Da sola: dare forma al caos

Da sola: dare forma al caos
Il libro di Percy Bertolini pubblicato da Diabolo Edizioni racconta molto attraverso pagine d’impatto e una narrazione emotivamente intensa.

Perché è il sistema che ti ha inflitto ‘sta ferita in testa
Solo un tragitto, mi basta una via d’uscita
Questa è la mia vita, l’ho scritto il necrologio
Fine della partita ed ho trafitto l’orologio

Prison Break (Arkham Escapology), Kaos One

Da sola, scritto e disegnato da e pubblicato da , è un fumetto che mescola alcuni testi liberamenti tratti dai diari di Vaslav Nijinsky (1889-1950) – ballerino di origine polacca considerato tra i migliori della Storia e internato forzatamente in diversi ospedali psichiatrici fin dal 1919 – a un’impostazione grafico-visuale fluida e significativa. Lə protagonistə cui non viene attribuito un nome, viene catturatə da una pattuglia di rastrellamento mentre cammina per una città dall’architettura brutalista, per essere poi trascinatə in un ospedale psichiatrico in quanto individuo “non conforme” e potenzialmente pericoloso. Da qui fugge, mettendo così in moto un’esplorazione filosofica globalizzante.

Il libro è un turbinio di contenuti e suggestioni sia visivi che tematici da cui si viene travolti e provare a proporre un’analisi è una pratica non tanto meramente esplicativa quanto intrinsecamente maieutica, proprio per la sua natura feconda. Se è evidente fin dalle prime pagine come uno dei temi cardine sia il non binarismo di genere e una società che non tollera tale manifestazione, Bertolini usa questo assunto autobiografico per espandere ciò che vuole raccontare. In questo senso, l’inserimento iniziale di rapporti clinici e di polizia asettici e neutrali, e per questo violenti, danno un primo valore politico alle vicende narrate, esprimendo il forte senso di disagio che emerge tra catalogazione sociopolitica coatta e volontà di rappresentazione individuale. I dossier scritti sono sintomatici dell’intensità con la quale il fumetto si presenta e della relazione vigente tra testi e immagini: più che un adeguamento dei primi verso le seconde, o dell’inverso, si verifica una sovrapposizione ideale tra i due elementi. Infatti, le frasi di Nijinsky risuonano attraverso i disegni di Bertolini, senza essere invasivi o prevaricanti, così come questi ultimi funzionano in modo efficace anche quando i testi non sono presenti, venendo tuttavia amplificati dall’intervento degli stessi.

Dopo la fuga, attraverso il vagabondare a tratti triste e a tratti entusiasta dellə protagonistə, viene brillantemente messa in luce la sua condizione di solitudine, di emarginazione, rispetto a un mondo che lə caccia perché lə immagina malatə oppure che lə ignora. Tutto ciò si riflette inevitabilmente nel contrasto tra la città dall’architettura brutalista – edifici con cemento a vista dalle forme robuste e solide, resi da Bertolini con violente pennellate nere e un attento controllo dei volumi – e il corpo dellə protagonistə, suggerendo inquietanti visioni distopiche dell’oppressione prima visiva e poi fisica. Tuttavia, questo contrasto è ambivalente, poiché lə ragazzə si trova di tanto in tanto a vagare in spazi arieggiati (giardini, piscine) denotando come il rapporto con lo spazio non sia univoco o subito passivamente, ma come si possa trovare i propri luoghi elettivi anche in ambienti ostili. Le sue passeggiate, comunque, segnano la riappropriazione del proprio corpo in uno spazio definito, mostrando un’esplorazione sia letterale dei luoghi sia metaforica dell’identità. Non è un caso, infatti, che compaiano elementi di cultura popolare dell’immaginario degli anni Novanta – a cui Bertolini sembra dedicare grande interesse, come già visto in Paolo Fox, fumetto autoprodotto – per esempio certi giocattoli o i cabinati, come se queste passeggiate, che per definizione non hanno una destinazione precisa, portino a una riscoperta di sé stessi e dei propri intimi punti di forza.

La lotta tra conformismo e diversità non può che risolversi, però, in una manifestazione artistica, in quell’esplosione corporea che è la danza. La danza dellə protagonistə è un ballo sì solitario, ma libero e semplice, reso attraverso il dinamismo del tratto pulito e nitido di Bertolini: la semplicità è una delle cifre stilistiche, tematiche e narrative del libro, nonostante la densità dei concetti espressi, perché cerca di far comprendere a chi legge che le soluzioni all’apparenza più banali possono rivelarsi molto potenti per scardinare la serratura delle proprie prigioni mentali o delle gabbie imposte dalle etichette altrui. Nella semplicità si cela anche il piacere, una gioia così dirompente da poter essere espressa solo attraverso la danza, trottola di vita in un mondo immobile. La semplicità viene espressa anche attraverso l’impostazione delle tavole, composte a volte da due vignette per pagina ma che più spesso si trovano a essere un susseguirsi di splash page e doppie splash page, dove ogni momento è catartico, da una corsa a perdifiato a un tuffo da un trampolino. Ogni pagina nasce da quella successiva, in un flusso costante e perennemente mutevole, in cui i movimenti del corpo sono dilatati e poi repentinamente risolti in guizzi di vivacità, seppur concentrati in un segno plastico. In tutto questo, il colore rosa emerge potente, inserendosi nei bianchi e neri nettissimi in cui il libro è disegnato, sfidando concettualmente la visione “nera o bianca” del mondo, indicando così una scelta alternativa al modo di pensare comune.

Il tempo è un altro tema fondamentale del libro, che si snoda in diversi elementi: orologi integri e poi distrutti, il tempo ritmico della fuga e della danza, il passare del tempo che reifica il ciclo di vita e morte. Anche in questo caso, comunque, il percorso dellə protagonistə è chiaro: è un percorso che lə vede tesə verso il liberarsi di qualsiasi vincolo, anche l’ultimo rimasto, quello immutabile che pesa come una spada di Damocle sulla testa di chiunque, ovvero il tempo. Così, forse, in una danse macabre che richiama La danza degli scheletri di e nella corsa con uno degli scheletri, si palesa l’accettazione della morte e il venire a patti con il proprio io, pronti a lottare prima della inevitabile scomparsa. La citazione fatta all’inizio dell’articolo del brano di Kaos One, contenuto nell’album Post scripta (2011), si collega perfettamente al tempo e alla fuga da prigioni mentali o imposte da altri, in linea con il cuore del libro (lo stesso artista nell’album in questione ha realizzato anche il brano Danse Macabre, per questo il parallelismo tra Da sola e le canzoni del rapper italiano mi sembra abbia dei fondamenti).

Inoltre, non mancano influenze e rimandi ad altre opere, come a La mia cosa preferita sono i mostri di (la peluria e il suo indicare la diversità) o a Ted un tipo strano di (in certi movimenti, azioni e sequenze). Una speculazione un po’ azzardata che mi viene da fare riguarda un possibile legame sottile tra Da sola e Sadboi di Berliac. I punti di contatto tra i due libri si trovano nel finale apocalittico ma dal taglio positivo e in una manifestazione artistica esplosiva come modo per cambiare il mondo, influenze derivate da di Katsuhiro Ōtomo e successivamente rielaborate. Forse sono vere e proprie paranoie da letture e riletture, ma trovo interessante che ci possa essere un legame tra tutti questi libri.

In conclusione, si può affermare che Da sola sia un libro molto bello, significativo e intenso, che rimesta nel caos ermetico di mille elementi per dargli una forma concreta e limpida e che lancia come unə dei fumettistə più interessantə della sua generazione.

Abbiamo parlato di:
Da sola

, 2021
192 pagine, cartonato, colori – 23,00€
ISBN: 9788831296014

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