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Comicon 2015: Paolo Interdonato e la storia di Linus

Il saggio di Paolo Interdonato ripercorre la storia di Linus: l'incontro al Napoli Comicon insieme ad Anna Maria Gandini e ad altre firme storiche.
Articolo aggiornato il 27/09/2017

La terza giornata per la Sala ‘Il Mago’, al 2015, si è aperta con la presentazione di – Storia di una rivoluzione nata per gioco, il saggio di pubblicato da , che analizza il percorso che ha condotto alla nascita di Linus e racconta i suoi primi cinquant’anni di storia.

Comicon 2015: Paolo Interdonato e la storia di Linus

Dopo una breve introduzione di Interdonato sul progetto editoriale del libro, la parola è passata subito ad Anna Maria Gandini, moglie di Giovanni Gandini, fondatore della rivista. Gandini ha ripercorso le tappe dell’ideazione e della nascita di Linus nei locali della libreria da lei gestita insieme alle socie Laura Lepetit e Vanna Vettori e all’apporto dato al primo nucleo di redattori, insieme a quelle per l’acquisizione dei diritti per la traduzione e la pubblicazione delle strisce di Charles Schulz. Un’idea che si è subito rivelata vincente e che in poco tempo ha riunito attorno alla rivista un nuovo e vitale gruppo di intellettuali sensibili alla capacità comunicativa del fumetto e che ha ridato piena dignità in Italia alla Nona Arte.

«Il più importante fenomeno legato a Linus – ha detto con evidente orgoglio Anna Maria Gandini – è stata la sua capacità di creare un nuovo tipo di lettore, di educarlo a un altrettanto nuovo tipo di fumetto, moderno, underground, e sopratutto di fidelizzarlo. Offrivamo ai lettori una commistione di generi, dal puro fumetto alla critica sociale e letteraria, che abbracciava così ampie fette di pubblico e ne stimolava all’apprendimento e alla comprensione delle altre».

«Linus – ha aggiunto – era diventato ‘il verbo’ per moltissime persone, seguitissimo e autorevole. Abbiamo capito in quegli anni che la promozione della lettura poteva e può essere fatta solo da gente autorevole e competente, e noi avevamo Oreste del Buono, Elio Vittorini, Vittorio Spinazzola, Umberto Eco

L’influenza che la rivista ha avuto sul pubblico è stata motivata anche dalla capacità ricettiva dei lettori, che secondo Interdonato erano all’epoca assai diversi dai lettori moderni, più curiosi e pronti alle novità. E tra questa novità ha citato due nomi su tutti, quelli di Guido Crepax e Enzo Lunari, che negli anni Sessanta erano due esordienti.

A tal proposito Tuono Pettinato, tra i presenti l’acquisto più recente del mensile, ha ricordato come ai suoi esordi sulle pagine di Linus, e anche più in generale nel mondo del fumetto, ci fosse un continuo mescolamento fra stile realistico e soggetti fantastici che lo attraeva particolarmente e di cui appunto Linus era uno dei più importanti portavoce.

Comicon 2015: Paolo Interdonato e la storia di LinusGiancarlo Ascari (Elfo) si è lasciato andare a un bel amarcord del suo primo incontro con la rivista: «Sono un figlio di Linus», ha detto. «Con questo giornale è completamente e repentinamente cambiato il genere di letture di cui avevo fruito sino a quel momento, e come ha cambiato il mio modo di pensare al fumetto ha cambiato anche il mercato editoriale, introducendo contenuti nuovi e rinnovando l’iconografia stessa del fumetto».

«Sulle pagine di Linus – ha aggiunto – è stato inventato un modo velato e surreale di fare politica e critica sociale mai visto prima. Era una palestra per i giovani talenti di quella generazione ed era una scuola per chi lo leggeva».

Silvia Ziche, firma di Linus dal 1987 e autrice Disney, anch’ella presente all’incontro, ha parlato del mensile come di un imprinting per i suoi lavori in età adulta: «Linus mi ha aperto gli occhi sulle contraddizioni del mondo in cui vivo e delle persone stesse. Come è accaduto per me, per generazioni ha aperto nuovi orizzonti a moltissima altra gente».

A chi nel pubblico le ha chiesto come avvenisse e avvenga la scelta degli autori, Gandini ha risposto che a colpirli è sopratutto l’impatto che i disegni hanno sulla redazione. «Ma quello che ci ha sempre guidati – ha precisato – è quella spinta rivoluzionaria che agli inizi, negli anni Sessanta, sentivamo fortissima e che nel fumetto raggiungeva interessanti derive underground che poi abbiamo continuato a seguire e a promuovere».

Le ha fatto eco Ascari: «La cultura sociale degli anni Sessanta era assai limitata e opprimente e il nostro modo di fare fumetto, ispirandoci anche alla fantascienza, quella che poi ha dato vita a un importante filone cinematografico e di produzioni televisive, è stato il modo in cui noi siamo riusciti ad evadere da quelle costrizioni sociali».

«Linus ha sempre parlato della contemporaneità senza però mai fare cronaca», ha aggiunto Ziche. «Parlare della contemporaneità senza scendere nel dettaglio dell’evento di cronaca rende il messaggio universale e adattabile a ogni epoca, esattamente come lo sono i numeri di Linus degli ultimi cinquant’anni».

La conclusione dell’incontro è stata affidata a un intervento estemporaneo e assai sentito di Ángel de la Calle, presente nel pubblico, riassumibile in queste poche frasi: «Linus mi ha formato come lettore e come autore, è una pietra miliare nel panorama fumettistico internazionale e senza ombra di dubbio i maestri del fumetto italiano sono gli autori di Linus. Questa rivista è la educación sentimental di una intera generazione e deve la sua grandezza alla capacità che da cinquant’anni ha di tenere saldamente un piede nel passato e l’altro nel futuro».

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