{"id":3822,"date":"2024-11-23T17:47:11","date_gmt":"2024-11-23T16:47:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=3822"},"modified":"2024-11-23T17:50:14","modified_gmt":"2024-11-23T16:50:14","slug":"3822-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/3822-2\/","title":{"rendered":"Fahrenheit 451 di Santos, quando il fumetto difende i libri"},"content":{"rendered":"
<\/p>\n \u00c8 recentemente uscito per Tunu\u00e9<\/strong> un nuovo adattamento del celebre romanzo di Ray Bradbury, \u201cFahrenheit 451\u201d<\/strong>, questa volta ad opera di Victor Santos, autore spagnolo classe 1977 con alle spalle una ricca produzione da autore completo che data dal 1998. La traduzione dell’opera, come indicato giustamente anche in copertina, \u00e8 di Sara Ragusa<\/strong>.<\/span><\/p>\n Il precedente<\/strong> fumettistico immediato \u00e8 il bell’adattamento di Tim Hamilton<\/strong> del 2009, di cui ho avuto modo di parlare sia sul blog che su Lo Spazio Bianco:<\/span><\/p>\n Nel fal\u00f2 di Ray Bradbury sopravvivono i fumetti – Lo Spazio Bianco<\/a> <\/span><\/p>\n Bradbury e i fumetti: Fahrenheit per fermare il declino \u2013 Come un romanzo<\/a> <\/span><\/p>\n Questo nuovo fumetto di Santos, per\u00f2, ha una forte autonomia<\/strong>. Hamilton, infatti, sceglieva un segno molto aulico, con un forte realismo dei personaggi unito a un gusto per eleganti composizioni artistiche della tavola.<\/span><\/p>\n Il fumetto di Santos invece adotta un linguaggio fumettistico di alto livello, ma molto pi\u00f9 cartoonesco, che ricorda da vicino \u2013 pur nella potente sintesi personale dell’autore spagnolo \u2013 le soluzioni di Bruce Timm<\/strong> nel fumetto supereroico americano, rese particolarmente celebri dalla nota serie animata di Batman del 1990. Non mancano tavole rese cupe dal sapiente utilizzo del bianco e nero e da una colorazione fortemente espressiva, ma alternate, all’inizio, da tavole pi\u00f9 colorate legate ai momenti di apparente serenit\u00e0.<\/span><\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n L’uso di un segno molto fumettistico \u00e8 particolarmente efficace, grazie all’abilit\u00e0 dell’autore, per rendere subito efficaci i personaggi, anche quelli di contorno: il capitano Beatty \u00e8 un perfetto Jock, entusiasticamente asservito al sistema bench\u00e9 lo capisca perfettamente (pur eliminando la sua tirata esplicita contro i nerd presente nel romanzo, la caratterizzazione \u00e8 ottima); Mildred \u00e8 una svampita cheerleader ormai divenuta una perfetta desperate housewife, e cos\u00ec via.<\/span><\/p>\n Non mancano elementi interessanti di linguaggio fumettistico<\/strong>: basti vedere a pagina 33, dove l’avvicinamento di Montag e della sua giovane vicina Clarisse avviene tramite il dissolversi graduale della griglia (e tavola 35 \u00e8 molto efficace, nella sua simmetria con 33, se riletta a posteriori).<\/span><\/p>\n Questa scelta pi\u00f9 netta per il fumetto comporta anche l’eliminazione di un componente metafumettistico<\/strong> che Hamilton, invece, esaltava: l’opera originale di Bradbury condannava il diffondersi del fumetto come uno dei segnali della decadenza della letto-scrittura, coerente in fondo con le coeve battaglie del dottor Wertham. Hamilton inser\u00ec questo elemento come un voluto paradosso nel suo fumetto (autorizzato da Bradbury, allora ancora in vita) mentre qui viene rimosso: forse perch\u00e9 Hamilton vedeva la sua opera pi\u00f9 come un \u201cgraphic novel\u201d, sentendosi pi\u00f9 immune a quelle critiche, mentre qui si usa un linguaggio pienamente fumettistico, mostrandone la grande efficacia.<\/span><\/p>\n <\/p>\n
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