Dylan Dog #378: storia di un fantasma senza infanzia

Dylan Dog #378: storia di un fantasma senza infanzia
In “Dormire, forse sognare”, sceneggiato da Gigi Simeoni sui disegni di Giovanni Freghieri, l’indagatore dell’incubo si trova faccia a faccia con uno spettro. Dare un volto a quell’apparizione significa salvare Timmy, che giace addormentato e sospeso nel tempo dei suoi sei anni.

Si respira aria di “old boy” sin dalle prime battute della sceneggiatura di , in questo numero che si profila come una storia di orrore e misteri alla vecchia maniera, quella in cui il fulcro del racconto è dato dalla componente sovrannaturale. Nell’incipit, il flashback ambientato nel 2006 mostra un uomo durante la quotidiana passeggiata serale con il suo cane, Syd, ma a un certo punto accade qualcosa di inquietante: dal citofono di un palazzo là accanto parte la voce di una bambina che chiede aiuto. Una voce che non dovrebbe esistere, dal momento che il palazzo da cui proviene è un insieme di ruderi demoliti.
Dieci anni dopo quello stesso uomo, Dave Farrington, suona al campanello di Craven Road n. 7 per ingaggiare : il fantasma di una bambina è comparso nella sua vita e sembra cercare qualcosa, mentre suo figlio Timmy da due anni giace immobilizzato in ospedale preda di un sonno che ne ha sospeso la crescita, un sonno da cui non riesce a riemergere e che sembra indotto proprio dallo spettro della bambina.Dylan-Dog-378-e1520196208890_Recensioni

I disegni di accompagnano l’indagine con uno stile a cavallo fra china, matita e carboncino. Il tratto non è sempre pulito né risponde a canoni classici di inchiostrazione, in alcune vignette è rapido e onirico, ma mantiene sempre salda la dinamica della tavola e degli spazi bianchi con maestria. Perfetto per una storia di fantasmi perché ha un’intensità emotiva che imprime ancora più forza alla sceneggiatura.

Non mancano, tra l’altro, i “luoghi comuni” del genere ghost: bambini e animali sensitivi, capaci di vedere oltre la realtà e comunicare con gli spiriti; ruderi abbandonati come luoghi d’elezione per fenomeni poltergeist; oggetti misteriosi del passato riportati nel presente dalla mano di uno spettro, quello che in gergo medianico viene definito “apporto”.

Anche il lettore si trova fra le mani un inaspettato apporto, in questo caso la presenza dell’ispettore Bloch che torna a Londra per aiutare il suo figlio mancato a risolvere l’indagine, anche se questo significa fare i conti con un passato doloroso che coinvolge in parte suo figlio Virgil, la sua vita e la sua morte.

Bloch e Dylan come Sherlock e Watson ancora una volta insieme per riportare a galla una verità che si rivela più crudele di quanto a prima vista ci si immagini, come capita negli horror psicologici che, pur lineari nel plot fatto spesso di abusi e violenza, riescono comunque a tenere il lettore con il fiato sospeso. Sullo sfondo della rinata collaborazione fra Dylan e l’(ex) ispettore si stagliano le due spalle comiche dei protagonisti, Groucho e Jenkins, con una serie di battute iconiche che piacciono al vecchio amante dell’indagatore dell’incubo.

Dylan-Dog-378-syd-e1520196293797_Recensioni Il nuovo corso della testata è appena accennato, con una Rania vagamente risentita con Dylan Dog per la sua storia con Tracy (Dylan Dog #377). Dormire, forse sognare entra a buon diritto in quei nuovi numeri in cui si ritrova la vera essenza del personaggio creato da Tiziano Sclavi, volutamente accentuata da un passaggio narrativo in cui Dylan arriva perfino a dare un pugno a un balordo (uno che fa la ronda al quartiere) perché si permette di sferrare un calcio al cane Syd che, proprio come l’indimenticabile Botolo, guida l’indagatore nel luogo in cui tutto è nato.

Fra le immagini più belle restano le matite con cui Freghieri ha dato un’anima alla piccola Nina, le bambole di pezza dalle inquietanti fattezze vudù (richiamo presente anche nella cover di Gigi Cavenago) e i tributi a Poe e a Escher, fatti di muri che custodiscono segreti e scale e scacchiere che donano al volume un fascino esoterico.

Apprezzabile anche il finale, liberatorio e al tempo stesso tragico, sceneggiato sotto forma di favola nera. Perché, nelle storie dell’orrore, il bello è proprio accordare piena fiducia al patto narrativo con lo scrittore, dimenticare l’analisi e la schiera di sovrastrutture politiche, sociali e morali e farsi trasportare dalla storia.
Perché, nonostante i fantasmi si somiglino un po’ tutti e si intuisca senza sforzo il finale, ci si ferma comunque ad ascoltare i loro echi, quasi a rendergli la giustizia che non hanno avuto in vita.

Abbiamo parlato di:
Dylan Dog #378 – Dormire, forse sognare
Gigi Simeoni, Giovanni Freghieri
, febbraio 2018
96 pagine, brossurato, bianco e nero – 3,50 €
ISBN: 9771121580009

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