{"id":660,"date":"2020-03-22T13:48:35","date_gmt":"2020-03-22T12:48:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comicscalling\/?p=660"},"modified":"2020-03-22T13:57:51","modified_gmt":"2020-03-22T12:57:51","slug":"off-topic-mitsuru-adachi-lo-zen-e-la-closure","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comicscalling\/off-topic-mitsuru-adachi-lo-zen-e-la-closure\/","title":{"rendered":"Off Topic – Mitsuru Adachi: lo Zen e la Closure"},"content":{"rendered":"

Quello del critico \u00e8 spesso un lavoro essenzialmente imperniato sull’egocentrismo: dietro la facciata dell’analisi, del servizio ai lettori e tutto il resto, si cela sempre una motivazione autoreferenziale, la necessit\u00e0 di rispondere a una domanda su noi stessi.<\/p>\n

“Perch\u00e9 ci piace quello che ci piace?”<\/strong><\/p>\n

Alla fine sta tutto l\u00ec: nel dissezionare le nostre opere pi\u00f9 o meno preferite non facciamo altro che investigare su noi stessi<\/strong>, sul perch\u00e9 un determinato fumetto faccia presa sulla nostra sensibilit\u00e0 mentre un altro, che magari fa impazzire folle sterminate di fan adoranti, non ci coinvolga minimamente. \u00c8 un’indagine esistenziale che, come effetto secondario, produce dei testi, delle recensioni, che risultano utili alla comunit\u00e0 di fruitori della stessa opera.<\/strong><\/p>\n

\"Adachi-Touch\"<\/a><\/p>\n

In quest’ottica mi sono sempre interrogato, senza essermi mai risposto fino a oggi, sulla mia apparentemente inspiegabile fascinazione nei confronti dei fumetti di Mitsuru Adachi.<\/strong>
\nInspiegabile per motivi molto semplici.
\nAdachi racconta sempre la stessa storia<\/strong>, sostanzialmente una storia di amori adolescenziali<\/strong>, cambiandone sostanzialmente solo l’ambientazione: il baseball, la box. il baseball, il nuoto, il baseball, il Giappone feudale, il baseball e infine il baseball. Anche i personaggi sono quasi sempre praticamente sovrapponibili<\/strong>, sia da un punto di vista di caratterizzazione psicologica che nel disegno stesso. In linea teorica si potrebbe leggere un solo fumetto di Adachi ed essere a posto, soddisfatti.
\nMa non \u00e8 cos\u00ec.
\nAggiungiamo poi che il target<\/strong> di questa\/e storia\/e \u00e8 l’adolescente giapponese,<\/strong> che facilmente pu\u00f2 ritrovarsi in questi racconti legati a doppio filo alla realt\u00e0 vissuta dai giovani studenti giapponesi, e non certo da un italiano quasi-cinquantenne come me.<\/p>\n

Quindi, sempre in linea assolutamente teorica, a me i fumetti di Adachi non dovrebbero piacere<\/strong>. E invece mi piacciono, e pure tanto. E a quanto mi \u00e8 dato sapere piacciono a tantissime altre persone che sono al di fuori del target sopra indicato.<\/p>\n

L’ipotesi \u00e8 che questo inspiegabile fascino risieda non tanto nel “cosa” viene rappresentato, quindi nell’intreccio o nella trama, ma nel “come” avviene questa messa in scena.<\/p>\n

Non mi hai sentito dirlo<\/strong><\/p>\n

Simbolicamente l’essenza della narrazione di Adachi potrebbe essere riassunta in questo scambio di battute:<\/p>\n

\"Mitsuru<\/a><\/p>\n

I puntini di sospensione nella seconda vignetta [ricordiamo che il senso di lettura dei manga \u00e8 da destra verso sinistra] sintetizzano efficacemente lo stile dell’autore: “non mi hai sentito dirlo”<\/p>\n

Ma andiamo con ordine.<\/p>\n

L’establishing shot<\/strong><\/p>\n

La maggior parte delle sequenze dei fumetti di Adachi cominciano con una variante del canonico Establishing Shot<\/em><\/strong>, noto anche come Totale d’Ambiente<\/em>: un’inquadratura, o una sequenza, necessaria all’allestimento di un contesto che fornisce al lettore le informazioni necessarie per comprendere il mondo in cui si sta addentrando.
\n[Abbiamo gi\u00e0 visto come la corretta gestione di questo aspetto sia vitale nella narrazione
QUI<\/a>]
\nNella maggior parte dei casi si tratta di una vignetta molto grande in cui chi disegna cerca di dare quanti pi\u00f9 dettagli possibili<\/strong> declinandola secondo la propria sensibilit\u00e0 o necessit\u00e0.<\/p>\n

\"Parker<\/a><\/p>\n

In Parker<\/em> Darwyn Cooke<\/strong> riproduce, sostanzialmente ricalcandola, una foto della New York del 1962 aggiungendo una didascalia che colloca inequivocabilmente il racconto che andremo a leggere. [Nota: Se non avete ancora letto Parker, fatelo]<\/p>\n

\"Aquaman<\/a><\/p>\n

In Aquaman #58<\/em> Robson Rocha<\/strong> apre la tavola con un campo lungo che mostra, oltre all’ambiente in cui si svolge l’azione, anche la quasi totalit\u00e0 del cast di personaggi interessati dagli eventi che seguono.<\/p>\n

Gli Establishing Shot<\/em> di Adachi seguono invece una logica diversa<\/strong>, funzionale alle sue intenzioni: non ci d\u00e0 quasi mai un vero e proprio Totale d’Ambiente ma si concentra sui dettagli<\/strong> dello stesso sezionandoli un una serie di inquadrature perlopi\u00f9 silenziose.<\/p>\n

\"Adachi<\/a><\/p>\n

Senza mai offrire una visione d’insieme della scuola, ne mostra solo alcuni particolari, fermi nel tempo, lasciando al lettore il compito di decidere la durata di queste inquadrature e il modo in cui sono legate tra di loro<\/strong>. Se \u00e8 quindi vero che il segno \u00e8 descrittivo e inequivocabilmente ricco di dettagli \u00e8 altrettanto vero che buona parte di quello che succede, o non succede, in questa sequenza vive nella testa di chi lo legge.<\/p>\n

\"Scott<\/a><\/p>\n

Per parafrasare Scott McLoud qui sopra possiamo dire che l’arte di Adachi dipende fortemente dal “cuore stesso dei fumetti”<\/strong>.<\/p>\n

Essere prima che Andare<\/strong><\/p>\n

Adachi si inserisce perfettamente nella tradizione artistica tipicamente giapponese<\/strong> che predilige, come detto sopra l’esposizione all’intreccio. O, per dirla sempre con le parole di McLoud, “L’essere in qualche luogo piuttosto che l’arrivare in qualche luogo”.<\/p>\n