{"id":3871,"date":"2025-02-27T21:36:25","date_gmt":"2025-02-27T20:36:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=3871"},"modified":"2025-02-27T21:57:39","modified_gmt":"2025-02-27T20:57:39","slug":"il-via-col-vento-di-pierre-alary","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/il-via-col-vento-di-pierre-alary\/","title":{"rendered":"Il “Via col vento” di Pierre Alary"},"content":{"rendered":"

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L’adattamento di una pietra miliare come “Via col vento” \u00e8 indubbiamente una operazione delicata e affascinante.
\nIl capolavoro di Margaret Mitchell<\/strong> (Atlanta, 1900-1949), infatti, \u00e8 un monumentale volume di oltre mille pagine, che nel 1936 ha venduto un milione di copie nella sua epoca divenendo poi un long seller anche sulla scia del celeberrimo film, una delle pi\u00f9 grandi icone hollywoodiane, giungendo a 30 milioni di copie vendute finora. Si tratta del secondo libro pi\u00f9 amato in America, dopo la Bibbia, il grande, epico racconto dell’epopea nazionale.<\/p>\n

L’autrice \u00e8 indubbiamente una figura affascinante, in un mix di nostalgia del vecchio Sud, cresciuta nella venerazione famigliare del Generale Lee e dei combattenti sudisti, ma anche figlia di una madre suffragista e del suo tempo, i roaring twenties e quindi una “flapper” disinibita,<\/strong> dalle molteplici, libere relazioni, che inizia una carriera giornalistica sull’Atlanta Journal nel 1922, giungendo a intervistare una icona controversa come Rodolfo Valentino (il suo primo testo, curiosamente, \u00e8 “Atlanta Girl Sees Italian Revolution”, probabilmente in relazione all’ascesa del fascismo in quello stesso anno).<\/p>\n

Dal 1926<\/strong> si era ritirata dal lavoro giornalistico per lavorare, dopo il secondo matrimonio, al suo colossale romanzo sulla guerra di Secessione<\/strong> letta da una prospettiva sudista. Il titolo, “Gone with the wind”, viene da una poesia di Ernst Dawson e rimanda al senso di un mondo irrimediabilmente perduto, quello del Sud degli Stati Uniti, sconfitto nella guerra di Secessione.<\/p>\n

L’opera esce nel 1936<\/strong>, come detto, \u00e8 un successo immediato che le frutta nel 1937 il Pulitzer<\/strong> e la candidatura al Nobel. Nel 1939<\/strong> arriva il film di Victor Fleming<\/strong>, nonostante resistenze iniziali dell’autrice, che diviene uno dei pi\u00f9 grandi successi di sempre, con 13 nomination e 8 statuette agli Oscar, ma ancor di pi\u00f9 con la trasformazione quasi immediata in film iconico, anzi, IL film hollywoodiano per eccellenza: ancor oggi, adeguato all’inflazione, \u00e8 il film con maggiori incassi di sempre.<\/p>\n

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Il film esce in un momento storico particolare<\/strong>: \u00e8 iniziata la guerra in Europa e gli USA, seppure per il momento neutrali, devono indubbiamente prepararsi a un eventuale ingresso nel conflitto. Il film quindi ha anche un valore di una pacificazione nazionale, riconoscendo in qualche modo le ragioni del Sud sconfitto, in un momento in cui l’America ha bisogno di essere unita per prepararsi alla sfida che si profila all’orizzonte (tra l’altro, in un momento storico in cui il Ku Klux Klan, al Sud, guarda talvolta con simpatia al fascismo europeo, ricambiato).<\/p>\n

Per questo il film di Victor Fleming \u00e8 indubbiamente un kolossal perfettamente riuscito nel suo genere<\/strong>, grazie all’abilit\u00e0 del regista, all’enorme investimento, a un cast stellare perfettamente in parte. Ma le edulcorazioni passando dal romanzo al film sono notevoli<\/strong>: sparisce ad esempio il rimando al Ku Klux Klan, cui aderiscono alcuni personaggi positivi del romanzo.<\/p>\n

E, in generale, tutto volge verso una edulcorazione rispetto all’opera originale. Il romanzo \u00e8 figlio, oltre che della maggiore libert\u00e0 dell’ambito romanzesco in genere, dei tumultuosi anni ruggenti, gli anni ’20 cantati dal Grande Gatsby in cui \u00e8 concepito. Il film \u00e8 figlio anche dei “morali” anni del New Deal roosveltiano, una ripresa dopo la caduta della crisi del ’29.<\/p>\n

Naturalmente, romanzo e film, per questa ragione di “riconoscimento delle ragioni del Sud”,<\/strong> vengono visti come “problematico”<\/strong> gi\u00e0 allora da alcuni, e poi ritenuto tale in seguito da molti, con picchi critici pi\u00f9 forti con l’acme in tempi recenti. Qui si ha una ricostruzione sintetica delle critiche in occasione delle rimozioni e censure del 2020:<\/p>\n

Perch\u00e9 Via col vento \u00e8 (ed \u00e8 sempre stato) un film problematico<\/a><\/p>\n

Oltre che, ovviamente, per la rappresentazione della schiavit\u00f9, le due opere sono criticate anche per la rappresentazione della “violenza coniugale” di Rhett, pi\u00f9 esplicita nel romanzo.<\/p>\n

Questa edulcorazione del film di temi pi\u00f9 scabrosi rende particolarmente affascinante il fumetto, che pu\u00f2 permettersi di restituirci una versione pi\u00f9 fedele all’opera originale, sia pure sempre, ovviamente, di tipo interpretativo (e i temi pi\u00f9 controversi, il Klan e il rapporto coniugale di Scarlett e Rhett, sono ancora da venire nei capitoli successivi dell’opera). Non ci soffermiamo qui su queste differenze, che si possono facilmente cogliere nelle molte disamine online sul contrasto tra romanzo e film, da cui si evince la maggior fedelt\u00e0 appunto del fumetto. Qui un esempio, ma il tema \u00e8 molto dibattuto:<\/p>\n

Gone with the Wind: Differences Between the Book and the Movie \u2013 Gwenonichi<\/a><\/p>\n

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Ma veniamo allo “specifico fumettistico”<\/strong>, appunto.<\/p>\n

L’autore, Pierre Alary<\/strong>, \u00e8 uno dei migliori autori del fumetto francese dell’attuale generazione.<\/p>\n

Qui una intervista dello Spazio Bianco:
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Intervista a Pierre Alary: dall\u2019animazione al fumetto nel segno della passione – Lo Spazio Bianco<\/a><\/p>\n

Tra le sue opere, Belladonna<\/strong> (vedi qui: Belladonna (Ange, Pierre Alary) – Lo Spazio Bianco<\/a>) ma anche adattamenti come il Moby Dick<\/strong> uscito per Kleiner Flug.<\/p>\n

Alary ha indubbiamente un segno influenzato dalla ligne claire<\/strong> francese, con personaggi iconici e sfondi accuratamente realistici, in un segno chiaro che permette di dare il massimo risalto al colore in una griglia ampia, “formato rivista”, un modulo 3X4 (quattro strip di tre vignette, nel modulo base) ovviamente riletto in modo moderno e variato, ma tutto sommato elegantemente classico.<\/p>\n

Tuttavia, \u00e8 evidente sia lo sviluppo di un segno personalissimo<\/strong>, sia la lezione (sapientemente acquisita) anche di certo fumetto Disney italiano, su tutti Cavazzano<\/strong>, per cui Alary dichiara l’ammirazione. Il risultato sono tavole di grande bellezza, anche grazie a un uso particolarmente consapevole e dichiarato della “regia”, della “macchina da presa virtuale” del fumetto.<\/p>\n

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Questo adattamento, del resto, “rivaleggia”<\/strong>, per cos\u00ec dire, non solo col testo originario, ma anche con l’adattamento cinemico<\/strong>, ben pi\u00f9 noto, che ne \u00e8 stato tratto. E quindi ha un senso specifico che il fumetto, “gemello diverso” del cinema, usi qui un linguaggio particolarmente cinematografico (una “sfida” simile a quella condotta dai fumetti di Davide Barzi<\/strong> e soci, proprio per ReNoir, nel loro adattamento del “Don Camillo” guareschiano<\/strong>, noto al grande pubblico molto pi\u00f9 per i notevoli ma infedeli adattamenti di Fernandel e Gino Cervi).<\/p>\n

Quasi programmatica, in questo “Via col vento”<\/strong> \u00e8 la prima tavola, in cui vediamo la sedicenne Scarlett O’Hara<\/strong> in tutta la sua corrucciata bellezza. In quattro vignette a taglio orizzontale avanziamo in uno zoom verso la fanciulla, dalla rabbia trattenuta, in un nugolo di didascalie narrative. L’impostazione mi ha ricordato un’altra tavola iconica simile (senza influenza diretta: \u00e8 un montaggio che ha un suo senso per un incipit): la prima apparizione di Nathan Never,<\/strong> nel suo numero uno bonelliano del 1991. Anche qui, dopo i successi di Dylan Dog, i “Tre Sardi” volevano mostrare una fantascienza fortemente “cinematografica”, sia pure nei termini del cinema su carta.<\/p>\n

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La storia prosegue con un montaggio di tavola elegante, mosso, segnato in particolare da una colorazione eccezionalmente riuscita. Sotto il profilo formale, l’aspetto pi\u00f9 affascinante di queste tavole (evidente fin dalla copertina) \u00e8 l’uso dei giochi di luce generati in particolare dalla proiezione delle colorate ombre del fogliame<\/strong> (come l’albero sulla croce in copertina).<\/p>\n

In un paesaggio prevalentemente boschivo, questi giochi di luce insistiti producono una luce “autunnale” anche quando la stagione \u00e8 diversa, riflettendo (in un prevalere spesso di tinte del giallo, del marrone del rosso, come in cover) il momento “autunnale” della civilt\u00e0 del Sud. Naturalmente questo si accompagna a un uso del colore prevalentemente direi espressivo<\/strong> pi\u00f9 che naturalistico: la luce e i cromatismi sono naturalistici, non surreali, ma riflettono con precisione delicata i moti della vicenda e degli stati d’animo di Scarlett. Ma \u00e8 soprattutto l’elemento della “luce crepuscolare”<\/strong> a costituire un elemento di potente interpretazione dell’autore.<\/p>\n

Se vogliamo insistere nella valenza simbolica, oltre che al Crepuscolo degli Dei del Sud (apertamente evocato dal colto Ashley) la luce chiaroscurale rimanda anche all'”opera in chiaroscuro<\/strong>“, specialmente l’originale, dove gli aspetti pi\u00f9 ambigui dell’opera – in parte intenzionalmente, in parte per la differente opera e cultura di composizione – sono ancor pi\u00f9 presenti e spigolosi rispetto al film.<\/p>\n

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Il tratto iconico<\/strong> ha poi la sfida non facile di restituirci “un’altra Scarlett”, “un altro Rhett” che non siano meramente il disegno di quelli cinematografici. La cosa difficile \u00e8 che si tratta di icone particolarmente potenti, ma la stilizzazione del segno consente di evitare lo spettro della potenza iconica del film (anche se, rispetto alla Linea Chiara, il segno \u00e8 abbastanza accurato: direi verso la met\u00e0 della “scala di McCloud” nel suo percorso dall’iconismo assoluto dello smile fino al verismo fotografico). Meno iconica anche del Cavazzano non-disneyano, ma pi\u00f9 iconica del segno Bonelli pi\u00f9 recente (Dragonero, ad esempio). Inoltre, all’iconismo si aggiunge la sintesi umoristica, mantenendo una recitazione lievemente caricaturale<\/strong> anche in un contesto spesso tragico. La cosa funziona molto bene: il fumetto, in questo modo, dichiara la sua natura di “comic<\/strong>“, scandendo la differenza dal film.<\/p>\n

La chiusa di questo “primo atto” \u00e8 su una scena iconica (particolarmente marcata, forse, proprio dalla sua celebrit\u00e0 filmica): la scena delle tende, quando Scarlett si appresta a chiedere – invano – aiuto a Rhett.<\/p>\n

Un fumetto dunque riuscito, di grande bellezza visiva,<\/strong> che ha anche il merito, al di l\u00e0 dell’analisi per l’appassionato del medium, di una leggibilit\u00e0 immediata, scorrevole ma tutt’altro che banale. Un fumetto che porta a riflettere sull’eterna attualit\u00e0 di questo seminale kolossal hollywoodiano, testimone di un’era perduta ma condotta con un taglio moderno e disinibito nella costruzione di personaggi tridimensionali e credibili pur nel gusto melodrammatico che domina la narrazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

    L’adattamento di una pietra miliare come “Via col vento” \u00e8 indubbiamente una operazione delicata e affascinante. Il capolavoro di Margaret Mitchell (Atlanta, 1900-1949), infatti, \u00e8 un monumentale volume di oltre mille pagine, che nel 1936 ha venduto un milione di copie nella sua epoca divenendo poi un long seller anche sulla scia del celeberrimo film, una delle pi\u00f9 grandi icone hollywoodiane, giungendo a 30 milioni di copie vendute finora. Si tratta del secondo libro pi\u00f9 amato in America, dopo la Bibbia, il grande, epico racconto dell’epopea nazionale. L’autrice \u00e8 indubbiamente una figura affascinante, in un mix di nostalgia<\/p>\n","protected":false},"author":681,"featured_media":3878,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Il \"Via col vento\" di Pierre Alary - Come un romanzo","description":"    L'adattamento di una pietra miliare come \"Via col vento\" \u00e8 indubbiamente una operazione delicata e affascinante. Il capolavoro di Margaret Mitchel"},"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[],"class_list":["post-3871","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteraturafumetto"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3871","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/681"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3871"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3871\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3878"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3871"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3871"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3871"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}