{"id":30,"date":"2018-02-02T09:48:18","date_gmt":"2018-02-02T08:48:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comicscalling\/?p=30"},"modified":"2018-02-02T10:33:40","modified_gmt":"2018-02-02T09:33:40","slug":"story-le-leggi-del-conflitto-shade-la-ragazza-cangiante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comicscalling\/story-le-leggi-del-conflitto-shade-la-ragazza-cangiante\/","title":{"rendered":"Story. Le leggi del conflitto e Shade: la Ragazza Cangiante"},"content":{"rendered":"
Ho scoperto il vero significato della parola “Dramma<\/strong>” all’et\u00e0 di 15 anni (pi\u00f9 o meno), prima di allora credevo servisse per descrivere delle situazioni dolorose con aspetti tragici oppure per riferirsi a determinati componimenti teatrali. Qualcuno poi mi spieg\u00f2 l’etimologia del termine, che viene dal greco \u03b4\u03c1\u1fb6\u03bc\u03b1, “drama” – azione, storia – e che di fatto descrive una condizione esistenziale comune a tutti gli esseri umani<\/strong>. Le azioni che noi compiamo su base quotidiana hanno lo scopo di soddisfare i nostri desideri: maggiore \u00e8 la distanza che ci separa da essi, pi\u00f9 deve essere significativa e faticosa la nostra azione. In una storia il “dramma minimo” non interessa a nessuno<\/strong>: se la ragazza corrispondesse immediatamente ai miei sentimenti sarebbe tutto molto bello ma assolutamente disinteressante dal punto di vista dello spettatore. \u00c8 nel momento in cui la distanza tra il desiderio e la realt\u00e0 si allarga che invece la storia si fa appassionante.<\/strong> Il Dramma quindi, inteso come conflittualit\u00e0 con forze antagoniste, \u00e8 il fattore che fa muovere le storie che sono tanto pi\u00f9 interessanti quanto pi\u00f9 il conflitto \u00e8 non compromissibile<\/a> e la posta in gioco alta.<\/strong><\/p>\n Qual \u00e8 quindi il conflitto in Shade: la Ragazza Cangiante<\/em><\/strong>?<\/p>\n La giovane aliena Loma ha una visione idealizzata della Terra: diversamente dal suo pianeta di origine, Meta, il nostro sembra ribollire di emozioni che lei \u00e8 desiderosa di sperimentare. Oberata anche dai debiti di gioco decide quindi di rubare la Veste della Follia, un artefatto potente quanto instabile, e usarla per fuggire . Si risveglia cos\u00ec nel corpo della ragazza terrestre Megan Boyle che, fino a pochi minuti prima, giaceva in stato comatoso su un letto di ospedale.<\/p>\n A questo punto, se tutto andasse come Loma si aspetta, la storia sarebbe finita. <\/p>\n In breve: le cose non vanno come Loma sperava. Questo conflitto viene presentato in maniera efficace nel giro di pochissime pagine nel secondo numero della serie.<\/p>\n Qui (Fig. 1) vediamo rappresentato il primo impatto di Loma\/Megan con la scuola. La percezione dell’istituzione, amplificata dai poteri della Veste della Follia, \u00e8 inquietante, caotica e descrive in maniera esemplare il contesto sociale con cui la protagonista sta per confrontarsi.<\/p>\n Per capirne bene le dinamiche facciamo riferimento alle leggi del conflitto<\/em><\/strong> descritte da Robert McKee<\/strong> nel suo Story<\/em><\/strong> (Ed. Omero), nel quale l\u2019autore individua tre livelli dell’esistenza da cui pu\u00f2 provenire il conflitto<\/strong>:<\/p>\n “Complicare una storia significa collocare tutto il conflitto soltanto su uno di questi tre livelli” (Robert McKee – Story)<\/p><\/blockquote>\n Si pu\u00f2 quindi complicare una storia approfondendo il conflitto extra-personale, <\/strong>ampliando scenari, personaggi e antagonisti, \u00a0lasciando sullo sfondo tutti gli altri tipi di conflitto. Un esempio calzante pu\u00f2 essere rappresentato dalla maggioranza dei mega crossover che coinvolgono tutti (o quasi) i personaggi di una casa editrice. Come Crisis on Infinite Earths<\/em><\/strong>: saga in dodici capitoli, pubblicata tra il 1985 e il 1986, nella quale tutti gli eroi della DC Comics sono impegnati a combattere la minaccia dell’Anti-Monitor. Lo scontro vede protagonisti centinaia di personaggi e si svolge in dozzine di scenari diversi, dimensioni parallele comprese.<\/p>\n <\/p>\n Diversamente si pu\u00f2 puntare tutto sugli intrecci sentimentali e sulle relazioni personali<\/strong> tra i vari componenti del cast, alla maniera delle soap opera<\/em>, nel quale tutti i personaggi sono in qualche modo legati tra di loro da diversi tipi di rapporti affettivi (contando anche l’odio come rapporto affettivo di tipo negativo) e il mondo esterno \u00e8 puramente funzionale alla narrazione dei rapporti personali<\/strong>. In quest’ambito potremmo far ricadere la lunga gestione di Chris Claremont<\/strong> sugli X-Men<\/em><\/strong> incentrata pi\u00f9 spesso sulle dinamiche affettive\/familiari dei protagonisti che non sul tema del conflitto col (seppur presente) “mondo che li odia”.<\/p>\n \u00c8 pi\u00f9 raro trovare invece dei fumetti puramente introspettivi<\/strong>, sia nell’editoria mainstream<\/em> che nel mercato pi\u00f9 indipendente, per via dell’oggettiva difficolt\u00e0 di mettere in scena delle storie appassionanti imperniate solo sull’introspezione. Il tema della ricerca dell’identit\u00e0<\/strong> ad esempio \u00e8 fortemente marcato nell’opera di Jeff Lemire<\/strong> ma quasi sempre veicolato da una dinamica familiare (come ad esempio in Royal City<\/em><\/a>), e anche il percorso auto-analitico<\/a><\/strong> intrapreso dal recente Batman di Tom King<\/strong>\u00a0non \u00e8 che un elemento di un affresco pi\u00f9 ampio.<\/p>\n Esistono comunque, all’interno anche del fumetto pi\u00f9 mainstream<\/em>, dei momenti puramente introspettivi spesso declinati in maniera teatrale<\/strong>. Il Silver Surfer<\/em><\/strong> di Stan Lee e John Buscema<\/strong> \u00e8 quasi shakespeariano in tal senso e il dilemma uomo\/mostro di Hulk<\/strong> \u00e8 un po’ la rappresentazione del conflitto interiore portata in superficie.<\/p>\n Un bell’esempio di fumetto supereroistico “complicatamente introspettivo” \u00e8 indubbiamente X-Factor #87<\/em><\/strong> del febbraio 1993: qui Peter David e Joe Quesada<\/strong> mettono in scena una elaborata seduta psicanalitica fatta ai membri del supergruppo governativo mutante. Il risultato \u00e8 quello di un racconto, fatto di diversi momenti introspettivi, narrato da una posizione di semi-sogettiva in cui il lettore \u00e8 posto vicino, o alle spalle, del\u00a0deus ex machina<\/em>\u00a0 rappresentato da uno psicanalista che non viene mai inquadrato se non alla fine dell’albo.<\/p>\n “Per complicare una storia lo sceneggiatore costruisce progressivamente il conflitto portandolo alle sue estreme conseguenze. E questo \u00e8 gi\u00e0 abbastanza difficile. Ma la difficolt\u00e0 aumenta con progressione geometrica quando portiamo la storia dalla semplice complicazione alla complessit\u00e0 […] per raggiungere la complessit\u00e0 lo sceneggiatore mette i propri personaggi in conflitto a tutti e tre i livelli dell’esistenza, spesso simultaneamente”\u00a0(Robert McKee – Story)<\/p>\n Stando a queste definizioni Cecil Castellucci e Marley Zarcone in Shade<\/em> hanno quindi realizzato una storia complessa che coinvolge tutti e tre i livelli del conflitto.<\/strong>\u00a0Ovviamente non si tratta di un caso unico o raro ma \u00e8 esemplare in quanto riescono a presentare tutti e tre i livelli in due sole pagine.\u00a0<\/strong><\/p>\n
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\nSono stanco -> mi siedo. Qui la sproporzione tra desiderio e realt\u00e0 \u00e8 bassa per cui il dramma \u00e8 minimo.
\nSono innamorato di una ragazza -> faccio i salti mortali per conquistarla. Qui la distanza \u00e8 invece pi\u00f9 ampia e la portata dell’azione da compiere lo \u00e8 altrettanto.<\/p>\n
\nLa ragazza ha un fidanzato, che \u00e8 enorme e manesco: la storia di come possa sopravvivergli potrebbe essere gi\u00e0 pi\u00f9 interessante.<\/p>\n
\nMa, ovviamente, le cose non vanno cos\u00ec: le emozioni ci sono ma sono pi\u00f9 di quante la protagonista sia in grado di gestire e pendere il posto di Megan nella sua vita quotidiana di adolescente implica una serie di responsabilit\u00e0 ben pi\u00f9 grandi di quelle che l\u2019aliena si \u00e8 lasciata alle spalle.
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\nL’obiettivo di Cecil Castellucci e Marley Zarcone \u00e8 quello di mettere la protagonista a confronto con una serie di difficolt\u00e0 che la costringano a compiere delle azioni progressivamente pi\u00f9 impegnative, e quindi pi\u00f9 interessanti per il lettore, descrivendo cos\u00ec un processo di cambiamento della stessa<\/strong>. L’obiettivo finale \u00e8 quello di utilizzare la metafora dell’alieno per descrivere la condizione di un disagio tipicamente adolescenziale<\/a>.<\/p>\n
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