The Great When (2024)<\/strong> in forma romanzesca.<\/span><\/p>\nQuesto Grande Quando<\/strong> \u00e8 il capitolo iniziale di una pentalogia<\/strong>, anche se il romanzo \u00e8 leggibile in modo autonomo, e va a esplorare Londra e il suo doppio esoterico.<\/span><\/p>\nMi pare che in tutta questa svolta incida molto la grande opera di Moore negli anni 2010<\/strong>, il combinato di Neonomicon e Providence<\/strong>, dedicato alla rilettura di Lovecraft<\/strong>, autore che, col fantastico, ha scavato nella sua America profonda, il suo New England, cos\u00ec come Moore, indubbiamente, scava nella sua Northampton, specie in letteratura (dalla Voce del Fuoco in poi) e nella sua Old England. <\/span><\/p>\nLovecraft, colto come bardo di Providence, opera la sua trasmutazione tramite il Libro, il “Necronomicon”,<\/strong> il “Libro di Black” come apprendiamo, tramite le vicende dell’Araldo che prepara la sua venuta come Messia. La percezione \u00e8 che, insieme ad altri fattori, in Moore sia maturata una nuova propensione verso la parola scritta, e non il combinato parole-immagine. <\/span><\/p>\nA una “tradizione egizia” della magia, da sempre esistita, incentrata sull’uso esoterico delle immagini e dei testi congiunti in chiave narrativa (i tarocchi come Libro di Toth, e cos\u00ec via) si \u00e8 sempre opposta la tradizione della permutazione della parola pura,<\/strong> inscritta nella cabala ebraica e poi nella sua ricezione cristiana a vari livelli. <\/span><\/p>\nUna via che, oltretutto, offre a Moore un maggior controllo sulla sua scrittura come atto magico<\/strong> (linea sempre dichiaratamente perseguita da Moore), senza condividere l’incantesimo con il disegnatore inevitabilmente concelebrante (non a caso, si \u00e8 giunti a una rottura con molti di essi, incluso il Dave Gibbons di Watchmen).<\/span><\/p>\nQuesto “Grande Quando” \u00e8 ora portato in Italia da Fanucci con la traduzione di Tessa Bernardi<\/strong>, che ci consente un’immersione nella Londra mooriana. Al centro rimane la concezione palesata gi\u00e0 in Providence, anche oltre l’opera lovecraftiana: il libro, ogni libro, \u00e8 un oggetto magico in grado di modificare la realt\u00e0, diffondendosi come un virus nelle coscienze.<\/span><\/p>\n La Bibliofilia<\/strong>, gi\u00e0 presente in Providence, diviene centrale qui come milieu, sempre ai confini della Bibliofollia<\/strong>, secondo un noto calembour. La continuit\u00e0, se vogliamo, \u00e8 segnata anche dal fatto che l’opera al centro della cerca del Graal testuale \u00e8, in questo caso, uno pseudobiblion di Arthur Machen, considerato uno degli ispiratori di Lovecraft. La scelta di Moore ha a mio avviso una implicazione, che nulla toglie alla bravura della traduttrice, che rende il testo scorrevole e di gradevole lettura: \u00e8, intenzionalmente, intraducibile nel suo senso profondo. Ogni libro \u00e8, ovviamente, intraducibile in forma perfetta; ma Moore nelle sue opere inserisce spesso dei calembour significativi, che talvolta si intuiscono, gi\u00e0 presenti nel fumetto ma, forse, l\u00e0 meno centrali per l’elemento immaginifico che prende molta scena. <\/span><\/p>\nQui, invece, l’autore appare fedele alle sue recenti dichiarazioni, coerenti con la tradizione della “magia testuale” e che si trovano simili in autori precedenti (Crowley, su tutti, ma non solo) per cui “to spell”, fare incantesimi, \u00e8 letteralmente “fare lo spelling”<\/strong>, scandire le parole ad alta voce e, quindi, osservarle attentamente, coglierne il potere simbolico complesso. Una tradizione che parte dall’allegoria medioevale e arriva al simbolismo: e forse non a caso Moore ne mette un esempio ben riconoscibile (anche nel velo della traduzione) all’inizio dell’opera.<\/span><\/p>\nQuando nella scena iniziale, nella libreria, il cartello passa da Chiuso ad Aperto, sicuramente da CLOSE ad OPEN<\/strong>,\u00a0 una lettera del cartello \u00e8 coperta e si passa quindi da LOSE (perdere) a PEN (penna, scrittura). Il senso \u00e8 evidente: il protagonista sta per passare dal suo ruolo di “loser” a uno stadio piu’ avanzato grazie alla scrittura (tramite nuove letture che gli aprono la mente e lo trasportano, alla lettera, in luoghi incantati, e poi passando alla scrittura vera e propria).<\/span><\/p>\nIl romanzo tradotto non d\u00e0 ragione di questo passaggio (il lettore pu\u00f2 coglierlo dall\u2019insistenza sul dettaglio, che ha senso solo retro-traducendo il calembour mooriano) ma probabilmente in modo simile molti altri simbolismi vengono perduti.<\/span><\/p>\nPer citare un altro esempio, meritoriamente mantenuto, \u201corwellgasm\u201d<\/strong>, che fonde well + orgasm ma anche Orwell, rimando alla distopia: il ragazzo protagonista ha appena letto “1984” (siamo nel 1949)<\/strong> e si compiace di fantasticare avventure simili a Winston Smith. Un amplesso con la distopia prossima ventura, un monto controllato e monitorato tramite dispositivi video onnipresenti (non la televisione anni ’40 di Orwell, ma il miniaturizzato schermo dei cellulari, lascia intendere Moore). Una tradizione diversa di quel difficile orwellgasmo avrebbe fatto perdere questa sfumatura, ma probabilmente altre sono slittate.<\/span><\/p>\nNaturalmente, \u00e8 una scelta commerciale anche logica quella di non appesantire con note a pi\u00e9 di pagina o simili<\/strong>. Ma, in qualche modo, Moore appare “sigillare” la possibilit\u00e0 di comprensione quando si ricorra alla mediazione di un traduttore. Un “trobar clus”<\/strong>, verrebbe da dire, strettissimo, comprensibile solo ai veri Fedeli d’Amore (o Fedeli di A.Moore)<\/strong>. <\/span><\/p>\nL’importanza del 1949 come anno, oltre che dall’anno Orwelliano (morte e profezia di 1984), \u00e8 data dalla scena introduttiva, lievemente precedente, che sottolinea, a posteriori, come il passaggio al 1950, lo scavallamento di met\u00e0 secolo, porti alla perdita di molti grandi dell’occulto<\/strong>, segnando una “Nuova Era” nettamente staccata dalle precedenti.<\/span><\/p>\nIl colloquio tra Crowley e Dion Fortune<\/strong> che apre il libro, dove i due massimi esoteristi inglesi commentano la fine della seconda guerra mondiale, \u00e8 un reale incontro avvenuto nel 1945. E la fine degli ultimi Grandi, prefigurata, annuncia un’era in cui il sapere \u00e8 solo librario: <\/span>\u201cPer gli esoteristi che verranno dopo di noi, l\u2019occulto esiste solo sui libri\u201d,<\/strong> si dice, mentre appare Kenneth Grant<\/strong>, custode della fiaccola crowleyana e interprete esoterico del Necronomicon su cui Moore si \u00e8 fondato in Providence (facendolo apparire apertamente come figura).<\/span><\/p>\nPoi si introduce il protagonista, l\u2019anonimo diciottenne Dennis Knuckleyard,<\/strong> dickensiano commesso di libreria, e n<\/span>el secondo capitolo si sviluppano le sue avventure, a caccia di libri per la sua datrice di lavoro e padrona di casa, opprimente virago che, per\u00f2, offre al ragazzo l\u2019occasione di leggere con ampio anticipo ogni testo. Un espediente, ovviamente, che permette a Moore di dargli una cultura libraria sufficientemente ampia e aggiornata.<\/span><\/p>\nInteressante notare come la mostruosa Ada segna il suo essere malvagia soprattutto nel distruggere un libro in apertura dell\u2019opera, come si apre e chiude Providence. Le pagine stracciate da Ada per\u00f2 sopravvivono nel testo<\/strong>, e qualche frammento svolazzante lo cogliamo qua e l\u00e0 nel corso di tutta la storia. I volumi stracciati in Provindence, infatti, sono manoscritti: questo \u00e8 un libro a stampa, piu’ difficile da cancellare con la mera distruzione.<\/span><\/p>\nLo pseudobiblion al centro della storia \u00e8 qui un immaginario scritto di Thomas Hampole, “Una passeggiata per Londra” (1853)<\/strong>, che appare in Machen, e che <\/span>viene dalla \u201caltra Londra\u201d, il pericoloso mondo incantato dove esistono le creature letterarie e gli pseudobiblia. Un tema che Moore ha indagato dalla Lega dei Gentiluomini Straordinari<\/strong> in poi, ma che rimanda anche al tema degli \u201cuniversi narrativi\u201d, fissazione nel fandom fumettistico.<\/span><\/p>\nSi citano anche altri testi del genere, come “Fungoids”<\/strong> di Soames in Max Beerbohm, che appare in “Seven Men” del 1919 (anno di ambientazione di Providence, forse non casualmente un “anno doppio”, quello in cui il presidente Wilson proclama un “nuovo ordine mondiale”).<\/span><\/p>\nLa tradizione dell’immagine magica, cui \u00e8 legato anche il fumetto, appare comunque tramite le carte surrealiste di Austin Osman Spare nel 1936<\/strong>, cos\u00ec chiamate cos\u00ec sull\u2019onda della moda surrealista (Spare sar\u00e0 visto come anticipatore di tale movimento e anche della pop art, per altri aspetti). Tuttavia tali carte sono menzionate come il pittore, che appare in molte scene, ma non hanno il potere operativo che viene invece dato agli pseudobiblia.<\/span><\/p>\nNella storia “N”<\/strong>, anche grazie alcune citazioni dallo pseudobiblia, Machen<\/strong> diffonde la teoria che la nostra realt\u00e0 sia un velo sottile che basta pochissimo a dilaniare, anticipando alcune delle tesi rese celebri da Lovecraft.<\/span><\/p>\nSpare connette tale visione alla teoria del mondo delle ombre di Platone<\/strong>, che \u00e8 quanto soggiace a tutta questa visione. Il rimando a Platone si lega anche alla sfiducia per l’immagine, che \u00e8 l’ombra illusoria del reale di cui parla Platone stesso.<\/span><\/p>\nLa nostra Londra \u00e8 un\u2019ombra sul muro<\/strong>, del fumo, mentre la Londra Profonda \u00e8 il fuoco, codificato in immagine arcane come \u201cLa bellezza dei tumulti\u201d<\/strong> (e altre). \u00c8 qualcosa che risale a \u201cprima dei romani\u201d, all’et\u00e0 druidica o a un livello ancora piu’ ancestrale. Naturalmente, il richiamo di Archetipi \/ Arcani<\/strong> rimanda ai tarocchi, ma Moore sottolinea anche la loro irrappresentabilit\u00e0, almeno non perfettamente precisa, cos\u00ec come impossibile \u00e8 comprendere del tutto la Londra “sottosopra” in cui il protagonista dovr\u00e0 avventurarsi per risolvere il guaio in cui si \u00e8 cacciato. L’immagine \u00e8 illusoria, “nomina nuda tenemus” come diceva Eco citando i medioevali.<\/span><\/p>\nLa discesa nel sottosuolo<\/strong> \u00e8 anche discesa nell’underworld criminale<\/strong>, e si incontra il Re del crimine di Whitechapel (il quartiere di Jack The Ripper, altro feticcio in negativo di Moore, che ritorna anche in questo romanzo, a margine): <\/span>Jack Spot Comer<\/strong>, che diviene il leader dell\u2019underground di Londra con i suoi Yiddishers, mafia ebraica, nel 1936, sconfiggendo anche i fascisti di Oswald Mosley: la Battle of Cable Street, dove 100.000 antifascisti sconfiggono 5000 fascisti protetti da 10.000 poliziotti, contribuendo a stroncare lo sviluppo del fascismo storico nel paese. <\/span>Spot diviene il dominatore del West End fino al 1955. Sconfitto poi dal rivale Bill Hill, divenne negli anni del declino, pare, anche antiquario. <\/span><\/p>\n <\/p>\n
Se forse una struttura sottile pu\u00f2 sfuggire forse in traduzione, resta una fantastica scorribanda affabulatoria<\/strong>, ricca di una trama avvincente e anche di molti aneddoti, sospesi tra verit\u00e0 e invenzione; alcuni confermabili con una rapida ricerca online, altri no. Nel 1936<\/strong> ad esempio Spare, oltre a creare le sue immagini, rifiuta di ritrarre Hitler, e questi lo prende come un segno di cattivo presagio: <\/span>\u201cSe tu sei un superuomo sono lieto di essere un Animale\u201d<\/strong> (AOS. Austin Osman Spare, si firmava ZOS in un senso di magica riscoperta della natura animalesca). Interessante anche come i<\/span>l telescopio di Newton venga collocato sullo Strand sul luogo di un palo dei riti fallici di et\u00e0 druidica, divenendo il moderno rituale fallicistico della scienza. Ma tutto il testo \u00e8 intessuto di questi rimandi, che riescono nella magia di illudere il lettore di trovarsi immerso in quella scena caotica ma fervente di energie misteriche.<\/span><\/p>\n <\/p>\n
Il tema della “discesa agli inferi”<\/strong> appare gi\u00e0 in Providence, dove Black parte dall’inseguimento di “Sous le monde”,<\/strong> romanzo francese sull’occultismo (proiezione di La Bas di Huysmans trasformato in pseudobiblion): il protagonista scende in un milieu, spesso fisicamente sotterraneo, dove minoranze, crimine, occultismo cialtrone, reali creature sovrannaturali si mescolano in un melange indistricabile. Ma, in fondo, dall’Inferno dantesco in poi (e anche prima, nei suoi modelli classici, fino ad Enea ed Ulisse) \u00e8 il modello stesso del viaggio iniziatico, che Moore sa vivificare a partire dalla sua grande conoscenza del mondo occulto.<\/span><\/p>\n <\/p>\n
Nel 1998<\/strong> l‘ultimo edificio bombardato di Londra viene eliminato<\/strong>, e questo chiude in sostanza l’epoca della ricostruzione londinese, di cui parla il romanzo, di striscio, prima di una altra grande data di transizione, il 1999. In questo modo il romanzo, bench\u00e9 aperto nello sviluppo di una pentalogia (numero del resto certo non casuale, con la sua evocazione pentacolare), \u00e8 chiuso concettualmente nel rendere atto di una trasmutazione che cancella definitivamente la vecchia Londra, scindendo – pare di cogliere – definitivamente o quasi i legami col vecchio mondo, pericoloso eppure potente e affascinante. Ma per quanto questo testo sia decisamente soddisfacente, sar\u00e0 pi\u00f9 interessante vederlo all’interno del nuovo pentacolo mooriano, che si preannuncia interconnesso. <\/span><\/p>\nA differenza di Illuminations, come si vede, non vi \u00e8 nemmeno fumetto “raccontato”: nella scelta dell’ut pictura poesis<\/em> esoterico, ormai Moore ha scelto la parola scritta senza ripensamenti. Comunque, come si \u00e8 accennato, l’affascinante interconnessione della sua opera fa s\u00ec che anche questa parte di stampo letterario vada integrata col lungo percorso nel fumetto per un vero apprezzamento<\/strong>, contribuendo a mantenere un solido ponte tra parola solo scritta e letteratura disegnata.<\/span><\/p>\n <\/p>\n
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Come noto a tutti gli appassionati di fumetto, Alan Moore ha lasciato la produzione fumettistica con la chiusura del suo Cinema Purgatorio nel 2019 (da amante dell’esoterismo e della numerologia come lui, mi piace pensare che abbia voluto segnare il 2020 come fase di passaggio anche a livello suo personale, dato che gli “anni doppi” sono usualmente di transizione a livello esoterico). In ogni caso, l’abbandono e la sfiducia nel mondo del fumetto non \u00e8 coincisa con la fine della sua produzione: il settantenne Moore continua con convinzione una produzione letteraria, avviata gi\u00e0 con i racconti interconnessi di Voice<\/p>\n","protected":false},"author":681,"featured_media":3804,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"I Fedeli di A.Moore: il Grande Quando e l'era di Moore romanziere - Come un romanzo","description":" Come noto a tutti gli appassionati di fumetto, Alan Moore ha lasciato la produzione fumettistica con la chiusura del suo Cinema Purgatorio nel 2019 (da a"},"_slim_seo_primary_term_category":0,"_slim_seo_primary_term_post_tag":0,"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[99,536,535],"class_list":["post-3803","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteraturafumetto","tag-alan-moore","tag-il-grande-quando","tag-the-great-when"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3803","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/681"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3803"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3803\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3804"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3803"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3803"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3803"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}