{"id":541,"date":"2018-03-15T14:33:21","date_gmt":"2018-03-15T13:33:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=541"},"modified":"2020-01-24T20:56:35","modified_gmt":"2020-01-24T19:56:35","slug":"gillo-dorfles-e-il-fumetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/gillo-dorfles-e-il-fumetto\/","title":{"rendered":"Gillo Dorfles e il fumetto."},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-542\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/03\/dorfles1-800x800.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"800\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/03\/dorfles1-800x800.jpg 800w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/03\/dorfles1.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p>All&#8217;inizio di questo mese, il 2 marzo 2018, \u00e8 scomparso <strong>Gillo Dorfles<\/strong>, il decano della critica d&#8217;arte italiana, alla veneranda et\u00e0 di 107 anni. Dorfles era infatti nato nel 1910, in quella <strong>Trieste mitteleuropea<\/strong> che vedeva fiorire in quegli anni intellettuali del calibro di Italo Svevo e Umberto Saba (anch&#8217;essi fra l&#8217;altro, come lui, con radici ebraiche), e dove si laurea in Psichiatria.<\/p>\n<p>Attraversando tutte le epoche della storia dell&#8217;arte del Novecento, il suo ruolo critico acquis\u00ec sempre maggiore autorevolezza. Nell&#8217;immediato dopoguerra, nel 1948, prese parte attivamente al MAC, il Movimento per l&#8217;Arte Concreta, fautore di un astrattismo liberato da ogni riferimento alla figurazione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-544 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/03\/dorfles-fumetto.jpg\" alt=\"\" width=\"712\" height=\"560\" \/><\/p>\n<p>Per\u00f2, subito dopo, \u00e8 tra i primi a cogliere, con <strong>&#8220;Barocco nell&#8217;architettura moderna&#8221; (1951)<\/strong>, l&#8217;elemento <strong>neobarocco dell&#8217;arte contemporanea<\/strong>, una modalit\u00e0 di lettura che avvicina il postmoderno, con il suo gusto involuto e citazionistico, alla grande esperienza dell&#8217;arte secentesca, che ha il suo fulcro nei paesi cattolici, massimamente in Italia e in Spagna. Intuizione particolarmente precoce, che venne poi ampliata e sviluppata in riferimento a tutte le arti solo nel <strong>1987<\/strong> dal semiologo <strong>Omar Calabrese<\/strong> (l'&#8221;Alter Eco&#8221;, come veniva spesso definito).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-547 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/03\/01.jpg\" alt=\"\" width=\"542\" height=\"434\" \/><\/p>\n<p>Questo studio sul &#8220;barocco contemporaneo&#8221; sfocia nella pi\u00f9 nota riflessione sul <strong>Kitsch<\/strong>, che abbraccia anche il ragionamento sul <strong>fumetto<\/strong>.\u00a0Riferimenti al medium appaiono nell&#8217;autore gi\u00e0 in <strong><em>Ultime tendenze nell&#8217;arte d&#8217;oggi<\/em> (1961)<\/strong>, dove inizia il lavoro di riflessione sul fumetto seriale come materiale Kitsch che viene rielaborato in chiave artistica (il riferimento \u00e8 al lavoro di <strong>Roy Lichtenstein<\/strong>, che pur operando artisticamente &#8211; dal <strong>1957<\/strong> &#8211; nella stessa chiave di lettura critica che d\u00e0 Dorfles, \u00e8 fondamentale nell&#8217;inserire il fumetto in un discorso &#8220;alto&#8221;).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-545 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/03\/il-kitsch-antologia-del-cattivo-gusto.jpg\" alt=\"\" width=\"355\" height=\"499\" \/><\/p>\n<p>La riflessione si amplia con un saggio su Aut Aut del <strong>1963 (<em>Kitsch e cultura<\/em>)<\/strong> e poi nel saggio del <strong>1968<\/strong> (<strong>I<em>l Kitsch. Antologia del cattivo gusto<\/em><\/strong>), dalla cover volutamente kitsch a sua volta; e prosegue con opere successive, in cui precisa maggiormente il suo studio del fenomeno. Lo stesso termine Kitsch viene introdotto in italiano dal saggio (in USA, era stato studiato da <strong>Clement Greenberg<\/strong> gi\u00e0 dal <strong>1938 <\/strong>con <em><strong>Avantgarde e Kitsch<\/strong><\/em>), ed ha poi grande successo come chiave interpretativa delle grandi evoluzioni dei costumi &#8211; estetici e non solo &#8211; dell&#8217;Italia del periodo. Si \u00e8 appena concluso il boom economico (1958-1963) che ha portato l&#8217;Italia nella modernit\u00e0 industriale in modo tumultuoso, e la nuova estetica di massa \u00e8 caratterizzata da un &#8220;cattivo gusto&#8221; diffuso.<\/p>\n<p>Tuttavia per Dorfles il kitsch non pu\u00f2 essere ridotto a facile etichetta negativa: esso \u00e8, innanzitutto, anche la cartina al tornasole in confronto del quale pu\u00f2 riconoscersi il bello artistico. Come gi\u00e0 in parte in Greenberg, &#8220;Avanguardia&#8221; e &#8220;Kitsch&#8221; possono essere visti come due estremi anche dell&#8217;aggiornamento del gusto e del banalizzarsi di un&#8217;estetica pi\u00f9 questa aumenta la sua diffusione.\u00a0In questo senso, quindi, il Kitsch acquisisce una sua possibile funzione, ed \u00e8 comunque degno di studio in quanto fenomeno sociologico, se non estetico e artistico in senso stretto, o &#8220;elevato&#8221;, del termine.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-546 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/03\/28907542_10213698137479517_462795058_n.jpg\" alt=\"\" width=\"416\" height=\"600\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-550 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/03\/28907542_10213698137479517_462795058_n-1.jpg\" alt=\"\" width=\"410\" height=\"326\" \/><\/p>\n<p>Come osserva <strong>Dario Pappalardo<\/strong> nel necrologio apparso il 4 marzo nelle pagine culturali de <strong><em>La Stampa<\/em><\/strong>, in questo ambito di Kitsch degno di nota Dorfles inserisce, assieme a filmetti rosa e romanzetti d&#8217;appendice, anche i <strong>&#8220;fumetti fotografici&#8221;<\/strong> (i fotoromanzi, o i fumetti dal realismo &#8220;fotorealistico&#8221; di certa Bonelli?). Se la Pop Art cerca di sanare la frattura kitsch della post-modernit\u00e0 criticandola tramite una ironica ripresa (lo stesso Andy Warhol us\u00f2 il fumetto in alcuni suoi detournement, non solo Lichtenstein), Dorfles invece prende la cultura pop come fatto serio, criticabile in ampli tratti, ma studiabile.<\/p>\n<p>Appare evidente che, in un&#8217;epoca che bistratta ancora il fumetto escludendolo dagli oggetti degni di qualsiasi indagine, la posizione di Dorfles permette di scardinare certe resistenze. Certo, vi \u00e8 gi\u00e0 l&#8217;eccezione delle pagine di <em><strong>Apocalittici e Integrati<\/strong>\u00a0<\/em>del semiologo <strong>Umberto Eco<\/strong> del 1964 (dove, oltretutto, il fumetto ha una valenza &#8220;neutra&#8221;), ma sono qualcosa di ancora isolato e provocatorio; c&#8217;\u00e8 Linus, dal 1965, ma \u00e8 qualcosa inizialmente ancora &#8220;interno&#8221; al mondo del fumetto, a suo modo, anche se conquista sempre nuovi lettori colti al medium.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-551 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/03\/706267.jpg\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"313\" \/><\/p>\n<p>Nel <strong>1996<\/strong>, ne\u00a0<strong><em>Le nuvole parlanti<\/em><\/strong> di <strong>Pietro Favari<\/strong>, Dorfles appare pi\u00f9 sistematico e pi\u00f9 positivo, superando la mera etichetta del kitsch, in una breve prefazione che anticipa quella di Umberto Eco.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-548 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/03\/01-1.jpg\" alt=\"\" width=\"440\" height=\"534\" \/><\/p>\n<p>La riflessione di Dorfles pare qui aver subito l&#8217;influsso &#8211; diretto o indiretto &#8211; del concetto di <em><strong>Sequential Art<\/strong> <\/em>introdotto da <strong>Will Eisner<\/strong>\u00a0nel saggio omonimo (1985, 1990) e da <strong>Scott McCloud<\/strong> in <em><strong>Understanding Comics<\/strong><\/em> (1993), saggio &#8220;a fumetti&#8221; sul fumetto. La &#8220;nobilitazione&#8221; del fumetto con paralleli che ne estendessero l&#8217;esistenza all&#8217;indietro nel tempo, prima del convenzionale Yellow Kid del 1895, era frequente gi\u00e0 prima; ma con i due autori americani, tramite la nuova categoria della sequenzialit\u00e0, acquisisce una maggiore sistematicit\u00e0. Dorfles, da coltissimo critico d&#8217;arte qual \u00e8, estende i possibili paralleli in modo molto vasto e libero, quasi indefinito, con spunti per\u00f2 che vanno dall&#8217;ovvio (i citatissimi geroglifici egizi accompagnati alle pitture murali) a brillanti paradossi meno apertamente citati (il disegno-scrittura delle architetture sacre islamiche).<\/p>\n<p>Stando a quanto riportato <strong>qui<\/strong>, Dorfles avrebbe infine (<strong>2002<\/strong>) dichiarato: &#8220;<em>Il problema del fumetto mi ha sempre non voglio dire entusiasmato, ma sconcertato, perch\u00e9 credo che non ci sia altra forma di comunicazione visiva-verbale che sia cos\u00ec complessa e cos\u00ec mal conosciuta o maltrattata. Che cosa \u00e8 il fumetto? E una forma d\u2019arte? \u00c8 solo una forma di comunicazione? \u00c8 una forma di cattivo gusto? Si pu\u00f2 confrontare con la pittura? Esisterebbe senza la nuvoletta e le parole? Esisterebbe senza le immagini riconoscibili? In realt\u00e0, credo che nessuno dei fumettologi potrebbe dare una risposta esatta a questo problema perch\u00e9, in fondo, abbiamo dei fumetti che vivono solo per le parole e dove le immagini quasi non si riconoscono; abbiamo dei fumetti dove l\u2019immagine \u00e8 tutto e dove la parola \u00e8 unicamente un racconto \u201cmercenario\u201d; abbiamo dei fumetti elitari dove sono implicate delle personalit\u00e0 di estrema raffinatezza e cultura; abbiamo dei fotoromanzi a fumetti che, quasi sempre, sono di una volgarit\u00e0 totale ed estrema\u2026 Basterebbero queste poche osservazioni per dire che dobbiamo occuparci del fumetto da un punto di vista non solo estetico, ma anche antropologico. In fondo il fumetto \u00e8 una delle poche forme visivo-verbali dei nostri tempi che continua a raccontare qualcosa.\u201d<\/em><\/p>\n<p>(Gillo Dorfles, \u201cIl fumetto tra disegno e racconto\u201d in Poema a fumetti di Dino Buzzati nella cultura degli anni \u201960 tra fumetto, fotografia e arti visive, Atti del Convegno internazionale a Feltre \u2013 Belluno (a cura di Nella Giannetto), 12-14 settembre 2002.)<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-552 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/03\/phpThumb_generated_thumbnail.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p>Notiamo che, sia pure in un <em>oratio obliqua<\/em> che non \u00e8 una pura esaltazione del medium, si ripropone dubitativamete il problema se il fumetto sia etichettabile <em>tout court<\/em> come kitsch (&#8220;cattivo gusto&#8221;), posizione sicuramente prevalente negli anni in cui egli avvia il suo studio sul tema. Si riconosce lo scarso riconoscimento e studio del medium (ancora), si pone il problema se definirlo comunicazione o arte e, in tal caso, e quello del suo rapporto con le altre arti visive (mantenendo in vita, va detto, problemi teorici che il mondo fumettologico, tendenzialmente, vedrebbe ormai pi\u00f9 come risolti in favore di una visione artistica: ma \u00e8 un ottimo riscontro per constatare la percezione &#8220;esterna&#8221; in uno dei massimi critici dell&#8217;arte).<\/p>\n<p>I dubbi che pone sui due elementi ritenuti fondanti (&#8220;le parole&#8221; e &#8220;le immagini riconoscibili&#8221;) rimettono in parte in discussione il valore prima riconosciuto a\u00a0<em>sequenzialit\u00e0<\/em> e la\u00a0<em>closure\u00a0<\/em>(a parte il fumetto muto, una sequenza di immagini totalmente astratte, purch\u00e9 riconoscibile intenzionalmente come tale, sarebbe identificabile per McCloud semplicemente come un &#8220;non sequitur&#8221;, ma pienamente fumettistico). Forse c&#8217;\u00e8 in mezzo la percezione che la linea di studi della <em>sequential art<\/em>\u00a0(che personalmente trovo convincente) non \u00e8 universalmente accettata (si vedano le <a href=\"https:\/\/fumettologicamente.wordpress.com\/2010\/09\/29\/contro-larte-sequenziale-antidoti-online\/\"><strong>autorevoli obiezioni<\/strong><\/a> di <strong>Matteo Stefanelli<\/strong>) quindi il dubbio di Dorfles resta tutto sommato significativo.<\/p>\n<p>L&#8217;esautorazione dei &#8220;fumettologi&#8221; perch\u00e9 il fumetto \u00e8 estremamente vario nelle sue declinazioni \u00e8 un po&#8217; ingenua (e un po&#8217;\u00a0<em>pro domo sua<\/em>, bench\u00e9 i contributi della critica extra-fumettistica siano molto preziosi nel dare nuove prospettive e multidisciplinariet\u00e0 all&#8217;ambito di studio), e si torna alla &#8211; giusta &#8211; consueta considerazione di Dorfles di uno studio che deve essere sociologico, antropologico e non solo estetico. La chiusura, per quanto probabilmente un po&#8217; concessione &#8220;d&#8217;occasione&#8221;, \u00e8 un enorme endorsement al medium:\u00a0<strong>&#8220;il fumetto \u00e8 una delle poche forme visivo-verbali dei nostri tempi che continua a raccontare qualcosa&#8221;<\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-549 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2018\/03\/Vitriol-di-Gillo-Dorfles.jpg\" alt=\"\" width=\"593\" height=\"443\" \/><\/p>\n<p>Chiudiamo ricordando il lungo lavoro di pittore di Dorfles, tenuto a lungo sottotono per via del contrasto con la sua dimensione di critico (per ovvi, possibili &#8220;conflitti d&#8217;interesse&#8221;) e riscoperto con la mostra &#8220;Vitriol&#8221; del 2017. Vitriol, personaggio ricorrente nei vari dipinti, che rimanda a un motto esoterico associato al vetriolo (<em>Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem<\/em>: &#8220;Visita le interiora della terra, correggendo trova la pietra nascosta&#8221;) e che diviene un motto dell&#8217;alchimia come ricerca della pietra filosofale. Orbene: \u00e8 evidente (si veda sopra) la potenziale natura &#8220;fumettistica&#8221; (forziamo un po&#8217; la mano, d&#8217;accordo: ma Dorfles fa a volte paralleli anche pi\u00f9 arditi, come abbiamo visto), dato che non solo abbiamo compresenza di scritte e disegno, ma le scritte, inserite talvolta nella bocca del personaggio, appaiono quasi una forma alternativa di balloon (a volte usata anche nel fumetto).<\/p>\n<p>Una lezione, quindi, quella di Dorfles, che merita di meditare e riprendere, e che ha ancora molto da insegnare al fumetto nel suo costante processo di crescita come arte giovane ma sempre pi\u00f9, giustamente, riconosciuta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All&#8217;inizio di questo mese, il 2 marzo 2018, \u00e8 scomparso Gillo Dorfles, il decano della critica d&#8217;arte italiana, alla veneranda et\u00e0 di 107 anni. 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