{"id":732,"date":"2018-10-15T15:37:54","date_gmt":"2018-10-15T13:37:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=732"},"modified":"2019-01-02T11:59:42","modified_gmt":"2019-01-02T10:59:42","slug":"dinobattaglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/dinobattaglia\/","title":{"rendered":"I grandi adattamenti di Dino Battaglia"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-734 alignleft\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/10\/battaglia.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"521\" \/><\/p>\n<p>L\u2019editoriale Cosmo ha di recente avviato la pubblicazione delle opere di <strong>Dino Battaglia<\/strong> (1923 \u2013 1983) nella sua collana \u201cI grandi maestri\u201d. Una riedizione particolarmente preziosa, perch\u00e9 Battaglia \u00e8 l\u2019autore che, pi\u00f9 di ogni altro nel fumetto italiano, ha legato la sua fortuna all\u2019adattamento fumettistico di grandi classici della letteratura.<\/p>\n<p>L\u2019esordio, giovanissimo, avviene su <em><strong>Asso di Picche<\/strong><\/em> (1945), interessante tentativo di un fumetto \u201csupereroico\u201d italiano: ma quando Pratt ed altri lasciano l\u2019Italia per l\u2019Argentina, nel 1948, egli invece resta in patria in seguito al matrimonio con <strong>Laura De Vescovi<\/strong>, acquerellista, che sar\u00e0 colorista di molte sue opere, e in seguito anche sceneggiatrice di alcune di esse, in un sodalizio artistico lungo una vita. Si avvia cos\u00ec l&#8217;avvicinamento di Battaglia \u2013 inizialmente, non esclusivo \u2013 al tema dell\u2019adattamento.<\/p>\n<p>Tra le prime opere adattate spiccano, nel 1954, <strong><em>L&#8217;isola del tesoro<\/em> e <em>Peter Pan<\/em><\/strong>. Sono, questi, per quanto lavori pienamente professionali, ancora legati a uno stile non pienamente definito, e vicini \u2013 pur nell\u2019alta resa tecnica \u2013 a quegli adattamenti che potremmo definire \u201cancillari\u201d, tipici negli anni \u201950: la filosofia di fondo \u00e8 quella di una \u201csemplificazione\u201d del testo letterario in fumetto per presentarlo a un pubblico giovanile. \u00c8 un tipo di operazione che contribuisce, per certi versi, a sdoganare il fumetto come educativo: ma l\u2019impostazione \u201cdi servizio\u201d ed esemplificativa condanna a una resa artistica di minor livello. Non a caso Fredric Wertham, che proprio in quegli anni conduce la sua crociata contro il fumetto (e quindi aborrisce la legittimazione che passa per i <em>Classic Illustrated<\/em>) si scaglia con veemenza contro queste opere evidenziandone la banalit\u00e0: e pur strumentale nelle sue accuse, non ha del tutto torto.<\/p>\n<p>Battaglia tuttavia prosegue con il suo studio sull\u2019adattamento continuando a sceglierlo come campo principale di azione: e in questa veste va anche la sua collaborazione col <em>Corriere dei Piccoli<\/em> a partire dagli anni \u201960, con adattamenti di fiabe e racconti cavallereschi.<\/p>\n<p>Tra le opere pi\u00f9 riuscite di questo periodo vi \u00e8 l\u2019adattamento de <strong><em>La freccia nera<\/em>\u00a0(1963),\u00a0<\/strong>che sar\u00e0 affrontato poi anche da Gianni De Luca, per il <em>Giornalino<\/em>.<\/p>\n<p>Il segno si va sempre pi\u00f9 avvicinando a quello personale della piena maturit\u00e0 artistica, ma l\u2019autore \u00e8 ancora limitato dalla griglia della testata, che lo costringe a una narrazione piuttosto \u201caffollata\u201d di vignette, oltre a imporre inevitabilmente altre scelte grafiche come la colorazione di alcune tavole o, comunque, la mezzatinta o la tricromia (con un cambio di scelte su questa stessa storia). Soprattutto l\u2019ultima scelta rivela un certo equilibrio grafico.<\/p>\n<p>Tuttavia, la piena maturit\u00e0 dell\u2019adattamento fumettistico giunge in Battaglia con il suo <strong><em>Moby Dick<\/em> (1967)<\/strong>, uscito per <em>Sgt Kirk<\/em>, in cui per la prima volta si sviluppa appieno il suo approccio fortemente autoriale. In particolare, emerge con forza l\u2019importanza dell\u2019equilibrio di bianchi e neri nel fumetto di Battaglia, dove il bianco non \u00e8 un puro \u201cspazio vuoto\u201d, ma \u00e8 un elemento strutturale della narrazione e dell\u2019equilibrio di pagina. Di pari passo, infatti, il montaggio si fa molto pi\u00f9 libero, per consentire un miglior gioco tra i due opposti poli cromatici, tra yin e yang fumettistico (qui ne ha scritto Barbieri:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.fumettologica.it\/2016\/09\/segni-bianchi-dino-battaglia-fumetti\/\">http:\/\/www.fumettologica.it\/2016\/09\/segni-bianchi-dino-battaglia-fumetti\/<\/a>).<\/p>\n<p>Su Linus successivamente adatta <strong>Edgar Allan Poe<\/strong> (dal 1968), cui fanno seguito <strong>Lovecraft, Hoffmann, Stevenson<\/strong> e numerosi altri autori legati all\u2019horror o perlomeno a un gusto gotico, di cui si \u00e8 parlato qui:<\/p>\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"GquP1VAorR\"><p><a href=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lovecraft-altre-storie-dino-battaglia-vol-4\/\">Lovecraft e altre storie, Dino Battaglia vol. 4<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; visibility: hidden;\" title=\"&#8220;Lovecraft e altre storie, Dino Battaglia vol. 4&#8221; &#8212; Lo Spazio Bianco\" src=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/lovecraft-altre-storie-dino-battaglia-vol-4\/embed\/#?secret=nZY7Qtjpuf#?secret=GquP1VAorR\" data-secret=\"GquP1VAorR\" width=\"600\" height=\"338\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p>Queste scelte portano all\u2019idea \u2013 resiliente ancora oggi \u2013 di un <strong>Battaglia \u201cmaestro dell\u2019orrore\u201d<\/strong> che \u00e8 invece solo una delle tante sfumature della sua ricerca segnica tramite un adattamento fortemente interpretativo.<\/p>\n<p>In questo senso \u2013 ma, come singolo omaggio, \u00e8 un riconoscimento doveroso e legittimo \u2013 va anche la ripresa di una vignetta del <em><strong>Golem<\/strong> <\/em>riletto da Battaglia inserito in una delle prime avventure di <em><strong>Dylan Dog<\/strong><\/em>, <em>Killer!<\/em> (n.12 della serie regolare, anno 1987), dove appariva lo stesso mostro classico. Un omaggio che, stante l\u2019importanza di Battaglia nell\u2019adattamento orrorifico, vale come riconoscimento ben oltre quel singolo albo: e la fortuna di Dylan Dog come \u201cfumetto d\u2019orrore, fumetto d\u2019autore\u201d ha un suo debito con l\u2019\u201dorrore autoriale\u201d istituito ormai con autorevolezza da Battaglia (ai tempi, da poco scomparso).<\/p>\n<p>Ma, appunto, Battaglia non si ferma all\u2019orrore, affrontando anche un autore come <strong>Guy de Maupassant<\/strong> (1976-1978) di recente portato dalla Cosmo in edicola. Come osserva Fabio Gadducci nella prefazione all\u2019opera, vi \u00e8 un ridursi dei neri, un montaggio di tavola sempre libero ma pi\u00f9 regolare, e lo studio di autori ottocenteschi italiani e francesi, coevi all\u2019ambientazione dei racconti (si citano Fattori e Alphonse de Neuville, stante la lettura critica di Mariadelaide Cuozzo).<\/p>\n<p>Negli stessi anni, oltre alla <em><strong>vita di Francesco<\/strong><\/em> per il <em>Messaggero dei Ragazzi<\/em> (1974: e anche qui, il riferimento \u00e8 a una biografia fortemente letteraria come <em>I fioretti<\/em> del santo, di poco successiva alla sua morte), scritto dalla moglie Laura De Vescovi, che affiancava cos\u00ec all&#8217;attivit\u00e0 di colorista anche quella di sceneggiatrice; c\u2019\u00e8 anche il <em><strong>Till Ulenspiegel<\/strong><\/em> (1975) per il <em>Giornalino<\/em> dei Paolini, dove l\u2019autore torna al colore (tipico ormai della rivista), ma con un approccio anche qui profondamente autoriale, basato non pi\u00f9 sui classici colori sgargianti, ma su tinte rugginose antichizzanti che si sposano perfettamente al gusto medioevale della narrazione.<\/p>\n<p>L\u2019opera anticipa uno degli ultimi grandi capolavori dell\u2019autore, il <strong><em>Gargantua e Pantagruel<\/em><\/strong> (1979) realizzato sempre per il <em>Giornalino<\/em>, e sempre su sceneggiatura della moglie, adattando l\u2019opera eroicomica di Rabelais (1532).<\/p>\n<p>La precoce scomparsa di Battaglia nel 1983 pone fine al corpus (comunque vastissimo) dei suoi adattamenti, che abbiamo qui trattato solo per sommi capi. Indubbiamente per\u00f2 a Dino Battaglia spetta il merito di essere stato tra i primi ad aver dimostrato come l\u2019adattamento fumettistico potesse essere un genere con piena dignit\u00e0 autoriale, una interpretazione di opere anche non facili e non un puro adegualmento a un pubblico pi\u00f9 giovanile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019editoriale Cosmo ha di recente avviato la pubblicazione delle opere di Dino Battaglia (1923 \u2013 1983) nella sua collana \u201cI grandi maestri\u201d. Una riedizione particolarmente preziosa, perch\u00e9 Battaglia \u00e8 l\u2019autore che, pi\u00f9 di ogni altro nel fumetto italiano, ha legato la sua fortuna all\u2019adattamento fumettistico di grandi classici della letteratura. L\u2019esordio, giovanissimo, avviene su Asso di Picche (1945), interessante tentativo di un fumetto \u201csupereroico\u201d italiano: ma quando Pratt ed altri lasciano l\u2019Italia per l\u2019Argentina, nel 1948, egli invece resta in patria in seguito al matrimonio con Laura De Vescovi, acquerellista, che sar\u00e0 colorista di molte sue opere, e in seguito<\/p>\n","protected":false},"author":681,"featured_media":735,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"I grandi adattamenti di Dino Battaglia - Come un romanzo","description":"L\u2019editoriale Cosmo ha di recente avviato la pubblicazione delle opere di Dino Battaglia (1923 \u2013 1983) nella sua collana \u201cI grandi maestri\u201d. 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