{"id":85,"date":"2016-11-16T23:14:53","date_gmt":"2016-11-16T22:14:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comicsisthedrug\/?p=85"},"modified":"2016-11-16T23:14:53","modified_gmt":"2016-11-16T22:14:53","slug":"introduzione-ovvero-si-iniziano-preparativi-viaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comicsisthedrug\/introduzione-ovvero-si-iniziano-preparativi-viaggio\/","title":{"rendered":"INTRODUZIONE, ovvero: Dove si iniziano a fare i preparativi di viaggio"},"content":{"rendered":"

Qualche mese fa, due episodi slegati tra loro hanno riacceso il mio interesse per una questione che era rimasta sopita per lungo tempo in un angolo della mia mente: la lettura dei libri <\/span>TEOTW (The end of the fucking world)<\/span><\/i> di Charles Forsman e <\/span>Black River<\/span><\/i> di Josh Simmons, in cui la presenza della violenza, fisica e psicologica, \u00e8 centrale nello svolgimento della storia<\/strong>, si \u00e8 incrociata con la visione\u00a0di un post su Facebook di Massimo Perissinotto che ricordava come sulla rivista degli anni Novanta \u00abFuego\u00bb si fosse aperto un dibattito molto articolato e combattuto sul tema dell\u2019uso della violenza nel fumetto<\/strong>. Questi due eventi casuali hanno riacceso il mio interesse sulla questione, e hanno dato il via a una riflessione sulla sensazione che queste due tematiche sembrano essere tornate nuovamente il territorio privilegiato – preferito? – di certi autori che le usano come grimaldello per raccontare qualcosa di diverso dalla semplice rappresentazione di eventi sconvolgenti o di situazioni estreme.<\/span><\/p>\n

\""TEOTFW"
“TEOTFW” \u00a9 Charles Forsman<\/figcaption><\/figure>\n

Il tema della violenza, e in parte dell\u2019horror, mi ha sempre colpito e interessato per il modo con cui pu\u00f2 essere rappresentata, per l\u2019uso che se ne pu\u00f2 fare, ma anche per le reazioni che \u00e8 in grado di generare nel lettore o nello spettatore. Fastidio, inquietudine, nausea, ma anche partecipazione, esaltazione e soddisfazione catartica. Che cos\u2019\u00e8 che le provoca? Come agiscono i meccanismi in linguaggi diversi come il fumetto e il cinema per creare, quando ci si trova davanti a situazioni simili, un analogo livello di immedesimazione? \u00c8 giusto, infine, farsi coinvolgere, soprattutto se c\u2019\u00e8 un senso di partecipazione (pensiamo, per esempio, all\u2019euforia che il lettore o lo spettatore prova quando il cattivo di turno trova la sua tanto attesa punizione)? Queste emozioni, almeno per quello che mi riguarda, sono trasmesse pi\u00f9 frequentemente e pi\u00f9 facilmente dal cinema, soprattutto di derivazione statunitense dove il tema della rivincita e della rivalsa impregna profondamente le storie che provengono da quella nazione, mentre nel fumetto la reazione a questi stimoli pu\u00f2 essere pi\u00f9 rara e, probabilmente, meno intensa\u2026 ma comunque sempre presente.<\/span><\/p>\n

\""Black
“Black River” \u00a9 Josh Simmons<\/figcaption><\/figure>\n

Oltre ai due titoli citati all\u2019inizio, mi si \u00e8 composto di fronte, quasi casualmente, un percorso di libri diversi che avevano tali affinit\u00e0 e che mi hanno fatto osservare ancora una volta, come gi\u00e0 accaduto in passato, come queste forme e questi contenuti cos\u00ec dirompenti venissero usati in maniera consapevole non pi\u00f9 (o non solo) da autori o case editrici che tentavano di creare, in maniera programmatica e strumentale, dei casi editoriali oppure che cercavano di realizzare delle storie, nel migliori dei casi, appena passabili. No, c\u2019erano nuovamente degli autori che utilizzavano la violenza e l\u2019horror come un mezzo per parlare, in maniera \u201cdistante\u201d ma nello stesso tempo pi\u00f9 partecipe, della nostra realt\u00e0<\/strong>. Quello che l\u2019horror, nei suoi esempi migliori, ha sempre fatto, qualunque fosse il mezzo espressivo prescelto (narrativa, cinema o fumetto).<\/span><\/p>\n

Guardandomi attorno nel panorama anglosassone, mi sono quindi trovato a (ri)scoprire titoli e autori che avevano intrapreso questa strada oppure che avevano inserito, nel loro percorso creativo, questi elementi, senza aver scatenato nessuna alzata di scudi o attacchi. Ormai \u00e8 piuttosto risaputo che negli Stati Uniti \u00e8 pi\u00f9 facile subire un attacco per qualcosa legato al sesso<\/strong>, come \u00e8 successo pochi anni fa a Milo Manara per una copertina \u201ceccessivamente\u201d ammiccante\u201d realizzata per la Marvel Comics, che per delle scene particolarmente truculente, come ampiamente dimostrato da certi fenomeni editoriali del passato, tipo la moda periodica delle \u201cbad girls\u201d, oppure le pubblicazioni di certe case editrici come la defunta Chaos, la Avatar del primo periodo e le attuali Boundless e Coffin Comics. <\/span><\/p>\n

Apparentemente, sembrano essere passati i tempi di Fredric Wertham e della sua crociata iniziata con il libro <\/span>Seduction of the Innocent<\/span><\/i>, in cui la linea di fumetti della casa editrice EC Comics venne attaccata per i contenuti violenti che \u201ctraviavano\u201d e seducevano, appunto, la mente dei giovani lettori. \u00c8 forse perch\u00e9 finalmente i lettori di fumetti sono pi\u00f9 maturi e sanno leggere e interpretare meglio il significato della violenza? Oppure la ragione \u00e8 che siamo talmente anestetizzati dalle scene che vediamo tutti i giorni che il sangue disegnato non ci fa pi\u00f9 impressione? Oppure perch\u00e9 il fumetto – magari questo tipo di fumetto – \u00e8 lontano dai radar di chi \u00e8 sempre pronto, in maniera miope, a criticare le cose che non capisce o che non sono in linea con il proprio pensiero? O, infine, forse \u00e8 perch\u00e9 la violenza non viene pi\u00f9 considerata un argomento cos\u00ec scomodo e tab\u00f9, mentre sono altri i temi che \u00e8 \u201cmeglio non toccare\u201d, pena l\u2019attacco immediato – come il sesso, la religione o la politica.<\/span><\/p>\n

\"Slide<\/p>\n

Sembra esserci una sorta di filo rosso per cui l\u2019horror e la violenza sono nuovamente utilizzati come filtro per leggere il nostro mondo – forse anche per interpretarlo -, elevandolo quindi a elemento fondamentale, e non gratuito, della storia che raccontano. Per cominciare, quindi, a fare qualche esempio legato all\u2019horror, una casa editrice considerata fino a qualche anno fa di serie B come la Avatar \u00e8 diventata, a un certo punto, quasi il \u201crifugio\u201d di autori come Alan Moore, Warren Ellis, Garth Ennis e David Lapham<\/strong>, che hanno realizzato qui le loro storie pi\u00f9 estreme… \u00e8 stato forse un modo per mostrare come la tanto lodata etichetta Vertigo fosse diventata solo un\u2019accozzaglia di storie che usavano il turpiloquio e qualche scena forte per scandalizzare esclusivamente gli adolescenti alle loro prime letture post-supereroistiche? Oppure agli inizi degli anni Zero era riuscita a diventare, probabilmente inconsapevolmente, la \u201crisposta creativa\u201d a quelle limitazioni che venivano posta dalle altre case editrici\u2026 magari perch\u00e9, pur di richiamare certi scrittori, era disposta a dare completa carta bianca per le storie che avrebbero realizzato?<\/span><\/p>\n

Di tutto quel gruppo di sceneggiatori, Alan Moore<\/strong> \u00e8 rimasto l\u2019unico a perseguire senza interruzioni\u00a0quella strada, con l\u2019esplorazione delle tematiche lovecraftiane culminata nella colossale, per dimensioni e portata, <\/span>Providence<\/i><\/strong>, una delle opere pi\u00f9 dense della sua ultima produzione, e reinventando l\u2019universo simil-zombie inventato da Garth Ennis, con \u201cCrossed +100<\/strong>\u201d, serie dove immagina un \u201cnuovo inizio\u201d, realizza il primo ciclo – gettando le basi di quello che sarebbe poi potuto seguire – e passa il testimone agli autori che hanno continuato\u00a0e concluso la vicenda.<\/span><\/p>\n

\""Crossed
“Crossed +100” \u00a9 Avatar Press, Inc.<\/figcaption><\/figure>\n

A questo si aggiunge poi il suo nuovo progetto, \u201cCinema Purgatorio<\/strong>\u201d, il primo numero finanziato tramite Kickstarter, e poi stampato regolarmente dalla Avatar. Si tratta di una nuova antologia horror, curata da lui e Kevin O\u2019Neill<\/strong>, che sembra riprendere, almeno nelle intenzioni, lo spirito delle testate (non solo horror) della EC Comics<\/strong> di Harvey Kurzman, per la variet\u00e0 di tematiche, respiro e ambientazioni, e a cui collaborano diversi team di autori, capitanati da sceneggiatori come Garth Ennis e Kieron Gillen.<\/span><\/p>\n

\""Cinema
“Cinema Purgatorio” \u00a9 Alan Moore & Kevin O’Neill<\/figcaption><\/figure>\n

Per ritornare agli zombie, appena citati per la serie di \u201csurvival horror\u201d creata dallo scrittore irlandese, Brian Ralph<\/strong> realizza per la Drawn & Quarterly <\/span>Daybreak<\/i><\/strong>, un fumetto minimale dove la quotidianit\u00e0, a cui ci si cerca di aggrappare, viene vista letteralmente in soggettiva<\/strong>, attraverso gli occhi del protagonista che cerca di sopravvivere in un mondo allo sfacelo, percorso dai morti viventi.<\/span><\/p>\n

\""Daybreak"
“Daybreak” \u00a9 Brian Ralph<\/figcaption><\/figure>\n

Un territorio analogo \u00e8 toccato dal gi\u00e0 citato <\/span>Black River<\/i><\/strong> di Josh Simmons<\/strong>, uscito per Fantagraphics Books, in cui il pianeta \u00e8 ricaduto in un nuovo \u201cmedioevo\u201d, che si ciba delle rovine tecnologiche del mondo alla deriva da cui proviene, ed \u00e8 attraversato da un gruppo di sopravvissuti che intraprendono un viaggio che mescola la visione pessimistica di <\/span>The Road<\/span><\/i> di Cormac McCarthy con la speranza irreale per un mondo migliore presente nel distopico <\/span>Racconto dell\u2019ancella<\/span><\/i> di Margaret Atwood.<\/span><\/p>\n

\""Black
“Black River” \u00a9 Josh Simmons<\/figcaption><\/figure>\n

Richard Sala<\/strong>, dopo una parentesi con un libro \u201cper ragazzi\u201d pubblicato dalla First Second, continua nella sua personale esplorazione dei generi di serie B, a met\u00e0 tra horror, thriller all\u2019italiana e, recentemente, in modo ancora pi\u00f9 esplicito, anche il feuilleton. Il suo ultimo <\/span>Violenzia and Other deadly Amusements<\/i><\/strong> amplifica l\u2019astrattezza che aveva sempre caratterizzato questo autore: la protagonista che d\u00e0 il titolo al libro \u00e8 una vendicatrice senza una motivazione esplicitata che perseguita un gruppo di uomini, eliminandoli uno a uno. A un certo punto forse si intuiscono le cause e l\u2019oscuro passato che l\u2019ha instradata in quel percorso di sangue, ma diventa l\u2019elemento meno interessante: il centro dell\u2019attenzione \u00e8, in realt\u00e0, l\u2019azione frenetica che ne deriva<\/strong>, rendendo praticamente inutile la presenza di qualsiasi tipo di <\/span>macguffin<\/span><\/i>.<\/span><\/p>\n

\""Violenzia
“Violenzia and Other Deadly Amusements” \u00a9 Richard Sala<\/figcaption><\/figure>\n

Se ci spostiamo nella zona dell\u2019uso della \u201cviolenza pura\u201d, sempre per Fantagraphics, <\/span>Terror Assaulter (O.M.W.A.T. – One Man War Against Terror)<\/i><\/strong> di Benjamin Marra<\/strong> segue un\u2019analoga rielaborazione del genere (in questo caso, i film d\u2019azione e di spionaggio degli anni Settanta e Ottanta), realizzando un fumetto che sembra intriso anche di due opere fumettistiche apparentemente contrapposte come <\/span>Cannon<\/span><\/i> di Wally Wood e <\/span>Trashman<\/span><\/i> di Spain Rodriguez. Il risultato finale \u00e8 una vicenda lisergica che \u201crivela\u201d e utilizza i luoghi comuni di James Bond, mescolandoli a una visione del mondo conservatrice e \u201cstatunitense-centrica\u201d<\/strong>, come nella migliore tradizione dei film action del passato, e, allo stesso tempo, ridicolizzandoli e spingendo il piede sull\u2019acceleratore dell\u2019estremizzazione di ogni situazione. Da notare che, proprio recentemente, lo stesso autore ha postato su Facebook come la Marvel Comics abbia utilizzato proprio in questi mesi lo stesso sottotitolo \u201cOne Man War Against Terror\u201d per la sua nuova testata supereroistica \u201cSolo\u201d… in questo caso, per\u00f2, senza il sottotesto grottesco che tale definizione aveva nel libro di Marra.<\/span><\/p>\n

\""Terror
“Terror Assaulter” \u00a9 Benjamin Marra<\/figcaption><\/figure>\n

Sempre per Fantagraphics, c\u2019\u00e8 il gi\u00e0 citato <\/span>TEOTW (The end of the fucking world)<\/i><\/strong> di Charles Forsman<\/strong>, opera dolente a met\u00e0 tra <\/span>La rabbia giovane<\/span><\/i> di Terrence Malick e <\/span>Assassini nati<\/span><\/i> di Oliver Stone, che si pone come crocevia interessante di un giovane autore che passa dal fumetto di vita quotidiana, come il precedente <\/span>Celebrated Summer<\/span><\/i>, a \u201cRevenger\u201d, l\u2019attuale serie autoprodotta – e finanziata dai lettori tramite Patreon – che rivisita le situazioni dei \u201cfilm di vendetta\u201d degli anni Settanta e Ottanta.<\/span><\/p>\n

\""TEOTFW"
“TEOTFW” \u00a9 Charles Forsman<\/figcaption><\/figure>\n

Anche Rich Tommaso<\/strong>, in questa tendenza che attraversa vari autori, si rif\u00e0 a certe atmosfere anni Settanta, aggiungendo anche un pizzico di Tarantino, e realizza \u201cDark Corridor<\/strong>\u201d, un interessante comic book, purtroppo concluso al settimo numero, che trova la sua vera dimensione proprio nella pubblicazione seriale pi\u00f9 che nella successiva e, inevitabile, raccolta in volume. In quest\u2019opera il tono della violenza viene \u201cattenuato\u201d solo dal tratto grafico del disegnatore (leggero, stilizzato e non realistico), ma la storia che racconta \u00e8 spietata\u00a0e non lascia presagire nessuna speranza per il futuro<\/strong>. A marcare un ulteriore collegamento in questo discorso, \u00e8 l\u2019opera che realizza successivamente, al momento baciata da maggior fortuna: \u201cShe-Wolf<\/strong>\u201d, cio\u00e8 la storia di un\u2019adolescente licantropa. I toni si attenuano e i riferimenti si spostano a toccare opere come <\/span>Voglia di vincere<\/span><\/i> (ovvero <\/span>Teen Wolf<\/span><\/i>), ma il sangue continua a scorrere.<\/span><\/p>\n

\""Dark
“Dark Corridor” \u00a9 Rich Tommaso<\/figcaption><\/figure>\n

In maniera circolare, ritorniamo alla Avatar con \u201c\u00dcber<\/strong>\u201d, fumetto super-eroistico di Kieron Gillen e Canaan White ambientato alla fine della Seconda Guerra Mondiale dove, quasi prendendo a prestito un\u2019idea piuttosto simile del primo ciclo di <\/span>Zenith<\/span><\/i> di Grant Morrison, si ipotizza che i nazisti siano arrivati per primi alla creazione del super-uomo<\/strong>, utilizzato come strumento per cercare di ribaltare quella sconfitta che appare ormai quasi inevitabile. Da qui, scaturiranno continue battaglie, scontri letteralmente all\u2019ultimo sangue, intrighi e congiure, che influenzeranno il destino del conflitto.<\/span><\/p>\n

\""\u00dcber"
“\u00dcber” \u00a9 Avatar Press, Inc.<\/figcaption><\/figure>\n

Questi sono solo alcuni degli autori e delle opere che ho intenzione di affrontare e di cui vi parler\u00f2 nelle prossime settimane. Il\u00a0viaggio di esplorazione non seguir\u00e0 necessariamente l\u2019ordine appena esposto, bens\u00ec dinamiche e ritmi diversi, che saranno influenzati anche da altre letture e scoperte – che inevitabilmente accadranno -, per verificare se \u00e8 vero che il sangue possa diventare la chiave di accesso e di lettura per capire fumetti che sembrano abbandonare i terreni \u201csicuri\u201d (ma a rischio di manierismo) delle storie di vita quotidiana o autobiografiche per abbracciare invece quelli molto pi\u00f9 complessi, problematici e, a volte, controversi del genere.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

Qualche mese fa, due episodi slegati tra loro hanno riacceso il mio interesse per una questione che era rimasta sopita per lungo tempo in un angolo della mia mente: la lettura dei libri TEOTW (The end of the fucking world) di Charles Forsman e Black River di Josh Simmons, in cui la presenza della violenza, fisica e psicologica, \u00e8 centrale nello svolgimento della storia, si \u00e8 incrociata con la visione\u00a0di un post su Facebook di Massimo Perissinotto che ricordava come sulla rivista degli anni Novanta \u00abFuego\u00bb si fosse aperto un dibattito molto articolato e combattuto sul tema dell\u2019uso della violenza<\/p>\n","protected":false},"author":63,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"INTRODUZIONE, ovvero: Dove si iniziano a fare i preparativi di viaggio - Comics is the Drug","description":"Qualche mese fa, due episodi slegati tra loro hanno riacceso il mio interesse per una questione che era rimasta sopita per lungo tempo in un angolo della mia me"},"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-85","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comicsisthedrug\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/85","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comicsisthedrug\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comicsisthedrug\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comicsisthedrug\/wp-json\/wp\/v2\/users\/63"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comicsisthedrug\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=85"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comicsisthedrug\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/85\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comicsisthedrug\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=85"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comicsisthedrug\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=85"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comicsisthedrug\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=85"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}