{"id":114,"date":"2023-07-12T17:00:35","date_gmt":"2023-07-12T15:00:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/deadmanwalking\/?p=114"},"modified":"2024-08-21T10:03:06","modified_gmt":"2024-08-21T08:03:06","slug":"due-domande-sul-rorschach-di-tom-king-ad-antonio-solinas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/deadmanwalking\/due-domande-sul-rorschach-di-tom-king-ad-antonio-solinas\/","title":{"rendered":"Due domande sul Rorschach di Tom King ad Antonio Solinas"},"content":{"rendered":"
La prima volta che ho incrociato Tom King \u00e8 stato grazie al suo The Sheriff of Babylon<\/em>, storia uscita per Dc Comics in cui lo sceneggiatore americano, forte della sua esperienza come agente della CIA, raccontava una sorta di thriller di guerra\/spy story teso ed elegante, in cui c\u2019era gi\u00e0 il germe di uno dei suoi grandi temi: dov\u2019\u00e8, qual \u00e8, la verit\u00e0?<\/p>\n Questa ricerca rimane un filo conduttore di buona parte delle sue opere successive, soprattutto quelle in cui \u00e8 pi\u00f9 libero, meno legato a dinamiche editoriali, storie precedenti, cronologie decennali di supereroi narrativamente intoccabili. E, in parte, \u00e8 anche il tema di Rorschach<\/em>, opera uscita in Italia nel 2022 per Panini Comics in cui King sfrutta in maniera strumentale la figura di uno dei pi\u00f9 incisivi antieroi della storia del fumetto americano.<\/p>\n Dopo aver riletto il fumetto di King qualche settimana fa per\u00f2, lo ammetto, mi sono ritrovato con pi\u00f9 domande che risposte<\/strong>. E con pi\u00f9 domande di quante ne avessi prima della lettura. Che forse \u00e8 proprio quello che deve fare un buon autore, ma ho sempre odiato fluttuare a mezz\u2019aria, senza sapere dove poggiare i piedi, cos\u00ec ho deciso che, almeno in parte, per quel che mi era possibile, avrei cercato le tanto agognate risposte.<\/p>\n Da qui nasce questa chiacchierata tra me e il gentilissimo Antonio Solinas, editor Panini e curatore della serie di Tom King e Jorge Forn\u00e8s, con un\u2019esperienza di lunga data nel settore del fumetto e una conoscenza seminale dei supereroi, soprattutto della grossa biblioteca di storie scritte da autori britannici per il mercato americano (di cui fa parte Alan Moore, il sommo padre di Watchmen<\/em>, linfa da cui nasce questa miniserie di Tom King).<\/p>\n Antonio \u00e8 stato molto disponibile e molto paziente, quindi gli ho posto qualche domanda per soddisfare alcune mie curiosit\u00e0 personali che spero, in qualche modo, possano impreziosire anche per voi la lettura dell\u2019opera di King e Forn\u00e8s.<\/p>\n Partiamo dalla fine. Il detective senza nome, senza identit\u00e0, la maschera senza maschera che si trasforma in Lee Harvey Oswald. Partiamo dall\u2019intuizione di Riccardo Galardini. Un uomo che uccide il presidente, che si fa strumento della paranoia e poi si rinchiude in un cinema. Nella lavorazione, e nella lettura in presa diretta, del Rorschach di King, come arriva questo processo di disvelamento (almeno delle intenzioni) del protagonista?<\/strong><\/p>\n Antonio<\/strong>: Alcuni punti (paranoia, verit\u00e0, eroismo), sono temi che King aveva gi\u00e0 toccato e, insieme alla caduta del sogno americano, sono centrali anche in Watchmen. Nel momento in cui devi rapportarti a un\u2019opera cos\u00ec grande hai due possibili approcci: o rifare Alan Moore (approccio non saggio) oppure utilizzare l\u2019opera per fare qualcosa di nuovo.
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\n<\/em>King sceglie un approccio quasi speculare: siamo nel futuro, ma l\u2019atmosfera rimanda agli anni \u201970, periodo in cui l\u2019innocenza degli anni \u201860 \u00e8 perduta e, cos\u00ec, protagoniste diventano la follia e l\u2019alienazione. Alla fine di Watchmen, Rorschach \u00e8 l\u2019unico vero \u201ceroe\u201d, nel senso che non accetta il compromesso e sceglie il sacrificio della vita piuttosto che cedere al complotto.
\n<\/em>L\u2019\u201deroe\u201d di King invece si fa boia e non agnello sacrificale, diventando quasi speculare (oltre che complementare) rispetto al lavoro di Alan Moore. Quando guardi Arancia Meccanica non puoi non restare colpito dall\u2019orrore e dalla violenza, ma la violenza \u00e8 talmente stilizzata da sembrare un sogno, ed \u00e8 simile al finale di Rorschach che, in questo senso, richiama proprio alle atmosfere del cinema americano anni \u201970, come una sorta di novello Travis Bickle che si butta a capofitto nell\u2019abisso.<\/em><\/p>\n