{"id":3005,"date":"2023-03-22T21:41:43","date_gmt":"2023-03-22T20:41:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=3005"},"modified":"2023-03-22T21:41:43","modified_gmt":"2023-03-22T20:41:43","slug":"dacci-questo-veleno-faeti-tra-fumetto-e-feuilletton","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/dacci-questo-veleno-faeti-tra-fumetto-e-feuilletton\/","title":{"rendered":"“Dacci questo veleno”, Faeti tra fumetto e feuilletton."},"content":{"rendered":"
Come annunciato anche sul sito principale dello Spazio Bianco (vedi qui<\/strong><\/a>), Babalibri a met\u00e0 marzo porta in libreria il saggio “Dacci questo veleno” di Antonio Faeti.<\/strong> Il veleno del titolo, brillante e provocatorio, \u00e8 ovviamente il fumetto. Faeti, tra le principali firme critiche sul libro illustrato e per ragazzi nel nostro paese, approfondisce in questo saggio la sua esperienza didattica in connessione al fumetto. Qui<\/strong> \u00a0<\/a>il link alla pagina dell’editore dedicata al volume.<\/p>\n Come noto, su questo blog mi occupo del rapporto tra letteratura e fumetto; ma – oltre al fatto che quest’opera esplora anche questa declinazione – da insegnante, lo faccio anche in prospettiva didattica, e a tale proposito ho ritenuto interessante approfondire questo volume, che \u00e8 a mio avviso importante per chiunque operi una ricerca didattica critica sul medium, specie qui da noi in Italia, anche in ragione dell’importanza di Faeti.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Nato a Bologna nel 1939, dopo aver insegnato alle scuole elementari (esperienza a cui fa riferimento in questo saggio), Faeti infatti \u00e8 il primo professore ordinario della neonata cattedra di letteratura per l’infanzia all’Universit\u00e0 di Bologna<\/strong> presso il dipartimento di scienze dell’educazione, dove rimane in carica fino al 2000.<\/p>\n Faeti si \u00e8 confrontato col fumetto anche da autore, con “Palomares”, nel 1967,<\/strong> dedicato a una citt\u00e0 spagnola dove nel 1966 era caduto un Boeing armato di testate nucleari. L’opera \u00e8 uno dei (numerosi) antesignani del graphic novel, e segue di pochi anni “La rivolta dei racchi” (1965) di Buzzelli anticipando invece l’esperimento di Buzzati, il Poema a fumetti del 1969.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Ma soprattutto Faeti \u00e8 autore di “Guardare le figure” per Einaudi nel 1972<\/strong>, opera fondamentale nello studio degli illustratori italiani – spesso di fama internazionali – del libro per ragazzi. Questo volume, “Dacci il nostro veleno” \u00e8 successivo di una decade, pubblicato nel 1980 e gi\u00e0 riedito da Mondadori nel 1998.<\/p>\n L’introduzione di Emilio Varr\u00e0<\/strong>, docente alla Scuola di fumetto dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, chiarifica l’importanza del saggio, forse ancor pi\u00f9 importante di “Guardare le figure” o, comunque, suo necessario completamento. Anche Varr\u00e0 sottolinea l’importanza dell’aspetto comparativo di transcodifica proprio dell’operare di Faeti:<\/p>\n “Nasce inevitabilmente un confronto nel mettere un libro accanto a un fumetto, un film accanto a un articolo di giornale o un saggio e questa sembra l\u2019unica strada percorribile per cercare di individuare orizzonti di senso e di avviare un processo di interpretazione” (p.9)<\/em><\/p>\n Il volume dunque racconta dell’esperienza di Faeti maestro elementare nell’uso del fumetto come strumento didattico per i ragazzi di una quinta elementare dell’anno scolastico 1971-1972<\/strong>. Ovviamente, l’approccio \u00e8 sapientemente critico: non si tratta semplicemente di “insegnare a fare un fumetto” ma, tramite questa esperienza, operare una decostruzione dei tropi della narrativa popolare, fumettistici ma non solo.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n In particolare, Faeti si concentra sulla maggiore originalit\u00e0 di questa operazione per le bambine, ritenute “meno adatte” al fumetto avventuroso, e che quindi sono meno irretite dai modi standardizzati del fumetto, e vi riversano invece gli archetipi del feuilletton, il “veleno” culturale che le pervade gi\u00e0 dall’infanzia e di cui in questo modo possono liberarsi. Le storie che emergono, e che Faeti riporta, rivelano una notevole originalit\u00e0, mostrando lo scatenarsi delle pulsioni ingabbiate.<\/p>\n Il fumetto come “veleno”, dunque, per i Wertham di ogni epoca, ma in realt\u00e0 “veleno” nel senso del “pharmacon” greco, vox media, “farmaco” come veleno o medicina, a seconda delle dosi e dei contesti. Ma, appunto, l’elemento fertile dell’esperienza didattica non nasce da chi – i bambini maschi – traspongono nel proprio fumetto una tradizione fumettistica gi\u00e0 acquisita – supereroi, eroi avventurosi e comico-avventurosi – ma nelle bambine che, per meccanismi indiretti della ricezione (racconto orale, sceneggiati radiofonici e televisivi, stampa “femminile”…), vi traspongono qualcosa di “altro”, di letterario, ovvero il Feuilletton.<\/p>\n <\/p>\n La presentazione dell’esperienza didattica d\u00e0 un ottimo saggio della brillantezza e della perspicacia pedagogica di Faeti, anche grazie a uno stile espositivo che, pur restando rigoroso e anzi minuzioso sotto il profilo analitico, si serve anche di una affabulazione non lineare, talvolta qui meno sistematica ma affascinante nella capacit\u00e0 di indagare il tema del fumetto a scuola e del suo significato sotto un profilo molteplice, olistico.<\/p>\n Per quanto estremamente interessante, l’opera mostra anche il passaggio del tempo. Nell’esperienza didattica di Faeti il fumetto ha un carattere di “veleno” proibito, pericoloso ma anche per i ragazzi affascinante.<\/p>\n <\/p>\n
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