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Dissolvenza a nero: convivere con l’oscurità

Dissolvenza a nero: convivere con l’oscurità
Brubaker e Phillips ci portano in una Hollywood degli anni Quaranta in cui è impossibile distinguere la realtà dal mondo dei sogni luccicanti delle star, uno sceneggiatore in crisi si ritrova coinvolto nell'omicidio di una diva.

Dissolvenza-a-nero_Recensioni Dissolvenza a nero (The Fade Out) è una miniserie pubblicata da vincitrice di un Eisner Award nel 2016, scritta da , disegnata da e pubblicata negli Stati Uniti da .

La storia racconta di Charlie Parish, uno sceneggiatore in crisi dopo il ritorno dalla guerra, e dell’omicidio di Valeria Sommers, una star in ascesa. Charlie era l’unico presente al momento dell’assassinio della donna, ma ha solo lievi e sfumati ricordi della serata precedente poichè era ubriaco. Sempre più ossessionato dall’evento in cui si è trovato coinvolto e dalla scomparsa dell’amica, soprattutto dopo che lo studio cinematografico per cui lavora decide di insabbiare il caso, cerca di scoprire la verità su quella notte.

Oltre alla trama noir gestita agevolmente dal navigato Brubaker (già autore di Criminal e Fatale sempre con Phillips), le tematiche che emergono dalla lettura sono varie e notevoli.

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Innanzitutto, ciò che emerge con più chiarezza è la crisi dell’individuo nel periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale. Charlie soffre di disturbo post-traumatico da stress, non riesce più a scrivere e si rifugia ogni sera nell’alcol. L’origine dei suoi problemi è duplice: da una parte il dramma vissuto durante la guerra, un dramma del quale ancora non riesce ad assorbire le conseguenze, e dall’altra la denuncia del suo miglior amico Gil Mason all’FBI, che sta cercando tutti i comunisti all’interno del sistema americano per estirparli dal mondo lavorativo. Entrambi i fattori lo perseguitano e niente sembra dargli possibilità di fuggirli.

Valeria Sommers invece, mostrata sempre attraverso flashback, è circondata da un’aura di tristezza e, da quello che emerge dai brevi frammenti sulla sua vita, è distrutta interiormente a causa di alcune probabili violenze subite da bambina. Anche la sua sostituta, Maya Silver, una ragazza che ha fatto di tutto per arrivare al mondo dorato del cinema, è tormentata proprio dal suo passato, che cerca in ogni modo di nascondere, e alterna momenti di malinconia a euforia liberatoria, in una spirale che sembra sempre di più annichilirla.

Una tematica stilistico-concettuale è la costante presenza del nero e dell’oscurità in generale. Già dal titolo che richiama la tecnica cinematografica secondo la quale un’immagine scompare in modo graduale fino a lasciare spazio a un fondo nero, l’oscurità è perennemente presente lungo tutto il corso del fumetto. Dagli ambienti quasi sempre notturni, agli animi dei personaggi e ai loro volti scavati dai disagi interiori, fino all’interno della trama e della narrazione, dove niente è alla luce del sole e tutto viene occultato, rimosso o abilmente nascosto e anche arrivati alla fine non tutto è stato chiarito e i forse si affastellano e intorbidiscono le acque. Gli occhiali del protagonista che ad un certo punto si rompono ma che lui continua ad indossare sono un sintomo di inadeguatezza collegato a questo tema: non è più possibile vedere limpidamente, la verità è offuscata.

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Una notevole qualità si può ritrovare poi nella ricostruzione storica dell’ambiente hollywoodiano, la cui accuratezza viene dalle letture di Brubaker e dall’aiuto nelle ricerche di Amy Condit, esperta di noir e delitti di Hollywood. L’ambiente cinematografico losangelino viene descritto e rappresentato come cinico, finto e corrotto, un mondo nel quale imperversano scandali e perversioni, dove i giornalisti sono rapaci pronti a banchettare sui cadaveri e le ragazze sono disposte a tutto, anche alle peggiori concessioni, per sfondare nel mondo dello spettacolo.

Anche l’anticomunismo fanatico nel periodo iniziale del maccartismo è delineato alla perfezione: chi è sospettato non può più lavorare, mentre chi potrebbe sapere qualcosa viene messo sotto pressione e costretto a tradire o a dare falsi nomi per salvarsi.

I disegni di Phillips, realizzati tutti in digitale, confermano la grande abilità dell’artista inglese, già ampiamente dimostrata in altri lavori, ad esempio in Criminal o anche Hellblazer. La gestione dei neri è inconfondibile e, come detto prima, assume una funzione narrativa, caricando il tratto di un ulteriore livello di significato. Anche la costruzione delle tavole favorisce il flusso della narrazione, condizionando il ritmo e i tempi di lettura.

Menzione speciale meritano i colori di Elizabeth Breitweiser (Outcast), anch’essi in digitale, che sfruttano una palette di colori sempre azzeccata per le atmosfere del fumetto, sia a livello estetico che emotivo, integrandosi bene con i disegni di Phillips e illuminando ogni vignetta in modo eccellente.

Dissolvenza a nero è quindi una miniserie di pregevole fattura e meritevole di un importante premio, che dimostra l’esperienza degli autori e la loro bravura nel trattare determinati argomenti e temi.

Abbiamo parlato di:
Dissolvenza a nero – The Fade Out
Ed Brubaker, Sean Phillips
Traduzione di Andrea Toscani e Vania Vitali
Panini Comics, giugno 2018
400 pagine, cartonato, colori – 35,00 €
ISBN: 9788891239631

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