Dylan Dog #373 – La Fiamma: cani al guinzaglio

Dylan Dog #373 – La Fiamma: cani al guinzaglio
Emiliano Pagani e Daniele Caluri conducono Dylan Dog attraverso le storture di una società afflitta da una comoda “cecità”.

La Fiamma, numero #373 della serie di , segna l’esordio della storica coppia dei Paguri (lo sceneggiatore e il disegnatore e sceneggiatore ) sulla testata mensile dell’indagatore dell’incubo. Anzi, un esordio a metà, visto che, se il disegnatore ha già illustrato le avventure di Dylan in passato, per Pagani è un vero e proprio debutto.

Nella storia ideata dai due autori toscani, Dylan si trova involontariamente coinvolto nei violenti scontri tra la polizia e alcuni abitanti di uno dei quartieri periferici e degradati di Londra, seguiti alle lunghe manifestazioni di protesta in merito alla decisione di ampliare la nuova discarica locale.

Lo scrittore decide di mettere Dylan al centro di un contesto quanto mai reale e conflittuale. È un numero ben scritto, dalle tempistiche frenetiche; diretto, veloce e d’impatto come un pugno nello stomaco (come uno dei tanti che il protagonista si prende nel corso della storia).

All’inizio Dylan viene presentato come sorta di “grillo parlante” che tenta di dare sempre una risposta sensata all’inutilità della violenza contro violenza scaturita dalle iniziali proteste pacifiche; la sua figura appare quasi demitizzata da “colto, aperto e illuminato” a “borghesuccio”, in una sorta di atto di accusa al personaggio.
Ben presto però la sua caratterizzazione cambia, ed egli viene assalito da dubbi etici e morali
sulla veridicità della sua visione dei fatti e dalla dimensione reale del suo coinvolgimento personale, indeciso se rimanere neutrale oppure agire in maniera più diretta e attiva.

Interrogativi che Dylan vede ampliarsi sempre di più a causa dei metodi di un enorme e feroce poliziotto in tenuta antisommossa, in cui si convince di vedere un essere soprannaturale, un demone.
Abuso di potere, la verità distorta e fittizia della televisione, l’utilizzo inappropriato dei social, la vacuità delle parole sui fatti, il potere contagioso della violenza. Sono tanti i temi e la carne messa al fuoco dai due autori, in un numero che invita chiaramente ad agire e pensare più spesso in prima persona, a liberarsi dai guinzagli (e qui Dogs, il titolo originale previsto per la storia, era sicuramente più incisivo) e dai paraocchi che ci fanno distogliere lo sguardo dalle situazioni che non ci riguardano personalmente.

Un incubo metropolitano in cui la distinzione tra bene e male rimane sfumata e che trae ulteriore giovamento dalla bella prova di Daniele Caluri ai disegni. Le sue anatomie perfette, la sua abilità nello sviluppare una serie di tavole narrativamente efficaci e di grande impatto, senza il bisogno di “giocare” o sperimentare eccessivamente con la gabbia bonelliana, lo impongono ancora una volta come uno dei migliori esponenti del segno realistico e della linea chiara italiana.

È un numero metaforico che rischia sapendo di farlo, che nella parte iniziale si affida forse a dialoghi fin troppo retorici e con alcuni passaggi non chiarissimi, come il messaggio che verso il finale Dylan riceve sul cellulare della ragazza, un episodio che rischia essere di bollato come demagogico, schierato, populista.

Nello stesso tempo è però un episodio creato e sviluppato da due autori che osano in maniera diretta e consci di quello che vogliono comunicare attraverso il personaggio allegorico di Dylan Dog, efficace termometro sociale se ben utilizzato. Un numero che fa pensare, ragionare, e quando un libro, un film o un fumetto, come in questo caso, portano a riflettere significa che hanno raggiunto l’obiettivo.

Abbiamo parlato di:
Dylan Dog #373 – La Fiamma
Emiliano Pagani, Daniele Caluri
, 2017
96 pagine, brossurato, bianco e nero – 3,50€

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