Denti da Latte: un appartamento, una bambina e l’orrore.

Denti da Latte: un appartamento, una bambina e l’orrore.
Un ipnotico e claustrofobico viaggio disturbante tra psiche e corpo dove l’orrore e lo spettro di Cronenberg prendono il posto della fatina dei dentini.

COVER-SHOP-A-MISURA-scaledIl giovane editore , porta in Italia un dell’autore spagnolo Boris Ramires Barba, attivo nel campo della pubblicità e con una passione per il disgustoso e il bizzarro.

C’è una bambina, Cara, a cui piace indossare maschere di animali che si fabbrica da sola. Le è appena caduto un dentino e vuole mostrarlo ai genitori, ma la loro stanza e off limits, così l’unico con cui la bambina può parlare è Orsy, il suo orsetto di pezza. Il resto della casa è vuota, lasciata a sé stessa, mentre da fuori c’è qualcuno che bussa ma che non deve essere lasciato entrare nell’appartamento.
La bambina mette il dente sotto il cuscino, sperando in qualche regalo, come le forbici che non trova più, mentre quello che troverà non sono che nuovi denti. Possibile che l’omino dei denti abbia sbagliato? O forse sono proprio questi i suoi regali?

Denti da latte è un’escalation in un orrore sempre più corporale, fisico e repellente dove, pagina dopo pagina, aumentano la loro presenza gli insetti, i fluidi corporei, le manifestazioni della carne e di lesioni e piaghe. C’è una crescente serie di metamorfosi mostruose dove parti del corpo e arti mutano in versioni sempre più deformi e dilatate. C’è un gusto tutto cronenberghiano per la carne e le sue possibili deformazioni, con una punta di David Lynch: il fisico, il corpo esistono, eppure è chiaro che quanto vediamo sia tanto fisico quanto psicologico. L’appartamento e il corpo – la bocca soprattutto – della bambina sono luoghi fisici, ma trasformati dalla lente deformante del punto di vista della bimba sempre più disturbata.
C’è un escalation, dicevamo, in una sequenza che non esplora una trama o una narrazione, ma affastella situazioni di una degenerazione che cresce. Come tutto ciò a cui assistiamo sulla tavola, non ci sono risposte definitive e univoche, solo possibili interpretazioni.

06-TAV-1-scaledC’è un orrore che aleggia senza mai essere compiuto o del tutto manifesto. La protagonista è vittima di qualche forma di abuso, o forse lo è stata. O si tratta di qualcosa che ha fatto o a cui ha assistito?
La realtà si piega, si deforma attraverso la visione della protagonista, che sembra cercare a tutti i costi di trovare comunque un’interpretazione positiva, in una fanciullesca chiave fiabesca e onirica sia dell’orrore che subisce o ha subito, sia del micro mondo in cui è rinchiusa – o forse in cui sì è rinchiusa. La stessa lettura deformante che vive anche dentro e nel suo corpo. Il risultato è quello di esasperare ancora di più lo straniante invece che risolverlo o addolcirlo.

Il ritmo di lettura è una cadenza ipnotica, dove però appaiono elementi che evocano un contrasto all’apparente e grave calma: le continue moltiplicazioni degli arti della bambina in diverse sequenze, ad esempio, ci richiamano una frenesia allucinata, qualcosa che la protagonista vive ma cerca di contenere e nascondere sotto quella pantomima fatta di maschere che sono allo stesso tempo buffe e inquietanti. Un’ambivalenza che grava su diverse componenti del fumetto.

I disegni hanno 4 dominanti: il bianco e nero, che traccia linee dove un realismo pulito al limite della ligne claire finisce per caricarsi di tratteggi e sporcature quando si manifesta l’orrore, soprattutto dei corpi, in una virata che spinge il disegno a un certo gusto underground; scale di grigio che riempiono e donano corpo e fisicità al mondo, a dettagli e oggetti e, in generale, alla realtà della messa in scena; infine si insinua il giallo, in una tonalità spenta ma dal sapore comunque acido, che compare e si inserisce in spazi inattesi, come colore di sfondo di balloon e didascalie, per tutti i fluidi corporei, per l’aspetto di Orsy o per aggiungere note disturbanti a tutte le tavole.
La composizione delle tavole si sviluppa in genere su tre strisce, utilizzando spesso vignette scontornate e, in diverse occasioni, alcune vignette si fanno oblique. La regia è solida e afferra il lettore tenendolo per la gola e finendo per lasciargli dentro una sensazione disturbante anche dopo la lettura.

A corredo, il volume presenta un’introduzione di Andrea Cavalletto.

13-TAV-8-scaledDenti da Latte è un’opera disturbante senza perdono, un viaggio in cui, potrete trovare risposte solo cercandole da soli, consapevoli però del dolore e dell’orrore a cui sarete chiamati a partecipare e in cui sarete calati insieme – o forse per colpa – a Cara. Un’esperienza non certo per tutti e che non lascia indifferenti.

Abbiamo parlato di:

Denti da Latte
Boris Ramirez Barba
Traduzione Fabio “Punk” Baldolini
2022
104 pagine, brossurato, tricromia – 14,50 €
ISBN: 9788894973129

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Torna su