{"id":227,"date":"2020-10-04T16:08:51","date_gmt":"2020-10-04T14:08:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/diariodibordodiuncamminatore\/?p=227"},"modified":"2020-10-04T16:08:51","modified_gmt":"2020-10-04T14:08:51","slug":"camminando-per-le-strade-di-berlino-prima-dellorrore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/diariodibordodiuncamminatore\/camminando-per-le-strade-di-berlino-prima-dellorrore\/","title":{"rendered":"Camminando per le strade di Berlino, prima dell\u2019Orrore"},"content":{"rendered":"<p>Credo che sul mio gusto personale di lettore gravi principalmente un fatto: non sono mai riuscito ad appassionarmi davvero a ci\u00f2 che \u00e8 consigliato, caldeggiato, suggerito &#8211; quando non addirittura imposto &#8211; per un imperativo morale. Forse \u00e8 per questa ragione che soltanto in et\u00e0 adulta ho iniziato\u00a0 ad apprezzare le grandi storie ispirate dai conflitti mondiali, dal dramma assurdo della Shoah, dal dolore dei popoli oppressi dai totalitarismi. Sia chiaro: non mi sogno nemmeno da lontano di mettere in discussione l\u2019urgenza della sfida educativa che l\u2019istruzione di ogni ordine e grado deve raccogliere su questi temi, soltanto sento di annotare su questo mio diario di bordo, quanto sforzo sia stato necessario per mettere in sintonia &#8211; entro i confini del mio mondo emotivo di lettore &#8211; la libert\u00e0 del mio percorso personale con il <em>dovere<\/em> di affrontare tutto ci\u00f2 che l\u2019Arte ha prodotto <em>per non dimenticare<\/em>. Pure apprezzando tutta la drammatica seriet\u00e0 dell\u2019ispirazione di tante tra queste opere, non posso non\u00a0 ammettere di provare verso molte di esse una forma di rispetto che \u00e8 del tutto priva del viscerale coinvolgimento che meritano.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-229\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/diariodibordodiuncamminatore\/wp-content\/uploads\/sites\/24\/2020\/10\/copertinaberlin.jpg\" alt=\"copertinaberlin\" width=\"350\" height=\"481\" \/><\/p>\n<p>Il Fumetto ha per\u00f2 un ruolo speciale rispetto a tutto questo: il <em>narrare per immagini disegnate<\/em> \u00e8 di per s\u00e9 un sublime atto di Memoria, ricordare attraverso il <em>tratto<\/em> specifico di un artista \u00e8 gi\u00e0 rielaborazione storica, meditazione, celebrazione. Il Fumetto inoltre, se da un lato per molti sembra ancora doversi smarcare da un retaggio di <em>puro intrattenimento<\/em>, dall\u2019altro ha forse una via privilegiata nella capacit\u00e0 di alloggiare in modo naturale nei ricordi di chi legge, in ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 fanciullo e primordiale, di incastrarsi perfettamente nel concetto di quella <em>leggerezza <\/em>di calviniana memoria che non banalizza il concetto, ma lo apre perch\u00e9 chiunque possa accedervi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec dopo l\u2019epico sforzo di <em>Art Spiegelman<\/em>(per nominarne uno su tutti) e del suo indimenticabile <em>Maus<\/em>, capace di raccontare con un tono irripetibile il dramma dell\u2019Olocausto, <strong>Jason Lutes<\/strong> consegna ai lettori dopo vent\u2019anni di lavoro e ricerche la fine di <strong><em>Berlin<\/em><\/strong>, monumentale opera in tre volumi nata col proposito di raccontare la capitale tedesca durante gli anni che immediatamente precedettero l\u2019avvento del nazionalsocialismo e dei suoi orrori. Nelle righe che seguono c\u2019\u00e8 il mio tentativo di condividere con voi i pensieri che ho annotato durante la lettura del volume integrale pubblicato da poco da <strong>Coconino Press<\/strong>.<\/p>\n<p>Sin dalla prima volta in cui ho preso tra le mani il poderoso volume che racchiude l\u2019opera(originariamente pubblicata in tre volumi), la sensazione \u00e8 stata quella di avere a che fare con una produzione dal livello di dettaglio maniacale, un groviglio intenso di storie, un <em>feuilleton <\/em>dei nostri giorni espresso secondo gli stilemi fumettistici della scuola franco-belga. L\u2019autore non ha mai nascosto la preponderante influenza dello stile di Herg\u00e9 sul suo disegno, e lungo le ben seicento pagine della storia di Berlin si assiste &#8211; nel susseguirsi di immagini dal tratto preciso e modulato con estrema parsimonia &#8211; ad un autentico omaggio alla <em>ligne claire<\/em>. Il continuo alternarsi di campi lunghi e medi con le mezze figure e i primi piani mette in luce tutta l\u2019ampiezza dell\u2019intento narrativo di Lutes: Berlin non \u00e8 soltanto la risultante dall\u2019intreccio delle vite dei suoi personaggi, ma anche e soprattutto uno sguardo drammaticamente lucido sui fasti e le ombre della Repubblica di Weimar, promuovendo la capitale tedesca a coprotagonista viva e pulsante della storia. Lo stile di Lutes, perlopi\u00f9 uniforme dal punto di vista stilistico lungo il corso dell\u2019opera, non manca di evolvere verso una precisione sempre maggiore, e il disegno sembra accompagnare l\u2019autore(vent\u2019anni!) in una crescita che illumina di lucidit\u00e0 sempre pi\u00f9 acuta il suo sguardo verso un segmento del Ventesimo Secolo capace di sintetizzare tutte le fragilit\u00e0 dell\u2019uomo moderno.<\/p>\n<p>Ma questa non \u00e8 una recensione, tantomeno la disamina critica di tutti i meriti artistici di Berlin. Questa \u00e8 la pagina di un diario. Qui sono raccolti i pensieri di un lettore, nulla di pi\u00f9. Qui per\u00f2 c\u2019\u00e8 anche l\u2019umile ma accorato invito ad accostarsi ad un\u2019opera che, con uno sguardo puntato su un passato non troppo remoto, ha molto da dire sull\u2019oggi e sulle sue contraddizioni.<\/p>\n<p>Ritengo che sulla lettura in chiave politica di Berlin sia stato gi\u00e0 detto tutto: inutile ripetere ancora quanto Jason Lutes sia stato abile nel fotografare i vari stadi attraverso cui il linguaggio dell\u2019odio sia capace di innervare, laborioso e strisciante, le <em>piccole storie quotidiane<\/em> di cittadini comuni, creando <em>nel piccolo<\/em> le premesse ai grandi drammi della Storia dell\u2019uomo. Ed \u00e8 inutile ripetere della sua straordinaria intelligenza, nell\u2019intercettare in quali infinit\u00e0 di forme gli errori di ieri rischino di ripetersi oggi. La verit\u00e0 \u00e8 che tutte queste considerazioni rischieranno sempre di essere bacate da un subdolo vizio di forma se dimenticassimo che lo sguardo impietoso dell\u2019autore riguarda <em>noi<\/em>. Noi comodamente convinti di essere dalla parte dei buoni, noi quando guardiamo con sufficienza verso chi abbocca agli slogan di ieri e di oggi, noi quando riteniamo di <em>aver capito di pi\u00f9<\/em> ma che non riusciamo a condividere nulla dei nostri pensieri fuori dalle catacombe del nostro salotto buono.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-230\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/diariodibordodiuncamminatore\/wp-content\/uploads\/sites\/24\/2020\/10\/ImmagineInEvidenza.jpg\" alt=\"ImmagineInEvidenza\" width=\"400\" height=\"225\" \/><\/p>\n<p>La borghesia di Weimar fotografata in Berlin, anche quella pi\u00f9 illuminata, \u00e8 drammaticamente smarrita. Sognatrice, inseguitrice del buono e del giusto, vivace nel suo sguardo raffinato verso la Bellezza, eppure tristemente fallimentare al momento di lasciare un solco nella societ\u00e0. Berlin per me \u00e8 stato questo: una meravigliosa tragedia a fumetti sullo <em>smarrimento<\/em> impiantato dall\u2019enigma che \u00e8 in ciascuno di noi.<\/p>\n<p>La Berlino di Weimar, a ben vedere, non era un coacervo di beceri inneggiatori all\u2019odio. La Berlino di allora era una citt\u00e0 certamente piagata dalla miseria, ma anche vivacemente animata da un inestinguibile spirito di ricerca. Straordinario come Jason Lutes sia stato, nel corso della trama, capace di fotografare a tutti i livelli infiniti archetipi di ricerca di <em>senso<\/em>: nell\u2019amore, nell\u2019arte, nella fede, nella battaglia politica. Non voglio fare esempi concreti, mi sono imposto di non anticipare nulla, vorrei tanto che alla fine di queste poche righe chi legge abbia desiderio di scoprire le vite narrate in questo straordinario <em>romanzo<\/em>.<\/p>\n<p>Parlavo di tragedia, appunto. Perch\u00e9 sappiamo tutti quale fu il triste epilogo di quel tratto di Storia. Lutes racconta<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-237 size-full\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/diariodibordodiuncamminatore\/wp-content\/uploads\/sites\/24\/2020\/10\/Immagine3.jpg\" alt=\"Immagine3\" width=\"312\" height=\"400\" \/><\/p>\n<p>in un\u2019intervista di aver\u00a0iniziato a meditare sulla Seconda Guerra Mondiale quando il suo insegnante di Storia lasci\u00f2 la sua classe a guardare un video in cui un mezzo meccanico ammassava i cadaveri di un campo di sterminio. Curioso che proprio lui, che inizi\u00f2 il suo viaggio con modalit\u00e0 tanto spiccatamente emotive, abbia preferito alla definizione di artista quella di <em>ingegnere<\/em>. Alludeva con ogni probabilit\u00e0 all\u2019approccio scientifico ed equilibrato attraverso cui ha progettato e intessuto l\u2019intero telaio della sua storia. Ma la storia di Berlin non \u00e8 solo una tessitura organica e precisa. Berlin \u00e8 piuttosto la narrazione del dramma che incombe su ogni nostra scelta e ogni nostro tentativo di lottare, e tanto equilibrio ha saputo evitare che neanche in una sola vignetta si presentasse lo scivolone della retorica.<\/p>\n<p>Ma quello di Lutes \u00e8 solo pessimismo? C\u2019\u00e8 solo sfiducia nell\u2019uomo a valle della lettura di questa storia? Personalmente non riesco proprio a leggerla cos\u00ec. In Berlin si concretizza la straordinaria capacit\u00e0 dell\u2019Arte di trasfigurare in bellezza perfino i tratti pi\u00f9 sinistri dell\u2019animo umano. Berlin \u00e8 il racconto del dramma della miseria, dell\u2019odio, della sconfitta. Ma \u00e8 anche la bellezza della giovinezza, l\u2019amore per l\u2019Arte, il calore di un incontro tra innamorati nel buio di una solitaria notte di neve. A pieno titolo Berlin \u00e8 anche una ennesima e forzuta dimostrazione delle possibilit\u00e0 artistiche del Fumetto.<\/p>\n<p>In tutto questo non c\u2019\u00e8 solo la coltre funerea del fallimento: c\u2019\u00e8 un rigoglioso canto all\u2019Umanit\u00e0 e alla Vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Credo che sul mio gusto personale di lettore gravi principalmente un fatto: non sono mai riuscito ad appassionarmi davvero a ci\u00f2 che \u00e8 consigliato, caldeggiato, suggerito &#8211; quando non addirittura imposto &#8211; per un imperativo morale. Forse \u00e8 per questa ragione che soltanto in et\u00e0 adulta ho iniziato\u00a0 ad apprezzare le grandi storie ispirate dai conflitti mondiali, dal dramma assurdo della Shoah, dal dolore dei popoli oppressi dai totalitarismi. Sia chiaro: non mi sogno nemmeno da lontano di mettere in discussione l\u2019urgenza della sfida educativa che l\u2019istruzione di ogni ordine e grado deve raccogliere su questi temi, soltanto sento di<\/p>\n","protected":false},"author":683,"featured_media":228,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Camminando per le strade di Berlino, prima dell\u2019Orrore - Diario di bordo di un Camminatore","description":"Credo che sul mio gusto personale di lettore gravi principalmente un fatto: non sono mai riuscito ad appassionarmi davvero a ci\u00f2 che \u00e8 consigliato, caldeggiato,"},"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[],"class_list":["post-227","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-coconino-press"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/diariodibordodiuncamminatore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/227","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/diariodibordodiuncamminatore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/diariodibordodiuncamminatore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/diariodibordodiuncamminatore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/683"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/diariodibordodiuncamminatore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=227"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/diariodibordodiuncamminatore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/227\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/diariodibordodiuncamminatore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/228"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/diariodibordodiuncamminatore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=227"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/diariodibordodiuncamminatore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=227"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/diariodibordodiuncamminatore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=227"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}