{"id":3608,"date":"2024-04-28T12:37:15","date_gmt":"2024-04-28T10:37:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=3608"},"modified":"2024-04-28T12:37:15","modified_gmt":"2024-04-28T10:37:15","slug":"la-novella-dellavventuriero-a-fumetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/la-novella-dellavventuriero-a-fumetti\/","title":{"rendered":"La novella dell’avventuriero, a fumetti"},"content":{"rendered":"
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Il 3 maggio uscir\u00e0 “La novella dell\u2019avventuriero”, sceneggiato da Alessandro Tota<\/strong> e disegnato da Andrea Settimo<\/strong> per Coconino Press<\/strong>. Si tratta di un adattamento a fumetti di un romanzo incompiuto di Arthur Schnitzler, uno dei grandi autori della letteratura europea. Dal suo “Doppio sogno” Stanley Kubrick trasse il suo testamento spirituale, Eyes Wide Shut.<\/p>\n In questo blog, come noto ai miei lettori, mi occupo del rapporto tra letteratura e fumetto: non mi era ancora capitato di parlare di Schnitzler, quindi colgo volentieri l’occasione fornita da questo bell’adattamento, di cui diremo.<\/p>\n Schnitzler<\/strong><\/p>\n Arthur Schnitzler (Vienna, 1862 \u2013 1931) fu particolarmente noto al suo tempo: il suo successo port\u00f2 a una attenzione per il suo lavoro di Sigmund Freud, che giunse quasi a considerarlo un suo “doppio” in ambito letterario, che aveva raggiunto per intuizione artistica cose che a lui avevano richiesto un lungo studio scientifico, quello fondativo appunto della psicoanalisi.<\/p>\n Schnitzler infatti, oltretutto medico di professione come Freud (e, specie dopo gli scambi epistolari con questi, si interess\u00f2 di ipnosi e psicologia), svilupp\u00f2 in particolare la tecnica del monologo interiore con cui descrivere lo svolgersi dei pensieri dei suoi personaggi (cosa che sicuramente ha comportato anche una certa sfida nell’adattamento, in quanto si tratta di una tecnica difficile da rendere nel fumetto). Schnitzler proveniva inoltre come Freud da una famiglia della borghesia colta ebraica di Vienna, da cui gli provenne l’interesse per il teatro, la musica e la letteratura.<\/p>\n Il suo esordio avviene con “Amoretto”, dramma del 1895, in cui riversa la fissazione gi\u00e0 adolescenziale per la disamina delle sue vicende sentimentali; fa scalpore nel 1900 “Il sottotenente Gustl”, in cui esamina la vita militare senza infingimenti retorici, ottenendone la radiazione dal ruolo di medico militare (nello stesso anno in cui Freud pubblica “L’interpretazione dei sogni”, destinato a uno scandalo di ben pi\u00f9 vasta eco che la borghesia viennese).<\/p>\n Nel 1903, mentre Freud lavosa sui “Tre saggi sulla sessualit\u00e0”, Schnitzler fa apparire “Girotondo”<\/strong>, che di nuovo da scandalo per la rappresentazione non dissimulata della societ\u00e0 borghese. Nel 1914 la prima trasposizione cinematografica, di “Girotondo”, la prima di molte che culmineranno con quella, ovviamente postuma, kubrickiana. Nel 1918 pubblica “Il ritorno di Casanova”, dedicato all’avventuriero settecentesco da cui era affascinato.<\/p>\n Nel 1926 l’opera resa celebre da Kubrick, “Doppio sogno”, che rimarr\u00e0 quasi il suo testamento spirituale. il suicidio della figlia Lili, diciottenne, nel 1928 a Venezia<\/strong> (non troppo dissimile da quello descritto ne “La signorina Else”, del 1924) \u00e8 per l’autore uno shock da cui non si riprender\u00e0 pi\u00f9; morir\u00e0 tre anni dopo di un ictus.<\/p>\n Postuma uscir\u00e0 per\u00f2 questa “Novella dell’avventuriero”,<\/strong> incompleta. La novella \u00e8 ambientata nel nord Italia del Cinquecento: Anselmo Rigardi, giovane membro di una nobile famiglia ormai decaduta, perde entrambi i genitori a causa della peste che colpisce la citt\u00e0 di Bergamo. Rimasto solo, decide di avventurarsi in un viaggio per vivere avventure, tra cui centrale \u00e8 l’incontro con Geronte, il profeta in grado di anticipare la data di morte di un individuo. Qui la storia resta incompiuta e la trama si pu\u00f2 desumere, tuttavia, dagli appunti di scrittura di Schnitzler stesso.<\/p>\n Il tono della novella \u00e8 onirico, come in molte delle opere di Schnitzler, ivi incluso ovviamente “Doppio Sogno”. Particolarmente interessante questa ripresa di un’Italia sognata, dove tornano rimandi al Rinascimento, epoca d’ambientazione, ma anche al tema della Peste (reso celebre da Boccaccio).<\/p>\n <\/p>\n L’adattamento<\/strong><\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n La declinazione dell’opera nell’adattamento a fumetti di Alessandro Tota e Andrea Settimo \u00e8 fedele alla trama, concentrandosi naturalmente sugli aspetti avventurosi, evocati fin dal titolo, cos\u00ec come alle possibilit\u00e0 di elaborazione fantastica consentiti dall’elemento onirico. L’opera di Schitzler \u00e8 infatti uno di quei casi in cui la letteratura “alta” si presta comunque bene alla ripresa fumettistica, proprio per il tono fiabesco, sia pure di fiaba inquietante, propria dell’opera. Altre storie presentano una narrazione che, pur mai davvero statica, si concentra ancor pi\u00f9 sui moti interiori del protagonista, secondo quello che \u00e8 il marchio di fabbrica, del resto, dell’autore.<\/p>\n Qui, invece, l’introspezione passa soprattutto, come detto, per momenti di sogno bizzarri e inquietanti, che spesso il protagonista (e il lettore) non distingue cos\u00ec nettamente dalle fasi di veglia, che procedono per metamorfosi repentine della situazione, tanto brusche o radicali da far venire il dubbio di una rielaborazione da parte della mente del protagonista, da cui punto di vista leggiamo le turbinose vicende. Non entriamo mai nemmeno apertamente nell’ambito del “narratore infedele”, ma certo reticenze e inquietudini, esagerazioni e rapide tramutazioni ci gettano un’ombra sul racconto, accentuate dalla vicinanza con Freud, sia reale sia anche, magari, per suggestione.<\/p>\n Il duo autoriale riesce bene, a mio avviso, a rendere questo doppio livello. A un primo piano, la narrazione \u00e8 comunque chiara, e seguiamo le vicende dell’avventuriero protagonista nella sua scalata sociale. Anche il segno \u00e8 chiaro, elegante, essenziale. Tuttavia si riesce a mantenere un costante livello di inquietudine, di mistero, di “unheimlich” direbbe Freud, ovvero di “perturbante”, non solo nelle scene chiaramente terrificanti, di peste o di guerra, ma anche quelle relativamente serene.<\/p>\n La cornice rinascimentale del resto porta in questa direzione, nel suo archetipo di era di prosperit\u00e0 e raffinatezza delle corti, ma sempre minacciata dalla fragile instabilit\u00e0 politica dell’Italia (“Chi vuol esser lieto, sia \/ del doman non v’\u00e8 certezza” recita la Canzona di Bacco composta da Lorenzo De Medici per il carnevale del 1490, due anni prima di morire e vedere la sua Firenze collassare nell’atroce quaresima penitenziale del cupo Savonarola).<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n A rendere tutto questo contribuisce l’accurato gioco di espressioni, ben colte pur nel segno sintetico, e anche l’uso molto accurato dei colori: dall’apparente serenit\u00e0 di alcune scene all’irrompere dell’orrore (soprattutto magistrali le oniriche scene di pestilenza, tutte virate in un mortifero verde). L’apice di questo contrasto si ammira nella scena del banchetto, che avviene a scapito dell’oste appena sventrato, ignoto al giovane e ingenuo protagonista (ma cos\u00ec ingenuo? o che si \u00e8 adattato alla situazione?). L’ottima contrapposizione di luce e tenebra ha anche quasi valore simbolico delle rimozioni dell’inconscio.<\/p>\n <\/p>\n La bella resa della peste in tavole virate al verde, <\/em> <\/p>\n La profezia di Geronte ovviamente introduce il tema della predestinazione, del fato, tipicamente rinascimentale (l’equilibrio impossibile tra virt\u00f9 e fortuna, centrale in Boccaccio, in Machiavelli e molti altri) ma chiaramente riverberano il tema moderno della psicanalisi: quanto siamo liberi d’agire, e quanto siamo determinati invece dalle nostre pulsioni inconsci, dai nostri traumi rimossi? La conclusione, che non sveleremo, \u00e8 ovviamente cruciale in questa lettura, portando il lettore a interrogarsi quanto la profezia non sia tanto quella del Magus rinascimentale incontrato sulla strada, ma quella di auto-punizione del protagonista stesso. Il tutto – essenziale per mantenere la giusta tensione psicanalitica – senza un determinismo didascalico, ma lasciando una certa apertura all’interpretazione del lettore.<\/p>\n <\/p>\n Una delle numerose, belle tavole oniriche, <\/em> <\/p>\n I due autori riescono bene a mantenere, accanto alla storia avventurosa di primo livello, questo racconto filosofico-psicanalitico a un secondo livello, che passa anche nella lettura a fumetto. Cruciale a mio avviso nella resa di un procedere sincopato, nella visione delle cose che abbiamo tramite lo sguardo del protagonista, \u00e8 l’abile uso dello spazio bianco. La closure fumettistica infatti \u00e8 uno strumento ottimale, se ben usato, per rendere la percezione di salti netti che lasciano volutamente un certo gusto di non detto al lettore (naturalmente al pari di quanto pu\u00f2 fare, diversamente, la scrittura, o il cinema tramite il montaggio) aprendo lo spazio all’interpretazione psicologica del racconto.<\/p>\n Sarebbe interessante vedere, in caso di successo di questo valido adattamento, altri racconti e romanzi di Schnitzler trasposti a fumetto, magari a partire da una rilettura del “Doppio sogno” o dalle vicende di quell’altro grande avventuriero di “Casanova”. La ricca produzione dell’autore austriaco fornisce indubbiamente materiale prezioso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" Il 3 maggio uscir\u00e0 “La novella dell\u2019avventuriero”, sceneggiato da Alessandro Tota e disegnato da Andrea Settimo per Coconino Press. 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\ncon un grande prevalere dello “spazio bianco”\u00a0<\/em>
\ne un montaggio analogico delle vignette, senza griglia<\/em><\/p>\n
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\nche mostrano i conflitti psicologici del protagonista<\/em><\/p>\n