Bobby Sands <\/a><\/strong>(1981) e poi il graduale processo di pace fino alla scoperta del tradimento. La scelta di libert\u00e0 dall’episodio storico reale consente un focus pi\u00f9 accurato sulle dinamiche psicologiche del protagonista, lo shock della scoperta e la accettazione, in qualche modo, della complessit\u00e0 di una persona che era stata un idolo e, comunque, una persona importante nella sua vita.<\/p>\n\n\n\nAlcune pagine finali contengono un commento di Avery<\/strong> che spiega il procedimento di questo adattamento, e le indiscutibili difficolt\u00e0 di trasposizione molto lontane dalla zona di confort dell’autore. Esemplare e molto interessante la copertina: abbandonata una scelta esteticamente molto bella ma troppo “impalpabile”, con solo una strada deserta sotto la pioggia a evocare il tradimento, si giunge alla scelta che abbiamo visto sopra dei due volti affiancati, col volto del traditore sfocato, a indicare, ovviamente, anche l’impossibilit\u00e0 di conoscere davvero l’Altro.<\/p>\n\n\n\nRitorno a Killibegs<\/strong><\/p>\n\n\n\n\n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure>\n\n\n\nIl secondo romanzo – sia quello letterario, sia quello a fumetti – \u00e8 il complemento necessario de “Il mio traditore”, narrando la storia dal punto di vista di Tyrone.<\/strong><\/p>\n\n\n\nI due romanzi hanno una stretta interrelazione stilistica<\/strong>, quindi le considerazioni estetiche fatte per il primo valgono necessariamente anche per questo secondo: palette con colori grigi e terra, griglia francese molto libera, voice over del protagonista che narra la sua storia.<\/p>\n\n\n\nTorna il tema, centrale per Chalandon, ma non cos\u00ec presente nell’altro volume, di una infanzia sofferente come condizionamento per il futuro<\/strong>. Si ripercorre tutta la vita di Tyrone, il Traditore, alla ricerca del suo mistero, raccontando al contempo da un secondo punto di vista, pi\u00f9 interno, quegli anni terribili di conflitto.<\/p>\n\n\n\nNel complesso, anche questo secondo volume funziona bene: se proprio si vuole trovare un difetto, qui forse il voice over \u00e8 un po’ pi\u00f9 invadente che nel volume precedente, con lunghe sequenze legate solo, verbalmente, dai pensieri del protagonista.<\/p>\n\n\n\n
Conclusioni<\/strong><\/p>\n\n\n\nQuesto nuovo duplice adattamento di Avary conferma la bravura dell’autore e offre al lettore una storia avvincente, impreziosita dalla bellezza del segno, di grande efficacia espressiva e comunicativa. <\/p>\n\n\n\n
Sotto il profilo didattico<\/strong> che mi \u00e8 caro, questo adattamento potrebbe essere indicato anche per un uso in classe, dato che permette di esplorare come il fumetto (e la letteratura) hanno affrontato uno snodo importante della storia del Novecento, cui merita di dare spazio, ovvero il lungo e complesso scontro anglo-irlandese. Un tema che si pu\u00f2 trattare nella storia nel Novecento, ma a volte, volendo, anticipare nel contesto di terza superiore (negli attuali programmi), trattando delle guerre di religione europee tra cattolici e protestanti, di cui questo conflitto (con implicazioni nazionali specifiche, ovviamente) costituisce una ultima coda non del tutto sopita, eterna dimostrazione del “passato che non passa”.<\/p>\n\n\n\n\n\t\t\t\n\t\t\t\t \n\t\t\t<\/svg>\n\t\t<\/button><\/figure>\n\n\n\nVolendo, molte altre storie a fumetti (e, ovviamente, opere letterarie, e film) hanno trattato l’argomento, e potrebbero essere offerte come approfondimento ad allievi appassionati o interessati al fumetto. Per citare solo alcuni grandi classici, abbiamo “Concerto in O’ minore per arpa e nitroglicerina”<\/strong> del Corto Maltese di Hugo Pratt, L’avventura di Solange di Marco Tomatis e Cinzia Ghigliano, “Sinn Fein: rivolta irlandese”<\/strong>, e il famoso numero speciale per i dieci anni di Dylan Dog, “Finche morte non vi separi”<\/strong>, di Sclavi, Marcheselli e Brindisi.<\/p>\n\n\n\nPrendendo spunto dal titolo del primo volume, potremmo dire che, certamente, “il traduttore \u00e8 un traditore”<\/strong>, secondo un noto motto letterario: perch\u00e9 inevitabilmente \u00e8 impossibile una traduzione perfetta tra due lingue, e c’\u00e8 sempre uno scarto in cui interviene l’interpretazione di chi traduce. Una osservazione ironica, dunque, che va a sottolineare<\/strong>, paradossalmente, l’importanza di questa figura<\/strong> che permette la mediazione tra diverse letterature e culture, e che va valorizzata maggiormente (intanto, precisandola: in questo volume, la traduzione \u00e8 di Isabella Donato <\/strong>per entrambi i volumi). Lo stesso si potrebbe quindi adattare all’autore di una transcodifica tra medium diversi, come \u00e8 qui il caso di Pierre Alary, che aggiunge la sua interpretazione visuale all’opera consentendole di arrivare a un pubblico pi\u00f9 ampio.<\/p>\n\n\n\n<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"
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