{"id":92,"date":"2016-10-10T07:41:41","date_gmt":"2016-10-10T05:41:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=92"},"modified":"2016-12-20T21:18:47","modified_gmt":"2016-12-20T20:18:47","slug":"doncamillo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/doncamillo\/","title":{"rendered":"Il candido Don."},"content":{"rendered":"
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\u201cPoi vi sono anime che credono veramente nella vita futura e dividono pensieri e opere in due categorie che fanno quasi sempre ai pugni fra loro: una \u00e8 per il cielo, l’altra \u00e8 per la terra.\u201d Partiamo con questo post ad analizzare un primo caso di adattamento letterario a fumetti: cominceremo con la serie dedicata dall\u2019editore Re Noir<\/strong> a Don Camillo<\/strong>, giunta mentre scriviamo all\u2019undicesimo volume (qui ci soffermeremo, in particolare, sui volumi 6 e 7), ma non per caso.<\/p>\n *<\/p>\n Prima di tutto, tra i letterati italiani del Novecento, Giovanni Guareschi<\/strong> \u00e8 quello che pi\u00f9 di tutti si collega all\u2019ambito del fumetto. Non sono mancati letterati che si sono dedicati al cinema (uno su tutti, Pasolini, con cui Guareschi ingaggi\u00f2 anche un tentativo di \u201cmatch pugilistico\u201d cinematografico); molti meno quelli che hanno considerato seriamente i fumetti.<\/p>\n Tra questi, il neorealismo<\/strong> ha fatto la sua parte: Elio Vittorini aveva voluto sul suo \u201cPolitecnico\u201d (1947) le strip dei comics americani (le note preziose dell\u2019albo n.7 mi fanno scoprire che Guareschi, nel 1945, era stato a \u201cMilano Sera\u201d, filocomunista, sotto la direzione anche di Vittorini).<\/p>\n Ma Guareschi, autore di un suo personalissimo \u201cneorealismo di destra\u201d<\/strong> (definizione usata, soprattutto, per il primo film di Duvivier, e seguenti) si sporc\u00f2 ancor pi\u00f9 direttamente le mani con l\u2019illustrazione, la satira, il fumetto, su \u201cBertoldo\u201d<\/strong> prima, su \u201cCandido\u201d<\/strong> poi.<\/p>\n (Per Guareschi, la satira villanesca di Giulio Cesare Croce c\u2019entrava poco nel primo caso, quella di Voltaire nulla nel secondo: ma se uno si permettesse di dubitare, emergerebbero delle connessioni interessanti, anche se sottilmente paradossali).<\/p>\n Il fumetto italiano gli \u00e8 poi debitore, in particolare, perch\u00e9 di fronte alle battaglie censorie della DC<\/strong> nei confronti del fumetto western (derivative delle analoghe censure americane, che per\u00f2 muovevano pi\u00f9 dalle basi di fuorvianti psicologismi alla Wertham), Guareschi si schier\u00f2 nettamente in favore dei fumetti.<\/p>\n Nel suo consueto modo ruvido ma proprio per questo efficace: \u201cstorie stupidissime\u201d, magari, ma dove il Bene vinceva sempre chiaramente sul Male, a differenza delle ambiguit\u00e0 dell\u2019Italietta Provvisoria, della sua timorosa ipocrisia sulla violenza postbellica (va bene: Guareschi avrebbe parlato di \u201cviolenza comunista<\/em><\/strong> postbellica\u201d).<\/p>\n Tema troppo complesso per queste righe, naturalmente: ma tanto per dire che se vi \u00e8 una connessione tra letteratura italiana e fumetto, Guareschi ne \u00e8 uno snodo fondamentale.<\/p>\n In second\u2019ordine, questa serie di Re Noir si qualifica come un esempio di un tipo d\u2019impostazione nell\u2019ambito degli adattamenti: quello di un\u2019aderenza quanto pi\u00f9 possibile fedele al testo originario. Insomma, una \u201cfedelt\u00e0 fedele\u201d, potremmo dire, opposta all\u2019idea pi\u00f9 postmoderna di \u201cfedelt\u00e0 infedele\u201d (pi\u00f9 interpretativa: col rischio ovviamente di stravolgere e tradire del tutto il modello). La scelta classica<\/strong>, per certi versi, nell\u2019ambito dell\u2019adattamento: ma l\u2019operazione di Re Noir dimostra come funzioni ancora oggi.<\/p>\n Si \u00a0va quindi nel segno di una ripresa filologica<\/strong>: le storie sono ripubblicate con attento riferimento all\u2019ordine di edizione, con testi introduttivi degli eredi Guareschi e di estimatori famosi di Guareschi (come, ad esempio, Giacomo Poretti, di Aldo Giovanni e Giacomo).<\/p>\n Ogni episodio \u00e8 introdotto da una dettagliata scheda<\/strong> che, oltre a riportare ovviamente sceneggiatore e illustratore e note bibliografiche della storia originaria (non cos\u00ec scontato), d\u00e0 anche delle indicazioni delle scelte effettuate per le varie questioni iconografiche emerse, che sono risolte tenendo presente soprattutto la maggior fedelt\u00e0 filologica possibile, ispirandosi per i vari dettagli all\u2019iconografia guareschiana gi\u00e0 presente.<\/p>\n In conseguenza, il segno<\/strong> \u00e8 solitamente molto preciso<\/strong>, in modo di dare ragione delle accurate\u00a0ricerche circa oggetti ed autoveicoli presentati in scena. L\u2019impressione \u00e8 quella di una scelta che vuole rimandare all\u2019impatto delle pellicole cinematografiche, che sono ci\u00f2 che ha reso noto Guareschi al grande pubblico.<\/p>\n Oltre al segno, va in questa direzione l\u2019uso della mezzatinta<\/strong> invece del contrasto netto di bianchi e neri (che richiama, ovviamente, il cinema anni \u201950, specie quello \u201cmedio\u201d italiano, che non ha mai amato contrasti espressionistici eccessivi) e, soprattutto, l\u2019adozione di una impostazione di tavola che sembra riprodurre lo schermo televisivo<\/strong>.<\/p>\n C\u2019\u00e8 qualcosa del fumetto come \u201ccinema su carta\u201d,<\/strong> caro a Pratt (che, per\u00f2, adottava un segno di sintesi, e vignette quadrate).<\/p>\n La griglia-tipo<\/strong> vede cos\u00ec due vignette in orizzontale su quattro striscie; ogni tanto la vignetta \u00e8 unica sulla striscia, quando si vuole evocare \u2013 ma pi\u00f9 raramente \u2013 un effetto pi\u00f9 \u201ccinematografico\u201d. La bella scena di pioggia, ad esempio, che apre \u201cTragedia”, la prima storia del N.6, \u201cTraditore\u201d, ad opera di Davide Barzi<\/strong> alla sceneggiatura ed Ennio Bufi <\/strong>ai disegni (loro \u00e8 anche tutto il resto dell\u2019albo dedicato al duo).<\/p>\n \u00c8 quindi evidente (e, in questo caso, inevitabile) la \u201cdoppia mediazione\u201d <\/strong>che \u00e8 richiesta agli autori, rispetto alle storie originarie e all\u2019immaginario audiovisivo. La fedelt\u00e0 al testo narrativo \u00e8 notevole, mentre il rapporto con quello filmico cambia abbastanza (anche perch\u00e9, presumo, Guareschi non amava del tutto le trasposizioni molto libere ed edulcoranti).<\/p>\n Quindi il rimando non sembra al linguaggio filmico creato da Duvivier, ma solo all\u2019evocazione del bianco e nero: Don Camillo non ha l\u2019aspetto di Fernandel<\/strong> (un \u201cvolto da cavallo\u201d che Guareschi, almeno inizialmente, non apprezzava molto), bens\u00ec \u00e8 una versione realistica del sacerdote come appare nelle vignette guareschiane, mentre Peppone non ricorda Cervi (che invece a Guareschi piaceva) ma, direttamente, lo stesso Guareschi (che inizialmente era tentato di interpretare lui stesso\u00a0il personaggio dei film).<\/p>\n Da un lato, tutto questo rende i racconti a fumetti pi\u00f9 aderenti alle storie del \u201cMondo Piccolo\u201d guareschiano. L\u2019adattamento cinematografico smussava, per prudenza, certe spigolosit\u00e0: non solo quelle contro i comunisti, ma anche gli affondi contro l\u2019ipocrisia borghese<\/strong>, con cui Guareschi non era affatto tenero.<\/p>\n Per contro, se i testi dei dialoghi sono trasposti fedelmente, forse si perde\u00a0qualcosa della prosa di Guareschi, ineffabilmente attraversata da una bonaria ironia<\/strong>. Ironia che nei film passava nella figura di Fernandel, e in una violenza pi\u00f9 cartoonesca, \u201calla Bud Spencer e Terence Hill<\/strong>\u201d per intenderci (infatti Terence Hill fece un nuovo adattamento filmico a colori, che non funzion\u00f2).<\/p>\n Le storie appaiono cos\u00ec pi\u00f9 asciutte, pi\u00f9 secche, pi\u00f9 dure nel fumetto; e per quanto si scelga la mezzatinta, alla fine emerge anche un uso pi\u00f9 espressionista del bianco e nero, quasi da noir padano<\/strong>.<\/p>\n Ogni tanto, va detto, si adotta anche uno stile pi\u00f9 \u201ccomico\u201d,<\/strong> in omaggio a Guareschi che \u00e8 stato cartoonist dal segno efficacissimo (e moderno ancor oggi). Ci\u00f2 avviene nelle narrazioni di secondo livello<\/strong>, le \u201cstorie nella storia\u201d come soprattutto le parabole di Don Camillo. Si sono cos\u00ec omaggiati Sergio Tofano<\/strong> (e il suo Bonaventura, eroe eponimo del fumetto italiano), lo stesso Guareschi, Ralph Wolf<\/strong> di Chuck Jones (quello di Wil E. Coyote).<\/p>\n Alle vicende doncamillesche fanno seguito altre \u201cstorie del Mondo Piccolo\u201d<\/strong> senza il sacerdote protagonista e i suoi comprimari, affidate ad altri sceneggiatori e disegnatori, su cui qui per ora non ci soffermiamo per non allargare troppo il discorso. In prevalenza, per\u00f2, le scelte stilistiche non si distanziano troppo da quelle adottate nel filone principale. Ricco il dossier finale che aggiunge note critiche e immagini su Guareschi stesso, in un ulteriore approfondimento delle vicende trattate nell\u2019albo.<\/p>\n Il segno pi\u00f9 \u201cnoir\u201d del fumetto rispetto alle opere originarie lo rende particolarmente efficace nel numero 7, dedicato al celebre \u201cciclo della paura\u201d<\/strong> (l\u2019albo \u00e8 infatti intitolato, semplicemente, \u201cPaura\u201d). Cinque racconti non solo \u201cin continuity\u201d, ma interconnessi a fondare una sola, cupissima storia gi\u00e0 nel Guareschi originale. I disegni, qui, sono di Francesco Bonanno<\/strong>, sempre su sceneggiatura di Davide Barzi<\/strong>, ma le scelte stilistiche rimangono molto simili, con un segno sempre molto realistico. La tavola \u00e8 forse un po\u2019 pi\u00f9 mossa, con una impostazione pi\u00f9 \u201ca mattoncino\u201d, permane l\u2019uso della mezza tinta, senza rinunciare a contrasti espressivi di bianco e nero dove necessario.<\/p>\n La scena in cui il crocifisso devia il proiettile<\/strong> (una delle poche scene apertamente \u201cmistiche\u201d di tutta la serie, e proprio per questo molto efficace drammaticamente) beneficia quasi della resa fumettistica, che riesce a dargli una visualit\u00e0 simbolica molto forte: il ralenti fumettistico nel montaggio di tavola, il proiettile come seconda stigmata, il Sacro Cuore ferito.<\/p>\n Forse anche la maggiore lunghezza della storia porta a uno sviluppo pi\u00f9 vicino al ritmo ampio che associamo maggiormente ai film (che, pi\u00f9 liberamente, saldavano i vari episodi in una storia unica).<\/p>\n In conclusione, l\u2019adattamento classico della \u201cfedelt\u00e0 fedele\u201d<\/strong> mostra, in questo caso, la sua capacit\u00e0 di funzionare. Ma, in prossimi approfondimenti, cercheremo di analizzare anche approcci differenti all\u2019adattamento fumettistico.<\/p>\n <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" \u201cPoi vi sono anime che credono veramente nella vita futura e dividono pensieri e opere in due categorie che fanno quasi sempre ai pugni fra loro: una \u00e8 per il cielo, l’altra \u00e8 per la terra.\u201d (A.Fogazzaro, \u201cPiccolo Mondo Antico\u201d) Partiamo con questo post ad analizzare un primo caso di adattamento letterario a fumetti: cominceremo con la serie dedicata dall\u2019editore Re Noir a Don Camillo, giunta mentre scriviamo all\u2019undicesimo volume (qui ci soffermeremo, in particolare, sui volumi 6 e 7), ma non per caso. * Prima di tutto, tra i letterati italiani del Novecento, Giovanni Guareschi \u00e8 quello che pi\u00f9<\/p>\n","protected":false},"author":681,"featured_media":261,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Il candido Don. - Come un romanzo","description":"\u201cPoi vi sono anime che credono veramente nella vita futura e dividono pensieri e opere in due categorie che fanno quasi sempre ai pugni fra loro: una \u00e8 per il c"},"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[17,19,16,18],"class_list":["post-92","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteraturafumetto","tag-candido","tag-don-camillo","tag-guareschi","tag-renoir"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/92","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/681"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=92"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/92\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/261"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=92"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=92"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=92"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}
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