{"id":308,"date":"2017-02-03T16:34:33","date_gmt":"2017-02-03T15:34:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=308"},"modified":"2017-02-27T11:47:14","modified_gmt":"2017-02-27T10:47:14","slug":"freccianera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/freccianera\/","title":{"rendered":"De Luca, Stevenson e La freccia nera"},"content":{"rendered":"
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Il 27 gennaio ricorreva il novantesimo compleanno del maestro Gianni De Luca<\/strong>, precocemente scomparso nel 1991. De Luca realizza un quarto importante adattamento letterario, oltre la trilogia shakespeariana: ancora una volta un autore in lingua inglese, ancora una volta il medioevo (quello, in questo caso, della Guerra delle Due Rose, a met\u00e0 del ‘400 inglese) come sfondo d’azione dei suoi personaggi.<\/p>\n Si tratta, ovviamente, de La freccia nera<\/em>, romanzo di Robert Louis Stevenson<\/strong> del 1883 tra i molti famosissimi dell’autore.\u00a0L’opera \u00e8 coeva de L’isola del tesoro<\/em>, dello stesso anno, modello del romanzo d’avventura marinaresca. Assieme al Jekyll e Hyde, di tre anni successivo, sono le tre opere pi\u00f9 celebri dell’autore. De Luca lo adatta nel 1988, dodici anni dopo il lavoro shakespeariano; ma per paradosso, l’opera \u00e8 – almeno all’apparenza – pi\u00f9 tradizionale.<\/p>\n Nell’adattare Shakespeare, su sceneggiatura di Sigma, De Luca modificava profondamente la griglia del fumetto italiano, con soluzioni innovative anche a livello internazionale; adattando la Freccia Nera<\/strong> invece, opera letteraria, De Luca fa propria fedelmente la classica gabbia a due vignette su tre strisce,<\/strong> spesso a mattoncino, sulla sceneggiatura di Paola Ferrarini<\/strong>.<\/p>\n Sono frequenti le belle semi-splash<\/em> pages, come quella di apertura, che con il minuzioso disegno di un castello ci getta subito nel mondo medioevale che la storia vuole evocare; ma in prevalenza la tavola ha le classiche cinque-sei vignette di ordinanza, quando non si vuole introdurre un nuovo\u00a0scenario (la foresta di Sherwood, il porto…).<\/p>\n Il segno di contorno delle vignette \u00e8 anzi particolarmente marcato, quasi a ribadire con forza l’adozione di questo stile tradizionale. Se De Luca aveva reinventato la griglia per mettere in scena il teatro, per il romanzo la trova evidentemente adeguata. Comunque, come si vede nella striscia sopra, \u00e8 un uso estremamente consapevole delle variazioni che si possono introdurre nella griglia spezzando i contorni (per l’apparire, appunto, della freccia nera del titolo) o accavallando le vignette (il presagio dei corvi).<\/p>\n Anche quando non modifica la griglia nemmeno impercettibilmente, De Luca la usa spesso per sottolineare il dinamismo di una scena d’azione con una closure<\/em> <\/strong>molto stretta, che collega con poco o niente dialogo due momenti dell’azione.<\/p>\n
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\nLo Spazio Bianco lo ha celebrato con questo<\/strong> <\/a>bel post del blog collettivo, in cui si ricorda anche qualche mio articolo legato agli adattamenti shakespeariani dell’autore.<\/p>\n
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