Pinocchio<\/strong> <\/a>non \u00e8 una divagazione occasionale, ma uno scavo profondo, come chiarisce fin l’artista nella prefazione, che rintraccia il segno di una remota ossessione: un disegno di un ceppo per Hamelin n.6, dedicato a Pinocchio, che torna nel primo volume dell’Ombra di Walt, ambientato nella Grande Depressione e che evoca nel titolo un altro fantasma determinante per ogni cartoonist, quello di Walt Disney (che a Pinocchio dedic\u00f2 il suo secondo lungometraggio d’animazione, nel 1940, dopo la Biancaneve del 1938).<\/p>\nNello sgrossare finalmente quel ceppo, Marco Corona cita anche il progetto in fieri della Galaverna<\/strong>, creando una prima connessione tra i due ambiti. Ma la connessione \u00e8 resa evidente dal segno adottato nell’opera: un Pinocchio indubbiamente gotico, gi\u00e0 presente, in nuce, nel ceppo di legno da cui \u00e8 ricavato, che con gli incavi del legno e un ramo secco e storto come una sillaba genera gi\u00e0 una cupa maschera del burattino. Il ceppo \u00e8 in sostanza \u00e8, dichiara Corona, il burattino in sintesi, la sua figurazione in stile modernista come oubject trouv\u00e9: il falegname, ma ovviamente anche l’artista, deve “liberare l’anima” che ne \u00e8 insita, michelangiolescamente.<\/p>\nMarco Corona lo fa con un segno che richiama quello xilografico, l’incisione su legno da cui nasce l’arte della stampa occidentale: secco, asciutto, contorto e sofferente. C’\u00e8 un rimando anche al mestiere del padre, falegname come Geppetto<\/strong> (e che “ha dormito in una bara”: rimando massonico?) ma anche a una lunga tradizione di artigianato del legno, sintesi tra il basso della povert\u00e0 estrema della campagna italiana ottocentesca e l’alto di una tradizione quasi alchemica (non a caso, in Italia, la vera massoneria fu la Carboneria, la “massoneria del legno”<\/strong> che ag\u00ec ancora anche all’indomani dell’Unit\u00e0, ma che ha il suo splendore in questo ‘800 pinocchiesco).<\/p>\nIl Pinocchio che emerge dalle tavole cupe – contrappuntate da alcune en ligne claire – di Marco Corona \u00e8 dunque s\u00ec gotico, golem<\/strong>, oscuro, ma anche strettamente legato alla povera materialit\u00e0 lignea, circondato da oggetti in legno – sempre nelle sovrapporte, ma anche nelle immagini del testo – cos\u00ec simili a lui che egli pare non riuscirsene per questo mai compiutamente a distaccare. Perfino l’Abbecedario appare ligneo nella sovrapporta del capitolo VIII, e ligneo appare perfino Mangiafuoco<\/strong> (che si merita giustamente quella che nel fumetto sarebbe una doppia splash page).<\/p>\nCome gi\u00e0 Comencini<\/strong> nel suo serial tv (ma, lui, anche per inevitabile esigenza filmica), il Gatto e la Volpe sono nomignoli di poveri esseri umani (un uomo e una donna, in Corona), e pur restando il testo integrale, nel disegno di Corona paiono essere gli attori di una necessaria iniziazione di Pinocchio: nel bosco terrifico dove si svolge la sua impiccagione, la materia lignea torna viva, spaventevole ma viva: gli alberi ciclopici si contorcono mostruosi ma liberi.<\/p>\nIn qualche modo, Marco Corona segna la distanza della massoneria del legno dalla massoneria della pietra: la Pietra \u00e8 Pietra Grezza<\/strong> in natura, il Ciocco di Legno<\/strong> non \u00e8 tale, ma \u00e8 gi\u00e0 materia lignea vivente uccisa per ricevere nuova vita forgiata dall’uomo-alchimista (massime nel caso della marionetta, ma perfino, simbolicamente, nel pi\u00f9 umile oggetto d’uso). Pinocchio, in qualche modo, deve riscoprire la “pietra grezza lignea” massonica dentro di lui ricongiungendosi al dato della natura.<\/p>\nEcco quindi come l’Impiccagione, non priva di valenza terrifica, ha in Marco Corona il senso pienamente iniziatico: e vivifica tute le teorie che la vedono come “altra crocifissione”<\/strong>, magari pi\u00f9 specificamente proprio nella “morte e risurrezione” massonica che certamente \u00e8 cristologica, ma che precisamente viene dopo un’impiccagione rituale (magari, c’entrano in qualche forma resilienze dei Vangeli di Giuda e del suo ruolo messianico in tutta la cultura gnostica e ofitica, magari per meccanismi sfumati di ricezione).<\/p>\n
<\/p>\n
E, naturalmente, vitalistica \u00e8 la rinascita di Pinocchio nelle mani della Fata Turchina<\/strong>, madre putativa di Pinocchio (“figlio della Vedova”?<\/strong>). L’oggetto ligneo continua a essere protagonista della scena, ma in nuove tavole meno cupe e scure di quelle che avevano fino ad allora accompagnato il burattino\/marionetta.<\/p>\nPinocchio cade la seconda volta, ritrovati il Gatto e la Volpe, e inizia il suo nuovo viaggio iniziatico sotto l’egida di un un ritratto del massone Garibaldi<\/strong> in una cornice lignea che recita “W l’Italia!”. Seguono tavole immaginifiche, legate alle avventure pi\u00f9 libere e fantastiche del burattino: il Serpente, la prigionia come cane da guardia, la tomba della bambina turchina (da bambino, la cosa che pi\u00f9 mi aveva sottilmente inquietato in Pinocchio – mi rendo conto adesso – \u00e8 il ruolo volutamente ambiguo di Turchina come madre e sorellina, figura benefica ma intenzionalmente ambigua). Le vicissitudini fantastiche sono tutte accompagnate dalle tavole: ma in una nuova bella doppia splash in occasione del primo perdono da parte della Turchina vediamo come dietro al burattino senza fili continua a sussistere l’Ombra del Ciocco<\/strong> (p.187).<\/p>\nPinocchio cade poi la terza volta, con la metamorfosi asinina gi\u00e0 capitata al Lucio delle Metamorfosi quando aveva voluto utilizzare la magia senza comprenderla per tramutarsi in un uccello. La seconda morte rituale di Pinocchio lo porta a connettersi al mito di Giona<\/strong>, di nuovo con tavole potenti che, al contempo, segnano un graduato ritorno a un segno meno immaginifico, man mano che la storia si allontana dalle digressioni fantastiche (peripezie che avrebbero potuto ampliarsi a piacere nel vasto feuilletton per bambini di Collodi) per volgere verso la fine, di nuovo – complessamente – apologetica. Il finalino moralistico della trasmutazione in bambino vero tramite una supina ubbidienza non \u00e8 mai piaciuto alla maggioranza dei lettori di questo inno al vitalismo ribelle, e tutti l’hanno quindi ridimensionato a chiusa obbligatoria nella letteratura infantile del tempo.<\/p>\nCos\u00ec pare considerare Corona, che chiude con due immagini potenti: il funerale del Ciocco, su un parallelogrammo di base nera, e la sopravvivenza del Burattino nelle acque, sul pesce che lo condurr\u00e0 in salvo, ormai disincarnato dalla sua primigenia dimensione legnosa, in due illustrazioni affiancate, diurna e notturna, serena e tempestosa.<\/p>\n
<\/p>\n
La Galaverna<\/strong><\/p>\nQuesto “studio della massoneria del legno” torna in Marco Corona nella sua recente opera di cui si diceva all’inizio, giustamente premiata all’Andrea Pazienza riconoscendo anche il debito con il grande maestro del fumetto italiano del “segno degli anni ’80”, che Corona riconosce.<\/p>\n
Tornano qui tutte le componenti principi del lavoro di Corona: il mondo contadino di una povert\u00e0 estrema, una Malora<\/strong> fenogliana con ancor pi\u00f9 cruda angoscia veristica; il contatto mai separato col fantastico, che lo avvicina al realismo magico e qui si esplica nelle tre streghe, o forse meglio masche, che abitano lo spazio naturale che circonda, ancor prevalente, il villaggio rurale ottocentesco.<\/p>\nMa il tutto \u00e8 letto nel segno legnoso di cui il Pinocchio – illustrato, certo, ma opera di autore indubbiamente fumettistico in tutti i suoi altri lavori – \u00e8 la chiave di volta. All’elemento del segno legnoso, nelle due accezioni del legno vivo della foresta e del legno lavorato del villaggio, spesso ovviamente intersecantesi, si aggiunge il vero lavoro di bulino del fumettista, che non \u00e8 solo quello sul segno dell’illustratore, ma quello del montaggio di tavola, nell’intarsio di closures che generano la magia della narrazione.<\/p>\n
Corona si muove su una griglia a nove tarsie (resa celebre da Moore<\/strong> nel suo Watchmen, ma esistente nel fumetto gi\u00e0 prima, ovviamente, sia pure come lectio difficilior della tavola) in cui mostra l’evoluzione della sua sopraffina falegnameria: il controcanto di bianchi e neri, di segno realistico e segno sintetico all’estremo, procede con grande potenza in un equilibrio che costringe l’occhio del lettore a soffermarsi su ogni tavola. La scultura lignea \u00e8 presente anche all’interno della narrazione, dato che \u00e8 il mestiere del protagonista maschile (defilato, qui, rispetto al gioco dei personaggi femminili centrale nella storia): un falegname di arte sacra che pu\u00f2 apparire a tratti maschera dello stesso autore.<\/p>\nLa magia delle due streghe conduce alle tavole pi\u00f9 oniriche: ma un onirismo sempre connesso strettamente col dato naturale delle tavole pi\u00f9 realistiche, cosa che naturalmente lo rende pi\u00f9 conturbante ed effonde di un sottile magismo tutta la cupa favola oscura di Corona.<\/p>\n
Si leggono, per inciso, anche i debiti a Pazienza, nel segno, nel racconto, nei personaggi comici come in quelli realistici (e nell’oscillare tra i due di molte figure): ma si legge con chiarezza anche la nettissima autonomia con cui quegli spunti sono stati armonizzati in un nuovo linguaggio, proprio dell’autore.<\/p>\n
<\/p>\n
L’opera giunge cos\u00ec a una perfetta simmetria, a mio avviso, col Pinocchio: se quella era un percorso iniziatico al maschile, tramite l’illustrazione, risignificando Collodi, qui si risignificano le leggende popolari in un percorso iniziatico al femminile. In comune, l’elemento del legno, dell’Arbor Vitae<\/strong>, centrale in tutta la tradizione dell’arte sacra – specie quella gotica, locale, cuneese, che Corona indaga con attenzione.<\/p>\nUna possibile sintesi potrebbe venire, a suo modo, da un nuovo progetto illustrativo di cui Corona ha fornito alcuni accenni online, affrontando il pi\u00f9 grande testo iniziatico della tradizione occidentale (esclusi, d’accordo, i testi sacri in senso proprio): ovvero, la Divina Commedia<\/strong>, il massimo banco illustrativo forse per un autore – e, per tale ragione, impresa spesso tentata, con esiti differenti, dai Grandi e non.<\/p>\nPer Corona, tuttavia, il confronto con Dante Alighieri<\/strong> appare prima o poi ineludibile: Dante \u00e8 la pi\u00f9 alta delle Tre Corone della letteratura e, quindi la somma Corona per eccellenza. Attendiamo questo incontro, inutile negarlo, con somma aspettativa ed interesse.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Marco Corona vince il premio “Andrea Pazienza” per il suo romanzo a fumetti, “La Galaverna”. Un’opera potente, che ha rimandi al suo lavoro illustrativo su Pinocchio.<\/p>\n","protected":false},"author":681,"featured_media":970,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Marco Corona, Pinocchio e l'iniziazione del legno. - Come un romanzo","description":"Marco Corona vince il premio \"Andrea Pazienza\" per il suo romanzo a fumetti, \"La Galaverna\". Un'opera potente, che ha rimandi al suo lavoro illustrativo su Pino"},"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[176,175,177],"class_list":["post-969","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteraturafumetto","tag-la-galaverna","tag-marco-corona","tag-pinocchio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/969","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/681"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=969"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/969\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/970"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=969"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=969"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=969"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}