Dreaming Eagles: il nemico è tra noi

Dreaming Eagles: il nemico è tra noi
In "Dreaming Eagles" di Garth Ennis e Simon Coleby, un padre racconta al figlio le proprie imprese come pilota di caccia.

DREAMING-EAGLES-1_Page_1-stretta-e1511378705505_Recensioni Il caso: tra me e la lettura di Dreaming Eagles si è inserito Ta-Nehisi Coates, pluripremiato giornalista e, più recentemente, anche scrittore di fumetti.
Infatti, nelle stesse settimane ho avuto tra le mie mani sia il volume sceneggiato da e disegnato da Simon Coleby che Tra me e il mondo, lunga lettera che Coates ha indirizzato al proprio figlio, un vero e proprio saggio sul corpo nero, martoriato e sfruttato nel corso dei secoli, affinché il Sogno Americano potesse cominciare e perdurare.

Per lo scrittore di Baltimora il Sogno è affare dei bianchi, o meglio, di coloro che vogliono essere bianchi. E di Sogno e di bianchi, ma soprattutto di corpi neri, parla Ennis con i suoi sei capitoli ambientati tra gli anni Sessanta e i cieli della Seconda Guerra Mondiale.

Lee Atkinson è un giovane afroamericano che rincasa con un occhio pesto, prezzo salato pagato per essere andato ad ascoltare quel seminatore di zizzania del Dottor King, come lo definisce suo padre Reggie Atkinson. Quest’uomo, la cui quotidianità remissiva e silenziosa trascorre dietro il bancone di un pub, dal 1942 al 1945 si è opposto alle “stupidaggini razziste di Hitler“, consapevole di un’atroce verità: il nemico non era quello con la svastica al braccio, bensì l’uomo bianco col cuore a stelle e strisce. Il nemico era in casa: “Sono andato in guerra contro i nazisti e, per venticinque anni, ho avuto paura solo degli americani“.

Come accennato, nel libro di Coates la parola “corpo” ricorre moltissime volte e lo stato emotivo che a essa si lega è la paura di perderlo. Simile la premessa di Dreaming Eagles: Reggie, naturalmente, desidera che suo figlio rimanga in vita, ma non riesce a dialogare con lui, non riesce a farlo ragionare, a trasmettergli l’affetto che prova. Lee, dal canto suo, non capisce come un uomo che ha ucciso i nazisti possa pretendere che un ragazzo subisca in silenzio i soprusi di chi si sente superiore. Come nel Medioevo per spiegare qualcosa si ricorreva spesso all’exemplum, così il padre apre con dolore il cassetto dei ricordi e, birra in mano, comincia a raccontare le sue vicissitudini come membro della prima squadriglia caccia di piloti neri.

Salvo alcune brevi incursioni nel presente della narrazione, la trama si svolge come un lungo flashback attraverso il quale l’autore ricorda che una parte, seppur piccola, della Seconda Guerra Mondiale ha visto protagonista un gruppo di uomini che non si sono fatti scalfire dal razzismo, continuando a combattere per favorire il cambiamento di quell’America che li depredava dei meriti quando non li mandava a morire, boicottandoli.

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Nella postfazione, contenuta nel volume pubblicato da , Ennis spiega che quando scrive una storia con ambientazione militare cerca di essere il più accurato possibile dal punto di vista storico, mentre solo secondariamente si preoccupa di inventare personaggi interessanti. Continua affermando che evita di utilizzare persone realmente esistite per non mancare loro di rispetto, ma precisa che ha dovuto fare un’eccezione per Dreaming Eagles, inserendo Benjamin O. Davis, definito da Reggie il miglior comandante che abbia avuto.

Il motivo è semplice: quest’uomo nella sua vita non si è mai dato per vinto. Sebbene nel fumetto abbia il ruolo di un comprimario, egli sintetizza il nucleo della storia perché, attraverso le parole sagge e il comportamento rispettoso ma risoluto, si è battuto per invertire una tendenza che purtroppo era ancora valida nel 2016, quando Coates scriveva: “Noi siamo prigionieri, fratello, circondati dai banditi dell’America, molto più numerosi di noi“.

Attenzione, però. Garth Ennis non vuole farci la morale, ci vuole coinvolgere, desidera che ci sentiamo parte della Storia e di una storia, quella personale del Capitano Atkinson, lasciando a noi il giudizio, sebbene sia scontato simpatizzare con il protagonista e la “parte lesa”.

L’emotività è un fattore dominante della narrazione, riscontrabile tanto nei rapporti tra i personaggi quanto nelle parole usate da Reggie per raccontare le imprese della sua squadriglia. Da un dialogo tra moglie e marito emerge il realismo dei sentimenti, si avverte tutta la preoccupazione dei genitori per il loro figlio, unita alla naturale difficoltà di accettare che quest’ultimo possa correre il rischio di perdere il proprio corpo. Per quanto riguarda la narrazione in prima persona dei fatti accaduti durante il conflitto, si ha la sensazione ascoltare dal vivo la voce dell’ex pilota, con la modulazione del tono, le pause, i nodi alla gola.

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Il punto debole forse va ricercato nelle digressioni tecniche che Ennis si concede di tanto in tanto. Mentre in Johnny Redaltro recente lavoro dell’irlandese ambientato nei cieli della Seconda Guerra Mondiale – si sofferma sulla descrizione degli aerei, senza risultare pesante, in questo caso si dilunga circa le manovre dei velivoli. Per quanto le informazioni che occupano i balloon di Dreaming Eagles si basino sull’esperienza diretta di Ennis, che ha potuto pilotare alcuni dei modelli citati, al lettore “profano” esse risultano meno digeribili dei brevi e più freddi dati elencati nella storia dedicata all’aviatore inglese.

Restiamo per un attimo nell’ambito del confronto con Johnny Red per prendere in esame il ritmo della narrazione. Quest’ultimo (edito in Gran Bretagna da Rebellion) soffre un andamento intermittente, fatto di accelerazioni soffocate da brusche frenate. Lo stesso discorso non si applica al lavoro svolto su Dreaming Eagles (edito dall’americana Aftershock), poiché a una partenza lenta fa seguito un progressivo crescendo assecondato dai disegni di Simon Coleby.

dreamingeagles-stretta-ok-e1511378522954_Recensioni Per buona parte dei primi tre capitoli l’artista britannico suddivide le tavole in vignette di medie dimensioni, senza derogare neppure quando iniziano a comparire i primi aerei. Diversamente, superata la metà del volume i riquadri diventano più grandi, fino a trasformarsi in pagine doppie, nelle quali i caccia si danno battaglia senza esclusione di colpi. Tende così ad affievolirsi la sensazione che i disegni si limitino ad accompagnare la sceneggiatura, senza aggiungere ulteriore incisività al fumetto.

Rimane costante l’insistenza sui volti dei personaggi, con alcuni primi piani talmente stretti da tagliare parte del viso, per focalizzare l’attenzione sui dettagli. Gradualmente la tecnica tende a rivelarsi un boomerang, dal momento che i tratti somatici pagano sia una limitata differenziazione che una scarsa espressività. Al contrario, nei campi larghi Coleby libera la propria esuberanza, dando vita a sequenze spettacolari che rendono superflui, o perlomeno sintetizzabili, i testi di Ennis riguardanti avvitamenti e altre manovre, di cui si è parlato in precedenza.

Come testimoniano le pagine 89-94, l’impegno del disegnatore si apprezza maggiormente quando raffigura i caccia e i loro voli acrobatici piuttosto che le sagome rigide degli esseri umani. Più uniforme, invece, si mantiene l’apporto del colorista John Kalisz, abile a far emergere i velivoli dallo sfondo profondo del cielo.

È curioso riscontrare che, mentre le battaglie si svolgono soprattutto alla luce del sole, le sequenze dialogate sono ambientate nelle ore più buie, come se il giorno assecondasse gli stati d’animo dei personaggi, paradossalmente più a loro agio tra i nemici nazisti che tra i commilitoni bianchi. Di notte si sfoga l’ignoranza, il sarcasmo diventa insulto palese. Infine, le tinte scelte con cura diventano fondamentali quando si tratta di distinguere le livree americane da quelle tedesche.

La vita dei neri vale poco, ma in America i corpi dei neri sono una risorsa di valore incomparabile“: Ta-Nehisi Coates lo scrive e lo ribadisce più volte nel suo libro, Reggie Atkinson, capitano di squadriglia inventato da Garth Ennis, lo sottolinea con la propria esperienza. Dreaming Eagles, a differenza di Tra me e il mondo, non è un grido né una sorta di testamento prematuro, è il ritorno di un fumettista all’impegno che gli ha consentito di essere acclamato dalla critica e dal pubblico in passato.

È anche un’evoluzione e un nuovo passo su una strada che sembra essere stata tracciata anche con il troppo calcolato Johnny Red. È la testimonianza che non occorre inondare le pagine con litri di sangue per arrivare al cuore del lettore, che anche con qualche parolaccia in meno il messaggio risuona forte e chiaro.

Abbiamo parlato di:
Dreaming Eagles
Garth Ennis, Simon Coleby
Traduzione di Leonardo Rizzi
SaldaPress, ottobre 2017
168 pagine, brossurato, colori – 15,90 €
ISBN: 9788869192852

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