{"id":862,"date":"2019-07-09T19:39:57","date_gmt":"2019-07-09T17:39:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=862"},"modified":"2020-01-24T20:52:40","modified_gmt":"2020-01-24T19:52:40","slug":"civilwar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/civilwar\/","title":{"rendered":"La Civil War di tutti."},"content":{"rendered":"<p>Su questo blog, come noto, mi occupo delle intersezioni tra fumetto e letteratura.<br \/>\nAll&#8217;inizio mi sono occupato soprattutto del rapporto pi\u00f9 ovvio: quello degli adattamenti letterari a fumetti.<br \/>\nIn seguito, per\u00f2, mi \u00e8 piaciuto cogliere anche altre intersezioni, spesso nel senso opposto di citazioni del fumetto in autori letterari.<\/p>\n<p>Il caso preso in analisi in questo articolo \u00e8 un po&#8217; particolare, perch\u00e9 si tratta della citazione del fumetto all&#8217;interno di un testo saggistico che analizza l&#8217;attuale situazione geopolitica mondiale: <strong>&#8220;La guerra di tutti&#8221;<\/strong>, di <strong>Raffaele Alberto Ventura<\/strong>, edito recentemente da Minimum Fax.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-864 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/07\/ventura-3.jpg\" alt=\"\" width=\"221\" height=\"314\" \/><\/p>\n<p>A mio avviso, l&#8217;excursus ha per\u00f2 una motivazione fondata: innanzitutto perch\u00e9 Ventura, con la sua pagina <strong>Eschaton<\/strong> e numerosi altre presenze qualificate online, \u00e8 uno dei pi\u00f9 significativi intellettuali della nuova generazione. In second&#8217;ordine, perch\u00e9 il fumetto non \u00e8 una citazione occasionale in questo saggio, ma &#8211; come cercher\u00f2 di dimostrare &#8211; strutturale. L&#8217;uso del fumetto come exemplum \u00e8 ampiamente attestato modernamente, perlomeno (in Italia) da Umberto Eco in poi: ma non ricordo un&#8217;opera saggistica (<em>non<\/em> sul fumetto, \u00e8 chiaro) che usi il tema come filo conduttore.<\/p>\n<p>Nel caso di Ventura, la cosa si ricollega, per certi versi, alla sua opera precedente, un meritato caso editoriale: <strong>&#8220;Teoria della classe disagiata&#8221;<\/strong>, che nell&#8217;esaminare il declino attuale del ceto medio indagandone le cause profonde, usava la letteratura come filone d&#8217;indagine, come avevo scritto <a href=\"http:\/\/barberist.blogspot.com\/2017\/11\/letteratura-della-classe-disagiata.html\"><strong>qui<\/strong><\/a> sul mio blog personale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-865 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/07\/ventura-2-560x800.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/07\/ventura-2-560x800.jpg 560w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/07\/ventura-2-717x1024.jpg 717w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/07\/ventura-2.jpg 1736w\" sizes=\"auto, (max-width: 280px) 100vw, 280px\" \/><\/p>\n<p>Ventura ha oltretutto qualificati interventi nel campo del fumetto come, recentemente, la prefazione a una fondamentale (e premiata) riedizione del &#8220;Giovane mediocre&#8221; di Lauzier (vedi <a href=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/lauzier-teoria-e-pratica-del-ceto-mediocre\/\"><strong>qui<\/strong><\/a>), numerosi articoli su &#8220;Linus&#8221; e su &#8220;Fumettologica&#8221; (vedi <a href=\"https:\/\/www.fumettologica.it\/author\/raffaele-alberto-ventura\/\"><strong>qui<\/strong><\/a>) dove, tra le altre cose, ricostruisce il percorso della casa editrice fumettistica di famiglia.<\/p>\n<p>Il primo capitolo tratta dello sviluppo sempre maggiore del <strong>cospirazionismo<\/strong>, mostrando come riferimenti ai temi degli Illuminati, del NWO e affini siano strettamente interconnessi con la cultura pop, che da un lato li riprende dalla galassia complottista, ma dall&#8217;altro ne ispira lo sviluppo con i propri prodotti. Apparentemente qui non vi \u00e8 ancora un rilievo cos\u00ec grande del rimando fumettistico, che tuttavia appare a p. 32 quando l&#8217;autore riconosce che questi temi &#8220;circolavano da anni in ambienti marginali&#8221;, ispirando fumetti come Martin Myst\u00e8re ed Hellboy.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-868 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/07\/hellboy.jpg\" alt=\"\" width=\"325\" height=\"500\" \/><\/p>\n<p>La citazione di <strong>Myst\u00e9re<\/strong> (1982) \u00e8 molto interessante, perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;unico riferimento (in questa sede) al fumetto italiano avventuroso. Quella di <strong>Hellboy<\/strong> (1994) \u00e8 invece seminale di uno sviluppo molto pi\u00f9 ampio nei capitoli seguenti. Ventura correttamente coglie il carattere seminale del fumetto su questi temi, prima di letteratura e cinema mainstream (il &#8220;Pendolo di Foucault&#8221; di Eco \u00e8 del 1988, i film di Dan Brown &#8211; versione deteriore &#8211; degli anni 2000).<\/p>\n<p>Nel caso del <strong>fumetto supereroico<\/strong>, ci\u00f2 porter\u00e0 a una ripresa filmica col trionfo del genere del <strong>cinecomics<\/strong> nel nuovo millennio (per le nuove possibilit\u00e0 tecniche del digitale e il bisogno di un nuovo immaginario fantastico post-2001). Lo stesso Hellboy assiste a questo fenomeno; Ventura si sofferma tuttavia su altre opere filmiche che hanno reso mainstream certi concetti prima propri solo della sfera &#8211; pur a suo modo ampia, ma inevitabilmente pi\u00f9 ristretta &#8211; dei lettori di fumetto.<\/p>\n<p>L&#8217;abbandono del fumetto italiano dal discorso probabilmente si ricollega all&#8217;assenza di un passaggio cinematografico dello stesso (i rari casi di incontro con il sistema produttivo filmico americano, come nel caso del film di &#8220;Dylan Dog&#8221;, sono finora risultati marginali). E del resto l&#8217;opera tende a un respiro globale, non limitato al caso italiano.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-869 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/07\/v.jpg\" alt=\"\" width=\"266\" height=\"375\" \/><\/p>\n<p>Il secondo capitolo, &#8220;Il teatro della rivolta&#8221;, analizza la reinvenzione della figura di <strong>Guy Fakwes<\/strong> da parte di <strong>Alan Moore<\/strong> nel 1982-1985, con <strong>&#8220;V for Vendetta&#8221;<\/strong>, e in seguito l&#8217;ulteriore reinvenzione nel film ad opera di <strong>James McTeigue<\/strong> nel 2006. Ventura contestualizza in modo molto interessante la figura di Fawkes nella nascita dello stato moderno, dando notevoli layers di spessore al significato della decostruzione mooriana che, credo, non siano presenti nemmeno nella critica anglosassone specialistica.<\/p>\n<p>Non concordo molto &#8211; anche facendo la tara alle esigenze dell&#8217;opera, diverse dalla critica fumettistica &#8211; sulla sostanziale continuit\u00e0 che Ventura istituisce tra fumetto e film: ma sarebbe argomento per un altro articolo a parte. Il film infatti, come arcinoto, attualizza una presunta critica di Moore al sistema tatcheriano come &#8220;pre-regime&#8221; parlando, in sostanza, dell&#8217;<strong>11 settembre<\/strong> come auto-attentato: elemento che \u00e8 assente nel regime originario del fumetto del 1986, un nazifascismo che sorge all&#8217;indomani di una parziale guerra nucleare (non ha quindi bisogno del suo<strong> incendio del Reichstag<\/strong>).<\/p>\n<p>La differenza sostanziale \u00e8 che il regime di Moore \u00e8 un &#8220;fascismo eterno&#8221; che ha le caratteristiche anche di una oppressione non solo manifesta, ma enfatizzata a fini propagandistici (l&#8217;elemento inquietante \u00e8 che il fumetto, nell&#8217;estrapolazione fantascientifica, mostra come potrebbe credibilmente tornare); il mondo del film \u00e8 sostanzialmente il nostro, l&#8217;oppressione non \u00e8 visibile alle persone comuni che non sanno guardare oltre la patina dell&#8217;apparente perdurare della democrazia (riporto qui, ovviamente, la tesi ideologica del film, senza farla mia).<\/p>\n<p>In sostanza, comunque, l&#8217;evoluzione da fumetto a film, nei trent&#8217;anni intercorsi, va nella direzione indicata da Ventura: quindi, ai suoi fini, l&#8217;analisi funziona.<\/p>\n<p>Nel capitolo successivo, che tratta anche dei populismi, il tema fumettistico \u00e8 meno presente ma \u00e8 dato come prerequisito (parlando dei cinquestelle, intitola il capitolo <strong>&#8220;V come Vaffanculo&#8221;<\/strong>, che \u00e8 uno slogan del movimento ma rimanda al tema trattato nel capitolo precedente). La metafora disneyiana del Bombastium &#8211; come in generale le metafore fumettistiche riprese da questo immaginario &#8211; sono gustose, ma sono pi\u00f9 nell&#8217;ottica della metafora che non in quella di una influenza stringente (come per i cinecomics): e, quindi, meno interessanti per il nostro discorso, pur essendo un segno, comunque, di cultura fumettistica.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-870 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/07\/CivilWarposter.jpg\" alt=\"\" width=\"252\" height=\"373\" \/><\/p>\n<p>In un ulteriore sottocapitolo, <strong>&#8220;Civil War&#8221;<\/strong>, viene evocata invece una nuova citazione fumettistica assolutamente centrale: oltre che al capitolo, infatti, rimanda chiaramente al titolo dello stesso saggio, &#8220;La guerra di tutti&#8221; che \u00e8, naturalmente, la guerra civile stessa. Ventura analizza come &#8220;Civil War&#8221; (identificando temi simili anche nei cinecomics DC, e altrove) passi dalla critica in metafora del Patriot Act a una posizione pi\u00f9 sfumata: nel primo testo Capitan America \u00e8 presentato dalla parte della ragione, mentre in seguito i torti sono equamente distribuiti.<\/p>\n<p>Interessante che Ventura non citi &#8211; naturalmente lo conosce, e infatti prima vi fa riferimento, en passant, parlando di V &#8211; <strong>&#8220;Watchmen&#8221;<\/strong> (1986) di Moore, che \u00e8 il testo seminale su questo tema, con il &#8220;Keene Act&#8221; che proibisce i supereroi per ragioni di ordine pubblico. Qui infatti, come Ventura apprezza nel film di &#8220;Civil War&#8221;, il tema del conflitto tra legge formale e legge morale dei supereroi \u00e8 interpretato in modo differente da ogni personaggio, senza che nessuno abbia totalmente torto o ragione.<\/p>\n<p>Anche nei capitoli seguenti il discorso dei Cinecomics come migliori interpreti dell&#8217;immaginario odierno permane: ne &#8220;Il disagio occidentale&#8221; si cita <strong>Ultron<\/strong> per il difficile rapporto con la tecnologia, con rimandi da un lato ad altra fantascienza, ma dall&#8217;altro ancora al fumetto supereroico; parlando della &#8220;Dissimilazione&#8221; (l&#8217;opposto dell&#8217;assimilazione, ovvero la disgregazione delle scelte integrazioniste sull&#8217;immigrazione) diviene centrale il rimando a <strong>&#8220;Charlie Hebdo&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-872 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/07\/ultron.jpeg\" alt=\"\" width=\"349\" height=\"509\" \/><\/p>\n<p>Un caso, questo, dove la cultura fumettistica \u00e8 stata al centro dell&#8217;analisi globale (mentre la percezione dell&#8217;importanza dei cinecomics, sempre dietro un certo schermo di impeccabile ironia che \u00e8 il marchio dell&#8217;autore, \u00e8 proprio di Ventura). Ma la posizione di Ventura \u00e8 originale e, con argomentazioni credibili &#8211; anche se a mio avviso discutibili in senso letterale, ovvero &#8220;che si potrebbero discutere&#8221; &#8211; si stacca dal consueto <strong>&#8220;Je suis Charlie&#8221;<\/strong> quasi obbligatorio per l&#8217;intellettuale liberale, con una riflessione interessante sul concetto di &#8220;blasfemia&#8221;, che esce dal discorso ordinario della libert\u00e0 di espressione (magari non idealmente, ma comunque praticamente, se sussiste un numero sufficientemente alto di soggetti disponibili a uccidere in caso di violazione del loro ideale religioso).<\/p>\n<p>Il rischio, a mio avviso, \u00e8 sotteso a dove viene posto il confine della blasfemia inaccettabile, e a chi spetta stabilirlo (il &#8220;Qui custodiet custodes&#8221;, per tornare a Watchmen e a Giovenale): all&#8217;autorit\u00e0 statale o, de facto, all&#8217;autorit\u00e0 religiosa che emette la fatwa del caso?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-873 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2019\/07\/infinity.png\" alt=\"\" width=\"268\" height=\"402\" \/><\/p>\n<p>L&#8217;epilogo cita di nuovo come vasta metafora un topos del cartoon umoristico, l&#8217;eterna lotta del gatto col topo incarnata in Tom e Jerry, ma con un uso simile alle metafore disneyane, mentre pi\u00f9 specifico \u00e8 il rimando a <strong>Thanos<\/strong> e <strong>Infinity Wars<\/strong>, usato come esempio di massa del &#8220;dilemma del vagone&#8221;: il film propone ancora la versione &#8220;nobile&#8221; predominante nell&#8217;immaginario collettivo (la scelta di Thanos \u00e8 immorale), ma pone un dubbio a livello di massa che nella storia non sempre \u00e8 stato risolto seguendo una posizione idealistica, anzi.<\/p>\n<p>La chiusura con <strong>Pogo<\/strong> di <strong>Walt Kelly<\/strong> ha il senso, forse, di ribadire questo discorso fortemente fumettistico. Naturalmente, non c&#8217;\u00e8 solo fumetto e questa mia ricostruzione \u00e8 forzatamente sommaria e imprecisa, di un testo particolarmente raffinato sul piano argomentativo proprio &#8211; mi pare &#8211; nel suo non lasciarsi ridurre a posizioni eccessivamente definite e <em>tranchant<\/em>.<\/p>\n<p>Tuttavia, da un lato credo che il fil rouge che ho indicato sia presente, e dall&#8217;altro che &#8211; da una prospettiva fumettistica &#8211; <strong>il saggio di Ventura sia molto interessante proprio perch\u00e9 integra appieno il fumetto nella cultura &#8211; non solo pop &#8211; di massa<\/strong>, fornendo potenzialmente anche nuovi stimoli a chi di fumetti scrive per diletto o professione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Su questo blog, come noto, mi occupo delle intersezioni tra fumetto e letteratura. 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