{"id":392,"date":"2017-06-11T12:19:04","date_gmt":"2017-06-11T10:19:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=392"},"modified":"2019-01-18T22:30:11","modified_gmt":"2019-01-18T21:30:11","slug":"educare-modo-piacevole-classics-illustrated","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/educare-modo-piacevole-classics-illustrated\/","title":{"rendered":"Educare in modo piacevole: i Classics Illustrated."},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-393 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/03\/CC_No_05_Moby_Dick.jpg\" alt=\"\" width=\"306\" height=\"420\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Credo che si diventi quel che nostro padre ci ha insegnato nei tempi morti, mentre non si<\/em><br \/>\n<em>preoccupava di educarci. Ci si forma su scarti di saggezza. Avevo dieci anni e volevo che i<\/em><br \/>\n<em>miei mi abbonassero a un certo settimanale che pubblicava a fumetti i capolavori della letteratura.<\/em><br \/>\n<em>Non per tirchieria, forse per sospetto nei confronti dei fumetti, mio padre tendeva a svicolare.<\/em><br \/>\n<em>&#8220;Il fine di questa rivista,&#8221; sentenziai allora, citando l&#8217;insegna della serie, perch\u00e9 ero un ragazzo<\/em><br \/>\n<em>scaltro e persuasivo, &#8220;\u00e8 in fondo quello di educare in modo piacevole.&#8221; Mio padre, senza<\/em><br \/>\n<em>alzare gli occhi dal suo giornale, disse: &#8220;Il fine del tuo giornale \u00e8 il fine di tutti i giornali, e cio\u00e8<\/em><br \/>\n<em>di vendere pi\u00f9 copie che si pu\u00f2.&#8221;<\/em><br \/>\n<em>Quel giorno incominciai a diventare incredulo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault, 1988.<\/strong><br \/>\n<strong><em>Il narratore Casaubon si presenta al pubblico cos\u00ec.)<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Per chi, come me, \u00e8 interessato al rapporto tra letteratura e fumetto, soprattutto sotto la lente dell&#8217;adattamento, la serie Classics Illustrated \u00e8 uno snodo ineludibile (ne abbiamo brevemente parlato, grazie a Marco D&#8217;Angelo, <strong><a href=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/2017\/03\/06\/deadpool\/\">qui <\/a><\/strong>nei commenti). I &#8220;classici illustrati&#8221; sono una serie di fumetti sorta in USA nel 1941, durata fino al 1971 e composta di complessivi 169 opere. Wikipedia ha una pagina abbastanza documentata (vedi <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Classics_Illustrated\"><strong>qui<\/strong><\/a>). Si tratta probabilmente del primo esperimento sistematico di adattamento fumettistico letterario.<\/p>\n<p>I <em>comic book<\/em> risalgono gi\u00e0 ai primi del &#8216;900 come raccolta di strisce, e come noto nel 1929 era iniziata la produzione di albi autonomi; ma fumetti avventurosi con narrazioni pi\u00f9 lunghe iniziarono a imporsi solo verso la met\u00e0 degli anni &#8217;30, e il genere supereroico, che ne segna il successo, inizia nel 1938 con Superman. Questi &#8220;libri a fumetti&#8221; che riprendono grandi classici sono di poco successivi. \u00a0Non mancavano operazioni simili anche in Italia, dove Bonelli adattava grandi capolavori della letteratura: ma qui era pi\u00f9 un fare di necessit\u00e0 virt\u00f9, dato lo scarso margine di manovra offerto dalla censura fascista; quella americana, invece, era una operazione all&#8217;interno di un libero mercato, e data la longevit\u00e0 anche di un suo certo successo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-394 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/03\/CC_No_08_Arabian_Nights.jpg\" alt=\"\" width=\"440\" height=\"600\" \/><\/p>\n<p>L&#8217;impostazione prevalente di questi albi appare in linea di massima tra l&#8217;ingenuo e il furbesco al tempo stesso. Ingenua, se notiamo come il formato del comic book avventuroso viene adattato tale e quale ai grandi capolavori della letteratura, senza porsi troppo il problema di un adeguamento del linguaggio: ma la cosa pu\u00f2 essere anche un&#8217;astuzia commerciale. Sotto l&#8217;apparente adeguamento di un classico (cosa che pu\u00f2 spingere il genitore all&#8217;acquisto, magari), si cerca di offrire comunque al giovane lettore una storia che possa accattivarlo.<\/p>\n<p><strong>La scelta di opere: il criterio nazionale. L&#8217;ovvia preminenza anglosassone.<\/strong><\/p>\n<p>La scelta di opere \u00e8 molto interessante. Si inizia con un autore francese, l&#8217;<strong>Alexandre Dumas<\/strong> dei<em> Tre Moschettieri<\/em>, autore che sar\u00e0 molto presente; solo secondo titolo l&#8217;Ivanhoe di <strong>Walter Scott<\/strong>, il pilastro del romanticismo inglese (che ispir\u00f2 anche il nostro Manzoni), e solo al terzo un grande classico americano come <em>L&#8217;ultimo dei mohicani<\/em> di <strong>Fenimore Cooper<\/strong>.<\/p>\n<p>Al numero cinque troviamo un classico del livello di <em>Moby Dick<\/em> di <strong>Herman Melville<\/strong>, dove il meccanismo banalizzante della rilettura appare evidente fin dall&#8217;ingenuit\u00e0 tutta action della cover (\u00e8 il meccanismo su cui ironizza Sykoriak, di cui abbiamo parlato in un precedente post). A dire il vero la copertina di consueto \u00e8 la parte\u00a0pi\u00f9 sopra le righe, mentre il fumetto si sviluppa in modo solitamente pi\u00f9 ordinario.<\/p>\n<p>La collana prosegue in una alternanza di opere anglosassoni e francesi, con una predilezione &#8211; naturalmente &#8211; per quanto pu\u00f2 fornire spunto a una\u00a0rilettura avventurosa, da evidenziare soprattutto nella copertina. Una rara eccezione &#8211; per la loro autorevolezza &#8211; sono ad esempio le <strong>Mille e una notte<\/strong>, con una cover oltretutto sempre popolare, ma meno &#8220;ingenua&#8221;, consapevole almeno in parte di certe volute dell&#8217;orientalismo europeo, quello liberty di Beardsley.<\/p>\n<p>La Spagna arriva poco dopo, al numero undici, ovviamente col <em>Don Chisciotte<\/em> di <strong>Cervantes.\u00a0<\/strong>Notare l&#8217;ingenuit\u00e0 (o la voluta falsificazione) della copertina, che potrebbe illudere il lettore meno smaliziato che il Cavaliere dalla Trista Figura stia caricando un gigante spettrale ma realmente esistente &#8211; mentre invece \u00e8 solo la proiezione della sua follia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-395 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/03\/CC_No_11_Don_Quixote.jpg\" alt=\"\" width=\"274\" height=\"385\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nonostante l&#8217;aria &#8220;nobilitante&#8221; conferita dalla letteratura, anche i Classics cadranno sotto la scure censoria del pi\u00f9 grande supervillain del mondo dei comics: lo spettabile dottor <strong>Frederick Wertham<\/strong>, autore di\u00a0<em>Seduction of the innocent<\/em> (1954), il testo-base di ogni crociata contro i fumetti.<\/p>\n<p>Un ragazzino che legge il <em>Robinson Crusoe<\/em>\u00a0di <strong>Daniel Defoe<\/strong> a fumetti non sarebbe pi\u00f9 motivato a leggere l&#8217;opera originaria, obietta il nostro. Qui si aprirebbe una discussione infinita: Wertham \u00e8 ovviamente tranchant, senza argomentare oltre ai singoli casi personali dei suoi giovani pazienti. Al caso personale, ognuno di noi potrebbe opporre decine di casi personali opposti: ma in linea di principio \u00e8 vero che \u00e8 ingenuo (o opportunistica pubblicit\u00e0 rivolta agli educatori) pensare che l&#8217;adattamento a fumetti sia, per tutti, una sorta di automatica maieutica verso l&#8217;opera in s\u00e9. Vero piuttosto il contrario: se l&#8217;adattamento \u00e8 buono, non lo si pu\u00f2 apprezzare appieno senza conoscere l&#8217;opera originale. Va detto che spesso questi albi si concludevano con l&#8217;esortazione a proseguire con la lettura dell&#8217;originale &#8220;presso la vostra biblioteca scolastica&#8221;, aggiungendo anche una sintetica scheda di lettura sull&#8217;autore e sull&#8217;opera. Il loro &#8211; magari opportunistico &#8211; intento dichiarato era dunque quello propedeutico alla letteratura scritta, al contrario di come li liquida Wertham, senza particolari argomenti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-397 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/03\/sue-800x775.jpg\" alt=\"\" width=\"398\" height=\"386\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/03\/sue-800x775.jpg 800w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/03\/sue.jpg 966w\" sizes=\"auto, (max-width: 398px) 100vw, 398px\" \/><\/p>\n<p>Una seconda obiezione di Wertham \u00e8 che, ad esempio, il\u00a0<em>Jekyll<\/em> di <strong>Robert Louis Stevenson\u00a0<\/strong>offre la scusa per un sensazionalismo di bassa lega sotto la mascheratura del classico. Qui Wertham non ha torto, in s\u00e9: ma a parte che non c&#8217;\u00e8 nulla di male, la matrice horror che lui condanna con indignazione \u00e8 perfettamente presente nel testo originario. Lo stesso valga per un&#8217;opera come<em> I misteri di Parigi<\/em> di <strong>Eugene Sue<\/strong>, da lui condannata per una vignetta di bondage: anche qui, quanto di violento c&#8217;\u00e8 nel fumetto ha una base nell&#8217;opera letteraria.<\/p>\n<p>In certi casi, come <em>Great Expectations<\/em> di <strong>Charles Dickens<\/strong>, \u00a0non ha del tutto torto (in questo) mad doc Wertham: la cover \u00e8 oggettivamente falsante nella sua promessa di pura violenza. Lo stesso vale, secondo Wertham, per il <em>Tom Sawyer<\/em> di <strong>Mark Twain<\/strong> e per il <em>Giulio Cesare<\/em> di <strong>Shakespeare<\/strong>, in modo meno convincente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-398 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/03\/Cover.jpg\" alt=\"\" width=\"349\" height=\"507\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;adattamento de\u00a0<em>La capanna dello zio Tom<\/em> della <strong>Beecher Stowe<\/strong> \u00e8 invece condannato da Wertham perch\u00e9 mostra visivamente i neri in modo grottesco, mentre il testo avrebbe una valenza umanizzante ed emancipativa (questo \u00e8 plausibile, anche se lo stesso testo della Stowe non \u00e8 privo di ambiguit\u00e0, e molto poco amato oggi dalla comunit\u00e0 afroamericana). Il <em>Silas Marner<\/em> di <strong>George Eliot<\/strong> \u00e8 invece, semplicemente, un pessimo adattamento secondo Wertham (cosa in s\u00e9 possibile, anzi, \u00e8 l&#8217;obiezione pi\u00f9 plausibile verso questa operazione nel complesso).<\/p>\n<p>Insomma, Wertham dedica molto spazio ai Classic Comics: si intuisce che \u00e8 necessario, per lui, togliere ogni possibile giustificazione ai fumetti (vedi <strong><a href=\"http:\/\/lostsoti.org\/ClassicsIllustrated.htm\">qui<\/a>\u00a0<\/strong>gli estratti citati sinteticamente, in un ampio studio in inglese su Wertham). L&#8217;unico fumetto buono \u00e8 il fumetto morto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-399 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/03\/446px-CC_No_27_Marco_Polo.jpg\" alt=\"\" width=\"446\" height=\"600\" \/><\/p>\n<p>La prima opera italiana che appare nel lungo elenco \u00e8 <em>Il milione<\/em> di <strong>Marco Polo:\u00a0<\/strong>la letteratura italiana sconta l&#8217;assenza di una grande tradizione di romanzo ottocentesco, a differenza del mondo anglosassone e francese.<\/p>\n<p>L&#8217;altra opera \u00e8 la <em>Vita<\/em> di <strong>Benvenuto Cellini:\u00a0<\/strong>se Marco Polo \u00e8 l&#8217;avventuroso medioevo, Cellini \u00e8 il Rinascimento secondo gli americani, ricco di intrighi e dello strapotere dell&#8217;inquisizione. Se vogliamo, l&#8217;et\u00e0 romana era apparsa nel Cesare shakespeariano, ne <em>Gli ultimi giorni di Pompei<\/em> di <strong>Edward Bulwer-Lytton, <\/strong>nel <em>Ben Hur<\/em> di <strong>Lew Wallace<\/strong> (sono gli anni del peplum al cinema, del resto). Manca solo il <em>Quo Vadis<\/em> del polacco <strong>Henry Sienkewitz<\/strong> (non il celeberrimo e omonimo disegnatore Bill, che ha adattato un magistrale <em>Moby Dick<\/em>), che \u00e8 presente con <em>With fire and sword<\/em>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-400 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/03\/853291-544x800.jpg\" alt=\"\" width=\"462\" height=\"679\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/03\/853291-544x800.jpg 544w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/03\/853291.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 462px) 100vw, 462px\" \/><\/p>\n<p>Nella collana per l&#8217;infanzia, Classics Illustrated Junior, non pu\u00f2 mancare il nostro Pinocchio di <strong>Carlo Lorenzini<\/strong> detto il <strong>Collodi\u00a0<\/strong>(e, ovviamente, nelle fiabe per bambini d&#8217;et\u00e0 minore appare anche il danese\u00a0<strong>Hans Christian Andersen, <\/strong>e il greco <strong>Esopo<\/strong>).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-441\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/03\/cellina-Copia-800x597.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"597\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/03\/cellina-Copia-800x597.jpg 800w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/03\/cellina-Copia-1024x765.jpg 1024w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/03\/cellina-Copia.jpg 1208w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p>Il mondo classico appare anche tramite Iliade e Odissea di <strong>Omero<\/strong>, mentre la letteratura tedesca appare col <em>Guglielmo Tell<\/em> di <strong>Fredrick Schiller<\/strong> e il <em>Faust<\/em> di <strong>Goethe<\/strong>. Sono rappresentati anche i russi, con <em>Taras Bulba<\/em> di <strong>Nikolai Gogol<\/strong> (col titolo <em>The Cossack Chief<\/em>), le memorie del conquistador spagnolo\u00a0<em>Bernal Diaz Del Castillo<\/em>, <em>La storia del Messico<\/em>, vanno a &#8220;coprire&#8221; anche il vicino messicano.\u00a0<a href=\"http:\/\/www.tkinter.smig.net\/ClassicsIllustrated\/list.htm\"><strong>Qui<\/strong><\/a>, comunque, \u00e8 possibile consultare una lista completa di questi adattamenti, mentre <a href=\"http:\/\/www.kelvi.net\/books\/comics\/index.php?album=classics-illustrated\"><strong>qui<\/strong><\/a> \u00e8 presente un&#8217;ampia selezione di questi fumetti, per chi voglia farsi una maggiore idea.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-402\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/03\/CI077-003-Copia-800x624.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"624\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/03\/CI077-003-Copia-800x624.jpg 800w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/03\/CI077-003-Copia.jpg 826w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/p>\n<p><strong>La scelta di opere: il criterio di genere. La prevalenza &#8211; non esclusiva &#8211; del maschile.<\/strong><\/p>\n<p>Come detto, la scelta di autori punta a selezionare autori di avventura adattabili facilmente &#8211; o con qualche forzatura, che non preoccupa molto l&#8217;editore &#8211; al pubblico dei comic books avventurosi. Al limite si pu\u00f2 fare un&#8217;eccezione per grandi classici, che servono ad una &#8220;nobilitazione&#8221; del fumetto, per renderlo pi\u00f9 vendibile ai genitori. Del resto, i classici sono facilmente semplificabili a una grandiosa narrazione avventurosa, semplificandone o talora distruggendone la complessit\u00e0.<\/p>\n<p>Appaiono quindi poche autrici nelle opere da trasporre, difficilmente inseribili in tale schema. La prima, al numero 15, del 1943, \u00e8\u00a0<strong>Harriet Beecher Stowe<\/strong> con il suo <strong><em>La capanna dello Zio Tom<\/em><\/strong>, opera abolizionista della schiavit\u00f9 ma con un taglio paternalista di cui, come detto, si serve anche Wertham per una condanna.<\/p>\n<p>Segue al 26 nel 1945 <strong>Mary Shelley<\/strong> col suo <strong><em>Frankenstein<\/em><\/strong>, pilastro gotico della fantascienza (specialmente, forse, nelle paranoie di un&#8217;America all&#8217;ombra del nucleare). Al numero 39 troviamo per\u00f2 anche un romanzo &#8220;femminile&#8221; (negli stereotipi allora vigenti) come <strong><em>Jane Eyre<\/em><\/strong> di <strong>Charlotte Bronte<\/strong>. Segue al 55\u00a0<strong>Mary Anne Evans<\/strong>, ma ovviamente con lo pseudonimo maschile George Eliot: \u00e8 l&#8217;opera dedicata al tessitore <strong><em>Silas Marner<\/em><\/strong>, pilastro del realismo inglese. <strong><em>Cime Tempestose<\/em> <\/strong>di <strong>Emily Bronte<\/strong> al 59 \u00e8 subito seguito da <strong><em>Black Beauty<\/em><\/strong> di <strong>Anna Sewell, <\/strong>quindi <strong>Jane Porter <\/strong>con <strong><em>The Scottish chiefs<\/em>, <\/strong>al 67<strong>.\u00a0<\/strong>Questo \u00e8 di nuovo un romanzo ricco d&#8217;azione: narra le vicende del capo scozzese William Wallace, che apparir\u00e0 (molto, molto romanzato) nel celebre &#8220;Braveheart&#8221; con Mel Gibson. Interessante notare che l&#8217;opera di Jane Porter \u00e8 del 1810: un romanzo storico che predata il <em>Waverley<\/em> (1814) di Walter Scott, ritenuto il capostipite del genere. Al n.86 troviamo <strong><em>Under Two Flags<\/em><\/strong> di <strong>Ouida<\/strong> (altro pseudonimo, prima autrice non anglosassone, ma di origine francese). Poi pi\u00f9 niente, fino all&#8217;ultimo numero. Su 170 uscite, dunque, sei opere al femminile su otto si concentrano in una quarantina di posizioni. Pare un tentativo &#8211; cauto ed esplorativo &#8211; di estendere questa modalit\u00e0 di romanzo a fumetti a un pubblico &#8220;femminile&#8221;, o comunque pi\u00f9 maturo, interessato anche a storie che non siano di pura azione. Il tentativo forse non va a buon fine, perch\u00e9 viene presto abbandonato.<\/p>\n<p>In ogni caso, con gli anni &#8217;60 il modello dei Comics Illustrated entra in crisi: la televisione forma una concorrenza troppo forte. La collana viene abbandonata, anche se singoli adattamenti sopravvivono (divenendo col tempo pi\u00f9 critici) e anche l&#8217;opzione, non pi\u00f9 cos\u00ec fortunata, di nuove serie dedicate all&#8217;adattamento.<\/p>\n<p>Adattamenti ingenui, abbiamo detto, operazione commerciale senza troppe problematiche intellettuali. Eppure, in qualche modo, anche la grande collana\u00a0che per prima ha implicato che il fumetto fosse in grado di trattare qualsiasi opera, anche la pi\u00f9 elevate. Fallendo, forse; ma anche irritando l&#8217;arcinemico Wertham, che intuiva come in quest&#8217;operazione vi fosse qualcosa di pi\u00f9 pericoloso ancora di ambigui superuomini e delinquenziali crime comics: la legittimazione del fumetto, il grimaldello per scardinare le porte a doppia mandata della cultura alta. E se oggi qui da noi Gipi e Zerocalcare insidiano le vette del Premio Strega, qualcosa \u00e8 partito, forse, anche da qui.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Credo che si diventi quel che nostro padre ci ha insegnato nei tempi morti, mentre non si preoccupava di educarci. Ci si forma su scarti di saggezza. Avevo dieci anni e volevo che i miei mi abbonassero a un certo settimanale che pubblicava a fumetti i capolavori della letteratura. Non per tirchieria, forse per sospetto nei confronti dei fumetti, mio padre tendeva a svicolare. &#8220;Il fine di questa rivista,&#8221; sentenziai allora, citando l&#8217;insegna della serie, perch\u00e9 ero un ragazzo scaltro e persuasivo, &#8220;\u00e8 in fondo quello di educare in modo piacevole.&#8221; Mio padre, senza alzare gli occhi dal suo<\/p>\n","protected":false},"author":681,"featured_media":441,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Educare in modo piacevole: i Classics Illustrated. - Come un romanzo","description":"&nbsp; Credo che si diventi quel che nostro padre ci ha insegnato nei tempi morti, mentre non si preoccupava di educarci. Ci si forma su scarti di saggezza. 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