{"id":775,"date":"2018-12-26T15:38:37","date_gmt":"2018-12-26T14:38:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=775"},"modified":"2020-01-24T20:55:45","modified_gmt":"2020-01-24T19:55:45","slug":"nidasio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/nidasio\/","title":{"rendered":"Grazia Nidasio e gli adattamenti letterari"},"content":{"rendered":"
La notte di Natale \u00e8 scomparsa Grazia Nidasio (1931-2018)<\/strong>, la pi\u00f9 importante autrice – e una delle prime – del fumetto italiano e una dei principali autori fumettistici in assoluto, non solo a livello nazionale.\u00a0 La Nidasio, dopo il Liceo Artistico e l’Accademia di Brera, inizia a collaborare al Corriere dei Piccoli nei primi anni ’50, con serie come Alibella<\/em> (1953-1962)<\/strong> e Gelsomino<\/em> (1954-1959). Siamo ancora nell’ambito del tradizionale fumetto breve in rima che ha caratterizzato la scena d’anteguerra, a partire proprio dal Corrierino come testata principe della prima met\u00e0 del ‘900. Tuttavia il segno della Nidasio mostra gi\u00e0 qui una notevole modernit\u00e0, derivante dall’indubbio genio dell’autrice e dalla formazione accademica aggiornata sugli sviluppi dell’arte e non solo sul linguaggio fumettistico stretto. La sua sintesi pu\u00f2 ricordare – ma non deriva da qui, nasce in modo indipendente su analoghi stimoli – quella di Jules Feiffer, il primo modello del “fumetto maturo” negli USA degli anni ’50: temi di satira sociale, assenza di vignette marginate, montaggio libero (quello della Nidasio \u00e8 forse pi\u00f9 libero e sperimentale ancora).<\/p>\n La cosa diviene ancora pi\u00f9 evidente con gli anni ’60, a partire da Violante Rock<\/em>\u00a0(1961-1967),<\/strong> su testi di Gugliemo Zucconi, la Nidasio realizza un primo importante fumetto piuttosto innovativo, che anticipa in parte la sua pi\u00f9 nota Valentina Melaverde. Protagonista \u00e8 una ragazzina ossessionata dal rock, con vicende frenetiche e a forte carica umoristica, ma nel segno tutto sommato di un realismo quotidiano inconsueto nel fumetto italiano. La Nidasio non ama del tutto certi schematismi parodistici a cui viene costretta, ma trae da qui alcuni spunti per il suo personaggio pi\u00f9 maturo (un discorso a parte meriterebbero le strip efficaci di Nicoletta<\/em><\/strong>, sempre sullo stile di Valentina <\/em>ma antecedenti e brevissime).<\/p>\n Valentina Melaverde<\/em> (1969-1976)<\/strong> \u00e8 tale personaggio totalmente “autoriale” della Nidasio, con un segno ancor pi\u00f9 nettamente fumettistico: cadono le vignette, resta il montaggio arioso e innovativo da lei introdotti in Violante, il corposo testo battuto a macchina – di Zucconi – si alleggerisce nella sua prosa e passa a un lettering manuale, leggerissimo. Resta la satira sociale, ma diminuisce l’enfasi umoristica delle situazioni paradossali e del macchiettismo dei comprimari ancora presente nel pur godibilissimo Violante. Da questa serie sopravvivr\u00e0 fino ai giorni nostri la figura della Stefi<\/strong><\/em>, enfant terrible, sorella minore di Valentina che inizialmente nasce da uno sdoppiarsi del Corrierino in “Ragazzi” e “Piccoli”, ma poi conservata anche dopo la chiusura del Corrierino<\/em> sul Corriere della sera per vignette di costume di particolare acutezza, dalle parti, per capirci, della Mafalda<\/em> di Quino (ma anche qui, in modo totalmente autonomo, senza derivazioni).<\/p>\n Interessante notare come Valentina Melaverde sia di fatto, per molti aspetti, una anti-Valentina<\/strong>, nel senso di quella di Guido\u00a0Crepax<\/strong>, introdotta nel 1965.\u00a0 Una antinomia complementare nei fumetti dell’emancipazione femminile, viene da dire per volont\u00e0 conciliatoria: ma fose in realt\u00e0 una contrapposizione, due visioni non conciliabili.<\/p>\n La Nidasio insomma introduce un romanzo a fumetti pi\u00f9 maturo (anche in dichiarata polemica col modello di Bonelli<\/strong>: vedi qui,\u00a0<\/strong><\/a>dove non manca qualche rimando al curaro a Crepax) che pur con grazia ineffabile tratta dei temi del quotidiano, creando un modello di quella tendenza impostasi, in tempo recente, col romanzo a fumetti – seriale e non – di taglio “intimista” (che ha visto, tra l’altro, una notevole fioritura di fumetto di autrici donne). Un modello che i suoi epigoni, soprattutto italiani, dovrebbero riscoprire e approfondire.<\/p>\n Se accenno della Nidasio in questo blog dove seguo il tema del rapporto tra letteratura e fumetto<\/strong> \u00e8 per\u00f2 per la particolare importanza che l’autrice ha avuto al riguardo. Gi\u00e0 nel 1964<\/strong>, su testi di Mino Milani,<\/strong> adatta Il dottor Oss<\/em><\/strong>\u00a0(1874) di Jules Verne<\/strong>, raffinatissima satira sulla scienza che riprende in chiave di umorismo garbato ma, in fondo, sottilmente amaro il tema del grande inventore, centrale nel fondatore della fantascienza moderna. Un’opera poco nota, ma importantissima nella produzione dell’autore. Verne infatti \u00e8 associato solitamente a un ingenuo positivismo, che invece deriva dalle richieste del suo editore, il quale riteneva – correttamente – pi\u00f9 vendibili le semplici meraviglie di anticipazione scritte da Cinque settimane in pallone<\/em> (1863) in poi, piuttosto che la sferzante satira sul futuro di\u00a0Parigi nel XX secolo<\/em> (1861). Il dottor Oss<\/em> rappresenta per Verne uno scarto dalla regola, tramite la chiave della comicit\u00e0 brillante. Le avventure del Dottor Oss furono poi proseguite dai due autori, con nuove storie dal chiarissimo sapore verniano (qui<\/strong> <\/a>una bella selezione), a partire ovviamente da Ventimila leghe sotto i mari<\/em>.<\/p>\n L’adattamento di Coppelia<\/strong><\/em>, nel 1966, viene sulla scia del successo di questa riflessione sui limiti della scienza (vedi qui<\/strong><\/a>), con una riflessione sull’opera seminale del mad doctor, Il mago della sabbia<\/em><\/strong> (1817) di Hoffmann,\u00a0<\/strong>poi adattato in opera teatrale.<\/p>\n Ma il rapporto con la letteratura fu costante e raffinato per la Nidasio: basti pensare al lavoro su Questi grandi amori<\/em><\/strong> (1980) della storia (vedi qui<\/strong><\/a>) che divengono nelle mani dell’autrice lo strumento per una decostruzione impietosa ma coltissima di D’Annunzio<\/strong> – operata tramite una padronanza incredibile del segno e del montaggio, molto pi\u00f9 che tramite il testo in s\u00e9 – e, come chiarisce la stessa Nidasio nella postfazione, la chiave per parlare della storia della letteratura – e della storia tout court – con uno sguardo al femminile ironico e acuminato.<\/p>\n Molti anche i lavori di illustrazione libraria (ambito radicamente diverso, \u00e8 chiaro), tra cui le illustrazioni di una selezione di novelle del Decameron<\/em> <\/strong>di Boccaccio<\/strong> narrate da Bianca Pitzorno<\/strong> nel 2007 (di cui l’autrice ha illustrato vari volumi, vicini per molti versi ai suoi fumetti nello stile e nei contenuti, briose narrazioni realistiche e femministe) e quelle dell’Orlando Furioso<\/em><\/strong> di Ariosto adattato da Italo Calvino<\/strong> nel 2009 (vedi qui<\/strong><\/a>). E di certo dimentico qualcosa in questa sommaria ricognizione che non vuole avere altro significato che un omaggio, da lettore, a una delle pi\u00f9 significative autrici del fumetto italiano: un nome che andrebbe ancor maggiormente valorizzato nel canone dell nostra letteratura fumettistica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" Grazia Nidasio \u00e8 stata una dei nomi pi\u00f9 importanti del fumetto italiano. Notevole \u00e8 anche il suo lavoro di adattamento letterario, sia in ambito fumettistico, sia come illustratrice.<\/p>\n","protected":false},"author":681,"featured_media":776,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Grazia Nidasio e gli adattamenti letterari - Come un romanzo","description":"Grazia Nidasio \u00e8 stata una dei nomi pi\u00f9 importanti del fumetto italiano. 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