Cronache tedesche: Endzeit di Olivia Vieweg

Cronache tedesche: Endzeit di Olivia Vieweg
Una apocalisse zombie, due ragazze in viaggio tra Weimar e Jena alla ricerca di una salvezza fisica e mentale. La giovane artista jenense Olivia Vieweg realizza un racconto di formazione sui generis, influenzato da una narrazione di stampo anglosassone e da uno stile prettamente giapponese.

Chi è Olivia Vieweg?

Olivia Vieweg è una giovane autrice nata a Jena e cresciuta nel quartiere densamente popolato di Lobeda, dominato dai tipici Plattenbauen, imponenti palazzine di 10-12 piani tutte simili nel design e quasi indistinguibili tra loro. In questo contesto, nei primi anni ’90 viene in contatto con i fumetti, Disney ma soprattutto manga, in particolare Sailor Moon, fonte di ispirazione per tutta una serie di autori che insieme formano la cosiddetta generazione “Germangaka”.

Nel 2006 inizia il corso di Comunicazione visiva presso l’università Bauhaus di Weimar, e qui raffina il suo stile di disegno, influenzato da autori come Manu Larcenet, Bastien Vivès e Ralf Köning, ma soprattutto da artisti giapponese come Naoki Urasawa, Inio Asano e Mohiro Kitoh, da cui trae insegnamento non solo grafico ma anche narrativo. Nel 2009 pubblica la sua prima raccolta di racconti, Warum Katzen besser sind als Männer (Perché i gatti sono meglio degli uomini), che unisce la sua passione per i gatti a quella per il fumetto giapponese. A questa seguiranno altre due raccolte pubblicate da Carlsen Verlag. Nel 2012 si laurea con Endzeit, che nel 2018 verrà ristampata in edizione ampliata da Carlsen Verlag.

Nel 2013 pubblica per Suhrkamp l’adattamento di Huck Finn, ambientandolo in Turingia. Nel 2014, in seguito alla vittoria di uno Stipendium (borsa di studio), pubblica con Egmont Antoinette kehrt zurück (Antoinette torna indietro), mentre nel 2015 pubblica Schwere See, mein Herz (Mare burrascoso, cuore mio) sempre per Suhrkamp. Con queste opere l’autrice definisce sempre più il suo stile narrativo, fatto di ambientazioni a lei famigliari (la Turingia), protagoniste femminili e storie fortemente emotive. Nel 2014 vince il premio Tankred Dorst per la sceneggiatura di Endzeit, nato dalla sua partecipazione all’importante Workshop di sceneggiatura di Monaco di Baviera, e da questa sceneggiatura è stato tratto l’omonimo film del 2017, presentato al Toronto Film Festival 2018 con il titolo Ever After.

Due ragazze alla fine del mondo

Il mondo è stato sconvolto da una apocalisse zombie e solo poche città si sono salvate. Tra queste Weimar, dove abita Vivi, una ragazza fragile e piena di problemi, resa orfana dalla catastrofe. Di lei si prende cura la Dr. Ritter, che vorrebbe trasformarla nella figlia che ha perso. Ma la vita di Vivi cambia quando viene assegnata alla manutenzione della recinzione della città: qui incontra Eva, una ragazza segnata profondamente da orrore e violenze, indurita da esperienze terribili e da un segreto inconfessabile.
Quando la ragazza fugge da Weimar per raggiungere la città di Jena, unico altro centro decontaminato e luogo in cui si producono dei farmaci per fermare l’epidemia zombie, Vivi decide di seguirla. Ma il treno merci senza conducente su cui viaggiano si ferma improvvisamente nel bel mezzo della campagna Turingia, dando inizio ad una avventura di sopravvivenza e ad un viaggio dentro la propria interiorità.

Con Endzeit, Olivia Vieweg coniuga il classico tema della apocalisse zombie in salsa adolescenziale, ma questo non deve far pensare ad opere come Warm Bodies o Life After Beth. Siamo lontani da toni di commedia, da riflessioni vagamente simboliche sul cambiamento dei corpi e sulla nascita di amori incompresi. Il fumetto di Vieweg ha la struttura di un romanzo di formazione post-apocalittico, riflesso lontano di grandi classici del genere come The Road di Cormac McCarty, qui reinterpretato come viaggio di crescita e di autodeterminazione di due ragazze che stanno diventando giovani donne e che si confrontano non solo con un mondo inospitale, ma anche con le proprie fragilità e le proprie contraddizioni.

Nonostante la crescita di Vivi sia al centro della narrazione, è il continuo scambio tra le due protagoniste il vero motore dell’evoluzione della storia, con le due ragazze che pian piano si scambiano i ruoli: Vivi diventa sempre più sicura della propria forza, accoglie il proprio dolore e rielabora in maniera matura le proprie tragedie, mentre Eva si concede momenti di debolezza e si trasforma lentamente (e letteralmente), ma riesce a mantenere il controllo su se stessa accettando di non essere più sola e di farsi supportare da una amica vera. Per rendere questa evoluzione credibile e consequenziale, l’autrice inserisce figure e situazioni che ostacolano il cammino delle due, che le fanno dubitare e le spingono ad affrontare rinunce, costruendo un cammino dell’eroe completamente al femminile.

Oltre ad essere una storia con contenuti appassionanti e interessanti, Endzeit rappresenta un deciso passo in avanti nella maturazione artistica di Olivia Vieweg, che dimostra grande sicurezza narrativa grazie ad uno storytelling chiaro e dal ritmo ben cadenzato, che rallenta a dovere per descrivere un particolare dettaglio emotivo e per  costruire un climax emotivo, per poi velocizzarsi nei momenti più concitati e horrorifici, in cui le linee si fanno più fitte, più tremanti e i dettagli si addensano per trasmettere un senso di terrore o di strisciante disagio.

La lezione dei grandi maestri giapponesi si ritrova in ogni segno della disegnatrice, brava a variare il tono del racconto con pochi semplici tratti, passando da linee morbide e rilassate di corpi e volti a segni spezzati e violenti nel giro di poche vignette. Una delle trovate migliori dell’artista è quella di ambientare il racconto nel bel mezzo della Turingia durante un’estate torrida e soleggiata: il contrasto tra la calma e la bellezza della natura campestre e la spaventosa situazione in cui si trova il mondo crea un effetto di straniamento e drammaticità ancora più grande, uno iato profondo tra Terra e uomo, donando alla storia un’atmosfera molto evocativa, sebbene inconsueta, per un racconto zombie. A rafforzare questa opposizione ci pensano i colori intensi e corposi, usati dalla Vieweg ora per esaltare l’accoglienza e la bellezza del paesaggio rurale, ora per intensificare il senso di oppressione e di paura, ora per sottolineare particolari narrativi usando toni accesi e innaturali.

Endzeit è racconto intenso, narrato con precisa cognizione dei propri mezzi e doti artistiche, una storia di formazione ma anche di amicizia di due figure femminili affascinanti e sfaccettate, non eroine stoiche, ma donne che scoprono la propria natura, che lottano per la propria determinazione e che si accettano con orgoglio e consapevolezza.

Abbiamo parlato di:
Endzeit
Olivia Veiweg
Carlsen – dicembre 2018
288 pagine, brossurato, bianco e nero – 22,00 €
ISBN: 978-3-551-76169-9

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