{"id":3179,"date":"2023-06-05T17:09:53","date_gmt":"2023-06-05T15:09:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=3179"},"modified":"2023-06-06T19:59:54","modified_gmt":"2023-06-06T17:59:54","slug":"il-don-chisciotte-di-celoni-e-toto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/il-don-chisciotte-di-celoni-e-toto\/","title":{"rendered":"Il Don Chisciotte di Celoni (e Tot\u00f2)"},"content":{"rendered":"
Sono usciti l’altro ieri i premiati del Premio Coco di Etna Comics, dove ho il piacere di essere da tempo nella giuria presieduta da Alessandro Di Nocera. Un premio che si \u00e8 caratterizzato nel tempo per essere uno dei premi italiani pi\u00f9 legati alla scoperta di nuovi talenti o di nuove opere meritevoli. Il premio, mi piace sottolineare perch\u00e9 \u00e8 la prima volta che ne parlo qui, si lega alla riscoperta di un talento quasi dimenticato dell’illustrazione e dell’umorismo italiano come Giuseppe Coco<\/strong><\/a>, nato nella vicina Biancavilla.<\/p>\n L’edizione di quest’anno ha tenuto fede, a mio avviso, alle aspettative, con un palmares di tutto rispetto. In particolare, mi fa piacere che si sia dato notevole spazio agli adattamenti dalla letteratura al fumetto (e non, sia chiaro, per via della mia presenza, poich\u00e9 negli anni precedenti erano emerse altre tipologie di opera), un tema di cui mi occupo e che credo sia un ambito importante anche come “grimaldello” per far apprezzare appieno il fumetto anche in ambiti culturali dove non sempre \u00e8 valorizzato a dovere (in primis, la scuola superiore, l’ambito in cui opero).<\/p>\n Non sono mancati ovviamente premi in altre direzioni: grandi conferme come Artibani come sceneggiatore e Tex Willer come serie; Eternity premiata da Meganerd e col premio alla colorista Adele Matera; apprezzo molto anche il premio speciale per il merito artistico a Francesca Ciriegia e quello per il Wow a Carmine Di Giandomenico (vedi qui<\/strong> <\/a>per una disamina esaustiva).<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Naturalmente, le opere premiate sono scelte per la loro qualit\u00e0, a partire dall’incredibile lavoro di Milo Manara sul “Nome della Rosa” di Umberto Eco, lavoro che \u00e8 stato premiato per l’eccezionale disegno (ne avevo accennato qui<\/strong> <\/a>ma ora \u00e8 l’occasione per scriverne pi\u00f9 ampiamente).<\/p>\n In particolare, mi ha fatto piacere il premio come migliore opera per l’adattamento della biografia di Oriana Fallaci ad opera di Galeani e Cannatella, un lavoro difficile anche in ragione del personaggio, indubbiamente divisivo specialmente per gli ultimi pronunciamenti all’indomani dell’11 settembre 2001 (preparati da una gi\u00e0 precedente evoluzione caustica del suo illuminismo radicale e combattivo). Ne ho scritto qui<\/strong><\/a>, in modo a mio avviso sufficientemente ampio, e non torner\u00f2 quindi su di esso.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Un terzo fumetto che pu\u00f2 rientrare nell’ottica dell’adattamento \u00e8 “Tot\u00f2, l’erede di Don Chisciotte”<\/strong> realizzato per Panini Comics da Fabio Celoni<\/strong> come autore unico, categoria per cui viene premiato Ne ha scritto qui<\/strong><\/a>, per Lo Spazio Bianco, Federico Beghin, ai tempi dell’uscita.<\/p>\n L’opera \u00e8 molto interessante, perch\u00e9 riprende un tentativo di Tot\u00f2 di portare al cinema l’hidalgo di Cervantes, dopo averlo portato a teatro nel 1935. Ma, nonostante il principe De Curtis abbia vantato quasi un centinaio di film in trent’anni di carriera, questa trasposizione non gli riusc\u00ec di concretizzarla. Il lavoro venne avviato tra 1948 e 1950, con un team di sceneggiatori che includeva anche Zavattini (tra il resto, con trascorsi fumettistici) e che godeva di un caricaturista allora molto in voga come Umberto Onorato per le locandine del film, che avrebbe dovuto girarsi in una Sicilia ricca di “vestigia spagnolesche” (dove oggi il fumetto tratto dal film perduto viene premiato…).<\/p>\n Il progetto denota indubbiamente un grande coraggio. Allora, come ricostruisce bene lo stesso Celoni nelle accurate note finali, Tot\u00f2 era visto con perplessit\u00e0 come cinema “disimpegnato” (nella percezione di una parte miope della critica), oggi costituisce giustamente un pilastro culturale di prima grandezza. Si va quindi a correre un rischio affrontando un “mostro sacro”, intoccabile: Celoni invece ha il merito di interpretare un Tot\u00f2 “suo”, e quindi assolutamente vitale, cos\u00ec come aveva fatto (diversamente, \u00e8 ovvio, nelle scelte del segno) Andrea Pazienza nei suoi celebri omaggi.<\/p>\n <\/p>\n
<\/a><\/p>\n
<\/a><\/p>\n