{"id":3188,"date":"2023-06-06T18:34:57","date_gmt":"2023-06-06T16:34:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=3188"},"modified":"2023-06-06T20:06:18","modified_gmt":"2023-06-06T18:06:18","slug":"non-e-un-paese-per-monaci-manara-rilegge-il-nome-della-rosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/non-e-un-paese-per-monaci-manara-rilegge-il-nome-della-rosa\/","title":{"rendered":"Non \u00e8 un paese per monaci: Manara rilegge il Nome della Rosa"},"content":{"rendered":"
<\/p>\n Come ho avuto modo di scrivere gi\u00e0 ieri, il Premio Giuseppe Coco di Etna Comics<\/strong> di quest’anno, dove ho il piacere di essere in giuria, ha individuato una rosa interessante di fumetti italiani selezionati da una giuria che riunisce alcune delle migliori penne italiane della cultura fumettistica e non solo, sotto la guida del collega Alessandro Di Nocera<\/strong>.<\/p>\n Quest’anno mi ha fatto poi particolare piacere un significativo riconoscimento al fumetto legato all’adattamento letterario, con tre opere che in qualche modo rientrano nella categoria, accanto a fumetti di altro tipo. Miglior autore completo \u00e8 risultato infatti Celoni<\/strong>, con il suo notevole lavoro originale a partire dalla sceneggiatura perduta del Don Chisciotte<\/strong> che Tot\u00f2<\/strong> avrebbe inteso portare in scena al cinema. Ne ho scritto qui:<\/p>\n Il Don Chisciotte di Celoni (e Tot\u00f2) \u2013 Come un romanzo (lospaziobianco.it)<\/a><\/p>\n Gi\u00e0 in precedenza avevo inoltre scritto del fumetto premiato come migliore opera, la biografia della Fallaci a fumetti di Galeani e Cannatella<\/strong>. Anche qui, un lavoro di ricostruzione accurato e minuzioso, un lavoro dettagliato e pensato che ha il merito di riproporre – come coglie bene Di Nocera nella sua motivazione del premio – le sfaccettature di un’autrice troppe volte schiacciata solo sulla sua percezione pi\u00f9 recente, legata alle dichiarazioni post-11 settembre, certo discutibili ma appunto “da discutere”, da inquadrare in un contesto. Quest’opera lo fa in modo accurato, serio, rigoroso. Ne ho scritto pi\u00f9 ampiamente, come detto, qui:<\/p>\n La Fallaci a fumetti \u2013 Come un romanzo (lospaziobianco.it)<\/a><\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Infine, \u00e8 stato premiato per il disegno Milo Manara,<\/strong> autore di un adattamento del “Nome della Rosa”<\/strong> per Oblomov<\/strong> molto riuscito, nonostante fuori dalla sua zona di comfort: “Non sono certo famoso come disegnatore di monaci” spiega ironico lo stesso Manara. Qui “Lo Spazio Bianco” ha effettuato una intervista all’autore che sviscera bene l’approccio al testo:<\/p>\n Milo Manara fra monaci, IA, erotismo, censura e Umberto Eco \u2013 Lo Spazio Bianco<\/a><\/p>\n “Il Nome della Rosa” (1980)<\/strong>, romanzo d’esordio di Umberto Eco,<\/strong> \u00e8 stato un lavoro di grande successo, ottenendo una nota trasposizione cinemica con un notevole Sean Connery in un ruolo “maturo”, che supera 007 e quasi anticipa il prof. Jones de “L’ultima crociata”. Qui invece Manara sceglie Marlon Brando e resta pi\u00f9 vicino al Baskerville ideato da Eco come suo investigatore e protagonista, che deve richiarare l’Holmes archetipo, segaligno, senza barba, di un acutezza penetrante ma nervosa, inquieta (e il Connery maturo promana forza intellettiva ma fin troppo sicura e stabile, a mio avviso).<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Come riportato anche nella motivazione del premio (qui<\/a><\/strong>), Manara si dimostra consapevole di una dimensione “politica” sottile di questo lavoro<\/strong>, che non \u00e8 solo un giallo medioevale (primo livello) ma che cela un livello allegorico e uno morale, come nella Commedia dantesca (il quarto senso “anagogico” \u00e8 quello che rimane pi\u00f9 esoterico da cogliere). La Lupa simboleggia, per dire, l’avidit\u00e0, e a un livello morale-storico \u00e8 la chiesa di Roma corrotta sotto Bonifacio VIII.<\/p>\n Cos\u00ec, in Eco, la lotta dei poveri schiacciati dalla Impero e dalla Chiesa (qui pi\u00f9 evidente) diviene una satira del mondo suo contemporaneo: in sintesi, i benedettini sono la DC, l’inquisizione domenicana di Gui l’MSI e le trame nere golpiste, il PCI \u00e8 rappresentato nei francescani, mentre i fraticelli eretici sono i gruppuscoli extraparlamentari fino al terrorismo rosso delle BR.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Ma in Eco ci\u00f2 resta anche volutamente “sovrastorico”, messa in scena di un eterno scontro tra ricchi, potenti e colti corrotti e la grande massa degli oppressi (in tutto, a mio avviso, c’\u00e8 un forte influsso di “Mistero Buffo” di Fo).<\/p>\n Manara tiene, in sintesi, questo livello “politico” del romanzo storico, pur nella costrizione evidente a sintetizzare molto in un romanzo coltissimo, e si mantiene ad esempio con forza l’elemento delle tensioni pauperiste tenute a bada in modo faticoso dalla chiesa pi\u00f9 cupa, tramite l’inquisizione di Bernardo Gui (e di Baskerville, inquisitore ormai preda del dubbio). Elemento conservato nel film e nella serie tv derivata, ma a mio avviso in modo pi\u00f9 infedele da quanto invece compiuto da Manara in questa prima parte.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Una accuratezza che passa non tanto, non solo dalla ripresa dei testi di Eco, ma tramite l’elemento del disegno che in Manara \u00e8 magistrale. I volti, e ancor pi\u00f9 i corpi, sono sempre in Manara “carnali”<\/strong>: sensuali, quando egli vuole, ma \u00e8 in grado di far dire loro molto di pi\u00f9, come avviene nelle opere in cui l’erotismo non \u00e8 cos\u00ec centrale da offuscare la resa comico-satirica dei comprimari. Penso alle opere con Pratt, ma non solo, in cui comunque c’\u00e8 sempre il (sacrosanto) elemento erotico. Qui Manara lo toglie, per fedelt\u00e0 al testo (salvo in alcune apparizioni, fedele all’originale, ma senza mai approfittare in modo compiaciuto), e per certi versi mostra cos\u00ec appieno con quest’opera la sua potenza del segno maturo anche al di l\u00e0 dell’eros.<\/p>\n Manara per\u00f2 non si limita al piano storico, ma coglie anche un altro livello simbolico, quello dell’Eco semiologo.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n In Eco romanziere il livello simbolico gioca con l’Eco studioso, c<\/strong>he fonda la semiotica sul nominalismo medioevale (“stat rosa pristina nomine”): \u00e8 il livello pressoch\u00e9 impossibile da trasporre a fumetto perch\u00e9 passa per lunghi dialoghi affascinati ma prolissi e cervellotici per precisa volont\u00e0 dell’autore.<\/p>\n Ma c’\u00e8 anche un rimando a Eco cultore del fumetto:<\/strong> l’opera infatti ha un complesso inizio a cornice (un tema molto studiato dalla narratologia) ma il vero inizio cita in modo dichiarato lo Snoopy di “Era una notte buia e tempestosa” (mascherandolo in “Era una bella mattina di fine novembre”).<\/p>\n <\/p>\n
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