{"id":744,"date":"2018-11-12T18:52:20","date_gmt":"2018-11-12T17:52:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=744"},"modified":"2020-01-24T20:59:21","modified_gmt":"2020-01-24T19:59:21","slug":"gipi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/gipi\/","title":{"rendered":"Unastoria: allegria di un naufragio. Gipi, Ungaretti e la Grande Guerra."},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: x-large;\"><em><strong>Unastoria<\/strong> <\/em>di <strong>Gipi<\/strong>\u00a0&#8211; recentemente ristampato nella bella collana dedicata da Repubblica all&#8217;autore &#8211; \u00e8 un raffinato lavoro ungarettiano, una riflessione che intreccia fumetto, poesia, memoria, grande guerra.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Non mancheranno nella presente analisi alcuni accenni inevitabili alla trama dell&#8217;opera, ma essendo del 2013 credo ormai si possa trattarne con una certa tranquillit\u00e0. Consiglio comunque una lettura preventiva del testo, e solo in seguito di tornare a questa analisi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">La copertina dell&#8217;edizione originale \u00e8 il vero avvio della narrazione: raffigura un gigantesco albero, illuminato di una lattiginosa luce bianca, che contrasta con le tenebre che lo circondano. Un contrasto cromatico ovvio nel <strong>dualismo luce\/tenebre, bene\/male<\/strong>, che \u00e8 per\u00f2 fortemente proprio della poetica ungarettiana (e prima di lui di molti altri, \u00e8 chiaro: <strong>Baudelaire<\/strong>, <strong>Pascoli<\/strong>, solo per indicare una possibile filogenesi).<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-745 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/11\/gipi.jpg\" alt=\"\" width=\"366\" height=\"499\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Lo stesso tema dell&#8217;albero, della foglia, del verde \u00e8 centrale quale simbolo positivo in Ungaretti: pensiamo, oltre al celebre <em><strong>Soldati<\/strong> <\/em>(Si sta \/ come d&#8217;autunno \/ sugli alberi \/ le foglie), all&#8217;incipit de <strong><em>I fiumi<\/em><\/strong>:<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\"><i>Mi tengo a quest\u2019albero mutilato<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>Abbandonato in questa dolina<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>Che ha il languore<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>Di un circo<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>Prima o dopo lo spettacolo<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>E guardo<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>Il passaggio quieto<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>Delle nuvole sulla luna<\/i><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-747 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/11\/rep.png\" alt=\"\" width=\"559\" height=\"400\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">La &#8211; pur legittima &#8211; scelta di Repubblica di scegliere una diversa vignetta per la nuova edizione potrebbe sottilmente far pendere la bilancia sulla storia &#8220;di cornice&#8221; pi\u00f9 che su quella interna, che appare invece centrale: l&#8217;Albero vi compare infatti nel suo interferire con la vita dello scrittore, nel presente, e non nella sua forma primigenia. Si pu\u00f2 discutere ovviamente molto su quale sia la vera <em>unastoria<\/em>, dato che di fatto sono due principali, e intrecciate, lo <strong><em>scrittore<\/em><\/strong> e il <strong><em>soldato<\/em><\/strong> suo bisnonno. Tuttavia, il duplice valore di <strong><em>storia\/Storia<\/em><\/strong>, narrazione finzionale \/ racconto storico veridico, mi fa propendere per l&#8217;idea che la copertina originaria sia pi\u00f9 fedele.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\"> L&#8217;incipit di <em>Unastoria, <\/em>comunque, non \u00e8 subito nel segno della grande guerra: il primo capitolo, <strong>Bituprozan<\/strong>, fa riferimento a uno psicofarmaco immaginario, ma subito riconoscibile nella sua natura di farmaco (sia pure d&#8217;invenzione) anche grazie all&#8217;associazione a un&#8217;immagine (il dualismo immagine\/testo tipica del fumetto \u00e8 ovviamente sempre centrale nel lavoro di Gipi).\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Il fumetto si apre subito con una narrazione sconnessa: non solo nel <em>voice over<\/em> delle informi didascalie, ma anche nel montaggio sincopato e ineguale, con mescolanze di segni diversi (addirittura, bianco e nero e colore alternati). Il discorso &#8211; disarmonico &#8211; verte comunque su un tema pirandelliano, quello della vecchia che \u00e8 comica perch\u00e9 non sa vedersi vecchia, che il protagonista vive sulla sua stessa pelle. L&#8217;et\u00e0 del protagonista \u00e8 la stessa dell&#8217;autore all&#8217;atto di comporre il fumetto, e anche il disagio psicologico ha dei punti in comune (vedi <a href=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/gipi-unastoria-fumetto-fosse-volermi\/\"><strong>qui<\/strong> <\/a>il bell&#8217;articolo de <em>Lo Spazio Bianco<\/em>, all&#8217;epoca dell&#8217;uscita): senza troppo facili biografismi, un contatto pare esserci, anche nell&#8217;evocare l&#8217;immagine dello &#8220;scrittore famoso&#8221;. L&#8217;opera \u00e8 quella con cui Gipi viene candidato al <strong>Premio Strega<\/strong>, primo tra i fumettisti, cosa che indubbiamente segna una accettazione dell&#8217;autore (pi\u00f9 che &#8220;del fumetto&#8221; nel suo insieme) nella sfera della &#8220;letteratura alta&#8221;.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-749 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/11\/ba465903-3238-4e7f-a9eb-ea06912beeed_large-800x612.jpg\" alt=\"\" width=\"694\" height=\"531\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/11\/ba465903-3238-4e7f-a9eb-ea06912beeed_large-800x612.jpg 800w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/11\/ba465903-3238-4e7f-a9eb-ea06912beeed_large-1024x783.jpg 1024w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/11\/ba465903-3238-4e7f-a9eb-ea06912beeed_large.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 694px) 100vw, 694px\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\"><strong>L&#8217;albero secco<\/strong> e una <strong>stazione di servizio<\/strong> &#8211; che il protagonista,\u00a0<strong><i>scrittore\u00a0<\/i><\/strong>che ha perduto le sue parole,\u00a0<strong><i>disegna\u00a0<\/i><\/strong>ossessivamente: ritorna il tema metafumettistico &#8211; emergono come i simboli della sua ossessione: uno, a suo modo grandioso e naturale, \u00e8 legato al passato; il secondo, moderno e quindi deteriore, \u00e8 legato al suo presente, come capiremo. Si trova in una clinica psichiatrica, dove totale \u00e8 la<strong> cieca fiducia nella<\/strong> <strong>tecnoscienza<\/strong>: &#8220;Non mettiamoci a fare gli psicologi&#8221;, dicono i tre indifferenti medici che lo hanno in cura: &#8220;Qual \u00e8 stata la risposta al Bituprozan?&#8221;. Questa \u00e8 l&#8217;unica cosa che conta.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\"><strong>Maschinengewehr<\/strong>, il titolo del secondo capitolo, \u00e8 reale, ma di nuovo \u00e8 chiarito al lettore solo dal disegno di una mitragliatrice, senza il quale (se non \u00e8 un addetto ai lavori) in prima battuta risulta solo un <em>flatus vocis<\/em> (salvo al limite cogliere che si tratti di qualche &#8211; ostile &#8211; macchina teutonica). Come nel primo capitolo, emerge un oggetto come strumento di fiducia mal riposta nella tecnica: la mitragliatrice ieri, lo psicofarmaco oggi, entrambe con effetti drammaticamente, ironicamente contrari allo scopo (la mitraglia dovrebbe rendere veloce la guerra, crea il massacro delle trincee; il farmaco dovrebbe cancellare le ossessioni, le amplifica).<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-748 alignleft\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/11\/unast.jpg\" alt=\"\" width=\"438\" height=\"263\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Qui ci immergiamo comunque nella grande guerra, l&#8217;ossessione che condiziona anche lo scenario contemporaneo &#8220;di cornice&#8221;, e il racconto si fa pi\u00f9 piano e lineare (salvo il discorso sulla diversa <strong>&#8220;difficolt\u00e0 di dire&#8221;<\/strong> che appare a pagina 32, con le bozze delle lettere scartate da Mauro). Si giunge all&#8217;albero, mentre un ulteriore flashback (passiamo al seppia, da un bianco e nero azzurrato) ci conduce a un ballo di corte poco prima del <strong>1908<\/strong> (data del brevetto dell&#8217;ordigno di morte), dove un inventore germanico \u00e8 stimolato a inventare la mitraglia dai seni arroganti di una frivola e crudele nobildonna (39,v). Comprendiamo il ruolo cruciale, nel dramma del personaggio, dell&#8217;albero, dove si consuma l&#8217;orrore al centro della vicenda: Luca viene ferito e Mauro si trova imprigionato con lui ai piedi dell&#8217;albero.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Il terzo capitolo, <strong>Editor<\/strong>, ha un nome comprensibile (ma un senso pi\u00f9 complesso: indica un &#8220;editor&#8221; ormai mentale, interno), e pone la congiunzione delle due vicende: lo scrittore, dal sempre pi\u00f9 fragile equilibrio mentale, scopre le lettere del nonno, che \u00e8 Mauro, uno dei due combattenti dell&#8217;episodio precedente. In modo comunque non-lineare, ricostruiamo abbastanza chiaramente la vicenda: l&#8217;ossessione per la pubblicazione delle lettere (rifiutate dall&#8217;Editor, che diviene cos\u00ec il detto fantasma mentale per lo scrittore) segnano l&#8217;avvio di un declino psichico. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Notiamo che <strong>la moglie \u00e8 colta pressoch\u00e9 sempre di spalle, o senza volto<\/strong>: segno della rottura ormai imminente della loro reazione, ma anche connessione con le altre due figure femminili &#8220;di spalle&#8221; importanti nel racconto: la nobildonna che ispira la mitragliatrice, in II, e la moglie di Mauro, che dobbiamo ancora incontrare in IV. In tutti e tre i casi, in modo molto diverso, ispireranno nella controparte maschile una reazione in vario modo distruttiva (l&#8217;inventore crea la mitraglia, Mauro uccide, lo scrittore impazzisce, sempre in funzione della donna\/oggetto d&#8217;amore).<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-750 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/11\/lacrime.jpg\" alt=\"\" width=\"483\" height=\"500\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">La riflessione sulle lacrime che nascono come lacrime di gioia dall&#8217;apparire dell&#8217;acqua (ma poi lo scrittore rifiuta quell&#8217;edulcorazione: sono le lacrime di dolore, non quelle di gioia che scavano il viso) ha anch&#8217;essa rimando ungarettiano, sia pure indiretto, nel continuo rapporto tra acqua e pianto (gi\u00e0 pascoliana, come ne &#8220;La mia sera&#8221;). Il tema appare soprattutto in <strong>&#8220;Sono una creatura&#8221;<\/strong>:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\"><i>Come questa pietra<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>del S. Michele<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>cos\u00ec fredda<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>cos\u00ec dura<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>cos\u00ec prosciugata<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>cos\u00ec refrattaria<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>cos\u00ec totalmente<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>disanimata<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>Come questa pietra<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>\u00e8 il mio pianto<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>che non si vede<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\"><i>La morte<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>si sconta<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>vivendo<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\"><em><strong>Niente<\/strong><\/em>, il quarto capitolo, privo di disegno chiarificatore, comincia con bellissime tavole mute (i personaggi parlano, ma noi non li sentiamo: le voci sono sovrastate dal frastuono della battaglia o, ancor meglio, assordati come Mauro dal fragore, non sentiamo nulla per una sordit\u00e0 temporanea). <strong>&#8220;Era un poeta&#8221;<\/strong>, si estasia il personaggio dello scrittore, accentuando in questo la subliminale riflessione ungarettiana (Mauro scrive liriche semplici per limiti di una sua cultura di, probabilmente, solo scuole elementari, proprio mentre Ungaretti ricerca una pur criptica semplicit\u00e0 ed essenzialit\u00e0 delle sue poesie).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Il <strong>quinto capitolo non ha pi\u00f9 n\u00e8 titolo, n\u00e8 disegno, volgendo direttamente verso l&#8217;impossibilit\u00e0 di dire\u00a0<\/strong>(Francesco Flora, critico verso l&#8217;ermetismo, scriver\u00e0 tra l&#8217;altro cose molto pregnanti sul rischio degli eccessi dell&#8217;asciugamento della parola ermetica).\u00a0Il personaggio dello scrittore sembra forse aver ottenuto la libert\u00e0 dalla clinica psichiatrica dov&#8217;\u00e8 rinchiuso (e molto pi\u00f9 dalla prigione mentale della propria discesa nella follia, rinforzata dal duplice abbandono di moglie e figlia), anche se non vi \u00e8 certezza. Tavole mute di estenuante bellezza, da 106 a 110, ci conducono alla sequenza chiarificatrice del trauma moderno del protagonista; il vero finale \u00e8 per\u00f2 la <strong>conclusione dell&#8217;episodio nella grande guerra, che spicca per un rovesciamento &#8211; parziale &#8211; del valore &#8220;ungarettiano&#8221;<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-751 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/11\/fratelli.jpg\" alt=\"\" width=\"557\" height=\"254\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">All&#8217;inizio, infatti, siamo portati a pensare che Mauro rappresenti una proiezione dell&#8217;ungarettiana <\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><em><strong>Fratelli<\/strong><\/em>, per il suo fraterno non abbandonare il compagno di reggimento ferito. Tuttavia, all&#8217;avvicinarsi dell&#8217;esercito austriaco (le voci ingarbugliate perch\u00e9 incomprensibili, salvo il linguaggio universale di risate malvage) fa quello che deve fare per tornare alla moglie e al figlio. Questo nelle sue lettere sicuramente non c&#8217;\u00e8, \u00e8 un non-detto che \u00e8 il centro pi\u00f9 autentico della sua &#8220;unastoria&#8221;, ma quello lo scrittore non lo pu\u00f2 recuperare: la testimonianza letteraria (come, in altro senso, gli ricorda polemica la moglia: &#8220;tu non vai al mare, parli del mare&#8221; &#8211; e anche qui viene in mente Ungaretti, <em><strong>Cielo e mare<\/strong><\/em>, la lirica pi\u00f9 famosa e pi\u00f9 ermetica) \u00e8 sempre fallace e mendace. Sembra quasi rovesciarsi una delle pi\u00f9 celebri liriche ungarettiane (che potrebbe essere scritta da Mauro, se ben ci pensiamo: ma assumento significato totalmente diverso, dopo p.119).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\"><i>Un&#8217;intera nottata<br \/>\n<\/i><\/span><i style=\"font-size: x-large;\">buttato vicino<br \/>\n<\/i><span style=\"font-size: x-large;\"><i>a un compagno<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>massacrato<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>con la sua bocca<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>digrignata<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>volta al plenilunio<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>con la congestione<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>delle sue mani<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>penetrata<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>nel mio silenzio<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>ho scritto<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>lettere piene d&#8217;amore<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i><br \/>\nNon sono mai stato<br \/>\n<\/i><\/span><span style=\"font-size: x-large;\"><i>tanto<br \/>\n<\/i><\/span><i style=\"font-size: x-large;\">attaccato alla vita<\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Nonostante il finale all&#8217;apparenza conciliatorio (il ritorno a casa, non scontato: sappiamo che la moglie ha gi\u00e0 un figlio, e quindi un potenziale antenato di Landi) resta l&#8217;orrore della violenza sullo sfondo, la perdita dell&#8217;innocenza, il <strong>volto scavato dalla colpa e dal Dolore<\/strong> (ben rispecchiato dal <strong>&#8220;segno scavato&#8221;<\/strong> di cui Gipi \u00e8 maestro). In Ungaretti l&#8217;<strong>Allegria di Naufragi<\/strong> offriva un momento di serenit\u00e0 nella devastazione della guerra: Gipi \u00e8 per paradosso pi\u00f9 duro (pur ammettendo la sua impossibilit\u00e0 di dire autenticamente, data la distanza dall&#8217;evento, come chiarisce la cornice dello &#8220;scrittore in crisi&#8221;): il polo positivo, l&#8217;Allegria, ovvero il ricordo del figlio e della donna amata, sono autentici e potenti ma diventano per paradosso la spinta ad uccidere di un uomo mite e buono, perdendo il valore di purezza assoluta. E anche la luce dell&#8217;albero diviene ambigua: momento salvifico, certo, ma non senza il prezzo della violenza.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-752 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/11\/gipi-5-640.jpg\" alt=\"\" width=\"530\" height=\"307\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">E del resto Ungaretti, grande di scala immensurabile, non \u00e8 un cantore innocente: aderir\u00e0 a suo modo al fascismo, si far\u00e0 prefare da <strong>Mussolini<\/strong>, collaborer\u00e0 al suo <em><strong>Popolo d&#8217;Italia<\/strong><\/em> (e lo sconter\u00e0 non ottenendo il <strong>Nobel<\/strong> che premier\u00e0 gli altrettanto grandi <strong>Montale<\/strong> e <strong>Quasimodo<\/strong>).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: x-large;\">Insomma, <strong><em>Unastoria<\/em> \u00e8 un&#8217;opera potente<\/strong>, che si presterebbe anche, come credo di aver dimostrato, a un interessante raffronto col massimo cantore della nostra dolente Prima Guerra Mondiale.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Unastoria di Gipi\u00a0&#8211; recentemente ristampato nella bella collana dedicata da Repubblica all&#8217;autore &#8211; \u00e8 un raffinato lavoro ungarettiano, una riflessione che intreccia fumetto, poesia, memoria, grande guerra.<\/p>\n","protected":false},"author":681,"featured_media":746,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Unastoria: allegria di un naufragio. 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