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Cronache tedesche: La donna come fumettista – intervista a Ulli Lust

23 Giugno 2025
L'incontro con una delle più importanti autrici del fumetto in lingua tedesca, in occasione dell'uscita del suo ultimo fumetto, il saggio Die Frau als Mensch (La donna come essere umano).
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Siamo nel 2009 e sugli scaffali di librerie e fumetterie nei paesi di lingua tedesca compare, pubblicato da avant-verlag, Heute ist der letzte Tag vom Rest deines Lebens. Un racconto autobiografico che narra il viaggio compiuto da due ragazze, a metà degli anni ’80, dall’Austria all’Italia: una storia potente e drammatica, sospesa tra il desiderio di libertà, la ricerca di sé, la voglia di esperienze intense e la discesa in un mondo dominato dalla violenza e dai soprusi maschili. Il tutto raccontato con uno stile diretto, un bianco e nero graffiato sulla carta, e una cura quasi documentaristica per il dettaglio. In breve tempo, l’opera viene tradotta in numerosi paesi — dalla Francia agli Stati Uniti, dalla Spagna all’Italia (per Coconino Press, con il titolo, mutuato dalla versione francese, Troppo non è mai abbastanza) — e riceve riconoscimenti prestigiosi in tutto il mondo: tra gli altri, nel 2010 il Premio Max-und-Moritz nella categoria “Premio del pubblico” al Comic-Salon di Erlangen, nel 2011 il Prix Révélation al Festival Internazionale di Angoulême e il Prix Artémisia, nel 2013 l’Ignatz Award come “Miglior Graphic Novel” e il Los Angeles Times Book Prize nella categoria “Graphic Novels / Comics”.

Così, tra il 2009 e il 2013, il fumetto internazionale scopre Ulli Lust: uno stile diretto, vibrante, ruvido e al tempo stesso minuzioso, fatto di linee sottili che si sovrappongono, composizioni libere e una forte espressività di corpi e volti, che richiama non solo i fumetti tedeschi degli anni ’90 ma anche il graphic journalism statunitense. Arrivata al fumetto a trent’anni, dopo esperienze nell’illustrazione per l’infanzia, fonda insieme ad altri studenti della Kunsthochschule Berlin-Weißensee — tra i quali futuri autori affermati come Mawil, Kai Pfeiffer e Tim Dinter — il collettivo Monogatari, che darà nuovo slancio al fumetto indipendente tedesco. In questo periodo, Lust esplora a fondo le possibilità espressive del fumetto, concentrandosi su graphic journalism e saggistica disegnata, filoni che non abbandonerà mai del tutto. Tra i suoi lavori di stampo documentaristico spiccano reportage sulla quotidianità e la società tedesca contemporanea, come quello sul quartiere popolare di Halle o sul Totenbrücke (ponte dei morti) di Lucerna. Molti di questi fumetti brevi, insieme ad altri inediti, confluiscono su electrocomics.de, una delle prime e più significative esperienze di fumetto online in Germania, fondata dalla stessa Lust e diventata nel tempo una piattaforma e vera e propria casa editrice digitale per altri autori.

Accanto alla narrazione documentaria, Lust approfondisce tematiche femministe, il ruolo della donna nella società e le dinamiche relazionali tra i sessi, affrontandole anche da un punto di vista antropologico, archeologico e mitologico — come nella serie di poemi illustrati Springpoems e nei fumetti dedicati ad antichi rituali di fertilità — oltre che in numerose storie pubblicate su antologie come SPRING o Pomme D’Amour.

Dopo il successo internazionale di Heute ist der letzte Tag vom Rest deines Lebens, che raccoglie e sintetizza tutte queste influenze, e dopo l’adattamento a fumetti del romanzo Flughunde di Marcel Beyer, nel 2017 Lust torna all’autobiografia con Wie ich versuchte, ein guter Mensch zu sein (Come ho cercato di essere una persona buona), dove racconta la sua vita da madre divisa tra due relazioni, le differenze culturali con un partner non europeo, e riflette ancora una volta sulla cultura patriarcale e sul ruolo della donna nella società occidentale. Il tutto con uno stile che oscilla tra il drammatico e il grottesco, in continuità e al tempo stesso in contrasto con la sua opera precedente.
Dopo anni di studio e ricerca, nel 2025 esce il primo volume del saggio a fumetti Die Frau als Mensch (La donna come essere umano), in cui Lust esplora l’evoluzione dell’essere umano nel periodo preistorico, mettendo in luce, in ogni fase, la centralità della figura femminile nella costruzione dei modelli sociali. Il suo stile, pur mantenendo una linea ruvida ed energica, raggiunge qui un nuovo livello di dettaglio e rigore documentaristico, con pagine fitte di riproduzioni accurate di reperti archeologici che testimoniano l’importanza della donna nella storia dell’umanità.
In occasione dell’uscita di questo volume, abbiamo parlato con Ulli Lust della sua carriera, delle sue opere e del suo stile.

Intervista a Ulli Lust


Buongiorno Ulli Lust e grazie mille per il suo tempo. Vorrei iniziare chiedendole quale è stato il suo percorso di formazione e come si è avvicinata al fumetto, fino a pensare di farne una professione.
Ho scoperto il mestiere di fumettista solo a trent’anni. Mi sono trasferita a Berlino per studiare illustrazione, e lì ho scoperto il fumetto alternativo e sperimentale come mezzo espressivo. Durante gli studi alla Kunsthochschule Berlin-Weissensee, ho passato la maggior parte del tempo a disegnare fumetti e a esplorare questo linguaggio.

Quali sono state le sue ispirazioni e influenze agli inizi?
I fumetti alternativi americani, le graphic novel francesi (come quelle de L’Association), e i reportage a fumetti di Joe Sacco.

Nel 1999 ha fondato con altri studenti della Kunsthochschule Berlin-Weißensee il gruppo Monogatari, scioltosi poi nel 2005. Insieme a PGH Glühende Zukunft e ad altri collettivi, Monogatari è stato uno dei gruppi artistici che ha cambiato il modo di fare fumetti in Germania. Cosa ricorda di quel periodo? Qual era l’idea alla base del collettivo e cosa ha imparato da quell’esperienza?
È molto lusinghiero essere paragonati al gruppo PGH Glühende Zukunft. Quella era la generazione di artisti che aveva studiato a Weissensee prima di noi ed erano già diventati professori quando noi eravamo ancora studenti. Come loro, abbiamo fondato un collettivo durante gli studi, stampato libri insieme, allestito mostre, partecipato a festival. Dopo la fine degli studi il gruppo si è presto sciolto, ma abbiamo tutti beneficiato molto di quella partenza comune, ci ha dato slancio e ci ha permesso di fare esperienze preziose.

Nel collettivo vi siete occupati principalmente di graphic journalism, reportage da città tedesche, come l’insediamento di palazzi prefabbricati della DDR a Halle-Neustadt, ma anche di opere alternative pubblicate su diversi giornali. Da dove nasceva l’interesse per il graphic journalism e cosa l’ha ispirata?
Durante gli studi ho scritto articoli e disegnato illustrazioni per un giornale cittadino berlinese, Scheinschlag. Il mio compagno di studi Kai Pfeiffer mi parlò di Joe Sacco e di un progetto di Art Spiegelman che aveva mandato in giro dei disegnatori a realizzare reportage a fumetti. Trovavo affascinante la possibilità di lavorare in modo giornalistico usando il fumetto. Abbiamo chiesto alla nostra professoressa Nanne Meyer di fare un seminario su questo tema, lei ha accettato, e il risultato è stato un grande successo. Il seminario è stato proseguito anche nei semestri successivi. Ho imparato il fumetto attraverso l’osservazione e il disegno documentaristico.

Nel 2005 ha iniziato a pubblicare questi e altri lavori su electrocomics, un sito che è poi diventato una vera e propria casa editrice, pubblicando opere di molti altri autori e autrici. È stata un’esperienza molto d’avanguardia in Germania, in un momento in cui si cominciava a parlare di fumetti online e webcomic. Com’è stata per lei questa esperienza? Cosa le ha permesso di capire in più sul fumetto e sul processo creativo?
electrocomics è sempre stata una casa editrice online, anche se il catalogo non è stato più aggiornato da diversi anni. È stato un esperimento nei primi anni di internet. Non avevo le risorse per rendere il sito accessibile anche da cellulare, era progettato solo per schermi grandi. Preferisco concentrarmi sul disegno di libri corposi e continuo a sentirmi più a mio agio con le pubblicazioni cartacee. Anche dal punto di vista finanziario sono più redditizie.

E come valuta in generale lo sviluppo del fumetto online, sia in generale che in particolare in Germania e nei paesi di lingua tedesca? A mio avviso, sembra che molte delle esperienze più rilevanti oggi passino da portali come Webtoons o dal manga europeo, o quantomeno dai social network come Instagram, ma il mercato non è cresciuto quanto ci si sarebbe potuti aspettare.
Molti autori e autrici di fumetti hanno pubblicato strisce su Instagram o altri social, lì i fumetti funzionano bene, ma solo nei formati brevi.

Nel 2009 con Heute ist der letzte Tag vom Rest deines Lebens ha raggiunto un grande riconoscimento a livello nazionale e internazionale, raccontando un viaggio giovanile in Italia e affrontando temi come la molestia e la violenza sessuale, il patriarcato e l’emancipazione femminile. Anche in questo caso ha anticipato una serie di temi e uno stile narrativo che con il #MeToo sono esplosi coinvolgendo tutti i media, anche e soprattutto il fumetto. Vorrei tornare a quel momento e chiederle come è nato il libro, quali erano le sue idee e riflessioni allora.
Dopo la fine degli studi cercavo un tema documentaristico per una narrazione a fumetti più lunga. L’episodio della mia adolescenza mi sembrava avere del potenziale. Ho lavorato al libro per cinque anni. Parti dei testi sono tratti dai miei vecchi diari. Un artista amico mio, di Palermo, ha fotografato per me dei luoghi che appaiono nel fumetto e mi ha mandato le foto per usarle come riferimento. Oggi vive a Berlino.

Il fumetto è autobiografico e molto personale, ma in alcuni momenti emerge uno sguardo giornalistico e documentaristico. Come ha conciliato questi due aspetti?
Il mio approccio giornalistico mi ha abituata a chiedermi quale sia la rilevanza di un tema. “Perché questa storia deve essere raccontata ora?” Ho acquisito dimestichezza nel descrivere il quotidiano contemporaneo e nel modo di raccontarlo. Si dice sempre che i giornalisti devono essere curiosi verso gli altri. Questa curiosità porta a mettere al centro della narrazione l’osservazione degli altri e del mondo, non solo i propri sentimenti.

Si aspettava il grande successo che ha avuto l’opera? E quale effetto crede abbia avuto sulle giovani autrici, non solo nel campo del fumetto? Che tipo di riscontri ha ricevuto?
No, un tale successo non si può prevedere. Naturalmente si spera sempre. Sono molto felice! Negli anni ho ricevuto molte testimonianze da parte di giovani donne che si sono sentite incoraggiate e rafforzate dal libro. Un riscontro interessante è arrivato da un’assistente sociale in un carcere femminile, che utilizza il fumetto per aiutare donne vittime di stupro a elaborare il trauma. Il formato disegnato rende la comunicazione più accessibile.

Come pensa che reagirebbe oggi il pubblico se pubblicasse questa storia per la prima volta? Cosa è cambiato secondo lei da allora su questi temi e quanto lavoro resta ancora da fare, in particolare in Germania e Austria?
I riscontri al libro sono rimasti invariati dal 2009. Sembra essere un tema senza tempo, anche se la storia è ambientata nel 1984. Oggi forse l’attenzione mediatica verso gli abusi sessuali è maggiore, ma nel singolo caso è ancora molto difficile far sì che la vergogna cambi parte. Si continua a discutere se la vittima non abbia in qualche modo una colpa o se abbia diffamato ingiustamente l’aggressore.

Anche nel suo penultimo libro, Wie ich versuchte, ein guter Mensch zu sein, ha affrontato di nuovo lo stesso tema, sempre da una prospettiva autobiografica, ma questa volta trattando non solo il rapporto uomo-donna, ma anche quello tra diverse culture e tradizioni. Come si collegano quest’opera e la precedente? E da dove nasce il desiderio di raccontare quest’ultima?
Il primo fumetto descrive il risveglio di una giovane donna che ancora non sa bene cosa le piaccia e che prova molte cose. Non ero ancora pronta fisicamente per una grande intimità, ma siccome allora eravamo punk, ho almeno provato. Nel secondo fumetto autobiografico, invece, mostro una giovane donna con desideri sessuali che vuole vivere modelli di relazione non convenzionali. Non tutti i partner erano pronti a questo.

Nel suo ultimo lavoro, Die Frau als Mensch, pubblicato quasi otto anni dopo il precedente, ritorna in un certo senso alle origini, agli springpoems: parla della donna in un contesto documentaristico che parte dalla preistoria, dalle origini dell’uomo e delle comunità umane. Questo primo volume è molto denso e ricco di dettagli, sia nel disegno che nella narrazione. Quanto è stato intenso il lavoro di ricerca in questo caso?
Molto intenso. Ogni scena ha richiesto ricerche su moltissimi dettagli, si è creata una sorta di vortice verso la ricerca accademica. Ma il tema l’ho scelto io, perciò non l’ho vissuto come faticoso o arido. Mi appassiona da quasi trent’anni. Dal 1997, per essere precisi, quando lessi il libro Sedna oder die Liebe zum Leben di Hans Peter Dürr, etnologo, che ha ispirato il primo spring poem.

Da dove nasce il desiderio di esplorare la figura femminile attraverso un’opera documentaria che parte dalla preistoria, e qual è secondo lei la forza di questa prospettiva che analizza anche il senso dell’esistenza della comunità per l’essere umano? Di quanti volumi sarà composta l’opera e quale periodo intende coprire?
Il primo volume tratta le origini fino a 30.000 anni fa.
Il secondo volume si sofferma a lungo prima dei 30.000 anni e mostra una panoramica fino alla fine dell’ultima era glaciale, circa 14.000 anni fa.
Mi piacerebbe coprire anche il Neolitico, con l’invenzione dell’agricoltura e dell’allevamento, fino al 3.500 a.C. Con un po’ di fortuna, potrei riuscire a concludere con un terzo volume.

Lei è una delle figure più importanti del fumetto di lingua tedesca a livello internazionale, quindi vorrei chiederle come vede l’evoluzione del fumetto in Germania negli ultimi trent’anni, quale elemento è stato per lei il più significativo? E come valuta lo stato del fumetto in Germania oggi?
Oggi in Germania ci sono molti più bei fumetti rispetto a vent’anni fa. La scena si è sviluppata molto bene, molti colleghi e colleghe vengono pubblicati anche all’estero. Mi fa piacere che ci siano molte autrici donne. Anche questo è cambiato rispetto al passato. Abbiamo trovato un nuovo pubblico, ora i fumetti si trovano anche nelle librerie generaliste, non solo nei negozi specializzati. Guardo con ottimismo al futuro. Fortunatamente, l’IA non può sostituire il nostro lavoro, perché le persone vogliono ancora leggere cosa pensano e provano altri esseri umani.

Intervista realizzata via mail ad aprile 2025

Ulli Lust

Nata nel 1967 a Vienna, si è trasferita a Berlino nel 1995. Da allora, realizza reportage a fumetti caratterizzati da osservazioni acute sulla vita quotidiana moderna, come ad esempio il resoconto su un centro commerciale berlinese (in Fashionvictims, Trendverächter – Comicreportagen aus Berlin, avant-verlag, 2008).
Nell’autunno del 2009 è uscito un ampio fumetto autobiografico sulla sua adolescenza, in cui si mescolano romanzo di viaggio, picaresco e dramma esistenziale giovanile:
Heute ist der letzte Tag vom Rest Deines Lebens (avant-verlag). Il libro è stato tradotto in diverse lingue e ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Prix Révélation al festival del fumetto di Angoulême, l’Ignatz Award e il Los Angeles Times Book Prize.
Nel 2013 è uscito
Flughunde per l’editore Suhrkamp, un adattamento a fumetti dell’omonimo romanzo di Marcel Beyer. La sua graphic novel autobiografica su una relazione a tre fuori dal comune, Wie ich versuchte, ein guter Mensch zu sein (Suhrkamp, 2017), è arrivata nel 2018 nella shortlist per il “Fauve d’or” di Angoulême e ha vinto un Inkpot Award al Comic-Con di San Diego.
La prima parte di un saggio a fumetti sulle statuette femminili dell’arte dell’età glaciale,
Die Frau als Mensch, è uscita nella primavera del 2025.
Dal settembre 2013 è professoressa di Disegno e Fumetto presso l’Università di Scienze Applicate di Hannover.

Emilio Cirri

Emilio Cirri

Nato a Firenze una mattina di Gennaio del 1990, cresce dividendosi tra due mondi: quello della scienza e quello dell'arte. Si laurea in Chimica e sogna di fare il ricercatore. E nel frattempo si nutre di fumetti e spera di poterne sceneggiare uno, un giorno. Il primo amore della sua vita è Batman, amico fedele dei lunghi pomeriggi passati a giocare in camera sua. Dai supereroi ha piano piano esteso il suo campo di interesse fumetto, sia esso italiano, americano, francese, spagnolo o giapponese. Nel tempo che non dedica ai fumetti, guarda film e serie tv, scrive recensioni e piccole storielle, e forse un giorno le pubblicherà su un blog o in qualche altro modo.

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