{"id":475,"date":"2018-05-28T10:48:13","date_gmt":"2018-05-28T08:48:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comicscalling\/?p=475"},"modified":"2018-05-28T11:11:56","modified_gmt":"2018-05-28T09:11:56","slug":"voices-raccontare-il-nuovo-umanesimo-supereroico-parlov-sorrentino-vitti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comicscalling\/voices-raccontare-il-nuovo-umanesimo-supereroico-parlov-sorrentino-vitti\/","title":{"rendered":"Voices – Raccontare il Nuovo Umanesimo Supereroico [Parlov, Sorrentino, Vitti]"},"content":{"rendered":"
\"\"<\/a>
Alessandro Vitti<\/figcaption><\/figure>\n

Lo scorso aprile, durante il Pescara Comix<\/strong>, ho avuto il modo di scambiare quattro chiacchiere con tre dei disegnatori nostrani (Goran Parlov \u00e8 croato ma vista la sua lunga militanza Bonelli lo sentiamo comunque nostro) pi\u00f9 affermati negli USA: Alessandro Vitti, Andrea Sorrentino e Goran Parlov.<\/strong><\/p>\n

Ho provato a far loro delle domande un po’ diverse dal solito, pi\u00f9 in linea con i contenuti di questo blog e sono uscite delle riflessioni molto interessanti su tematiche e narrazione sequenziale.<\/p>\n

Ma prima si comincia con la prima reazione di Alessandro Vitti<\/strong> mentre sfoglia Comics Calling Director’s Cut<\/strong><\/em><\/a><\/p>\n

 <\/p>\n

Io, di base, ai miei allievi a scuola dico che, prima di diventare disegnatori bisogna preoccuparsi della priorit\u00e0 principale del fumetto: deve essere letto. Ci sono delle regole di base, delle soluzioni grafiche che bisogna utilizzare per spingere il lettore ad arrivare alla migliore fruizione possibile<\/p><\/blockquote>\n

C’\u00e8 l’impressione che il fumetto americano si trovi a un punto di svolta, un momento in cui c’\u00e8 maggiore attenzione all’uomo pi\u00f9 che al supereroe. La persona oltre la maschera. In un recente articolo su Fumo di China (QUI<\/a> la versione in Inglese) si parla di un Nuovo Umanesimo Supereroico.\u00a0 \u00c8 cos\u00ec anche per voi? E nel caso come influisce questo sul vostro lavoro? <\/strong>[a questa domanda Parlov non risponde per via di un bisogno fisiologico di nicotina – era fuori a fumare.]<\/p>\n

\"\"<\/a>
New X-Men di Morrison e Quitely<\/figcaption><\/figure>\n

 <\/p>\n

\"\"<\/a>
Andrea Sorrentino<\/strong><\/figcaption><\/figure>\n

Sorrentino:<\/strong> “Credo che il primo vero cambiamento negli Stati Uniti sia avvenuto all’inizio degli anni 2000<\/strong>, in coincidenza dello sgonfiamento della bolla degli anni ’90 in cui non esisteva praticamente la storia, esisteva il disegno caricato all’estremo, e con l’arrivo di autori britannici come Grant Morrison<\/strong> e Garth Ennis<\/strong>. Sono autori che hanno portato un po’ pi\u00f9 di sostanza facendo capire a tutti che il fumetto poteva avere altri contenuti. In questi ultimi anni poi credo che molto abbia influito la Image<\/strong>, insegnando alla gente (come gi\u00e0 aveva fatto la Vertigo<\/strong> qualche anno prima) che si poteva narrare anche qualcosa di diverso dalle tematiche pi\u00f9 strettamente per ragazzini. Che si potesse leggere tra le righe qualcosa di pi\u00f9 complesso. Da questa esperienza sono nati autori che hanno portato nei comics<\/em> la propria esperienza personale.<\/p>\n

Quello che trovi, per esempio, nelle storie di Jeff [Lemire] \u00e8 proprio lui: il modo semplice di approcciare determinati argomenti, la vena malinconica – Essex County<\/strong><\/em> \u00e8 spesso commovente – fa parte di Lemire<\/strong>. \u00c8 proprio lui.<\/p><\/blockquote>\n

Ci sono in giro sempre pi\u00f9 autori, forse anche grazie alla possibilit\u00e0 di lavorare a serie creator-owned<\/em>, che mettono s\u00e9 stessi nei propri fumetti. Credo che sia questo il fattore che porta a quest’evoluzione – molto positiva – portatrice di tematiche che oltrepassano il classico approccio supereroistico e virano sul lato umano. Proprio in virt\u00f9 del fatto che gli autori inseriscono la propria umanit\u00e0 nei loro lavori<\/strong>.”<\/p>\n

Vitti<\/strong>: “Si avverte effettivamente questa tendenza, sia dal punto di vista narrativo che artistico, e a me fa molto piacere. Senza nulla togliere al mio passato da lettore di fumetti di supereroi anni ’90”<\/p>\n

Sorrentino<\/strong>: “Io ho cominciato a leggere i fumetti americani tardi, con Authority<\/strong><\/em>, saltando tutta la parte degli anni ’90”<\/p>\n

 <\/p>\n

\"\"<\/a>
Green Arrow di Jeff Lemire e Andrea Sorrentino<\/figcaption><\/figure>\n

Vitti<\/strong>: “L’arrivo degli scrittori inglesi ha condizionato tantissimo la narrazione e la loro influenza \u00e8 visibile. Authority<\/em> secondo me \u00e8 stato l’apice di quel cambiamento di cui parlavi.”<\/p>\n

Sorrentino<\/strong>: “Come anche i New X-Men<\/em> di Morrison, dove un artista del calibro di Frank Quitely<\/strong><\/em> ha introdotto un’estetica nuova, magari ostica all’inizio, ma totalmente diversa e affascinante.”<\/p>\n

Vitti<\/strong>: “Credo per\u00f2 che ci sia un altro punto: noi avvertiamo il cambiamento ma spesso molte cose sono pianificate a monte<\/strong>, organizzate e programmate durante le riunioni editoriali – a cui ho potuto assistere qualche volta. Credo che molto si basi anche sul mercato stesso”<\/p>\n

\"\"<\/a>
Red Lanterns di Alessandro Vitti<\/figcaption><\/figure>\n

Sorrentino<\/strong>: “\u00c8 cambiata anche l’utenza, \u00e8 pi\u00f9 ricettiva.”<\/p>\n

\u00a0\u00c8 anche un’utenza anagraficamente pi\u00f9 vecchia, no?<\/strong><\/p>\n

Sorrentino<\/strong>: “S\u00ec, ci sono molti pi\u00f9 adulti che si avvicinano al fumetto”<\/p>\n

Vitti<\/strong>: “S\u00ec, ma c’\u00e8 anche un’altra fetta di mercato, pi\u00f9 giovane, che \u00e8 molto legata al prodotto giapponese<\/strong>. Questo, nella maggior parte delle storie trattate, \u00e8 molto pi\u00f9 legato all’emotivit\u00e0 e all’intimit\u00e0 dei personaggi. Pur affrontando tematiche di tipo supereroistico raccontano molto del piccolo<\/strong>, del personale, che porta molti ragazzi ad immedesimarsi. Credo che tutte queste cause siano confluite, volontariamente o casualmente – ma comunque organizzate e strutturate – in questa nuova tendenza, che soddisfa le diverse esigenze del pubblico.”<\/p>\n

In merito allo storytelling, i disegnatori si approcciano alla narrazione con metodi differenti e spesso diametralmente opposti tra loro. C’\u00e8 che parte dal dettaglio e chi invece, come ad esempio Cristian Ward che comincia dal colore<\/a>, parte dalla costruzione pi\u00f9 generale dell’albo. Voi come costruite la vostra narrazione?<\/strong><\/p>\n

\"\"<\/a>
Le sequenze cinematografiche di Sorrentino su Old Man Logan<\/figcaption><\/figure>\n

Sorrentino<\/strong>: “Io ho bisogno di visualizzare prima la scena<\/strong>. Per cui, prima di disegnare le singole vignette, ho bisogno di leggere l’intera sceneggiatura, almeno tre pagine in sequenza e, lontano da questa, immaginarmi come potrebbe essere quella scena in un film. Ho bisogno di creare una consequenzialit\u00e0 tra le varie scene<\/strong>: mi d\u00e0 fastidio l’idea di dover ‘staccare’, finire una pagina per poi scoprire di dover fare una cosa completamente diversa in quella successiva. Molto spesso mi capita di dover aggiungere vignette proprio per riuscire a dare alle varie scene un maggior senso di continuit\u00e0.<\/p>\n

Per me la narrazione \u00e8 sostanzialmente questo: visualizzare tutto come fosse una scena continua, una sequenza,\u00a0 per poi spezzarla nei suoi momenti chiave, i pi\u00f9 rappresentativi.<\/p><\/blockquote>\n

Parlov<\/strong>: “Io non leggo mai la sceneggiatura in anticipo, leggo pagina per pagina come un lettore qualunque e cos\u00ec ogni pagina mi sorprende<\/strong>. Non so come finir\u00e0 l’episodio, anche perch\u00e9 non ho voglia di leggere la sceneggiatura [risate], ma la ragione principale \u00e8 che quando leggo quella pagina mi emoziona, con Garth [Ennis] \u00e8 spesso un orrore, oppure mi diverte. Allora voglio sfruttare questa prima sensazione<\/strong>, questa emozione. Se leggessi prima tutta la sceneggiatura mi divertirei, mi spaventerei ecc… ma poi, quando torno su quelle pagine, non ho pi\u00f9 quella carica, non \u00e8 pi\u00f9 la stessa cosa: ricordo l’emozione provata leggendo ma non c’\u00e8 pi\u00f9 la stessa intensit\u00e0.<\/p>\n

Io invece voglio vivere la storia in quel momento e buttarla subito sulla carta<\/strong>.<\/p><\/blockquote>\n

\u00c8 un processo nato quasi per caso: spesso ricevo sceneggiature in lingue che non conosco per niente, le prime sceneggiature di Ken Parker<\/strong> mi venivano mandate da Berardi<\/strong> sotto forma di storyboard, disegnate, visto che non parlavo per niente l’italiano. Successivamente, in Bonelli, ricevevo invece 94 pagine di sceneggiatura completa e leggerle tutte, dall’inizio alla fine, era troppo faticoso per me per cui disegnavo mentre leggevo. \u00c8 stato cos\u00ec che ho capito che questo sistema funziona meglio per me. Tutt’oggi faccio cos\u00ec, a volte ho problemi con editor e supervisori quando mi chiedono se ho letto la sceneggiatura ma il mio metodo ormai \u00e8 questo, non posso cambiarlo”<\/p>\n