{"id":876,"date":"2019-07-15T17:19:55","date_gmt":"2019-07-15T15:19:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=876"},"modified":"2020-01-24T20:51:54","modified_gmt":"2020-01-24T19:51:54","slug":"never","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/never\/","title":{"rendered":"Nathan Never e la bibliofilia cyberpunk"},"content":{"rendered":"<p>Su questo blog, come noto, tratto delle intersezioni tra letteratura e fumetto, cercando di non limitarmi al puro discorso dell&#8217;adattamento ma, anzi, cercando di intercettare anche le connessioni meno ovvie e pi\u00f9 liminali.<br \/>\nIn particolare, ho cercato di riservare attenzione alle citazioni letterarie nel fumetto popolare italiano, che costituisce uno dei miei principali ambiti di indagine, a partire da <em>Dylan Dog<\/em>, che dal 1986 \u00e8 stato un fumetto bonelliano marcatamente &#8220;autoriale&#8221;. <a href=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?s=dylan+dog\"><strong>Qui<\/strong> <\/a>gli interventi al proposito.<\/p>\n<p>Di recente mi \u00e8 per\u00f2 capitato di recensire per Lo Spazio Bianco un volume che riprende le storie pi\u00f9 significative di <a href=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/il-re-e-tornato-arthur-king-e-il-cyberpunk-allitaliana\"><em><strong>Arthur King<\/strong><\/em><\/a>, fumetto di Bartoli e Domestici che, pur andando molto oltre la mera parodia, parte dichiaratamente dalla ripresa di <em>Nathan Never<\/em> (1991) di Medda, Serra e Vigna.<\/p>\n<p>Anche questo, come il <em>Dylan Dog<\/em> di Sclavi, nasceva da una fitta tessitura di citazioni. Fumettistiche, cinematografiche ma anche letterarie: un rimando altrettanto forte che in Dylan Dog, anche se forse meno evidente a una prima occhiata.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-878 alignleft\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/07\/never.jpg\" alt=\"\" width=\"332\" height=\"436\" \/><\/p>\n<p>Il principale spunto visivo di <em>Nathan Never<\/em> appare infatti, fin da subito, l&#8217;immaginario di <em>Blade Runner<\/em> (1982) di Ridley Scott, pellicola fantascientifica estremamente colta, che divulgava, nell&#8217;anno esatto della sua morte, un&#8217;opera di Philip K. Dick (1928-1982) al cinema: &#8220;Gli androidi sognano pecore elettriche?&#8221; (1968). Il film port\u00f2 dichiaratamente William Gibson e Bruce Sterling a decidere che era necessario impegnarsi con forza a lanciare nel dibattito fantascientifico gli spunti su cui ragionavano nell&#8217;avanguardia letteraria &#8220;Mirrorshades&#8221;, conducendo alla fondazione del Cyberpunk, che condiziona profondamente alcune storie del primo anno di vita del personaggio (&#8220;Forza invisibile&#8221;, &#8220;Gli occhi di uno sconosciuto&#8221;).<\/p>\n<p>Il tema robotico per\u00f2 viene sviluppato con riferimento a un altro autore, Isaac Asimov, di cui (come in molta fantascienza) sono riprese dichiaratamente le Tre Leggi della Robotica nel primo numero della serie, applicandole anche negli episodi successivi. Un albo si intitol\u00f2 addirittura &#8220;Io, robot&#8221;, riprendendo il titolo della prima fondamentale raccolta robotica asimoviana.<\/p>\n<p>La modalit\u00e0 di comportamento dei robot neveriani, comunque, \u00e8 in parte originale rispetto al Buon Dottore, in quanto, se le leggi sono identiche, i conflitti sono gestiti in modo diverso e, tendenzialmente, pi\u00f9 arretrato, portando a un blocco dei robot di fronte a dilemmi morali pi\u00f9 complessi.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 lo stesso personaggio di Nathan Never ad avere una liason particolare con la letteratura: in un mondo cyberpunk, l&#8217;agente speciale Alfa \u00e8 un dichiarato passatista, e ama collezionare dischi, pellicole e anche libri dal passato. Un tema ricorrente, anche grazie al personaggio del robot Mac, cui Nathan si rivolge per recuperare tali opere del passato. Un espediente utile sia a tratteggiare l&#8217;eroe come inguaribile romantico fuori tempo massimo, sia a inserire citazioni musicali, filmiche e letterarie in modo meno artificioso.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-879 alignleft\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/07\/moro.jpg\" alt=\"\" width=\"276\" height=\"279\" \/><\/p>\n<p>Un tema ricorrente, ad esempio, \u00e8 quello di mostrare Never che legge <em>L&#8217;isola del tesoro<\/em> di Stevenson durante le pause dal lavoro, o un viaggio (nel primo numero, o nel primo episodio &#8220;doppio&#8221;, ai nn. 3-4, <em>Operazione drag<\/em>o), connotandolo come gentiluomo dell&#8217;avventura di altri tempi. Scene analoghe, tra l&#8217;altro, sono legate a <em>Corto Maltese<\/em>, che per\u00f2 legge l&#8217;<em>Utopia<\/em> di Tommaso Moro (1515). Pratt sembra evidenziare la natura &#8220;alta&#8221;, spesso esoterica e iniziatica, del suo personaggio; Medda, Serra e Vigna invece riconducono la fantascienza di Never alla &#8220;grande avventura&#8221; (e molto prima del &#8220;Pianeta del tesoro&#8221; disneyano).<\/p>\n<p>Una connessione che avrebbe ancora pi\u00f9 significato se consideriamo che inizialmente l&#8217;anglofono Never avrebbe dovuto essere &#8220;Nemo&#8221;, che resta come codename dell&#8217;agente in alcune operazioni, e in sviluppi futuri della saga. Un rimando al fondante personaggio di Jules Verne, che con Never condivide tratti di misantropia e mistero. In una storia <em>dark<\/em> come la seconda &#8220;doppia&#8221;, ai numeri 7-8, &#8220;La zona proibita&#8221;, vi \u00e8 invece una lunga sequenza finale in una biblioteca dove Never cerca di leggere una copia de &#8220;Il maestro e Margherita&#8221; di Bulgakov: non una citazione diretta del tema dell&#8217;albo, ma con una consonanza con la cupezza della trama e dei meravigliosi disegni di Nicola Mari. Insomma, il libro serve spesso a istituire un &#8220;correlativo oggettivo&#8221; emozionale, mentre le citazioni proprie vengono da film, fumetti (si inseriscono anche rimandi a quelli nipponici, come Arale e i deformed), per la prima volta forse videogame (<em>Street fighter<\/em> e similari, che stanno dietro a <em>Operazione Drago<\/em> tanto quanto i film di Bruce Lee).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-880 alignright\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/07\/fanteria-607x800.jpg\" alt=\"\" width=\"453\" height=\"597\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/07\/fanteria-607x800.jpg 607w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/07\/fanteria-776x1024.jpg 776w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/07\/fanteria.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 453px) 100vw, 453px\" \/><\/p>\n<p>La seconda storia, <em>Il monolito nero<\/em>, cita ovviamente Kubrick (e, indirettamente, Arthur C. Clarke, l&#8217;autore letterario di <em>Odissea nello spazio<\/em>), ma \u00e8 un&#8217;ampia riflessione su questo aspetto &#8220;collezionistico&#8221; di Nathan Never, che nella storia incontra anche il collezionista Castle, vistosa proiezione di Alfredo Castelli, il creatore di <em>Martin Mystere<\/em> (una copia del n.1 della testata appare anche nel suo caveau da collezionista), su cui i &#8220;tre sardi&#8221; avevano fatto il loro esordio.<\/p>\n<p>Molto interessante anche una citazione presente in <em>Operazione Drago<\/em>, la prima storia doppia: a p. 34 viene ripresa in modo letterale la prima tavola di <em>Steve Canyon<\/em> (1947) di Milton Caniff, adattata con Never protagonista. Una ripresa che ha una valenza complessa: tale tavola \u00e8 stata infatti analizzata da Umberto Eco nel suo saggio <em>Apocalittici e integrati<\/em> (1964), per dimostrare la validit\u00e0 autoriale del fumetto popolare in una fase storica in cui tale idea era vista come bizzarra.<\/p>\n<p>Le ultime due storie della stagione sono quelle pi\u00f9 letterarie: l&#8217;ultima doppia, <em>Fanteria dello spazio<\/em>, cita fin dal titolo il capolavoro di Heinlein del 1959, che molti anni dopo riprese anche Roberto Recchioni come ispirazione di fondo per i suoi Orfani (2013), di cui avevo recensito il finale qui per Lo Spazio Bianco (<a href=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/orfani-sam-11-la-matrice-narrativa-e-spezzata\/\"><strong>qui<\/strong> <\/a>e <a href=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/orfani-sam-12-tex-willer-cyberpunk\/\"><strong>qui<\/strong><\/a>). Se Dick \u00e8 lo spunto per la SF urbana, Heinlein \u00e8 il rimando per quella spaziale, anche oltre questa storia.<\/p>\n<p>Ma la pi\u00f9 ambiziosa, di cui avevo gi\u00e0 accennato parlando di Dante nei fumetti, \u00e8 <em>Inferno<\/em>, il numero 10. In esso, la struttura a sette livelli propria della citt\u00e0 (i livelli alti sono quelli dell&#8217;\u00e9lite, nel fondo c&#8217;\u00e8 l&#8217;inferno urbano dell&#8217;assenza totale di legge) \u00e8 ricondotta, correttamente, all&#8217;Inferno dantesco, dove la discesa corrisponde a peccati e pene pi\u00f9 gravi. Una metafora, quella della citt\u00e0 come Inferno moderno, ripresa da molti e, in forma per certi versi simile, da Dino Buzzati, che nel &#8220;suo&#8221; Inferno descrive una citt\u00e0 sotterranea raggiungibile sotto ogni citt\u00e0 moderna, la citt\u00e0 infernale, indistinguibile per\u00f2 in fondo dalle citt\u00e0 superficiali.<\/p>\n<p>Insomma, un percorso raffinato e complesso di citazioni intrecciate, che si potrebbe approfondire anche per le annate successive del personaggio, magari in qualche articolo futuro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Su questo blog, come noto, tratto delle intersezioni tra letteratura e fumetto, cercando di non limitarmi al puro discorso dell&#8217;adattamento ma, anzi, cercando di intercettare anche le connessioni meno ovvie e pi\u00f9 liminali. 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