Ragnarok & Roll - Thor, l'Epica e Walt Simonson

Ragnarok & Roll – Thor, l’Epica e Walt Simonson

È tempo di Thor. Sia perché nelle sale è arrivato il terzo capitolo della trilogia cinematografica dedicata al dio del tuono e sia perché il sottoscritto ha ripreso in mano gli albi realizzati da Walter Simonson a partire dal 1983.

Come sempre facciamo un passo indietro (sì, più indietro del 1983) fino alla nascita del Thor made in Marvel nel 1962. Al tempo Stan Lee e Jack Kirby erano alla ricerca di un personaggio che potesse essere l’equivalente del Superman della Distinta Concorrenza e, curiosamente, decisero di riprendere un personaggio della mitologia norrena: Thor il dio del tuono figlio di Odino.
Fu così che nell’Agosto del 1962 il nostro eroe debuttò su Journey into Mistery #83 vivendo da lì in poi una serie di avventure dal taglio fantascientifico molto simili a quelle vissute dall’Azzurrone su Action Comics. Passa poco tempo però prima che il vulcanico duo si accorga di avere tra le mani un personaggio con delle potenzialità enormi, ben diverse da qualsiasi altro visto finora sulle pagine dei comicbook: la possibilità di attingere a tutto il corpus mitologico scandinavo e riportarlo alla contemporaneità dei coloratissimi fumetti di supereroi.

Venti anni dopo Walter Simonson, arriva da Knoxville (Tennessee) fino a New York per restituire al dio del tuono quella commistione di pop-art ed epica vichinga che negli ultimi anni si era affievolita e lo fa sfruttando tutte le potenzialità che il medium fumetto offre: layout, cornici, linee cinetiche, onomatopee, balloon…

In un articolo apparso sulla rivista Panel Discussions: design in sequential art storytelling Simonson dichiara che nell’approcciarsi a un nuovo progetto ritiene importante comprendere la natura dei personaggi coinvolti e, di conseguenza, adeguare lo storytelling a quello che lui chiama “il cuore della storia”.

Nel caso di Thor, Simonson approccia quindi il layout in modo che questo rifletta ciò che ritiene essere l’essenza della storia: pur contenendo elementi fantascientifici Thor è un fumetto che “guarda al passato”, si tratta di una storia conservatrice, classica e di conseguenza l’autore opta per un layout più ordinato.

“Nel mio caso cerco di far uscire le soluzioni grafiche dalla storia piuttosto che applicare delle soluzioni grafiche alla storia. Alcune storie richiedono layout più inusuali mentre altre storie richiedono qualcosa di più diretto. Cerco di approcciare il problema dello storytelling esaminando prima la storia in questione per poi sviluppare le soluzioni basandomi su questa”

In questo caso possiamo notare come Simonson, oltre ad adottare un layout ortogonale, evidenzia la prima apparizione di Odino, in tutta la sua grandezza mitologica, incorniciando la mezza splash-page con una linea doppia e colorata, attribuendo così un ulteriore valore a una scena di per sé già significativa. Ad aumentare l’epicità al momento contribuisce anche il lettering utilizzato per le parole di Odino (ricordiamoci che siamo in un periodo in cui questo viene ancora realizzato a mano e queste variazioni sono meno usuali).
Tornando alla griglia, lo stesso Simonson, nell’articolo succitato, prende ad esempio il numero 380 di The Mighty Thor in cui il nostro eroe deve confrontarsi con il mitologico Serpente di Midgard: la problematica di questo combattimento è comprensibilmente quella della scala con cui riprodurre questa vicenda. Il serpente ha dimensioni colossali, il mostro copre l’intera circonferenza del nostro pianeta, e una narrazione canonica avrebbe proposto in ogni vignetta un Thor delle dimensioni di un puntino.
Ben poco mitologico insomma.
Per cui Walt decide di narrare tutto tramite splash-page nelle quali, pur chiedendo al lettore una buona dose di sospensione dell’incredulità, il nostro eroe riesce a mantenere delle dimensioni dignitose e contemporaneamente si riesce a raffigurare la sua nemesi in maniera significativa. Quest’ultima inoltre non viene mai contenuta per intero da nessuna vignetta.

Da questa soluzione nasce però una seconda problematica: un albo fatto di sole 25 vignette, tante erano le pagine di quel numero di Thor, verrebbe letto troppo rapidamente e si perderebbe comunque la dimensione epica dello scontro. Il talentuoso Simonson risolve brillantemente utilizzando tre semplici espedienti: dialoghi, poesia e onomatopee.
L’uso dei dialoghi ridondanti e pomposi è tipico di buona parte della bibliografia fumettistica di Thor, in questo caso Simonson sfrutta questa tradizione per costringere il lettore a soffermarsi sulle tavole e a percorrerle secondo un ordine ben stabilito. Il testo verbale infatti è l’unico mezzo con il quale si può ragionevolmente pensare di ancorare l’occhio del lettore (a meno che questi non decida di scorrere le pagine senza leggere ovviamente) e disponendo i balloon lungo le tavole riesce a guidare lo sguardo del lettore per scandire un tempo narrativo più lungo di quello rappresentato dalla singola vignetta. È una rappresentazione teatrale di una scena apparentemente statica. Ovviamente i dialoghi potrebbero essere messi tutti in una singola nuvoletta, o in due, ma così facendo l’occhio del lettore non percorrerebbe la tavola e non si percepirebbe il passaggio del tempo all’interno della vignetta.

Questo fenomeno è magnificamente illustrato da Scott McLoud nel suo Capire il Fumetto (Cap. 4)

In aggiunta ai suddetti dialoghi Simonson si rifà all’epica nordica riprendendo lo stile poetico dell’Edda riportando un testo ricco di allitterazioni nelle didascalie a commento.
Il testo poetico, che rimanda a un mondo classico, viene quindi interpolato a quello presente e contemporaneo dei dialoghi, questo espediente permette di allungare ulteriormente l’esperienza di lettura e contemporaneamente di conferire a tutto il racconto un’aura ancor più mitologica ed epica. Chi legge è cosciente di assistere con i propri occhi allo svolgersi di un Mito.

Non meno importante la funzione svolta dalle onomatopee (nota personale: trovo seccante la tendenza all’abbandono delle onomatopee nel fumetto statunitense contemporaneo in quanto sembra una volontaria rinuncia a uno strumento narrativo. Scelta che impoverisce il linguaggio stesso): Simonson qui fa esplodere, letteralmente, tutta la sua perizia grafica al servizio dell’epica che sta costruendo certosinamente. Le onomatopee, così come i dialoghi e le didascalie, fungono da ancore nella lettura del fumetto, anche qui guidando l’occhio del lettore, e rendono in maniera magniloquente le dimensioni fragorose dello scontro. Parole gigantesche e spesso illeggibili assordiscono l’occhio del lettore facendolo partecipe della dimensione della battaglia. Il colpo che percuote il serpente gigante è esso stesso gigantesco e fuori da ogni prospettiva umana: non un “PUNCH” ma un “THHRROOOUUAM!” colossale. Il suono di divinità che si scontrano.

Ultimo, ma non per importanza, viene lo strumento che Jack Kirby nella sua carriera ha trasformato da funzionale a espressivo: le linee cinetiche. Se è vero che queste nascono per descrivere un’azione di movimento in Kirby queste assumono un ruolo narrativo ben più ampio che accompagna il disegno dell’azione con la sua resa dinamica più pura. Da buon discepolo del King anche Simonson riesce a rendere l’importanza di uno scontro grazie all’uso ipertrofico di queste linee. Basti guardare la tavola sopra per rendersi conto di come le suddette accompagnino in maniera vigorosa il colpo inferto, o come nella vignetta sottostante (presa da The Mighty Thor #338) sintetizzino, assieme alle didascalie, lo scontro tra il nostro eroe e Beta Ray Bill.


A quanto scritto sopra, che è corroborato da interviste e testi ben più autorevoli di quelli redatti dal sottoscritto, mi permetto di azzardare una riflessione personale sull’uso peculiare che l’autore fa delle nuvolette di testo. Come si può notare dalle tavole postate sopra spesso queste rimangono aperte e sconfinano nello iato (o forse dovrei dire Spazio Bianco) esterno alle vignette. Per quanto ne so, è un vezzo estetico che Simonson adotta abitualmente nei suoi fumetti ma, nel caso in questione, apre un interrogativo sul quale voglio provare a riflettere. Il balloon aperto determina un discorso che non è chiuso in sé, ma che rimanda a qualcosa di più ampio che è al di fuori della narrazione stessa, si inserisce in un contesto ancora più ampio e mitologico conferendo ai dialoghi una atemporalità che è tipica della narrazione monumentale. Questa strategia è ravvisabile anche nelle tavole più elaborate e recenti del Flash Gordon di Alex Raymond nelle quali il disegnatore, che in quel periodo sta adottando un layout fatto di vignette sempre meno numerose e  sempre più grandi,  abbandona progressivamente i balloon in favore di un testo privo di contorni allo scopo di donare alla propria creatura una classicità che fino a quel momento era assente nella nascente nona arte.

Il lavoro di Simonson su Thor quindi non è stato solo quello strettamente filologico-narrativo nel quale ha approfondito lo studio della mitologia nordica incatenandola ancor di più a un personaggio della cultura popolare contemporanea, ma è stato anche quello di reperire, e in alcuni casi inventare, una serie di simboli e soluzioni grafiche adatte alla resa efficace di questa epica moderna.