“Dodici” di Zerocalcare: una ri-lettura in quarantena

“Dodici” di Zerocalcare: una ri-lettura in quarantena
Cosa hanno in comune un'apocalisse zombi e l'Italia ai tempi del Covid-19? Rebibbia e l'ironia di Zerocalcare. "Dodici", il predecessore di Rebibbia Quarantine.

Tutto è sempre scorso lento a Rebibbia. Per questo quando sono arrivati gli zombi il ritmo non è cambiato tanto.

Dodici_copertinaDodici (2013) è il quarto libro di , pubblicato dalla casa editrice . Il fumetto, ambientato a Rebibbia in tempi di apocalisse zombi, narra le peripezie di un gruppo di ragazzi che tentano di salvarsi. Dunque uno scenario ampiamente ispirato alla celebre saga “dei morti viventi” del regista George A. Romero, citato direttamente svariate volte: “Così parlò George Andrew Romero. Si diventa zombi solo col contagio.

Ciò che rende originale l’opera, però, è lo stile identificativo di Zerocalcare: non solo per quanto riguarda i disegni, bensì anche per le tematiche. Infatti la sfera nazionale si fonde con quella locale, presentando così una lingua “sporcata” dal dialetto romano; Rebibbia diviene la protagonista indiscussa, simbolo di un legame viscerale con le proprie radici: “Alla fine, se proprio devo morire, almeno muoio qua a Rebibbia.

Radici identificabili, inoltre, con numerosi aneddoti legati al luogo e alla sua infanzia, con la storica amicizia tra il suo alter ego e il personaggio di Secco e con la costante presenza di una cultura pop contemporanea, parte integrante della propria formazione attraverso film, videogiochi, giochi di ruolo, ecc., che rende il suo sapere situato, a livello geopolitico e generazionale.

Nel contempo, ad incuriosire il lettore è la struttura del fumetto, poiché una trama potenzialmente lineare viene frammentata creando un intreccio temporale e un crocevia di sotto-trame. Infatti la storia presente, segnalata con la scritta “ora” e rappresentata in bianco e nero (e rosso), si alterna con il racconto della giornata, scandito in ore e dalle illustrazioni colorate. In aggiunta appaiono altri due cambiamenti di stili che si inseriscono nella linea temporale, ma che risultano atemporali: il soliloquio dell’alter ego di Zerocalcare, tramortito e incosciente, caratterizzato da una tavola a pagina intera e da un filtro color pesca; la narrazione di un “altrove” dagli spessi bordi neri e dal filtro blu, con protagonista un uomo smascherato. Alla fine l’autore non lascia nulla al caso, concludendo tutte le sotto-trame aperte e dando risposta e soluzione ai quesiti dei lettori.

Una lettura gradevole e riflessiva, accompagnata dal tono ironico -a tratti sarcastico- di Zerocalcare. Un racconto che ben si modella all’attuale periodo storico di inizio 2020: di fatti la ri-lettura in chiave quotidiana, ossia ai tempi del Covid-19, appare immediata.

Innanzitutto la paura del contagio, che rende “l’altro” un nemico e che boicotta la capacità critica in nome della salvezza. Così i personaggi sono barricati in un appartamento da mesi, costretti ad uscirne (sporadicamente) solo quando spinti da necessità e non senza dei dispositivi di protezione individuale (un rotolo di gommapiuma).
Passatempi moderni, come la play station, diverbi causati da incomprensione e da una convivenza forzata, desideri fisiologici inappagati e repressi, come il sesso, hanno caratterizzato tanto la nostra quarantena quanto quella dei quattro protagonisti.
Una sorta di apocalisse che incita atti di solidarietà inaspettati, come il pullman della salvezza organizzato da Er Paturnia, ma che invita anche ad atti poco razionali, come la necessità di colpevolizzare qualcuno e di vendicarsi, da parte di Secco e di Katja ad esempio.

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Quindi azioni altruiste ed egoiste che regolamentano le poche relazioni con la società, che a volte si tende ad analizzare e a volte a ignorare o peggio a biasimare. Insomma un rapporto conflittuale con il popolo che abita il Paese di cui si è imparato ad apprezzare lo sforzo e la storia, del quale si inneggia un patriottismo nuovo, simile a quello di Ermete: “Questo è il mio quartiere. Non lo abbandono.
Il soliloquio dell’alter ego di Zerocalcare riflette, appunto, sulla mutata concezione del proprio Paese, sull’importanza di aggrapparsi alle proprie radici in tempi bui: “Ma ora che ripenso a tutto questo, capisco le parole del vecchio Ermete. Mica scemo.

Infine riecheggiano espressioni che nelle difficoltà si connotano negativamente o situazioni che diventano pretesti per i malintenzionati: Ermete disprezza “i fuorisede, la movida e le apericene” e minaccia lavaggi con la candeggina, oltre ad essere la voce delle fake news e dei complottisti: “Su Wikileaks era già annunciato tutto il protocollo”; un utilizzo improprio delle piattaforme digitali, che permettono ad un uomo di mascherarsi, attribuendosi meriti che non gli appartengono (“hanno sgamato tutto, le lauree false, i calcoli buttati lì a caso…” e di truffare cittadini in difficoltà economiche, coprendosi con una maschera perbenista e populista. A smascherarlo, salvaguardando il benessere e i diritti del cittadino, saranno ancora una volta “le guardie“.

Tuttavia dei contatti telematici non si riferiscono solo gli aspetti negativi, bensì anche gli aneddoti simpatici che qualsiasi studente potrebbe testimoniare: “Pure il fatto che stai sempre in mutande perché tanto ti si vede sotto il busto!

Dunque il consiglio spassionato, per chi ha reso Zerocalcare un compagno di quarantena attraverso la perpetua visione di Rebibbia Quarantine, è di leggere Dodici come se fosse il racconto del 12 marzo (o aprile) del 2020.

Abbiamo parlato di:
Dodici
Zerocalcare
Bao Publishing, 2013
95 pagine, brossura, colori – 13,00 €
IBAN: 9788865431801

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