Dalla carta, al web, alla carta: Davide “Dado” Caporali

Dalla carta, al web, alla carta: Davide “Dado” Caporali
Dado si racconta a Lo Spazio Bianco, svelando alcuni retroscena del suo lavoro di autore di webcomic e libri a fumetti.

A pochi giorni dall’uscita del suo ultimo libro Plot Hole, edito da Feltrinelli Comics, l’autore romano dedica ai lettori de Lo Spazio Bianco un po’ di tempo per raccontare la sua quotidianità. Non quella di papà di Leo, bensì quella di autore di fumetti per il web, di disegnatore e di autore unico delle sue opere. Tra le righe di questa intervista riconosciamo un percorso professionale partito da lontano e di grande ricerca del proprio ruolo e del proprio stile. Gli ultimi due anni sono stati cruciali per Dado per trovare posto all’interno del panorama fumettistico italiano e a quanto possiamo cogliere il meglio deve ancora arrivare.

Ci piacerebbe sapere di più su come è nata la tua passione per il fumetto: quale è la tua formazione e quali sono le opere da cui trai ispirazione?
Da bambino già appassionato di disegno, intorno ai 5 anni ho scoperto l’esistenza dei fumetti e del fatto che dietro alla realizzazione di questi ci fossero delle figure professionali che venivano pagate per farli. Avevo appena scoperto che esisteva un mestiere, una professione, che pagava per disegnare e raccontare storie e avevo immediatamente deciso che sarebbe stata la missione della mia vita, arrivare a fare quel lavoro. Da allora ho coltivato la mia passione per i fumetti ogni giorno, e dopo il Liceo Scientifico, ho frequentato la Scuola Internazionale di Comics dove ho appreso moltissime tecniche fondamentali e soprattutto mi ha insegnato a trarre ispirazione dagli altri autori. Nel corso della mia “carriera” ho cambiato spesso punti di riferimento, in linea con l’evoluzione e la ricerca di un mio stile personale e riconoscibile. Al momento seguo molto Bryan Lee O’Malley, Sam Bosma, Ulysse Malassagne e Bertand Gatignol e varie altre opere, tra cui i cartoni animati americani degli ultimi anni.

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I più ti conoscono per le strisce Slice of life che pubblichi regolarmente sulla pagina Instagram dado_stuff e che sono state raccolte in Vita di Pai (Shockdom, 2018) e Vita di Pai 2 (Shockdom, 2020). Dopo il successo inequivocabile della pagina, la tua carriera di fumettista è cambiata? Se sì, in che modo?
Banalmente, avere molto pubblico aiuta a vendere più copie e questo aiuta sicuramente i guadagni e la capacità di mantenere una famiglia. Certo, l’equazione non è sempre così, ci sono in ballo tante altre variabili. Diciamo che più che un pubblico “occasionale” da social, quello che mi ha aiutato veramente è stata la costruzione di una vera e propria community di persone affezionate, con le quali condivido alcuni momenti della mia vita, con cui scherzo e gioco ogni giorno. La partecipazione è la cosa fondamentale sui social, più che i numeri altissimi. Poi, ovvio, avere un pubblico grande e partecipe, aiuta anche a farsi conoscere e notare nell’ambito del mondo-fumetto, a farsi conoscere e a trovare collaborazioni con le case editrici.

Ci piacerebbe scoprire qualcosa di più del tuo lavoro quotidiano. Come nascono le tue strisce e le tue opere di pubblicazione inedita?
Di solito mi segno tutte le idee che mi vengono sulle note del telefono, anche le più sceme e insensate. Poi le lascio stare lì per settimane o anche mesi, finché non ho bisogno di spunti o idee per qualcosa, che sia una striscia o un fumetto intero, quindi riapro le note e mi leggo quello che ho scritto. Molto spesso il me stesso del passato mi dà buoni spunti, altre volte non capisco nemmeno cosa voleva dirmi o cosa aveva in mente. Dopo aver ripescato le idee, inizio a lavorare alla sceneggiatura e ai disegni. Cerco di organizzarmi le giornate il più possibile, anche se con un bambino piccolo da gestire i miei piani saltano spesso. In generale cerco di lavorare almeno 8 ore al giorno.

immagine dragor bohPreferisci in ogni caso il disegno in digitale o ci sono eccezioni nelle quali la matita ha ancora un ruolo?
Al momento lavoro esclusivamente in digitale. Ai tempi della scuola Comics ci insegnavano a lavorare esclusivamente nella maniera tradizionale, ma appena ottenuto il diploma, ho iniziato un mio personale e graduale percorso nell’uso del digitale. Oggi riesco a gestire ogni singolo aspetto del lavoro in digitale e lo trovo comodissimo, oltre che rapido ed efficiente, così riesco a lavorare a moltissime cose contemporaneamente.

Come concili la tua produzione autoriale con quella delle strisce?
In linea di massima cerco di non separare mai troppo le due cose. Nelle strisce molto spesso faccio delle scelte più autoriali, come delle piccole storyline in cui fondo l’umorismo tipico delle strisce a dei generi narrativi che mi piace raccontare, come il fantasy o la fantascienza. Mentre, viceversa, nelle mie produzioni autoriali c’è sempre una nota di umorismo.

Come autore di webcomic sei a stretto contatto con i tuoi lettori ogni giorno? Come ti trovi in questo ruolo? Come trovi gestire i feedback che ti arrivano direttamente senza alcuna mediazione?
Ormai sono più di 12 anni che pubblico in rete i miei fumetti e sono abbastanza temprato sulla gestione delle critiche del pubblico online che, molto spesso, tende a parlare senza filtri. Devo dire che questo genere di persone è sempre una minoranza, rispetto alle persone che apprezzano e amano il mio lavoro, ma tendenzialmente sono più “rumorose”. Su internet si tende spesso a dare più peso alle cose negative rispetto a quelle positive perché la maggior parte delle persone che apprezza qualcosa, giustamente, non si perde in lunghi commenti di lodi sperticate. Consuma il contenuto e al massimo mette il like, mentre le persone “negative” si prendono tutto il tempo e le parole per cercare di “colpire” e, se non si è vaccinati a questo genere di comportamenti, si viene sopraffatti. Come dicevo anche prima, l’importante è sapere di avere una bella community di persone che interagiscono con il tuo lavoro e lo apprezzano e ignorare quei pochi (ma rumorosi) casi di pubblico negativo. Poi, è ovvio che non è sempre possibile ignorare e ogni tanto ci si può anche lasciare andare. Io con il mio pubblico cerco di essere il più diretto e sincero possibile e questo a volte mi porta anche a scontrarmi con qualcuno che non apprezza questa cosa o quello che faccio. Del resto, anche questo è il bello di internet, poter pubblicare le proprie cose senza intermediari e avere direttamente a che fare con i lettori, quindi ci si prende tutto il positivo ma anche tutto il negativo. It’s internet.

Cosa significa per te portare così tanto della tua vita personale, di coppia e come genitore, sulle strisce? Come vive Chiara l’essere coprotagonista di queste storie?
All’inizio è stata una sua idea di postare le strisce sui social. Mi spiego meglio: Quando Leo aveva circa 6 mesi, avevo iniziato a fare alcune strisce a “uso e consumo” personale, che al massimo facevo vedere a qualche parente e pochi altri. Sotto consiglio di Chiara e altri ho deciso di iniziare a pubblicarle sul mio profilo di Facebook e, vedendo che andavano bene, poi su Instagram. All’inizio ero titubante nel condividere cose così personali, non so perché di preciso, forse per un senso di protezione verso la mia famiglia, ma vedendo che per loro andava bene, non mi sono fatto più altri problemi. Ora trovo divertente condividere la mia vita, anche se ovviamente con un gigantesco filtro “sitcom”.

Pensi mai a quando Leo leggerà queste opere in futuro, con lo sguardo di un adolescente o di un adulto? Come ti aspetti possa reagire?
Sicuramente smetterò di fare queste strisce ben prima che Leo diventi adolescente, non ho intenzione di continuare così a lungo. Quindi è probabile che quando Leo sarà grande, queste strisce avrò smesso di farle già da qualche anno, dimenticate dal resto del mondo. Rimarranno solo le raccolte a fumetti che spero mio figlio leggerà come se fossero album di ricordi.

immagine maschera giallaParliamo ora di Maschera Gialla, la tua serie d’esordio. Recentemente hai rilanciato l’opera sui social aprendo una pagina Instagram dedicata. Hai in programma di portare a conclusione la serie?
Assolutamente sì. Purtroppo, MG è stata una serie che non ha mai fatto il “botto” e che ho dovuto spesso accantonare per progetti più importanti e redditizi, insomma per pagare le bollette e tutto il resto. Quindi me la sono trascinata per anni, lavorandoci tra un progetto e l’altro, di notte o in ogni ritaglio di tempo, senza mai volerla abbandonare. Da quando però ho messo su famiglia, i ritagli di tempo hanno smesso di esistere e quindi ho dovuto metterla in pausa a tempo indeterminato. Solo di recente, grazie all’aiuto di Elia Bisogno che la disegnerà al posto mio, ho deciso di rilanciarla per portarla finalmente alla sua degna conclusione. E lasciatemi dire che Elia sta facendo un grande lavoro!

È in programma una ripubblicazione dei volumi della serie in un formato più armonico?

Questo ancora non so dirlo. Prima la concludiamo, poi vediamo!

Come promotore e partecipante assiduo all’evento 24 Ore Comics nel nostro Paese, hai avuto modo nel tempo di proporre al pubblico che ti segue storie brevi dal tono piuttosto diverso rispetto a quello che troviamo nelle tue pubblicazioni, più riflessivo e meno scanzonato. Pensi che verranno pubblicate anche storie che appartengono di più a quel tipo di produzione artistica?
Sì, le storie che ho fatto per la 24 Ore Comics erano delle prove, proprio in vista di un tipo di opere più “serie”. Qualcosa di più autoriale. Proprio in questi giorni è in uscita il mio fumetto per Feltrinelli Comics, Plot Hole. Un progetto autoconclusivo proprio sull’onda di quel genere di storie che ho fatto per la 24 Ore Comics, ma più lungo… e fatto in tante ore di lavoro, non solo 24.

dimenticareVediamo che spesso collabori con altri autori in varie modalità. Una su tutte ci piacerebbe sapere come è stato il tuo esordio con Bonelli, lavorando a fianco di Giacomo Bevilacqua nella serie Attica.
Ho collaborato con Giacomo ad Attica solo nei primi tre numeri e, anche se sembrano pochi, da lui e dal suo modo di lavorare ho imparato tantissimo. Ci siamo trovati bene insieme, tanto che dopo abbiamo avuto altre collaborazioni e ne stiamo progettando altre. Inoltre, nel quinto numero di Attica, ci sono anche 7 tavole di uno spin-off disegnate da me.

Ora una domanda a cui avrai già risposto svariate volte negli ultimi mesi. Che ripercussioni ha avuto sul tuo lavoro, sia in termini di produzione sia in termini editoriali, l’emergenza Covid che ha investito il nostro Paese?
La mancanza di fiere è stato per me, e per molti altri, un brutto colpo. Molti progetti sono stati rimandati all’anno prossimo e quelli usciti quest’anno, proprio durante l’emergenza o poco prima, rischiano di vendere poco. Per adesso non ho dati freschi, raccoglierò i pezzi a fine anno, probabilmente.

Quali sono, se puoi parlarne, i tuoi progetti e i tuoi piani per il futuro dal punto di vista professionale? 
Oltre a continuare con la pubblicazione delle strisce online, ho diversi altri progetti per il futuro ma non posso ancora parlarne. Per ora sto portando avanti un Patreon in cui pubblico diversi fumetti, al momento sto pubblicando Penelope, un progetto molto particolare che mi piacerebbe portare su carta il prossimo anno. Vedremo!

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Intervista condotta via email durante il mese di luglio 2020.

Davide “Dado” Caporali

fotoDavide “Dado” Caporali nasce a Roma nel 1989. Ha sempre avuto un’enorme passione per il fumetto e il disegno; infatti, dopo il diploma di Liceo Scientifico, decide di frequentare la Scuola Internazionale di Comics e intraprendere la carriera del fumettista.
Il suo esordio nel modo editoriale avviene con le pagine di Maschera Gialla, una serie edita da Shockdom che l’autore ha intenzione di portare a breve a conclusione.
Collabora regolarmente con la rivista a fumetti Scottecs Megazine di Sio. Per questa collaborazione ha lavorato come disegnatore per entrambi i numeri di Dragor Boh, sui testi di Sio. Il primo numero di questa serie ha ricevuto la nomination come “Miglior fumetto per ragazzi” al premio Micheluzzi 2018. Queste storie sono state raccolte in un volume unico edito da Shockdom nel 2020.
Ha collaborando ai primi volumi della serie Attica (2019) di Giacomo Bevilacqua edita da Sergio Bonelli Editore.
Nel 2018 inizia a pubblicare online sulla pagina Instagram @dado_stuff delle strisce umoristiche a tema “paternità”, riscuotendo un discreto successo e da cui sono nate due raccolte di strisce Vita di Pai e Vita di Pai 2. Nel 2019 esce per Shockdom una storia inedita che fa da prequel alle strisce, Prima di Pai. Esordisce nel 2020 anche per Feltrinelli Comics con il libro Plot Hole.

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