{"id":604,"date":"2018-05-11T22:01:14","date_gmt":"2018-05-11T20:01:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=604"},"modified":"2019-01-18T21:42:36","modified_gmt":"2019-01-18T20:42:36","slug":"linus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/linus\/","title":{"rendered":"Linus, il fumetto, la letteratura."},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_606\" aria-describedby=\"caption-attachment-606\" style=\"width: 400px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-606 size-full\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/05\/linus-1.jpg\" alt=\"Linus\" width=\"400\" height=\"526\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-606\" class=\"wp-caption-text\">Il nuovo Linus di Igort<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il recente rinnovamento di <em>Linus<\/em> sotto la nuova guida di un fumettista come <strong>Igort<\/strong> \u00e8 la notizia del momento nell&#8217;ambito fumettistico italiano, ovviamente. Il nuovo corso si ripromette di riportare la testata agli &#8220;antichi fasti&#8221; della rivista fondata nel 1965: su questo blog, che cerca di indagare il rapporto tra letteratura e fumetto, \u00e8 una buona occasione per ripassare il ruolo fondamentale del <em>Linus<\/em> originale anche sotto questo profilo, cercando magari anche di immaginare quale nuovo ruolo potr\u00e0 avere quello attuale in questo ambito.<\/p>\n<p>Sullo &#8220;sdoganamento&#8221; del fumetto come medium di piena dignit\u00e0 intellettuale il <em>Linus<\/em> del 1965 fece indubbiamente molto: la rivista ospit\u00f2 nel primo numero un celebre dibattito tra <strong>Oreste Del Buono, Elio Vittorini e Umberto Eco<\/strong> che rifletteva &#8211; cosa estremamente rara allora &#8211; sul fumetto senza preconcetti intellettuali. Si pu\u00f2 dire che <em>Linus<\/em> ebbe un ruolo essenziale nella legittimazione del medium come espressione narrativa di pari rilievo della letteratura scritta, e non solo a livello italiano, ma pionieristico anche rispetto ad altri paesi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_608\" aria-describedby=\"caption-attachment-608\" style=\"width: 322px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-608\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/05\/linus1.jpg\" alt=\"Linus\" width=\"322\" height=\"451\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-608\" class=\"wp-caption-text\">Linus<\/figcaption><\/figure>\n<p>E tutto questo, indubbiamente, a partire da autori che avevano un grande rilievo sotto il profilo letterario. <strong>Oreste Del Buono <\/strong>(1923-2003)\u00a0poi a lungo direttore della rivista (fondata da Gandini), dal 1972.<\/p>\n<p>Del Buono era traduttore e redattore editoriale di altissimo livello, ma fu anche autore di romanzi, a partire da <em>Racconto d&#8217;inverno<\/em> (1945), come pure il seguito <em>La parte difficile<\/em> (1947), costituisce a suo modo un romanzo di stampo memorialistico sul modello di quelli del neorealismo allora imperante. Il realismo di Del Buono fu per\u00f2 fin da subito critico e problematico, che entra in crisi con <em>Acqua alla gola<\/em> (1953), particolare caso di &#8220;romanzo borghese&#8221; ricco d&#8217;ironia sul ceto medio in formazione postbellica, per poi portare a uno stile pi\u00f9 sperimentale in <em>Per pura ingratitudine<\/em> (1961) e all&#8217;avvicinamento, sempre cauto, al Gruppo 63 e ai suoi sperimentalismi pi\u00f9 radicali. L&#8217;attivit\u00e0 di romanziere di Del Buono continu\u00f2 anche durante e dopo la direzione di Linus, ma soverchiata nella fama da quella eccezionale impresa editoriale. Sulla figura di Del Buono narratore vi \u00e8 comunque un esaustivo saggio di Silvia Sartorio, accessibile gratuitamente <a href=\"http:\/\/www.digitami.it\/risorsa.srv?docId=572\"><strong>qui<\/strong><\/a>, che dimostra per chi ne fosse incuriosito la rilevanza di questa vocazione letteraria sottotono del padre di una certa nobile concezione del fumetto italiano.<\/p>\n<p>Nel 1981 Del Buono lascia, con un motivo interessante: in seguito al coinvolgimento di Rizzoli nello scandalo P2, decide di abbandonare e lascia la direzione a <strong>Fulvia Serra,\u00a0<\/strong>che la regge fino al 1995. La Serra, in precedenza, era stata Art Director di Linus, un ruolo importante nel definirne l&#8217;estetica, nell&#8217;avviare le testate gemelle come Alter (ed in seguito di crearne altre eredi, in parte, della visione autoriale linusiana come &#8220;Corto Maltese&#8221;, con taglio diverso). <a href=\"http:\/\/www.fumettologica.it\/2016\/05\/andrea-pazienza-linus-fulvia-serra\/\"><strong>Qui<\/strong> <\/a>una bella intervista all&#8217;autrice, in cui si parla anche del suo incontro\/scoperta di Pazienza, ma si affronta anche il suo ruolo nel fumetto italiano di quegli anni.<\/p>\n<figure id=\"attachment_607\" aria-describedby=\"caption-attachment-607\" style=\"width: 323px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-607\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/05\/vitt.jpg\" alt=\"Politecnico\" width=\"323\" height=\"492\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-607\" class=\"wp-caption-text\">Il Politecnico di Vittorini<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Elio Vittorini <\/strong>(1908 &#8211; 1966), invece, \u00e8 un nome irrinunciabile del canone letterario del secondo dopoguerra: il teorico del neorealismo con la sua rivista, il <em>Politecnico<\/em> (1945-1947), che pubblic\u00f2 in Italia le strip del fumetto americano che, in seguito, giunsero in appunto tramite <em>Linus<\/em>, dove assunsero assoluta centralit\u00e0 (sul Politecnico assunse molto rilievo il poetico <em>Barnaby<\/em>). Proprio Oreste Del Buono era incaricato di occuparsi del fumetto sul <em>Politecnico<\/em>, con un&#8217;apertura ai comics americani propria poi anche di <em>Linus<\/em> e poco gradita all&#8217;ortodossia assoluta del PCI di quegli anni: non \u00e8 eccessivo dire che i fumetti furono una parte importante della rottura tra Vittorini e Togliatti e i suoi, o perlomeno una rilevante cartina al tornasole: &#8220;Lo spirito del fumetto&#8221;, stando a Vittorini, era intrinseco all&#8217;impaginazione stessa del Politecnico. E sar\u00e0 Nilde Iotti, compagna di Togliatti, ad aprire uno scontro culturale con Vittorini criticando, sulle pagine dell&#8217;ortodossia comunista di <em>Rinascita<\/em>, queste &#8220;ingenue&#8221; aperture al fumetto americano.\u00a0\u00a0<a href=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/vittorini-anticipatore-fumetti-porte-letteratura-alta\/\"><strong>Qui<\/strong><\/a>, su <em>Lo Spazio Bianco<\/em>, \u00e8 stato ricostruito il rapporto tra Vittorini e il fumetto, e <a href=\"http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/elio-vittorini-ai-tempi-del-politecnico\/\"><strong>qui<\/strong><\/a>\u00a0su <em>Minima et Moralia<\/em> si trovano altre interessanti considerazioni sul ruolo del fumetto nella rivista. In ogni caso la presenza di Vittorini al dibattito \u00e8 il segno di una continuit\u00e0 tra <em>Linus<\/em> e una parte della sinistra italiana, quella legata appunto alla grande esperienza del Neorealismo, che inizia a dialogare col fumetto fin dall&#8217;immediato dopoguerra.<\/p>\n<figure id=\"attachment_609\" aria-describedby=\"caption-attachment-609\" style=\"width: 500px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-609 size-full\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/05\/ecolinus.jpg\" alt=\"Linus\" width=\"500\" height=\"628\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-609\" class=\"wp-caption-text\">Umberto Eco ricordato su Linus<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Umberto Eco<\/strong> (1932-2016), infine, \u00e8 indubbiamente l&#8217;ultima grande figura del canone letterario italiano, in attesa naturalmente di individuarne delle nuove che tuttavia, in un&#8217;era di &#8220;politeismo dei valori&#8221; (definizione, non a caso, fatta propria e argomentata da Eco, in <em>Storia della bellezza<\/em> e altrove) e quindi maggiore postmoderna dispersione, \u00e8 pi\u00f9 difficile identificare. La carriera di Eco romanziere, notevole e strutturata su sette romanzi ognuno dotato di un suo spessore e profondit\u00e0 (e non solo limitato, come spesso avviene, al <em>Nome della Rosa<\/em>, 1980 o al massimo al <em>Pendolo di Foucault<\/em>, 1988) \u00e8 per\u00f2 successiva all&#8217;esperienza linusiana, dove interviene, naturalmente, come autore di <em>Apocalittici e integrati<\/em> (1964), fondante saggio di analisi dei media e dei linguaggi seguito al fondante <em>Opera aperta<\/em>. Un tentativo di sintesi di Eco semiologo (anzi, a dir meglio, fondatore della semiotica) e romanziere l&#8217;ho tentata <a href=\"http:\/\/www.margutte.com\/?p=15471\"><strong>qui<\/strong><\/a>; e quindi rimando per un approfondimento che tiene anche conto, in parte, delle intersezioni col fumetto. In questa fase, il giovane Eco rappresenta anche una voce vicina alla neoavanguardia del Gruppo 63, cui dava una vicinanza ricca distinguo come quella di Del Buono: il movimento che voleva superare un certo stanco neorealismo delle &#8220;Liale del &#8217;63&#8221;, come erano definiti un po&#8217; ingenerosamente autori come Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Giorgio Bassani e Carlo Cassola. Il fumetto godeva invece di una attenzione pur critica, ed Eco in particolare aveva impostato le basi della sua analisi moderna nella sua opera dell&#8217;anno precedente (anche qui, a livello non solo italiano), articolandola poi in modo pi\u00f9 dettagliato nella semiotica. Proprio l&#8217;analisi del Peanuts era stato, sul volume del 1964, un primo magistrale esempio di critica del fumetto da parte di Eco, quasi anticipando il futuro successo della testata (i Peanuts erano giunti in Italia l&#8217;anno precedente, il 1963, sempre ad opera di Gandini).<\/p>\n<figure id=\"attachment_610\" aria-describedby=\"caption-attachment-610\" style=\"width: 481px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-610\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/05\/lorenzo-mo.jpg\" alt=\"Linus\" width=\"481\" height=\"359\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-610\" class=\"wp-caption-text\">Houellebecq riletto da Lorenzo M\u00f2<\/figcaption><\/figure>\n<p>Se il <em>Linus<\/em> originario non solo aveva un rapporto con la letteratura del periodo, ma \u00e8 strettamente interconnesso a figure centrali del nostro canone come Eco e Vittorini, il nuovo <em>Linus<\/em>, che a questo si ispira, ha nella sua visione uno spazio anche per questo rapporto privilegiato col letterario, reso manifesto dal ruolo assegnato all&#8217;abbecedario di <strong>Michel Houellebecq<\/strong>, l&#8217;autore francese contemporaneo di maggior rilievo (ad eccezione forse per Daniel Pennac). Illustrato dal bravo <strong>Lorenzo M\u00f2<\/strong>, a questo alfabeto corrosivo \u00e8 dedicato lo spazio introduttivo, tra i fumetti originari dei <em>Peanuts<\/em> e quelli di <em>Calvin ed Hobbes<\/em> di <strong>Bill Watterson<\/strong>, l&#8217;erede di Schulz. Un modo per evidenziare la volont\u00e0 di proseguire un dialogo &#8220;alla pari&#8221; col letterario, anche grazie alla mediazione dell&#8217;illustrazione.<\/p>\n<p>Ma, a suo modo, la visione di questo nuovo Linus deve qualcosa al &#8220;canone letterario&#8221; anche nell&#8217;atteggiamento serio (ma non serioso) con cui continua ad analizzare il fumetto: molto interessante ad esempio la scelta di datare con precisione ogni fumetto, evidenziando la costruzione di un canone tramite gli autori proposti che si snoda su tutto il corso del &#8216;900, proponendo anche fondamentali &#8220;integrazioni&#8221; non immediatamente note al lettore di fumetti anche mediamente colto: l&#8217;artista <strong>Feininger<\/strong> come primo &#8220;autore&#8221; ai primi del &#8216;900, il concetto di Geki-ga come fumetto nipponico &#8220;impegnato&#8221; contrapposto al man-ga in un autore come <strong>Tsuge Yoshiharu<\/strong> negli anni &#8217;60, una rockstar lisergica anni &#8217;70 come <strong>Vaughn Bod\u00e9.\u00a0<\/strong>Il tutto intersecato, appunto, ai riferimenti storici come Schulz (anni &#8217;50) e Watterson (anni &#8217;80), e ai numerosi autori contemporanei proposti, italiani e non. Naturalmente la strutturazione di un canone storico del fumetto non \u00e8 in s\u00e9 una novit\u00e0 assoluta (appunto Vittorini la rivendicava come innovativa del Politecnico, nel 1945, con buone ragioni), ma \u00e8 indubbiamente una bella scelta &#8211; in continuit\u00e0 con la tradizione della rivista &#8211; in una testata che, unica, tiene in vita la tradizione delle riviste del fumetto d&#8217;autore che aveva inaugurato, oggi rinnovata e di nuovo maggiormente sotto i riflettori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Il recente rinnovamento di Linus sotto la nuova guida di un fumettista come Igort \u00e8 la notizia del momento nell&#8217;ambito fumettistico italiano, ovviamente. 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