Werner Maresta<\/strong> (su indicazioni, ovviamente, del curatore Davide Barzi), e quindi appare interessante vedere la serie di ragionamenti che hanno accompagnato la versione definitiva.<\/p>\n
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Si parte, naturalmente, dalla griglia vuota che vediamo in alto: la scelta del layout del titolo \u00e8 obbligata, perch\u00e9 \u00e8 l’eccellente lavoro grafico compiuto da Guareschi stesso, che integra i volti della sua famiglia (ognuno colto nella sua precisa espressione psicologica: Guareschi era anche eccellente cartoonist) in una rielaborazione del titolo della Domenica del Corriere, il fortunato supplemento domenicale del Corriere della Sera (che era gi\u00e0 stato citato nella serie di Mondo Piccolo, anche se non come cover). Una scelta che \u00e8 ottima per una copertina, in quanto gi\u00e0 il titolo evoca l’accostamento con una illustrazione.<\/p>\n
Ovviamente, non si parte subito con la serie cronologica, ma nel primo numero, come in ogni spin-off che si rispetti, si d\u00e0 evidenza all’incontro con il mondo narrativo e i personaggi principali, per logiche ragioni di attrazione del pubblico preesistente. Oltretutto qui \u00e8 lo stesso Guareschi ad aver creato tale incontro: e il suo racconto, per paradosso, rispetta perfettamente le regole del cross-over tra due personaggi (solitamente, nel mondo supereroico, gli eroi conoscendosi, prima di stabilire un rapporto perlomeno di reciproco rispetto, si scontrano, mettendo in mostra i rispettivi caratteri e punti di forza: e cos\u00ec fanno anche – a loro modo – famiglia Guareschi e personaggi del Mondo Piccolo).<\/p>\n
La prima ipotesi \u00e8 indubbiamente brillante, e sottolinea l’intersezione dei due universi narrativi. I Guareschi entrano nelle pagine di Don Camillo da una vignetta ritagliata (si vede anche una forbice a terra) incontrando subito il corrusco pretone della Bassa. Una bella soluzione: ma molto meta-fumettistica, in modo fin spinto per il pubblico della testata, che sicuramente include molti tradizionali lettori guareschiani, legati a un immaginario tradizionale del fumetto.<\/p>\n
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La seconda soluzione \u00e8 altrettanto bella ma pi\u00f9 tradizionale. I due mondi – finzionale in bianco e nero, “reale” a colori – si fronteggiano: Guareschi \u00e8 la mediazione tra i due, e valica quindi questa bipartizione (Guareschi ha del resto apertamente riconosciuto di aver messo molto di suo in Don Camillo e in Peppone, che nel fumetto guardano al suo aspetto per l’interpretazione visiva, distaccandosi dai film: qui, del resto, inizialmente si era pensato di far interpretare Peppone a Guareschi, salvo rinunciarvi per l’ovvia ragione della sua assenza di professionismo attoriale, ripiegando su un attore del livello di Cervi).<\/p>\n
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L’interpretazione di Maresta \u00e8 notevole, e di grande eleganza visiva: gli autori, ci ha confermato Davide Barzi, hanno prestato attenzione anche all’et\u00e0 dei vari personaggi al momento dell’incontro, e alla rispettiva statura delle persone reali, oltre ovviamente alla corrispondenza dell’aspetto. Tuttavia, le parti psicologiche dei due figli sono, in questa scena, invertite. Albertino infatti \u00e8 in verit\u00e0 pi\u00f9 quieto, mentre \u00e8 la Pasionaria ad essere il vero motore narrativo della maggior parte delle storie. Ecco quindi che in una nuova versione vengono riportati al giusto equilibrio psicologico:<\/p>\n
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Si giunge cos\u00ec a un risultato di grande equilibrio ed eleganza: l’idea del rapporto tra due mondi \u00e8 reso con contrasto di bianco e nero da un lato, colore dall’altro (bianco e nero \u00e8 il mondo fumettistico, ma anche filmico di Don Camillo), e la realizzazione di due vignette rimanda anche al concetto di closure fumettistica. Lo spazio bianco viene superato da Guareschi, e da entrambi i figli, in misura minore, con la Pasionaria che appare pi\u00f9 evidente nella sua sfida alla figura di Don Camillo (ma anche i terribili rossi non la condizionano per nulla) ma anche Albertino che avanza con un passo, mentre sembra arretrare con aria per\u00f2 divertita. Margherita, preoccupata, sta indietro: come nel racconto, preferirebbe evitare i rischi connessi all’esposizione politica del marito (nel racconto c’\u00e8 umorismo divertente, ma con una punta di amarezza conoscendo le vicende storiche: le costanti minacce a Guareschi, e le persecuzioni giudiziarie poi giunte per un surreale “fuoco amico”).<\/p>\n
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Nella versione definitiva, in ogni caso, si rinuncia anche a quella bipartizione fumettistica, ritenendo probabilmente anche quella una piccola sofisticheria che richiede uno sforzo in pi\u00f9 al lettore, essendo gi\u00e0 sufficiente la – ottima – recitazione dei personaggi per esprimere tutto il concetto forte del volume. Inoltre, la scelta di una illustrazione classica rimanda pi\u00f9 chiaramente all’immaginario della Domenica del Corriere che si citava in apertura. Vengono rifiniti ovviamente anche gli elementi grafici propri della copertina vera e propria, tra cui la fascetta rossa che evidenzia la prefazione autorevole dei coniugi Poretti (il Giacomo del famoso trio milanese, e consorte).<\/p>\n
Una soluzione di grande studio e indubbia eleganza: ma ci \u00e8 parso interessante mostrare un accenno delle complesse evoluzioni che stanno dietro a una copertina fumettistica di un’opera letteraria, per evidenziare con questo caso particolarmente interessante come anche questo passaggio faccia parte, a suo modo, dell’adattamento a fumetti dell’opera.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"
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