, stavolta la sceneggiatura ci fa seguire le sorti di Bethany, una misteriosa ragazza del 1100 dotata di alcune peculiarità sovrannaturali, che sembrano renderla immortale.
Affrontiamo quindi una cavalcata attraverso i secoli, nel corso della quale la fanciulla fatica ad accettare la propria natura, ma si adatta al nuovo contesto in cui si trova a vivere, fino a prendere coscienza di sé stessa e del proprio ruolo nel creato.

Un racconto solo apparentemente scollegato dal resto della vicenda e che fa invece da perfetto contraltare a quanto visualizzato nel presente, nel quale Dylan Dog apprende una nuova verità sull’origine del virus.

“Io non uccido nessuno, accompagno soltanto. Sono un fattorino.”

Speciale_dylan_dog_34_1La storia che ci narra Bilotta è quella della Morte, personaggio ricorrente nelle storie dell’Indagatore dell’Incubo e in particolare in questa saga.

Per essa l’autore crea una mitologia affascinante e volutamente non spiegata in ogni suo aspetto, ma proprio per questo riuscita: non sarebbe così seducente se non avesse qualche ombra, come tutte le leggende.
Ma il concetto della Morte come “portatrice di anime”, scelte in realtà da qualcuno al di sopra di lei, è qui sviscerato in maniera ammaliante e inquietante, un mix formidabile di sensazioni che permangono anche alla fine della lettura. L’aspetto più interessante di questa nuova mitologia sta nel fatto che vi sia una sorta di ricambio generazionale attraverso la creazione periodica di esseri atti a ricoprire questa funzione ad un certo punto della loro esistenza, dotata di un così lungo preambolo proprio per consentire loro di apprendere quanto più possibile sull’umanità.

Il modo con cui questi elementi trovano duplice sbocco, da una parte in Attraverso lo specchio – decimo albo della serie regolare di Dylan Dog – e dall’altro nel motore stesso del Pianeta dei Morti, è eccellente, perché dà l’idea di un puzzle in cui i pezzi si incastrano perfettamente tra loro e iniziano a formare il disegno dello sfondo, che finora appariva incompleto e adesso, in maniera naturale, trova un approfondimento significativo.

Il personaggio della Morte acquisisce qui un’inedita profondità, rispetto alle sue precedenti apparizioni nella serie, donandole una connotazione meno appiattita sulla visione classica che se ne ha e più “partecipe”, un po’ come aveva fatto Neil Gaiman con la Death di Sandman, pur con un approccio differente.
Ma sempre all’opera Vertigo Bilotta sembra guardare, in un passaggio narrativo strategico di La grande consolazione: la Morte si trova infatti imprigionata, in un dato momento della sua storia, in una condizione nella quale non può svolgere il proprio compito. Tale risvolto non può non ricordare l’analoga circostanza in cui Morfeo, protagonista di Sandman, si trova nel primo arco narrativo della serie, anche negli effetti che questa costrizione ha sui due personaggi, sulla loro personalità e sul loro ruolo all’interno del grande sistema universale.

Tratto ruvido per esistenze oscure

Speciale_dylan_dog_34_2Ai disegni dell’albo troviamo , che si presenta con uno stile decisamente più canonico per gli standard Bonelli rispetto al Paolo Bacilieri dell’anno scorso e al Sergio Gerasi di un paio d’anni fa.

Il tratto di Ambrosini appare sporco, ruvido, quasi “graffiante” nel suo dare forma ai personaggi – in particolare i loro volti – e ai paesaggi. La settima tavola, quella con il titolo della storia, è un buon esempio di questa osservazione: una splash page in cui le ombre e i neri sono resi tramite un tratteggio molto fitto che contribuisce a rendere “vissuto” l’aspetto di un’abitazione del 1100.
Ma anche le tante linee nervose sul viso del misterioso comico, che appare in diversi punti dell’avventura, della stessa Bethany e di Dylan costituiscono il mezzo con cui il disegnatore trasmette al lettore i sentimenti di questi personaggi e l’intensità degli sguardi, che appaiono ricchi di dettagli.

Il risultato finale è un’estetica quasi rude, molto diretta e opprimente: se da una parte queste emozioni sono coerenti con la sceneggiatura crepuscolare e “dannata” di Bilotta, dall’altra la resa non è sempre perfetta. Le facce di alcuni personaggi secondari non traggono gli stessi benefici di quanto accaduto per quelle dei protagonisti, apparendo in certi casi appena abbozzate e incomplete.
In taluni passaggi, poi, le chine sono troppo pesanti e su delle matite già così dettagliate portano a vignette un po’ cariche e dall’aspetto “pasticciato”.
L’esito della parte artistica del numero è dunque molto altalenante, con soluzioni interessanti alternate a momenti poco convincenti.

Speciale_dylan_dog_34_3La gestione della griglia è molto classica, con poche deroghe (pagina 12, la splash page di cui sopra e una quadrupla ben giocata), ma funziona nella scansione del ritmo narrativo.
Nota di merito per la spiazzante prima tavola, dove i bordi delle vignette semplicemente non esistono e il personaggio in scena recita su una pagina bianca priva di confini; un modo interessante di rendere un’introduzione già di per sé tutta da decifrare.

Il mondo del Pianeta dei Morti arriva con questo volume a un punto di svolta inaspettato e dalle grandi potenzialità. Alessandro Bilotta sembra qui avere ben chiara la direzione della saga e le sue connessioni con la mitologia “dylaniata” nel senso più ampio del termine.
La speranza è che nei prossimi appuntamenti l’autore prosegua altrettanto coerentemente alcune sottotrame ad ora apparentemente accantonate, come quella delle Oasi e la figura di Bloch, introdotta un anno fa ma in quest’occasione appena accennata.

Abbiamo parlato di:
Speciale Dylan Dog #34 – Il Pianeta dei Morti: La grande consolazione
Alessandro Bilotta, Carlo Ambrosini
, 2020
160 pagine, brossurato, bianco e nero – 6,50 €
ISSN: 977112365900000034

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